COMUNICAZIONE NON VERBALE

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COMUNICAZIONE NON VERBALE

Messaggio  orefice.veronica il Lun Dic 01, 2008 9:38 pm

Comunicazione Comportamentale
Ogni bambino, fin dall'infanzia, cerca di mandare messaggi e di farsi capire da chi gli sta intorno attraverso movimenti del corpo, gesti spontanei ed espressioni del viso. Questo tipo di forma comunicativa viene spesso definita "comportamentale".
Si tratta di una forma molto personale: viene per lo più compresa solo da poche persone che conoscono bene il bambino e quello che vuole significare con il proprio comportamento. Inoltre, può essere utilizzata per comunicare un numero ristretto di bisogni e pertanto viene solitamente utilizzata come punto di partenza per l'apprendimento successivo di altri sistemi di comunicazione.
Comunicazione Oggettuale
Le persone con seri problemi di vista e difficoltà di apprendimento possono utilizzare un sistema di comunicazione non verbale legato alle loro abilità tattili e basato pertanto sulla rappresentazione di azioni o di situazioni attraverso gli oggetti.
Questi oggetti devono essere riconoscibili e significativi, trasparenti, cioè mantenere una buona somiglianza tattile con l'oggetto/ situazione originale. Ad esempio, un piccolo piatto ed un piccolo bicchiere possono essere utilizzati per insegnare al bambino ad esprimere il bisogno di mangiare o di bere.
Comunicazione Pittografica
Chi ha un residuo visivo può cercare di apprendere un sistema di comunicazione basato sul riconoscimento di immagini, chiamato appunto "pittografico".
Lo scambio dei messaggi avviene utilizzando diversi cartellini disegnati che rappresentano oggetti, azioni o situazioni rilevanti. Ad esempio vi sono disegni che raffigurano o simboleggiano giocattoli o capi di vestiario, l'attività di mangiare o lavarsi le mani; luoghi come il parco giochi o il negozio.
Malossi
Con il metodo Malossi i sordociechi possono comunicare tra di loro e con gli altri attraverso la mano, toccando (le lettere in nero) e pizzicando (le lettere in azzurro) leggermente le varie parti di essa che corrispondono ad una precisa lettera dell'alfabeto. Così, la mano di chi riceve il messaggio è considerata come una specie di macchina da scrivere.
Colpisce vedere la velocità con cui due persone sordocieche possono comunicare tra loro con il Malossi. Questo metodo è utilizzato generalmente dalle persone che hanno appreso la lettura e la scrittura prima di diventare sordocieche. Inoltre, si presta bene anche alla comunicazione con le persone che vedono e sentono normalmente che, anche se non lo conoscono in dettaglio, lo possono praticare facilmente utilizzando un guanto che riporta le lettere dell'alfabeto.
Comunicazione Gestuale
Esistono diversi sistemi di comunicazione di tipo gestuale, che utilizzano gesti per esprimere parole o concetti. Alcuni sono sistemi semplici, fatti di gesti "personali", in genere compiuti spontaneamente. Alcune persone, pur con difficoltà gravi di comunicazione e di apprendimento, possono comunque riuscire a formulare "frasi" più strutturate utilizzando questi segnali gestuali.
Altri sono invece sono sistemi codificati di gesti, ossia linguaggi strutturati convenzionalmente, con una propria grammatica e sintassi. Il principale tra questi è la Lingua Italiana dei Segni (LIS).
Il linguaggio dei segni LIS è una lingua a tutti gli effetti, un sistema di comunicazione non verbale che utilizza il canale visivo: per questo motivo è principalmente usata dalle persone sorde e con buoni residui visivi. Essa permette di esprimere parole, azioni, concetti mediante precisi segni dati dai movimenti delle mani, delle dita e dall'espressione del viso. Inoltre, per quanto riguarda i contenuti, essa può rappresentare illimitati significati, emozioni, sentimenti attraverso la mimica facciale e la modulazione dei segni, nelle loro inflessioni e sfumature. Il linguaggio dei segni LIS è pertanto una vera e propria lingua con un proprio sistema di regole complesse, strutture grammaticali e sintattiche.
Le persone nate sorde, che già conoscono il linguaggio dei segni LIS e che successivamente divengono anche cieche, non hanno più la possibilità di sfruttare il canale visivo per interpretare i segni del proprio interlocutore. Si è quindi dovuto riadattare la LIS alle loro necessità, integrandola con il tatto: nasce così la LIS tattile. In questo modo la Lingua Italiana dei Segni può essere utilizzata anche dalle persone sordocieche: chi "ascolta" tocca con le proprie mani le mani di chi "parla", percependo così il segno comunicato, che diventa veicolo anche delle espressioni facciali che non possono più essere viste.
Tadoma
Il metodo di comunicazione Tadoma è costituito dal riconoscimento dei suoni vocali appoggiando il pollice sulle labbra ed il palmo della mano sulle guance di chi parla.
Infatti la posizione della bocca e delle labbra cambia ed è caratteristica per ogni suono che emettiamo: sono proprio queste diverse posizioni che si possono imparare a distinguere al tatto. Questo metodo è utilizzato prevalentemente per insegnare ai bambini a riconoscere il movimento delle labbra e quindi per imparare a parlare.
Dattilologia
Questo sistema è composto da una serie di movimenti effettuati dalle dita delle mani: la caratteristica principale di tale metodo è la possibilità di esprimere ciascuna lettera dell'alfabeto utilizzando esclusivamente i movimenti e le posizioni delle dita della mano.
La dattilologia viene normalmente usata in concomitanza con altri sistemi (visivi o tattili), come ad esempio la Lingua dei Segni.
Stampatello sulla mano
Per chi non conosce nessuno dei sistemi di comunicazione non verbale che abbiamo presentato finora e si trova ad interagire con una persona sordocieca, il metodo più semplice ed immediato è quello della "scrittura" in stampatello sulla mano: scrivendo cioè con il proprio dito ogni lettera della parola che dobbiamo dire sul palmo della mano della persona sordocieca. Un altro possibile utilizzo può essere fatto da persone che, diventate sordocieche ad esempio a causa di un incidente o dell'età, possono da subito comunicare con questo metodo, prima di apprendere successivamente sistemi più complessi e funzionali.
Braille
L'alfabeto Braille è un metodo di lettura e scrittura utilizzato dalle persone non vedenti, costituito da punti in rilievo corrispondenti alle lettere dell'alfabeto.
I segni grafici dell'alfabeto Braille sono costituiti ciascuno da sei punti disposti tre sulla destra e tre sulla sinistra di una casella rettangolare. La differenza tra i caratteri è data dalla diversa disposizione e combinazione dei punti stessi che costituiscono le singole lettere.
La lettura Braille viene effettuata di solito dall'indice della mano destra, seguito da quello della mano sinistra che ha principalmente compiti orientativi nella individuazione delle righe. Le dita che leggono devono essere tenute in posizione morbida e procedere sfiorando le lettere in rilievo, senza premere su di esse, per coglierne più chiaramente la composizione. L'alfabeto Braille è forse il più famoso sistema di comunicazione per non vedenti

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CNV

Messaggio  Maria il Lun Dic 01, 2008 11:03 pm

...la comunicazione non verbale occupa un ruolo preminente, nella comunicazione, oltre il settanta per cento del processo comunicativo è legato a tutto ciò che non è “parola”: gestualità, mimica, postura, tono della voce, elementi paralinguistici.
Per questo, a dispetto di ciò che ascoltiamo, ci sono segnali e messaggi non verbali che percepiamo, anche se inconsapevolmente, che condizionano la nostra comprensione e le nostre reazioni.
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comunicazione non verbale

Messaggio  MADDALENA MACARI il Sab Dic 13, 2008 12:53 am

La comunicazione non verbale è quella parte della comunicazione che comprende tutti gli aspetti di uno scambio comunicativo non concernenti il livello puramente semantico del messaggio, ossia il significato letterale delle parole che compongono il messaggio stesso.

La visione comune tende a considerare questo tipo di comunicazione come universalmente comprensibile, al punto da poter trascendere le barriere linguistiche. In effetti i meccanismi dai quali scaturisce la comunicazione non verbale sono assai simili in tutte le culture, ma ogni cultura tende a rielaborare in maniera differente i messaggi non verbali. Ciò vuol dire che forme di comunicazione non verbale perfettamente comprensibili per le persone appartenenti ad una determinata cultura, possono invece essere, per chi ha un altro retaggio culturale, assolutamente incomprensibili o addirittura avere un significato opposto a quello che si intendeva trasmettere.

Uno studio condotto nel 1956 da Albert Mehrabian ha mostrato che ciò che viene percepito in un messaggio vocale può essere così suddiviso:

Movimenti del corpo (soprattutto espressioni facciali) 55%
Aspetto vocale (Volume, tono, ritmo) 38%
Aspetto verbale (parole) 7%
L’efficacia di un messaggio dipende quindi solamente in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto, e il modo in cui questo messaggio viene percepito è influenzato pesantemente dai fattori di comunicazione non verbale.

MADDALENA MACARI

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Comunicazione non verbale come verità

Messaggio  angela rivieccio il Sab Dic 13, 2008 4:04 pm

La nostra comunicazione si effettua attraverso il 55% del corpo, questo spiega l’assoluta importanza della conoscenza dei principi chiave della comunicazione non verbale.

L’insegnamento principale della CNV è la definizione di come ci muoviamo e ci presentiamo nello spazio, come regoliamo le nostre distanze e come le comunichiamo.
E’ proprio la distanza che ci rivela, che mostra la nostra posizione o la relazione con il nostro interlocutore: da un lato ci protegge dagli altri e dall'altro ci permette di comunicare.
Edward T. Hall, antropologo, è stato il primo ad introdurre una classificazione degli spazi personali, tuttora valida, che prevede quattro zone: intima, personale, sociale e pubblica.

E’ all’interno di queste quattro zone che la comunicazione non verbale nasce e si sviluppa con tutte le sue particolarità. La distanza è il suo metro significativo, come se fosse la distanza che mettiamo nella nostra bolla invisibile che regola come ci muoviamo, cosa vogliamo fare entrare e cosa non, all’interno del nostro mondo fisico, psichico e interiore.
Tutto avviene in modo spontaneo e inconsapevole.

Questo è ciò che spiega soprattutto la prossemica, quella branca della psicologia che studia il modo in cui ci collochiamo nello spazio e regoliamo le nostre distanze rispetto agli altri e a ciò che ci circonda. In generale possiamo dire che le distanze si accorciano fra persone che presentano delle somiglianze per aspetti anche molto diversi. Quando aumentano siamo invece in presenza di comportamenti di "chiusura" e "protezione".
Anche i gesti accompagnano tutto questo. Tenere le mani in tasca o le braccia incrociate sono indizi di quanto ci sia non apertura al contatto e alla relazione sociale, mentre è cosa del tutto diversa se le mani vengono tenute libere.

Inoltre quando incontriamo persone diverse da noi le distanze aumentano, quando invece fra noi e l’interlocutore è maggiore il grado d'intimità raggiunto le distanze diminuiscono.
Le distanze più ravvicinate funzionano, nei confronti di chi le vede, da indicatori di attrazione reciproca. Questo succede in famiglia fra genitori e figli come sul lavoro: sono tutte cartine di tornasole per capire se i rapporti vanno bene o male.

La comunicazione non verbale intesa come distanza, evolve nel tempo, a parità d'età e di sesso.
Un ruolo importante lo ricopre, in questo sviluppo, la nostra personalità: se siamo individui ansiosi o introversi, manteniamo distanze personali maggiori rispetto ad individui non ansiosi od estroversi. Soggetti che credono molto in se stessi tendono a rapportarsi con gli altri a minore distanza rispetto a persone che hanno poca autostima.

I comportamenti vengono esagerati se percepiamo la persona come non attraente e/o diversa da noi.
Anche gli spazi personali, negli ambienti lavorativi, non sono uguali per tutti. Ognuno tiene a quello che funziona di più per il proprio modo di essere: sottolineando sempre la nostra esigenza di privacy. Nel caso in cui il nostro spazio personale venga invaso e non abbiamo possibilità o desiderio di spostarci, possiamo mettere in atto dei comportamenti di isolamento, i cosiddetti "cut off" che tendono ad escludere automaticamente gli altri. In questo caso i nostri gesti (es: alzare l’avambraccio in determinate situazioni, appoggiare il capo sulla mano destra) diventano modalità attraverso cui il nostro corpo si svela.La comunicazione non verbale è importante perché manda messaggi inconsci dal nostro spazio personale, rivelandoci segnali istantanei di come sta “andando” la nostra relazione con l’altro. Comunica gli atti di gradimento/rifiuto/scarico tensionale/ecc. E’ il nostro INCONSCIO che parla! Il 55% della nostra comunicazione.
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ma la Comunicazione non verbale....

Messaggio  mariarosaria tarallo il Sab Dic 13, 2008 5:10 pm

grazie a questa proposta di confronto e agli interessanti contributi, non ultimo quello assai esauriente della Collega Angela Rivieccio, vorrei condividere con voi alcune riflessioni/questioni puntualmente suscitate in me da questo argomento, e sulle quali spero sempre che qualcuno mi aiuti a fare luce. Quando parliamo di comunicazione non verbale, facendo riferimento anche alla prossemica, noi intendiamo, pur sempre, un codice comunicativo del quale definiamo, con estrema chiarezza, componenti condivisi tra emittenti e riceventi di messaggi.

Ma io a volte mi chiedo: le cose stanno davvero in maniera così apparentemente semplice?

Anzi, partirei da questa domanda: ?Esiste,nella nostra società, una educazione a questa modalità della comunicazione, non necessariamente alternativa ma in contemporaneità ad altri linguaggi comunicativi?

E, se non c'è, sarebbe necessaria, secondo voi, tale educazione?

E la de-codifica di porzioni della comunicazione non verbale è davvero così automatica da parte nostra, come sembra essere sottinteso e dato per scontato nei libri di testo e nelle condivisioni di apprendimenti in merito?

Spero non siano domande fuori luogo, nel caso mi scuso, ancora una volta, anticipatamente.
Spero davvero di leggere altri contributi su questo aspetto, buon weekend, un ringraziamento particolare alla Docente per la chiarissima lezione di ieri, ricca di nuovi spunti di riflessione, anche se, nostro malgrado, alcuni di noi ce ne siamo persi parti importanti a causa di ricevimenti in segreteria. Un abbraccio a Tutti, ciao ; )


Ultima modifica di mariarosaria tarallo il Sab Dic 13, 2008 6:42 pm, modificato 1 volta

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il corpo parla...

Messaggio  Angela Riv. il Sab Dic 13, 2008 5:57 pm

Il nostro volto é una macchina estremamente sofisticata e complessa che ha come funzione primaria quella di comunicare delle emozioni.
Il primo studioso che ha posto l’accento sul valore emotivo delle espressioni facciali è stato Charles Darwin, l’ideatore della teoria dell’evoluzione. Questo biologo sosteneva che molte delle espressioni facciali, delle emozioni, fossero state selezionate per ragioni di adattamento all’ambiente cioè servissero a comunicare qualcosa - lo stato interno di una persona che, senza bisogno di parole, trasmette agli altri come si sente in quel momento: triste, felice, timoroso e via dicendo: tutto ciò ha un valore sul piano personale e sociale; ad esempio la paura è un'emozione che segnala in genere un pericolo, e quindi è utile comunicarla ad altri membri della stessa specie. In tempi attuali, le osservazioni di Darwin sono state approfondite e sviluppate dallo psicologo americano Paul Ekman. Ekman ha esaminato migliaia di espressioni facciali e ha elaborato un modello scientifico per la loro interpretazione. Gli atteggiamenti del volto osservati da questo ricercatore anche all’interno di culture molto diverse. Per esempio anche in un gruppo della Nuova Guinea, di cultura primitiva, le espressioni facciali che gli individui esibiscono quando provano un’emozione sono identiche a quelle mostrate da chi vive nel mondo occidentale. Si è così appurato che la mimica di rabbia, disgusto, felicità, tristezza, paura e sorpresa sono uguali dappertutto. Probabilmente, puntualizza Ekman, si tratta di comportamenti che hanno radici biologiche e che quindi non hanno bisogno di essere appresi per manifestarsi. Grazie agli studi sulle espressioni facciali è stato possibile arrivare ad una descrizione particolareggiata di questa mimica, accorgendoci che può essere estremamente complessa e raffinata; alle volte, nel giro di pochi secondi, possono “affacciarsi” sul volto delle "pose" di cui, normalmente, ci si accorge a malapena dato che sono estremamente brevi. In altri casi, le emozioni possono dare luogo a delle espressioni soffocate; in cui, l’atteggiamento della faccia viene inibito e quindi si osserva solo un “brandello” della mimica. Le espressioni del volto sono spesso complesse e ambigue; questo accade soprattutto perché provengono da un sistema duplice, volontario e involontario, capace di mentire e di dire la verità; a volte, contemporaneamente. Le espressioni vere, sentite, attivano il movimento spontaneo di alcune regioni muscolari del volto; è possibile simularle, ma in modo, in genere, non convincente. Quelle false invece sono intenzionali e comportano l’innesco volontario di una “maschera”: servono, in questo caso, a nascondere ciò che si prova veramente o a mostrare qualcosa che non si sente. In linea di massima, è più facile fingere emozioni positive che negative: la maggior parte delle persone trova infatti molto complicato imparare a muovere volontariamente i muscoli che sono necessari per fingere realisticamente dolore e paura; mentre é più facile assumere l'atteggiamento della rabbia e del disgusto.
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La comunicazione non verbale

Messaggio  alessia verre il Sab Dic 13, 2008 6:25 pm

Sono pienamente daccordo con Maria,sul fatto che la comunicazione non verbale ormai occupa un posto molto importante anche erchè si comunica oggi più con i gesti,sguardo con la parola,ma secondo voi ha un valore formativo la comunicazione non verbale,secondo me si...a voi

alessia verre

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Re: COMUNICAZIONE NON VERBALE

Messaggio  teresa aligante il Dom Dic 28, 2008 2:25 pm

Gran parte della comunicazione faccia a faccia è fatta di segnali non verbali; la comunicazione non verbale è costituita da tutti quegli scambi che avvengono con modalità diverse da quella verbale: comprende, cioè, tutto ciò che passa per i canali motorio-tattile, chimico-olfattivo, visivo-cinestesico (tutto ciò che riguarda la percezione del movimento di sé nello spazio), e tutti gli aspetti paralinguistici (o paraverbali), come ad ex: le pause, i silenzi, l’intercalare, ecc… La comunicazione non verbale utilizza prevalentemente un codice analogico, cioè riproduce per immagini ciò di cui si riferisce, cioè utilizzando gesti, rituali, ecc. La comunicazione verbale utilizza, invece, un codice digitale, cioè vengono usati dei segni arbitrari (simboli convenzionali che si concretizzano poi nella parola scritta o orale). Anche nella comunicazione non verbale, però, spesso c’è convenzionalità questo dipende dalle diverse culture che influenzano i comportamenti degli appartenenti alla cultura stessa (es la segnalazione di “matto”: punta dell’indice contro la tempia, oppure mano su e giù davanti agli occhi, o ancora, il pugno chiuso che percuote la fronte). Ad esempio il segno “OK”, fatto con le dita ad “O”, per noi significa tutto bene; lo stesso segno per i Giapponesi significa denaro, per i Francesi nullità e per i Greci è un insulto.

teresa aligante

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comunicazione non verbale

Messaggio  Diana Maria Teresa il Dom Dic 28, 2008 8:45 pm

Teresa sono d' accordo con te ,quando intraprendiamo una comunicazione parte di essa è mediata dal nostro corpo, mimica, gesti, la postura che assume il nostro corpo in relazione alle circostanze. Basta ricordare Chomsky il quale sosteneva che esiste una grammatica universale.

Diana Maria Teresa

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un'esperienza

Messaggio  Rossella Accardo il Lun Dic 29, 2008 1:48 pm

Quale che sia il corpo... ci si può esprimere, si può comunicare e trovare un modo per entrare in relazione con l'altro.

Certo il corpo si usa poco e male. Almeno, noi abili, lo usiamo gran male!

Lo usiamo come lo usano i personaggi dei media e della moda, come lo usano le persone che ammiriamo, alle quali vorremmo assomigliare per qualche motivo.

Non lo si usa più per comunicare i sentimenti, per far capire i propri bisogni. Sono molto rari i casi. Ma mai come in quest'ultimo mezzo secolo il corpo è il primo pensiero, la prima preoccupazione per tutti. Perché attraverso il corpo si appare, si da la prima impressione ed è quella che conta quando si entra in relazione con gli altri. In qualsiasi contesto. E' giusto che ci sia un'attenzione alla cura del corpo, a come appare, a come è. Un'attenzione ragionevole però. Per piacere bisogna piacersi. Poi, se non piaci lo stesso non è per colpa del tuo corpo. Nemmeno per come l'altro lo recepisce. E' per come ti esprimi. E non ci si esprime solo a parole. Anzi. Prima ci si esprime col corpo. Postura, gesti, espressioni, occhi. E c'è una bella differenza fra apparire ed esprimersi.

Noi crediamo di avere solo l'arma della parola. Ma la parola, è tipica solo ed esclusivamente dell'essere umano. E' l'ultima arrivata. Prima di tutto c'è il linguaggio non verbale. E' il più studiato da tutte le discipline (anche da chi deve decidere come disporre la merce sui banchi del supermercato) e ce ne sarebbero di scrivere di parole, appunto. Ma torniamo al corpo. Alla nostra parte nobile.

Da questa esperienza ho riscoperto l'importanza della mimica facciale e in particolare dello sguardo. Di quanto si può dire guardandosi negli occhi. Ho riscoperto quanto non sono brava ad esprimermi con le parole, ma quanto lo sono con il linguaggio non verbale. E quanto mi piace guardare negli occhi l'altro.

E' incredibile come in queste situazioni artefatte io mi comporti esattamente al contrario di quanto non faccia nella vita quotidiana. Nella vita di tutti i giorni tendo a sfuggire agli sguardi, a comunicare il meno possibile. A nascondere il mio corpo, usarlo il meno possibile. Mi piace ascoltare ed osservare mantenendo le distanze.

In questa occasione quando dovevo fare i conti con me stessa ad occhi chiusi mi sono sentita impacciata, imbarazzata e innaturale. Pensavo a come si sarebbero comportate le altre persone e non riuscivo a concentrarmi sui movimenti che avrei dovuto svolgere io su indicazione del conduttore. Pensavo fra me e me a come potevano sentirsi le persone che non potevano muovere braccia e gambe. Mi sentivo quasi di non avere rispetto per loro quando mi era venuto di saltare pensando ad un movimento veloce per esempio. Ho comunque saltato. Ma quasi mi sentivo in colpa o, meglio, mi sentivo giudicata, seppure sapevo che nessuno mi vedeva.

Quando ho aperto gli occhi e ho potuto stabilire un contatto con lo spazio prima e con le persone poi, mi sono sentita molto meglio. Finalmente naturale e decisa. Perché potevo vedere gli altri, confrontarmi con loro, agire sotto i loro occhi. Paradossalmente mi sentivo più libera e meno giudicata. Forse perché mi sentivo in grado di rispondere qualora mi venisse chiesto qualcosa, a parole o senza. E' stata una bella sensazione sentirmi parte del gruppo. Né diversa, né uguale. Semplicemente una del gruppo.

Abbiamo un corpo, noi abili... ma siamo così inabili di usarlo.

Ho capito quante parole vengano sprecate fra chi ha un corpo che può parlare ma è muto, completamente incapace di comunicare. Sì, perché ormai da questa parte (quella degli abili) il copro lo si usa solo per attirare l'attenzione, per esprimere uno status simbol, un'idea, una posizione ricoprendolo, più o meno, di altri mezzi di comunicazione che sono i vestiti, gli ammennicoli, il trucco. Lo fa chiunque, ma, voglio dire, noi ci fermiamo a quello.

Per chi ne può muovere solo alcune parti diventano fondamentali quelle parti per comunicare. Ho riscoperto che "ascoltare" una persona, significa anche osservare il suo corpo. Perché è il linguaggio del suo corpo che da senso alle parole. E, secondo me, meno riesci a muoverlo, più lo usi meglio. Questo mi è sembrato di percepire dall'esperienza condivisa.

Ho notato che la maggior parte di chi si è tolto dal "gioco" della relazione con l'altro erano persone abili. Anch'io nella vita di tutti i giorni, spesso, mi tolgo dal gioco. Mi piace restare fra le quinte. Mi sento aggredita dalle parole, dalla voce, dai gesti plateali, da corpi che esprimono rabbia, forza, bellezza, potere, superiorità in modo artificiale e fasullo.

Forse dietro quel corpo c'è un gran vuoto. Un gran silenzio. Non dovrei averne così paura.

Ma preferisco accostarmi da chi riesce soltanto a sussurrare, da chi è apparentemente fermo, da chi non mi spaventa, da chi non mi mette subito sul piano della competizione. So di trovare, quasi sempre, una persona da ascoltare, dalla quale imparare e alla quale posso a mia volta insegnare. Una persona dalla quale, poi, difendersi o con la quale allearsi. Un universo di emozioni, di sensazioni. Una persona che mi chiede aiuto, ma anche una persona che può darmene uno grande: quello di non aver timore di esprimere quello che sento e quello che sono... quale che sia il corpo!
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Re: COMUNICAZIONE NON VERBALE

Messaggio  mody d'ambra il Lun Dic 29, 2008 2:09 pm

Parliamo continuamente con gli sguardi, con le espressioni del volto, con la gestualita' delle braccia e delle mani, con la postura del nostro corpo,... parliamo un linguaggio "muto", che pero' racconta tante cose interessanti.
Un occhio attento e esperto osservando anche solo alcuni di questi nostri segnali involontari riesce a capire molto di noi. Questo puo' essere un vero guaio, soprattutto quando dobbiamo dare il meglio di noi stessi sia nella vita professionale sia in quella privata.
Quante volte mentre stai dialogando con un amico, un collega o un conoscente sei assalito dall'amletico dubbio: verita' o bugia?
Quanti nasi di Pinocchio avresti voluto smascherare in tempo utile, prima che fosse ormai troppo tardi... prima di rimanere deluso e magari anche "scottato".

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Re: COMUNICAZIONE NON VERBALE

Messaggio  mody d'ambra il Lun Dic 29, 2008 2:14 pm

Nella dimensione corporea la comunicazione non verbale offre ai diversamente abili, soprattutto di ordine intellettivo, una relazione liberante, l’ “alimentazione simbolica delle emozioni”. L’espressività corporea consente di superare i blocchi dell’enunciazione verbale e razionale che gran parte della società privilegia.
Il corpo è lo strumento deputato a questo: l’emozione passa attraverso il corpo.
La loro comunicazione non è strumentale, ma relazionale.
“Nel corpo del portatore di handicap si rivela il mistero della potenza e della difficoltà nelle relazioni tra uomini” (C.Bernardi).
Annullare la realtà del corpo significa nascondere le emozioni. Il contatto fisico che il diversamente abile cerca nell’altro è non a caso evitato in tutti i modi dalla società post-moderna, che vive invece all’insegna del corpo strumentale.

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Comunicazione non verbale

Messaggio  Claudia De Pascale il Gio Gen 08, 2009 1:34 am

http://it.youtube.com/watch?v=z6R_OE4tkNY



Il sistema non verbale concorre con quello tipicamente verbale a formare i canali Comunicazione. Pertanto, la Comunicazione non verbale non è "accessoria" alla verbale, come pensano in molti, e non è neanche il semplice riverbero degli stati emotivi dell'uomo.

Secondo alcuni studiosi la comunicazione non verbale è innata nell'individuo, secondo altri essa deriva invece dall'ambiente. Attualmente la teoria dominante è una via di mezzo, perché si ritiene che nella comunicazione non verbale siano inestricabilmente legati sia fattori genetici, sia fattori culturali

Claudia De Pascale

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COMUNICAZIONE NON VERBALE

Messaggio  rosaianniello il Ven Gen 09, 2009 12:02 am

La comunicazione non verbale utilizza come mezzi di comunicazione i gesti, le mimiche, le posture, i movimenti del corpo, il vestiario, ecc.Al contrario del linguaggio, che e' quasi sempre intenzionale, la CNV e' spesso inconsapevole.L'individuo comunica quindi anche senza rendersene conto e talvolta non desiderandolo.
Alcuni atteggiamenti degli studenti come sbadigliare, guardare l'orologio, sedersi in un certo modo, organizzare il materiale, possono essere altrettanto e piu' rivelatori del linguaggio parlato.
La CNV puo' avere una funzione ausiliaria del linguaggio.Ad esempio, quando parliamo con qualcuno, contemporaneamente possiamo muovere le mani, annuire col capo, sorridere.
La CNV puo' avere anche una funzione sostitutiva del linguaggio.Cio' puo' avvenire sia per scelta sia per necessita', quando non e' possibile la CV.
Un'ulteriore funzione della CNV e' quella di comunicare emozioni.Infatti aggrotteremo le ciglia se siamo sorpresi o corrugheremo la fronte se siamo preoccupati.
Possiamo,quindi,concordare con lo psicologo M. ARGYLE dicendo che la funzione fondamentale della CNV e' quella di gestire le relazioni sociali, mentre il linguaggio serve soprattutto per trasmettere istruzioni e ordini.

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la comunicazione non verbale

Messaggio  elena bencivenga il Ven Gen 09, 2009 4:51 pm

la comunicazione non verbale come è stato già ricordat rappresenta uno dei liveli comunicativi più difficili da saper riconoscere eppure essa alle volte è molto più vicina e visibile di quanto non si pensi.BASTA SAPERLA RIONOSCERE

elena bencivenga

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Re: COMUNICAZIONE NON VERBALE

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