Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  Angela Riv. il Ven Dic 05, 2008 11:02 pm

Immagine molto significativa!Spesso l'anoressia è qualcosa che si immagina più che qualcosa che si vede.Ritengo che l'anoressia sia un male che deriva più dalle proprie insicurezze che dalla voglia di essere belle.Inoltre,credo che oggi,ciò che manca,è l'amor proprio,l'amarsi.C'è il problema dell'anoressia ma anche il problema dell'obesità!
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per angela riv

Messaggio  valentina il Ven Dic 05, 2008 11:19 pm

angel asono perfettamente d'accordo, anke io penso ke ci sia una mancata autostima delle persone che si fanno del male. ancora più grave è pensare che l'anoressia è una malattia e molte ragazze credono che sia uno scherzo, o solo nn mangiare x un po', ma per fare che? assomigliare a quelle dello spettacolo? no grazie preferisco vivere
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come si vedono le anoressiche

Messaggio  valentina il Ven Dic 05, 2008 11:38 pm

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anoressia e mass media

Messaggio  alessia verre il Ven Dic 05, 2008 11:54 pm

Salve a tutti,questo è un argomento che mi interessa molto,e penso anche che oggi i mass-media non fanno altro da una parte che aumentare i rischi di "cadere"in questa malattia....specialmente nelle più adoliscenti che sono attratte da pubblicità,trasmissioni...ma cosa dovrebbero fare i mss-media per evitare che tutto ciò accada??

alessia verre

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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  Anto Cia il Sab Dic 06, 2008 2:20 pm

Sono d'accordo con te, infatti, come giá ho detto in un altro topic, afferma U. Galimberti: “La costruzione dell’immagine corporea non dipende solo dalla storia del singolo individuo, ma anche dall’incidenza dell’elemento sociale, essendo il modello postulare del nostro corpo coordinato al modello postulare del corpo altrui".
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Anoressia

Messaggio  chiara.cicione1 il Dom Dic 07, 2008 12:20 pm

I disturbi del comportamento alimentare, come l’anoressia nervosa, sono considerati attualmente tra i più seri disordini psicologici che insorgono in adolescenti e in giovani donne. Il loro crescente incremento sia in Europa che in altri Paesi industrializzati e i seri effetti fisici, psicologici e sociali che provocano sul paziente ne hanno fatto oggi la terza patologia cronica più grave in psichiatria.
Il Termine anoressia deriva dal termine greco “orexis” che significa brama, desiderio, passione. Si può intendere, infatti, l’anoressia come una passione, uno stato di violenta e persistente emozione erotica in contrasto con le esigenze delle ragione, la realizzazione della sessualità, la concretezza di un corpo sessuato, che impone la discontinuità tra la sessualità perversa polimorfa infantile e la sessualità adulta, incarnata dal periodo della pubertà, imponendo la scelta di appartenenza di genere. Questo spiega il motivo per cui il 90-95% delle persone colpite appartiene al sesso femminile e l’età del disturbo sia compresa fra i 12 e 25 anni, (anche se negli ultimi tempi sono stati diagnosticati casi dopo i 20-30 anni). Alla base vi è una alterazione del rapporto con il corpo che va ben al di la del sintomo alimentare, una alterazione che riguarda in modo profondo l'esperienza stessa del corpo, dell' avere un corpo e non solo la sua immagine "estetica" o sessuale, come dimostrano i casi di anoressia in giovani congenitamente cieche, quelli in età prepubere e nella prima e primissima infanzia...

chiara.cicione1

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Re:ANORESSIA

Messaggio  gemma.ranieri il Dom Dic 07, 2008 12:28 pm

Grazie Chiara per il tuo intervento molto imteressante. Aquesto proposito vorrei riportare un'intervista a due psichiatri dell'Ospedale Maggiore di Milano. Questi danno condotto ricerche su ragazze comprese tra i 14-18 anni dimostrando che le giovani del nord sono più insoddisfatte del proprio aspetto fisico rispetto alle coetanee meridionali.
Dottor Ruggiero come è nata l'idea di questa ricerca?

Nel 1995, il dottor Mario Mantero ed io abbiamo progettato questo studio poiché le precedenti indagini sull'anoressia erano puramente epidemiologiche: si trattava, cioè, di dati statistici sulla diffusione del fenomeno anoressico in Italia e nel mondo. La ricerca, da noi svolta per l'Università degli Studi di Milano e per la Sovrintendenza Scolastica, ha inteso, invece, valutare gli elementi culturali che caratterizzano le ragazze fra i 14 e i 18 anni ( fascia di età in cui solitamente ha esordio la malattia) e comparare così i risultati ottenuti nel nord e nel sud del Paese.

Mi sembra di capire che siano soprattutto le donne le "protagoniste" di questa indagine...

Direi più correttamente che i casi di anoressia di donne sono più noti. In realtà, sta recentemente emergendo un buon margine di patologie alimentari che riguarda anche gli uomini: stiamo, però, parlando di un uomo su 10.

Come definire l'anoressia?

L'anoressia è una patologia caratterizzata da una magrezza inferiore del 15% rispetto ai normali parametri, da un timore pervasivo di ingrassare, da una certa tendenza, all'inizio della malattia, a considerarsi troppo grassi e dall'amenorrea. Si tratta quindi di una perdita di peso forte, non spiegabile con depressione, schizofrenia o patologie organiche.

Cosa emerge dalla vostra ricerca?

La ricerca, effettuata su un campione di ragazze sane di Monza e di Crotone, dimostra che le intervistate del sud sono meno preoccupate del proprio aspetto fisico ed accettano condizioni di sovrappeso maggiori rispetto alle coetanee del nord. La tendenza a perseguire gli ideali di bellezza proposti dai mass media, inoltre, è più accentuata a Monza che a Crotone: in quest'ultima città le giovani attribuiscono minore importanza all'aspetto delle ragazze da copertina e delle modelle da sfilata. Sia nell'una come nell'altra regione si paventa il timore di ingrassare, ma le ragazze del sud manifestano meno insoddisfazione del proprio aspetto fisico: a Monza, oltre a scongiurare il rischio di ingrassare, le giovani oggetto dell'inchiesta aspirano ad essere più magre; a Crotone, a parità di peso ed altezza, temono solo di ingrassare, non chiedono di poter dimagrire.

Ci sono elementi culturali che influenzano la psicologia delle giovani?

Certamente. Si è recentemente aperto un interessante dibattito, a livello internazionale, sulle teorie di Sing Lee: lo psichiatra cinese che propone una nuova interpretazione dell'anoressia. Gli studi di Lee dimostrano che le anoressiche cinesi non giustificano il proprio malessere con la paura di ingrassare, come invece fanno le pazienti occidentali, ma rifiutano semplicemente il cibo, adducendo come giustificazione generici gonfiori addominali e nodi alla gola. Secondo Lee l'anoressia colpisce le donne poiché queste percepiscono le emozioni di malessere a livello viscerale, mentre il punto debole degli uomini è il sistema cardiocircolatorio. Le emozioni negative delle donne si rifletterebbero dunque sulla zona addominale e da ciò deriverebbe il loro rifiuto per il cibo. Per le occidentali la paura di ingrassare sarebbe solo una giustificazione razionale, imposta da modelli culturali che propongono l'assioma "salute = magrezza". Le donne cinesi, invece, rifiutano semplicemente il cibo, senza addurre alcuna ulteriore giustificazione: l'anoressia sarebbe, in sostanza, la somatizzazione di un'emozione vissuta in maniera patologica. Fa parte dell'esperienza comune, infatti, attribuire una base sensoriale alle emozioni: per indicare il coraggio, parliamo di fegato e percepiamo il cuore come la sede dei sentimenti.

Ma che relazione c'è tra questa nuova teoria e la vostra ricerca.

Esistendo differenze culturali fra il nord ed il sud dell'Italia, il nostro scopo era verificare se le teorie di Lee fossero altrettanto probanti nel nostro Paese. I risultati della ricerca dimostrano, in effetti, che al nord vi è una percezione diversa del corpo rispetto al sud: le ragazze meridionali accettano il proprio peso senza alcuna ansia, rispetto a quelle settentrionali. Le ragazze del nord temono di ingrassare e vogliono dimagrire; quelle del sud temono di ingrassare, ma non vogliono dimagrire; le ragazze cinesi non solo non vogliono dimagrire, ma non hanno nemmeno paura di ingrassare. Vi sono, quindi, indizi di una diversa percezione culturale del proprio corpo. La seconda parte della ricerca, che sarà eseguita su ragazze anoressiche, tenderà proprio a verificare se anche le pazienti del sud temono di ingrassare come le coetanee del nord. Vogliamo evidenziare e far comprendere all'estero che in Italia esistono due culture e due tipologie di disagio. La nostra ricerca ha sollevato l'interesse internazionale: stiamo perciò confrontando i nostri risultati con ricerche analoghe svolte nel resto del mondo.

Quali domande sono state rivolte alle giovani intervistate?

Si tratta di 64 domande. Qualche esempio. Alcune riguardano la percezione del proprio corpo (Pensi che le tue cosce siano troppo grosse?), altre gli anni dell'infanzia (Pensi che gli anni migliori della tua vita siano quelli di quando eri bambina?), altre ancora l'influenza dei mass media (Desideri l'aspetto fisico delle modelle che appaiono sulle copertine?) e infine il rapporto con il cibo (Ti innervosisci quando mangi carboidrati?).

Quali sono le caratteristiche psicologiche di un'anoressica?

Si tratta solitamente di persone con una bassa autostima e che difficilmente riescono a realizzarsi nelle relazioni sociali o nel lavoro: lacune che si pensa di poter colmare creando un sistema di valori piuttosto primitivo, fondato sulla magrezza. Il principale obiettivo della vita per l'ammalato (che esclude qualsiasi altro interesse) è il dimagrimento: solo il raggiungimento di questo risultato è in grado di infondere sicurezza e tranquillità. Il saper digiunare viene assunto come dimostrazione di grande determinazione e forza (il digiuno richiede, infatti, una dura disciplina). Lo scopo è essere esageratamente sottopeso, poiché solo questo traguardo pone l'anoressico .in una posizione di sicurezza Spesso si tratta di persone metodiche e molto precise, con una carriera scolastica brillante alle spalle, ma incapaci di reggere alla competizione, disorientate dalla mancanza di regole predeterminate non in grado di assumere responsabilità: è l'incapacità di affrontare nuovi parametri che scatena un disagio preesistente.

E del peso degli altri cosa pensano?

Percepiscono gli altri come normali, ma la loro considerazione è: "Io non riuscirei mai ad essere come quella, perché non riuscirei a stare calma". Vedono, inoltre, chiaramente la propria magrezza e sanno di poter provocare disgusto, ma si sentono sicure e protette solo così.

Possiamo definire l'anoressia come un male del nostro secolo?

Se si parla della paura di ingrassare, si tratta di un fenomeno recente, anche se le prime diagnosi risalgono indietro nel tempo, al 1683. Occorre aggiungere tuttavia che il fenomeno è esplosonegli anni 70. In quegli anni si è cominciato a proporre il concetto di immagine fisica come panacea contro ogni malessere. "Se il tuo corpo è longilineo, hai risolto i tuoi problemi", sembrano sentenziare le modelle da copertina. Quando si parla di linea, si consiglia alle donne di eliminare quegli "antiestetici cuscinetti adiposi": molte donne non pensano che sono proprio quei cuscinetti adiposi a differenziarle da un uomo.Secondo Lee l'anoressia è sempre esistita, seppure in dimensioni minori e seppure interpretata in maniere diverse: nel medioevo le sante erano anoressiche (Santa Caterina da Siena era, ad esempio, estremamente sottopeso), nell' 800 si giustificava l'eccessivo dimagrimento con la clorosi (una patologia organica) e negli anni 30 si decretò che la sindrome di Simmons doveva essere senza dubbio la causa di forti perdite di peso. Si trattava, dunque, di errate interpretazioni organiche di fenomeni anoressici. Probabilmente, la pressione culturale volta a imporre il valore della magrezza, ha incrementato un fenomeno già esistente da secoli.

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E la depressione?

Messaggio  simona.nugnes87 il Dom Dic 07, 2008 2:03 pm

Salve a tutti.
Le osservazioni che ho avuto modo di leggere in merito a questo problema mi hanno profondamente colpita soprattutto perchè oggi finalmente mi rendo conto di non essere la sola ad aver notato quanto possa essere difficile, specie per noi giovani ragazze/i, convivere con gli innumerevoli modelli di perfezione (o presunta tale) con i quali quotidianamente siamo costretti (anche involontariamente) a confrontarci. Mi rendo conto che oggi viviamo immersi nel mondo della tecnologia ma, al contempo, mi viene da riflettere su quanto le attuali e numerosissime riviste patinate, la bassa qualità di gran parte delle trasmissioni televisive, le scadenti proposte cinematomagrafiche odierne, l'infinito ed incontrollato universo di internet influenzino negativamente i modi d'essere e d'apparire delle persone. In realtà questi cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti: una società che vive di apparenza non può esaltare il valore della donna ed è per questo che si preferisce esaltarne la corporeità. Non è forse evidente a tutti il recente "boom" della corsa al chirurgo plastico per interventi di mastoplastica additiva al seno? nota bene, anche gli uomini, come le donne, si sottopongono a questo tipo di interventi con scopi puramente estetici!
A prescindere da questa piccola parentesi, vorrei approfittare di questa occasione per farvi notare il mio punto di vista per il quale non credo che questa malattia sociale dilagante si manifesti sempre e solo attraverso disturbi alimentari come la bulimia o l'anoressia; il senso di inappropriatezza, la voglia di voler a tutti i costi conformarsi ad un modello estetico "fin troppo ritoccato e reso perfetto"e il conseguente disagio nel non riuscirci che derivano da questa sorta di assuefazione mediatica, poco critica ed aperta all'esaltazione della bellezza dell'unicità individuale, possono anche inconsciamente esercitare di volta in volta effetti perturbanti sulla psiche umana e manifestarsi magari nel tempo attraverso altri disturbi. Perchè non escludere ad esempio la possibilità della DEPRESSIONE in risposta a questo sistema? Si pensi al mondo dell'adolescenza, proteso alla ricerca e alla definizione del Sè ed esposto a questi modelli tanto imperanti... non credete possa essere anche questa una forma di disabilità? Io credo proprio di si...
Simona Nugnes

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Profondo cambiamento estetico negli ultimi anni

Messaggio  Anto Cia il Lun Dic 08, 2008 12:58 pm

Negli ultimi decenni si è assistito a un profondo cambiamento dell’ideale estetico del corpo con caratteristiche diverse per il corpo femminile e quello maschile.
Il cambiamento più rilevante riguarda quello femminile, che è andato sempre più assottigliandosi per rispondere ad un inedito ideale di magrezza, un corpo filiforme, per il quale si ricerca la perfezione delle sue singole parti, perdendo in tale segmentazione la componente complessiva di fascino, “charme”, che trascende i singoli “pezzi” in cui oggi tende ad identificarsi la bellezza.
Si registra, quindi, uno spostamento di ideale da una bellezza globalmente intesa ad una perfezione delle singole parti del corpo. In questa direzione è da leggere l’ampliamento degli interventi di chirurgia plastica, che vanno a costruire e consolidare un orientamento nei confronti di un corpo “artificiale” nella prospettiva accettata e rincorsa di superare il “limite”.
Il corpo diventa così il luogo in cui si incontrano, scontrano, speranze e desideri con dolori e naufragi.
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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  rita_anvg il Lun Dic 08, 2008 2:46 pm

Vorrei commentare con delle immagini (a mio avviso abbastanza forti e significative) l'argomento:


I MASS MEDIA CI MOSTRANO QUESTI STEREOTIPI DI CORPO:




La moda è solo per chi ha una 40, e per non piangere negli spogliatoi dei negozi se non entra una 42 molte ragazze si riducono così:





Non voglio sminuire l'argomento mettendo in risalto solo la relatività della "moda", questo tipo di "disabilità" ha varianti molto complesse che a mio avviso potrebbero esprimersi con una sola frase proposta nei commenti delle mie colleghe e che mi ha colpito particolarmente:persona che attraverso il proprio corpo urla il suo disagio.
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per anto cia

Messaggio  Admin il Lun Dic 08, 2008 7:11 pm

cito:
Gentile Prof.ssa,sono molto interresata all'argomento. ...In un articolo del Corriere della Sera del 20 nov 2006 c'era scritto: "... Alla lunga non ce l'ha fatta: e a soli 21 anni la modella brasiliana Ana Carolina Reston Macan è morta. A ucciderla è stata l'anoressia: pesava soltanto quaranta chili distribuiti su 174 centimetri di altezza...".
Approfondirò l'argomento nella mia tesina.Antonella Ciarmoli

care tutte che con i vostri interventi mi avete consentito di approfondire questo tema che il tempo fuggevole d'aula ci avrebbe sottratto....
cara antonella quanto tu inserisci è per me un invito a nozze. sono anni che svolgo lezioni su questo tema da quando ho terminato il dottorato e sono dottore in studi di genere donne e new media.la mia tesi era visibilità delle donne nei mezzi di comunicazione, dall'immagine svelata al cyborg. avevo in programma di parlarne al corso e spero di farlo tra sabato e venerdì 19.io questi argomenti li ho studiati per 3 anni e il fenomeno è degno di attenzione. molte delle cose che dirò tu le hai citate e se vorrai ne potremo parlare durante una pausa se vuoi chiedermi qualche testo.

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la docente di psicopedagogia dei linguaggi
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IL MIO CORRETTO INDIRIZZO A CUI SPEDIRE LE TESINE è
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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  Anto Cia il Mer Dic 10, 2008 12:11 am

Gentile Prof.ssa,
La ringrazio per l'opportunità di approfondire l'argomento. Ci vedremo venerdì 12, magari mi presento fisicamente, perchè oltre questo forum, noi tutte abbiamo un fisico nascosto dietro un monitor.
L'argomento è complesso, e a molti sfugge l'obiettivo della ricerca, cadendo spesso in frasi fatte o opinioni semplicistiche. Sono pochi a chiedersi quanto il rapporto tra l'immagine del corpo e il corpo immaginato sia determinante, specie per determinate patologie, specie nel determinare disabilità.
Non le rubo altro tempo. Ne parliamo a voce.
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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  mariarosaria tarallo il Gio Dic 11, 2008 10:59 pm

Il tuo invito alla riflessione , anto cia, tocca un aspetto sul quale davvero occorre fermarsi per cercare di conoscere e capire... Come ho letto, ci sarà tempo in aula per questo; secondo me, questo rapporto che dici sussiste. Simona Nugn.ha fatto accenno anche alla depressione come conseguenza di certe dinamiche, così ben descritte da voi. Io sono pienamente d'accordo; tra l'altro, con una specie di volo pindarico, ricordo che anche i bambini possono avere depressioni e che occorre avere un'ampia panoramica delle possibili cause, anche quelle legate alla questione che qui stiamo affrontando, e quindi questo aspetto che hai proposto chiede grande attenzione. Grazie.

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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  valeriapugliese il Gio Dic 11, 2008 11:34 pm

Mi farebbe molto piacere affrontare questo argomento in classe , con le ragazze del forum.
E' un argomento molto toccante, anche per me.
Spero si possa fare...

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anoressia

Messaggio  Luigia Limongelli il Ven Dic 12, 2008 12:34 pm

la foto che la prof. ci ha mostrato e che abbiamo visto per qualche tempo sui cartelloni delle nostre strade non può lasciarci indifferenti rispetto a questo problema frutto, secondo me, di una società che tende a massificare e omologare tutto e tutti. Aspetto la lezione in aula per poter avere un confronto più aperto

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Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  Debbie il Ven Dic 12, 2008 2:18 pm

La body image o immagine corporea è il risultato dell'unione tra l'antropometria e la psicologia; un costrutto multi dimensionale che descrive la rappresentazione soggettiva del proprio corpo.
La body image deriva quindi da fattori oggettivi (antropometrici) e da altri più soggettivi, variabili da individuo a individuo.
Dalle varie ricerche condotte a livello internazionale, è emerso che nei Paesi più industrializzati, le bambine manifestano la paura di aumentare di peso già in tenera età (5 anni). La preoccupazione per il proprio aspetto fisico sembra raggiungere i massimi livelli tra i 10 ed i 20 anni anche se, secondo studi europei, tali preoccupazioni permangono anche col passare dell'età.
Nel sesso femminile il fenomeno è maggiormente pronunciato e una grande percentuale di donne normopeso o addirittura sottopeso (secondo gli standard antropometrici) afferma di essere insoddisfatta delle proprie dimensioni corporee.
Altro aspetto interessante emerso dai vari studi è il fraintendimento di base tra i due sessi: le donne credono che gli uomini le preferiscano più magre di quanto in realtà le desiderino e gli uomini credono che le donne diano maggiore importanza all'aspetto fisico rispetto a quella che in realtà gli viene attribuita.
Le immagini pubblicitarie definiscono una sorta di modello ideale, spesso innavicinabile, a cui ispirarsi. Questi modelli ideali influenzano molto di più l'opinione pubblica rispetto ai dati antropometrici medi della popolazione.
Questo problema, tipico dei Paesi più industrializzati si manifesta soprattutto nelle classi sociali più elevate.
L'influenza dei mass media è talmente rilevante che nelle società orientali (dove una corporeità robusta è sinonimo di salute e opulenza), l'introduzione della televisione e dei mezzi di informazione occidentali ha radicalmente cambiato, nel giro di pochi anni, i canoni dell'aspetto fisico ideale.
La rappresentazione dell'immagine corporea è un importante fattore per: autostima, rapporto con gli altri e per la percezione di se stessi nella società. Le conseguenze più gravi dei disturbi della body image possono condurre a:

-anoressia/bulimia nervosa
-disturbi dell'alimentazione incontrollati (B.E.D)
-obesità

Esistono poi dei rinforzi positivi o negativi derivanti ancora una volta da fattori individuali, familiari, sociali e psicologici che possono risolvere o peggiorare il problema.
Essendo così vario e ricco di elementi variabili, il fenomeno dei disturbi legati alla percezione dell'immagine corporea ha bisogno dell'intervento di numerose figure professionali (medici, nutrizionisti, psicologi, psicoterapeuti ecc...). L'attività fisica gioca in questi casi, un ruolo fondamentale, sia nella prevenzione che nella cura del problema.
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Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  Debbie il Ven Dic 12, 2008 2:29 pm

Le foto postate sia dalla ns prof che da Rita sono tanto sconvolgenti, quanto reali...
purtroppo ogni giorno i bombardamenti mediatici portano inevitabilmente al trasporto psicologico soprattutto
se parliamo di ragazze che si accostano, ad ua fascia d'eta' delicata e sappiamo tutte e' quella dello sviluppo.
A quell'eta' le ragazzine cominciano a vedere il proprio corpo che cambia... questo mette in pericolo la visione delle cose
se mettiamo in conto gli "ideali" a cui aspirano molte molte ragazze, spinte dalla tv, riviste di moda.ecc...!!!
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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  tesone andreana il Ven Dic 12, 2008 6:26 pm

I disturbi dell'alimentazione sono modificazioni del rapporto tra la persona e il bisogno di cibo. Ne esistono manifestazioni meno gravi, transitorie, che dipendono da eventi della vita quotidiana e forme più gravi, che possono trasformarsi in vere e proprie malattie, come l'anoressia e la bulimia.
Nella società contemporanea il corpo deve essere magro ed efficiente. L'immagine sociale del corpo spinge a credere che per avere successo bisogna essere costantemente in forma. Si determina così una preoccupazione costante riguardo alla propria immagine.
Le donne in particolare, sono più esposte alla sofferenza prodotta da questa tensione verso l'ideale sociale, in quanto il corpo magro è l'ideale della bellezza contemporanea.
Il corpo per essere desiderabile deve essere magro. Il confronto tra il proprio corpo con la sua fisionomia particolare, i suoi pregi e i suoi difetti e questo ideale sociale della bellezza è una delle cause di depressione nelle giovani donne.

Le forme più estreme di alterazione dell'alimentazione sono l'anoressia e la bulimimia.
Purtroppo sono dei mali che affliggono la nostra societa',fino alle persone che ci sono accanto.

tesone andreana

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Immagine del corpo e stili di consumo

Messaggio  Anto Cia il Sab Dic 13, 2008 2:26 pm

Io credo che non può non prendersi in considerazione la stretta interdipendenza che intercorre tra questi orientamenti, di cui stiamo parlando, con il consumo.
La nostra società, definita “affluente”, in quanto presuppone una produzione su larga scala che si immette nel mercato e per la quale deve essere messa in opera una sistematica induzione al consumo di massa attraverso anche l’intervento sostanziale della pubblicità, stabilisce uno stretto collegamento tra consumi e stili di vita, in cui l’agire di consumo diventa agire sociale dotato di senso, espressione di significati riconoscibili e riconosciuti, legati agli oggetti, ai beni da possedere, agli strumenti che contribuiscono ad affermare un’immagine che si ritiene adeguata ai modelli culturali ormai fatti propri.
Cambia la prospettiva con la quale ci si rapporta ai beni che vengono visti come un sistema di segni traendo il loro valore essenzialmente dai rapporti che li legano gli uni agli altri.
L’oggetto e la performance, divenuti segno, non traggono più il loro senso dalla relazione concreta tra due persone, ma dalla relazione differenziale rispetto ad altri segni.
Antonella Ciarmoli silent


Ultima modifica di Anto Cia il Dom Dic 14, 2008 12:29 pm, modificato 1 volta

Anto Cia

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il corpo libero

Messaggio  manuela calenzo il Sab Dic 13, 2008 4:55 pm

Oggi in aula riguardo il tema dell'anoressia, abbiamo affrontato il discorso sul corpo e di come questo venga considerato attraverso l'uso dei media. In particolare la TV è motivo di un'immagine del corpo sempre più perfetto, bello, giovane e di conseguenza la donna è sempre più attenta alla forma fisica e al proprio corpo per seguire dei modelli e degli stereotipi...Ciò a lungo andare porta ad una visione distorta del proprio corpo ed è per questo che si cerca in tutti modi, con la chirurgia, con le diete drastiche, con lo sport assiduo, con i farmaci di raggiungere quei tanto sognati modelli!!! La Tv presenta corpi femminili in una continua ricerca dell'eterna giovinezza, eterna bellezza e salute totale; corpi lontani daì segni del tempo. Credo che una persona debba accettarsi per ciò che è; certo prendersi cura del proprio corpo è fondamentale sia per un fattore estetico che di salute, ma arrivare ad "ammalarsi" o fare del proprio corpo un ossessione è sbagliato. Ci devono essere dei limiti, bisogna saper ritrovare la consapevolezza del proprio corpo e soprattutto imparare ad amarsi.

manuela calenzo

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richiesta condivisione ; )

Messaggio  mariarosaria tarallo il Sab Dic 13, 2008 5:17 pm

Ringrazio Manuela per aver postato il suo contributo sulla lezione in aula di oggi, alla quale purtroppo non ho potuto prendere parte; grazie ai vostri contributi anche gli assenti possono recuperare almeno in parte le informazioni preziose che si sono persi. Spero di leggere, quindi, altri riepiloghi, impressioni e risonanze varie sull'argomento, anzi con il permesso della Docente vorrei proprio sollecitare altri colleghi che gentilmente vorranno colmare questo vuoto di apprendimento, come ha già fatto da parte sua Manuela, vi ringrazio in anticipo, e a rileggervi, ciao ; )

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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  Aldieri AnnaLisa il Sab Dic 13, 2008 5:53 pm

Il corpo come rappresentazione di bellezza ideale. Da sempre il corpo rappresenta un campo privilegiato di indagine, autoriflessione ed analisi. Attraverso l'accettazione del proprio corpo si sviluppano infatti durante la fase adolescenziale l'autoconoscenza e l'autoaccettazione, determinanti per una piena e positiva maturità. E’ stato inoltre dimostrato che il confronto fra il proprio aspetto e quello di modelli stereotipati di bellezza rappresentati da top model o fotomodelle ritratte sui giornali provoca una diminuzione del tono dell'umore nella maggioranza di soggetti di sesso femminile. Le adolescenti in particolare riferiscono di essere influenzate dai giornali nella scelta del loro ideale di bellezza, nel pensare di mettersi a dieta o nel provare a perdere peso. Ci sono inoltre relazioni strette fra lettura di riviste e inizio di una dieta dimagrante o di un programma di esercizio quotidiano: chi legge più riviste appare più incline a cimentarsi in programmi di dieta o di esercizio. Questi dati impongono serie riflessioni sui rapporti tra individuo e media come potenziali fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare. Innanzitutto è da segnalare il gran numero di riviste femminili il cui target specifico è rappresentato dalle giovani adolescenti, che pubblicano in ogni numero decine di pagine dedicate ad aspetto e forma fisica, elargendo a piene mani consigli su come effettuare una dieta dimagrante dai risultati strepitosi o su cosa fare per migliorare la propria immagine .Il confronto con i media esaspera la naturale tendenza degli adolescenti a sperimentare cambiamenti sfidando se stessi ed i modelli rappresentati dai genitori, nel tentativo di raggiungere un equilibrio interiore ed una maggiore accettazione di sé. Se si aggiungono il desiderio di identificazione con i propri coetanei ed il continuo confronto - raffronto con le figure genitoriali e con il mondo esterno, non è difficile capire come quasi il 50% delle adolescenti voglia somigliare a tutti i costi (dieta, esercizio fisico strenuo, chirurgia estetica) ai modelli proposti dai media, favorendo decisamente lo sviluppo di disturbi alimentari e ponendosi a notevole rischio di sviluppare veri e propri disturbi del comportamento alimentare

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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  Anto Cia il Dom Dic 14, 2008 12:32 pm

Corpo, immagine del proprio corpo, stili di vita, disabilità... quante cose sono ancora da scoprire, capire e analizzare!


Ultima modifica di Anto Cia il Dom Dic 14, 2008 12:36 pm, modificato 2 volte

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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  Anto Cia il Dom Dic 14, 2008 12:33 pm

Cara Emanuela,
grazie per la sintesi della lezione. Mi sono persa proprio la lezione riguardante il topic da me proposto, ma motivi di salute mi hanno impedito di essere lì con voi.
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Re: Rapporto immagine corporea e autostima: il ruolo di mass media

Messaggio  orefice.veronica il Dom Dic 14, 2008 2:30 pm

Ho fatto una serie di ricerche su questa tematiche...che può farci acquisire nuove conoscenze...per essere poi utile nella nostra competenza futura
Il disturbo dell’immagine corporea (DIC) è un argomento controverso e dibattuto nella letteratura sui disturbi alimentari (DA). Per Schilder, infatti l’immagine corporea è una “costruzione” creata dal soggetto attraverso la rappresentazione che egli possiede del proprio corpo, all’elaborazione della quale concorrono i modelli culturalmente proposti e il confronto della propria immagine corporea con quella degli altri. Questa concettualizzazione è stata riconsiderata dalla Bruch (1973), che descrive come “il disturbo della percezione della propria mole sia segno patognomonico dell’anoressia mentale e come tale disturbo dell’immagine e del concetto corporeo sia di proporzioni deliranti”. Tutto ciò ha portato ad una revisione del criterio riguardante il disturbo dell’immagine corporea nella nuova versione del DSM-IV: essa rispecchia un parziale superamento di una concezione del disturbo limitata alla distorsione percettiva della taglia fisica e alla paura di ingrassare, sottolineando invece l’influenza indebita che il peso e l’aspetto fisico hanno sulla determinazione della propria stima di sé.

Secondo numerosi studi esistono complesse relazioni tra la cultura e la psicopatologia (Devereux, 1978). I fattori socio psicologici, che favoriscono lo sviluppo dei disturbi alimentari e di un’immagine corporea negativa, ruotano attorno all’idealizzazione della magrezza e alla denigrazione dell’obesità.

Nella nostra epoca, non può essere sottovalutato il ruolo degli interessi commerciali e dei mezzi di comunicazione, nella diffusione dei canoni attuali della bellezza fisica.

Le pubblicità usano esplicitamente l’immagine corporea delle donne nel mercato del cibo e dei prodotti per l’esercizio fisico (Lautman, 1991). L’anoressia come possibile risposta ad un’immagine corporea negativa. Le distorsioni della visione di se stesse, tipiche dell’anoressia e della bulimia, sono spesso il risultato di un’incessante ricerca della magrezza (Bruch, 1978).

In senso più ampio la cultura ha sempre proposto agli individui standard specifici per ciascun sesso per quanto riguarda attrazione peso e forma fisica (Riva, Molinari, 2004). Se questi standard che variano da cultura a cultura , vengono interiorizzati e utilizzati per verificare il proprio livello di adeguatezza fisica e sociale, possono influenzare la rappresentazione del corpo del soggetto e i suoi comportamenti alimentari. E’interessante notare come ricerche sui disturbi alimentari nelle minoranze etniche hanno evidenziato un livello di diffusione molto inferiori a quelli rilevati nel mondo occidentale. E’ un segnale della forte influenza dei fattori culturali nell’insorgenza di questi disturbi. Ciò ha spinto i ricercatori ad approfondire le caratteristiche degli standard culturali proposti dal mondo occidentale. Si è notato ad esempio che tra il 1979 e 1989 il 69% delle modelle di playboy e delle partecipanti al concorso di miss America avevano un peso inferiore del 15% a quello atteso, secondo il DSM VI ciò costituirebbe uno dei criteri principali per formulare una diagnosi di anoressia mentale. Ma come agisce sull’individuo l’influenza culturale?Interessante è uno studio di Myers e Biocca i quali hanno cercato di verificare sperimentalmente l’influenza della televisione sulle rappresentazioni del corpo. A tale scopo hanno sottoposto 76 studentesse universitarie alla visione di una serie di videocassette di mezz’ora contenenti spot pubblicitari o programmi tv in cui come forma principale di messaggio visivo veniva utilizzato il modello socialmente accettato di modello femminile . Dopo la visione della videocassetta che rappresentava spot pubblicitari è stato possibile rilevare una modificazione significativa dello schema corporeo: le ragazze percepivano le proprie dimensioni corporee come significativamente superiori. In pratica è possibile modificare lo schema corporeo di un individuo semplicemente sottoponendolo a mezz’ora di tv. Ciò è reso possibile dal processo di identificazione del soggetto che guarda il messaggio pubblicitario con i personaggi che questo propone (Myers e Biocca, 1992). Il tentativo di far identificare lo spettatore con i personaggi del messaggio promozionale è una delle tecniche persuasive più utilizzate dai pubblicitari. Un’altra indicazione di Myers e Biocca è che la tv modifica solo lo schema corporeo, cioè la parte più percettiva-sensoriale delle rappresentazioni corporee, e un’alterazione dello schema corporeo può esercitare un’influenza sull’immagine corporea. Il meccanismo sottostante sarebbe il seguente:

1-prima lo spettatore s’identifica con il personaggio del messaggio e ciò provoca una riduzione delle dimensioni dello schema corporeo;

2-questo cambiamento non è però associato ad un reale cambiamento delle dimensioni corporee: nel momento in cui il soggetto diviene consapevole di questa realtà viene di conseguenza modificata l’immagine corporea( minore autostima) e ciò porta contemporaneamente a nuovo cambiamento nello schema corporeo (aumento delle dimensioni).

Quando la non – corrispondenza con il modello corporeo culturalmente dominante viene fatta notare al soggetto da una persona a lui vicina (compagno di scuola/lavoro, fidanzato/a , amico/a) il cambiamento nell’immagine corporea può essere molto più forte.
Normalmente quando la persona non è più soddisfatta della propria immagine corporea intraprende una serie di comportamenti per cercare di ritornare alla condizione iniziale. Anche nella scelta del comportamento più adeguato sembrano svolgere un ruolo essenziale i mass media, ad esempio nei giornali femminili le soluzioni più frequentemente riportate sono la dieta e l’esercizio fisico. I problemi nascono quando i risultati non corrispondono alle aspettative: oltre ad abbassare il livello di autostima del soggetto e aumentarne la frustrazione , questo fatto può portare ad una serie di cicli perdita/aumento di peso che molti autori considerano al causa principale della bulimia. Un’altra possibilità è invece che il soggetto pur perdendo peso non sia riuscito a modificare in modo determinante lo schema corporeo, permane quindi l’insoddisfazione per il proprio corpo che può spingere ad un comportamento alimentare sempre più rigido. L’insoddisfazione per il proprio corpo è infatti una delle concause, insieme a fattori individuali (genetici e psicologici) e sociali(familiari e ambientali) dell’anoressia. Da tutto ciò sembra emergere che le alterazioni delle rappresentazioni corporee provocate dal contesto sociale, sono una precondizione dei disturbi del comportamento alimentare, i quali si manifestano però solo in presenza di altre concause ( genetiche, psicologiche, sociali).

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