MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

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MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Dic 02, 2008 12:02 am

...che cosa possiamo condividere in merito? non riesco a ritrovare una discussione in cui, mi pare, fu fatto un accenno a questo, non ricordo bene.
Lavori personali a parte, anzi no, proprio per condividere anche in vista di quelli riflessioni e materiali, propongo in merito questa nuova discussione dedicata.
Potremmo condividere un giro di riflessioni, esperienze, considerazioni personali, in preparazione poi all'eventuale trattazione di questo aspetto, sempre se d'accordo la Docente e poi noi.
Il video riguarda una bellissima bambina con sindrome di Rett.


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"VIDEO:IL SILENZIO PARLATO"

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Dic 02, 2008 12:27 am

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Scarso intervento per l'autismo

Messaggio  alessia verre il Mar Dic 02, 2008 12:56 am

Rosaria come sempre metti in luce argomenti molto interessanti...devo dirti che l'autismo è una patologia ke mi ha sempre incuriosito,ho trovato un articolo che a parer mio è molto interessante...Il problema "autismo" è ancor oggi sottovalutato e questo a più livelli: familiare, sanitario, istituzionale.Questo particolare handicap cognitivo-relazionale così difficile da definire vista la complessità e la variabilità dei sintomi con cui si può esprimere, continua ad essere agevolmente considerato un semplice "ripiegamento in sé stessi", che appare superato appena il bambino comincia a relazionarsi e ad interessarsi all'ambiente... un piccolo problema dunque, ma ben altro significa “autismo”.
E' un vivere con speciali limitazioni e con grandi difficoltà nella comunicazione, nella relazione con gli altri e le cose, condizionati da un notevole impaccio nell’adeguare i propri comportamenti alle attese del sociale.Questi bambini meravigliosi ma profondamente disabili, colpiti da una malattia neurologica ancora sconosciuta, a causa della loro bellezza e del perfetto sviluppo somatico non rientrano agevolmente nel canone culturale di malattia. La bellezza, il vigore fisico, ancor oggi si accompagnano a concetti come salute, successo, benessere e in tale ottica si validano e si diffondono per questi nostri figli autistici idee profondamente errate secondo cui da una parte si presagisce per loro un sicuro quanto spontaneo recupero nel tempo, un lento e naturale miglioramento, o per contro, vengono ridicolmente descritti come irrecuperabili, aggressivi o di difficile gestione.
Tutto questo in entrambi i casi è falso.
Questa disinformazione, questa leggerezza culturale rispetto al problema si traduce sovente in scarso intervento, discontinuità di pratiche, disomogeneità di approcci, disimpegno rieducativo che si ammanta di ricette buone per delegare, di imposizioni procedurali, di forzosa integrazione, senza che vengano rispettati e spesso conosciuti i prerequisiti essenziali affinchè questi bambini, adolescenti e adulti possano commisurarsi correttamente con la famiglia, la scuola, il lavoro e con i sanitari e gli operatori responsabili della loro terapia e recupero. Perché esiste uno standard scientificamente conosciuto e condiviso di intervento terapeutico e di corretta modalità di approccio con questi pazienti ed è vergognoso che ancor oggi se ne parli e basta.
Molti genitori hanno denunciato in più occasioni le carenze formative e strutturali degli addetti a tale patologia. Molti di loro a causa di questo abbandono istituzionale e sanitario hanno percorso strade eccessivamente personali nella gestione e recupero dei loro figli ammalati e questo esclusivamente per mancanza di guide autorevoli e servizi di aiuto e controllo efficaci.
Per la diffusa sensazione che gli autistici siano “quasi normali”, si abbandonano e si dimenticano i più elementari principi di riabilitazione: la strutturazione del tempo, dello spazio e delle modalità di vita e di relazione di questi pazienti. Questo modo di intendere l'autismo non significa che il soggetto con questa sindrome debba subire chissà quali limitazioni, anzi è imperativo un atteggiamento equilibrato, quasi naturale, nella strutturazione. Strutturare la propria giornata è fenomeno comune; tutti noi abbiamo una agenda di impegni, decidiamo anticipatamente cosa fare prima e dopo e questo ordine programmatico produce libertà e sollievo e facilita i compiti a cui siamo chiamati. Una simile strategia dovrebbe essere attuata nei processi riabilitativi ed educativi di portatori d’handicap cognitivo relazionale autistico, previlegiando una codificazione e una armonizzazione delle attività e degli impegni quotidiani pur tendendo alla autonomizzazione di questi pazienti o almeno ad una loro vita dignitosa.Le corrette e globali procedure riabilitative ed educative sono ben conosciute ma impegnative e faticose da mettere in pratica e pertanto adottate da pochi. Inoltre non spetterebbe alle famiglie conoscerle e praticarle ma ai medici perché questi interventi non hanno alcun senso senza l’ausilio di sanitari e di operatori coinvolti ed interessati in una rete coordinata e continua di interventi.
Tutto questo non esiste ancora e troppi genitori sono lasciati soli con la loro disperazione mentre il mondo si accontenta di fornire parole, promesse e variegati contenitori di handicap.
E’ vero anche che troppi genitori, in grado di offrire esperienza o in posizioni di fattivo intervento politico e sociale, certi del loro personale train terapeutico e privi di riferimenti istituzionali si allontano dal confronto e dall’impegno comune mentre altri ancora si isolano perché inascoltate voci nel deserto.
Quasi tutti i medici limitano il loro intervento alla diagnosi, se va bene… e troppi operatori non sanno nulla o poco sull’handicap di cui è portatore il bambino o l’adolescente che a loro è stato affidato dalle istituzioni. Il gioco delle parti è il trucco per no far nulla.

Fa riflettere la verbosità sproporzionata all’inconsistenza degli impegni che ogni giorno vengono presi attraverso il video o sui quotidiani e mai onorati nonostante le disgrazie e il silenzio straziante di un figlio con autismo scomparso nel nulla.

Articolo di Tiziano Gabrielli.

Mi ha colpito questo articolo proprio perchè penso che oggi le strutture non riescono a dare un sostegno e un aiuto alle famiglie e agli stessi bambini disabili...Ci sono molteplici procedure riabilitative che però non vengono messe in atto per aiutare queste persone...e non capisco il motivo....Alessia

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Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Dic 02, 2008 1:11 am

grazie alessia, lo leggo con attenzione, teniamoci in contatto sull'argomento, perchè ad esempio è un aspetto che sarà curato in modo particolare da una di noi nel lavoro di gruppo, Rita te ne sarà grata quanto me, mi piace la linea di continuità che si può continuamente ri-creare tra tutti i contributi, a mano a mano si "incastrano" tra loro le discussioni come pezzi di un puzzle, gli aspetti gettano luce l'uno sull'altro, naturalmente a presto rileggerti, un abbraccio, ciao ; )
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interessante

Messaggio  simona.asciolla il Mar Dic 02, 2008 1:48 am

Articolo davvero interessante Cool
Bella domanda quella che hai posto alla fine, ma purtroppo una vera risposta non c'è, così come in tante altre cose!!! Questo è una situazione che è sempre esistita,e nonostante le varie lamentele da parte delle famiglie, ci sono stati pochi cambiamenti...forse un vero e proprio cambiamento non ci sarà mai, ma sinceramente voglio essere fiduciosa...mai dire mai!!!


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oltre il negativo...

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Dic 02, 2008 1:59 am

giustissimo, ma, al di là di quello che non va, di quello che non si fa e si dovrebbe fare, e nell'ottica positiva di una valorizzazione di questo linguaggio, il linguaggio del silenzio, e del silenzio come parte integrante di altri linguaggi, sia in riferimento alle problematiche qui già evidenziate, nel video come nel contributo di alessia, voi che cosa ne pensate? Se a qualcuno, pensandoci, fa piacere guardare un video di un brano molto espressivo in merito, eccolo qua Wink
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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  colomba.persico il Mar Dic 02, 2008 2:32 am

simona.asciolla ha scritto:Articolo davvero interessante Cool
Bella domanda quella che hai posto alla fine, ma purtroppo una vera risposta non c'è, così come in tante altre cose!!! Questo è una situazione che è sempre esistita,e nonostante le varie lamentele da parte delle famiglie, ci sono stati pochi cambiamenti...forse un vero e proprio cambiamento non ci sarà mai, ma sinceramente voglio essere fiduciosa...mai dire mai!!!


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Non essere negativa dai... ci sono tante cure come l'ossigenoterapia che purtroppo costano davvero tanto e qua in Italia molte persone non ne sono nemmeno a conoscenza... riflettiamo anche su questo invece di demonizzare le famiglie che poverine alcune fanno veramente di tutto per reagire... Crying or Very sad
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silenziando...

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Dic 02, 2008 8:19 pm

vi dispiace se cerco di richiamare l'attenzione sull'oggetto specifico della discussione ; ))) cioè sul linguaggio del SiLeNzIo?
Secondo voi è un linguaggio?
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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  Maria Grazia Di Paola il Mar Dic 02, 2008 9:00 pm

Io e Teresa ci stiamo occupando della tematica del silenzio e proprio ora stiamo mettendo on line le varie riflessioni corredate da immagini.
Naturalmente lo studio e la ricerca sono ancora in corso.
Smile

Maria Grazia Di Paola

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condivisione

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Dic 02, 2008 9:04 pm

grazie, allora sul tema si può interagire anche direttamente nella nuova discussione che avete aperto con il titolo più specifico sulla disabilità; questa, nelle mie intenzioni, era in generale sul silenzio come linguaggio, ma fa lo stesso, l'importante è condividere ; ) anzi si potrebbero virtualmente unificare ; ) Quando avete qualche minuto di tempo, se vi va, potete guardare anche i video qui postati.
A rileggervi allora? Vi seguiamo con interesse ; ) Serenissima serata,.
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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  Maria Grazia Di Paola il Mar Dic 02, 2008 9:13 pm

ok,
la nostra visione è molto ampia come potrai notare,
l'unico limite o meglio collante è il silenzio nelle sue molteplici sfumature e sfaccettature.
Per unificare va bene l'importante è che il filo del silenzio non si interrompa.
Smile
Buona serata

Maria Grazia Di Paola

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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  simona.asciolla il Mar Dic 02, 2008 9:40 pm

Si, per me il silenzio è un linguaggio...io credo che appartenga alla comunicazione non verbale!
Il silenzio è accompagnato da sguardi, espressioni del viso...a volte si parla di più non parlando che viceversa, anzi io penso che la comunicazione non verbale sia molto più ricca di quella verbale.
Io ad esempio trasmetto di più senza parlare, basta guardarmi per capire...anzi vi assicuro che a volte parlando sono stata anche travisata...per cui rendiamo importante il silenzio ed impariamo ad "ascoltarlo"



*Simona*

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Parte di linguaggi o Linguaggio esso stesso?

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Dic 02, 2008 9:47 pm

simo, questa è una prospettiva secondo me molto condivisibile, ma vorrei lanciare una specie di provocazione ; ) o meglio spingermi un po' oltre: io concepisco il silenzio sia come parte di altri linguaggi, compresa la comunicazione non verbale, alla quale hai accennato, sia come linguaggio vero e proprio, mi piacerebbe confrontarmi con te e chiunque ne avesse voglia su questo. Secondo te è un qualcosa di troppo azzardato ciò che ho detto? Mi interessa conoscere le Vs.opinioni in merito. (Utile sarà ricollegarci alla discussione in corso Disabilità e Silenzio, generosamente condivisa da alcune nostre Colleghe.Lì c'è già molto materiale utile alla nostra riflessione, ma in questa discussione qui mi piacerebbe che emergesse anche in questo caso un pensiero critico, al di là delle definizioni, ma partendo ANCHE da quegli spunti preziosissimi, certa che poi tutte le opinioni potranno "verificarsi" con i chiarimenti e quel più ampio Sapere che di volta in volta la ns. Docente vorrà condividere con noi, per indirizzarci al meglio. Grazie alle Colleghe della discussione "gemellata" e a tutti coloro che scriveranno anche qui.
Abbraccio, ciao


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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  stefania palma il Mar Dic 02, 2008 10:10 pm

Mariagrazia tanto per cambiare proponi tematiche davvero molto particolari ed interessanti..
Il silenzio anche per me come per simo è una forma di comuncazione non verbale e penso sia molto più pofonda di altre modalità comunicative poichè chi resta in silenzio spesso apprende e comprende di più di molti altri che si rifanno ad un esposizione verbale.
“Il primo grado della saggezza è saper tacere; il secondo è saper parlare poco e moderarsi nel discorso; il terzo è sapere parlare molto senza parlare ne male ne molto”.(Abate Dinouart).
Nell' era che viviamo, siamo assediati da una comunicazione fatta esclusivamente di parole su parole, e spesso parole vuote, dove internet, la televisione, gli I-pod ci portano distanti gli uni dagli altri... Una solitudine dove schermi digitali e cuffie ci distolgono dall’ascolto, nostro e degli altri, proiettandoci in mondi virtuali dove possiamo essere tutti o nessuno, poco importa, basta che si abbia qualcosa da dire perché parlare è la regola. Parlare, oggi, vuol dire essere “pieni”, sapere, avere qualcosa da condividere ma, in realtà, noi iniziati sappiamo bene che così non è. Ecco allora che mi ritorna alla mente l’antico messaggio iniziatico per cui “è necessario vedere, ascoltare, capire, ma, tra le verità scoperte, nessuna dovrà essere rivelata”. Così, parlare non basta e spesso non serve,se manca il “seme”, l’essenza che deve contenere e trasmettere le parole stesse. E questo è il Silenzio.

stefania palma

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SAPER ASCOLTARE IL SILENZIO

Messaggio  orefice.veronica il Mar Dic 02, 2008 10:12 pm

Saper ascoltare il silenzio

“Nel silenzio, l'ansia spingerebbe la gente a riflettere, e non si può prevedere che cosa avverrebbe alla coscienza. La maggior parte delle persone ha paura del silenzio, per cui quando viene meno il rumore continuo, per esempio di una conversazione, bisogna sempre fare, dire, fischiare, cantare, tossire o mormorare qualcosa. Il bisogno di rumore è quasi insaziabile, anche se a tratti il chiasso ci sembra intollerabile. E' però sempre meglio che niente. In quello che viene significativamente chiamato "silenzio di tomba" ci sentiamo a disagio. Perché? Forse ci sono i fantasmi? Non credo. Ciò che davvero temiamo è quello che potrebbe provenire dalla nostra interiorità, e cioè tutto quello da cui cerchiamo di tenerci lontani con il rumore”. Carl Gustav Jung.
Per quanto riguarda la domanda se il silenzio sia o meno un linguaggio....bhè secondo me lo è pienamente....perchè spesso un silenzio conta più di mille parole, è si riesce anche solo da uno sguardo a capire quanto traspare in un individuo, sia esso disabile o meno.... Quante volte un bambino o per timidezza o per insicurezza resta in silenzio...anche se vorrebbe intervenire..?.. ..Secondo me quì entra in gioco il nostro ruolo: L'insegnante oltre ad essere un educatore, è anche un ,maestro amico...solo così il bambino acquisterà fiducia e formerà la sua personalità al meglio!!!!!!!!!!!
DA VERA!!!! Very Happy santa

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Ma SECONDO VOI

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Dic 02, 2008 10:21 pm

(altra domanda un po' azzardata, io oso...) Ma, dunque, secondo Voi, il Silenzio, quello che, in questo caso, intendo come assenza completa di voci/suoni/rumori, esiste davvero?

ps. brava mariarosaria, ma non usare il rosso perchè lo uso io per far subito risaltare le risposte.la prof
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Il linguaggio del silenzio

Messaggio  alessia verre il Mar Dic 02, 2008 11:05 pm

Ciao Rosaria,sono contenta che l'articolo trovato ti è piaciuto,mette in luce problematiche riguardo l'autismo che sono a parer mio molto importanti...per quanto riguarda la tua domanda sul linguaggio del silenzio...ebbene io sono daccordo con Simona,lo considero anche io un linguaggio non verbale.Stare in silenzio serve a ritrovarsi,il silenzio è meditare sulla propria vita,spaventa chi ha paura di se stesso,chi ha paura di ascoltarsi. Il silenzio fa emergere la coscienza. Il linguaggio del silenzio fa emergere il prorpio Sé....se un bambino "usa" il linguaggio del silenzio noi possiamo a parer mio capire di più i suoi bisogni,basta uno sguardo,un sorriso,un gesto che dicono di più di tante parole...dobbiamo solo essere noi brave da capire ciò che vuole dirci...ma quello che mi appasiona di più è sapere come fare ad interpetrare il loro silenzio,cioè cosa fare?? baci alessia

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Secondo me...

Messaggio  R. Deborah Gorbari il Mer Dic 03, 2008 12:07 am

Bisogna distinguere il Silenzio come "assenza di parole", dal Silenzio come "assenza di comunicazione verso l'esterno", cioè bisogna saper distinguere l'attività silente da quella silenziosa....
Il silenzio in antichità indicava meditazione, ancora oggi è così...
Ma con il silenzio si capiscono tante cose... il linguaggio verbale si sà, spesso indica molto più di quanto le parole stesse possano fare...
Quante volte si dice "il silenzio vale più di 1000 parole"??
Quante volte nella ns vita quotidiana stiamo zitti, perchè in fondo consapevoli che l'altro (figli, genitori, mariti, fidanzati, amici...) sappia perfettamente cosa "abbiamo in testa".....
Questo vale molto di più in riferimento al silenzio di cui parlava Rosaria, es. bambini con disturbi
pervasivi... Gli occhi, le mani, i gesti, la mimica facciale.... sono espressivi più di 1000 parole!
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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  rosa ferrante il Mer Dic 03, 2008 1:05 am

IL SILENZIO???? a mio avviso il linguaggio più antico e attuale di tutti gli altri!!!

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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  rita_anvg il Mer Dic 03, 2008 1:09 am

mariarosaria tarallo ha scritto:grazie alessia, lo leggo con attenzione, teniamoci in contatto sull'argomento, perchè ad esempio è un aspetto che sarà curato in modo particolare da una di noi nel lavoro di gruppo, Rita te ne sarà grata quanto me, mi piace la linea di continuità che si può continuamente ri-creare tra tutti i contributi, a mano a mano si "incastrano" tra loro le discussioni come pezzi di un puzzle, gli aspetti gettano luce l'uno sull'altro, naturalmente a presto rileggerti, un abbraccio, ciao ; )

Infatti, ringrazio Alessia per la sua riflessione in merito Wink
Volevo inoltre rispondere alla domanda sopra posta da Rosaria...Secondo me il silenzio non esiste in fondo, spesso rinunciamo appositamente alle parole per comunicare qualcosa...
Il silenzio è quindi comunicazione, è un modo particolare di parlare ed esprimere sentimenti che probabilmente con le parole si limiterebbe la loro descrizione.
Saluti a tutti Like a Star @ heaven
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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  Angela La Mura il Mer Dic 03, 2008 2:07 pm

Complimenti per questo nuovo imput per le discussioni.

Credo che il silenzio esiste, dato che lo si usa per comunicare (come ho avuto modo di commentare in un altro post)
.
Adriano Celentano ne ha impostata una trasmissione di enormi impatto.
Di recente nel mese di ottobre alcune di noi iscritte al forum abbiamo partecipato ad un seminario sul silenzio che a mio parere, anche se un po' lungo, è stato molto interessante. Dagli interventi fatti durante il seminario ci siamo rese conto di quanta trattazione c'è a proposito del silenzio; il silenzio lo ritroviamo nelle poesie, nei romanzi, nella pittura e perfino nella musica.

Il silenzio può esprimere stati d'animo, modi di pensare, modi di essere. a vote un silenzio vale più di 1000 parole dette a vuoto.

Angela La Mura

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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

Messaggio  teresa aligante il Mer Dic 03, 2008 7:24 pm

Il silenzio rinuncia alle parole, ma non vuol dire assenza di pensiero, di emozioni, di volontà. Il silenzio è l’opposto del rumore, ma non certo del linguaggio…e come tale esso esiste…quindi è comunicazione!
Trovo che questo sia un argomento molto affascinante e misterioso…ha un qualcosa di magico.
Sovente il silenzio viene associato all’arcano, al dubbio, alla passività…al limite alla neutralità. In questa nostra civiltà del rumore e dell’urlo spesso non gli viene attribuito la giusta importanza. Io penso che il silenzio sia comunicazione e che lo sia in ogni senso e sotto vari aspetti: è forza del pensiero, eloquenza del corpo, recupero di sensibilità, predisposizione all’ascolto, luogo dell’alterità, costruzione di significato, riconquista dei sensi, interazione e reciprocità.

teresa aligante

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se mi guardi... TI SENTO

Messaggio  rosa ferrante il Mer Dic 03, 2008 7:41 pm

Sordità, frustazioni, emozioni, speranzeSe mi guardi TI SENTO
di Loris Facchinetti

Nel rispetto della risoluzione dell‘Unione Europea, i Francesi stanno già inserendo la Lingua dei segni nei programmi delle elementari. Ma solo se la scuola si aprirà totalmente, il bambino non udente potrà essere messo in condizione di comunicare con il mondo in maniera completa. E, in questo, l’Italia può essere un Paese d’avanguardia. È il sogno di Ida Collu, presidente dell’Ente Nazionale dei Sordomuti.

Ida Collu, presidente
dell'Ente Nazionale Sordomuti
È un continente inesplorato, separato, diverso, un arcipelago indefinito e rarefatto dove gli abitanti comunicano in lingue sconosciute fatte di segni, di espressioni, di gesti, di simboli. È un pianeta dove vivono uomini, donne e bambini che sorridono, piangono, soffrono, gioiscono come tutti e come tutti amano e sognano, ma diversamente da tutti noi, non possono sentire. Sono i “non udenti”. Nessun rumore. Non un suono, un fruscìo, un sussurro. Non un brusìo, un mormorìo sommesso, un canto lontano, un’allegra risata, un frinire di cicala. Niente ticchettìo di pioggia o frangersi di risacca o rombo di tuono. Mai parole dolci d’amore, vagiti di bimbi, gemiti di dolore. Non uno stormire di foglie, un sibilo del vento, un grido, una melodia, una musica.

Nessuna voce per bisbigliare, per urlare, per invocare, per pregare. Mai una voce per chiamare, per cercare, per parlare. Mai il suono del “tuo” nome. Mai la magia del “suo” nome. Mai. Silenzio: più che nelle inaccessibili altitudini di un monastero tibetano, più che tra le mistiche ombre di un’antica clausura, più ancora che nel deserto tra le pietre consumate di un nascosto eremo o nella solitudine sconfinata dell’oceano. Nessun rumore, nessun’ eco. Il silenzio.

È la patria della comunità dei sordi. Pensieri, immagini, paure e sentimenti cercano sentieri impossibili per tramutarsi in parole e suoni. Slanci, sogni e desideri si spengono prima di bussare al cuore e alla mente degli “altri”, trattenuti sulla soglia della società della parola, esitanti sul confine invisibile che separa il silenzio dal suono.

Ma è anche un mondo dove ogni vibrazione, ogni palpito, ogni piccola sfumatura, ogni leggero fremito dell’anima diventano un linguaggio pieno ed intenso, vasto e profondo, unico ed essenziale come linfa che alimenta e nutre la vita. Comunicare. Comunicare con gli “udenti”, padroni della parola, dominatori dei suoni, costruttori della società del rumore, indifferenti protagonisti di una civiltà che produce esclusioni e crea emarginazione, è il dramma ed il desiderio millenario della “comunità silenziosa”.

«I sordomuti dalla nascita, giunti all’età maggiore, si reputeranno inabilitati di diritto, eccetto che il Tribunale li abbia dichiarati abili a provvedere alle cose proprie».

È l’articolo 340 del Codice Civile del 1865, rimasto in vigore fino al dicembre 1938 quando ne fu modificato il numero e, soprattutto, il testo:

«possono infine essere inabilitati i sordomuti dalla nascita che non abbiano ricevuto una rieducazione sufficiente».

Fu un primo segno di cambiamento. I “non udenti” iniziarono finalmente a diventare soggetti giuridici e fu loro riconosciuto il Diritto di essere e sentirsi persone. Non urlarono, ma piansero di gioia. In realtà la prima grande conquista legislativa avvenne nel 1923, il 31 dicembre, quando fu approvata la legge che sancì il diritto alla educazione scolastica dei sordomuti nella scuola pubblica. Fu allora che in Italia incominciò il lento, faticoso, interminabile avvicinamento del mondo dei non udenti al mondo degli udenti, fu in quel momento che i sordi conquistarono il diritto alla dignità, ma soprattutto fu allora che nacque la speranza in un futuro migliore.


Il calvario giuridico dei sordi ha inizio agli albori della civiltà, all’origine delle regole, alla nascita delle prime norme sociali, quando ogni patto, ogni alleanza, ogni contratto veniva sancito da rituali eseguiti con formule e parole sacramentali pronunciate ad alta voce. I sordomuti non articolavano parole, non padroneggiavano suoni, non possedevano voce: vennero esclusi da ogni patto, di conseguenza da ogni diritto. E continuò così, secolo dopo secolo. Nel diritto antico Roma non li riconosceva come persone giuridiche. Nel diritto romano classico erano rappresentati sempre da un tutore. Con Giustiniano venne per la prima volta fatta la distinzione tra sordomuti dalla nascita e sordomuti accidentali. Bisogna arrivare al diciottesimo secolo in Francia, perché inizino le prime discussioni sulle capacità giuridiche dei sordomuti dalla nascita.

Leggere le parole

Così, anno dopo anno, confinati ai margini della vita sociale, accettati con commiserazione o sopportati con fastidio, i sordi hanno inventato una loro lingua, hanno imparato con insuperabile maestrìa a leggere le parole dai lievi movimenti delle labbra, hanno esercitato la vista facendone un’arte capace di “capire” da ogni segno, da ogni più piccolo dettaglio, da ogni impercettibile particolare, l’intenzione ed il pensiero degli interlocutori. Hanno appreso come scoprire nel mondo circostante le sfumature, gli impalpabili “segnali”, le minime espressioni per identificare l’amico e il nemico, il pericolo e la sicurezza, l’utilità e l’inutilità, l’accettazione e il rifiuto. Hanno accumulato in questo modo un immenso patrimonio di sapere e di cultura: costruito nella sofferenza, conservato nell’isolamento, rafforzato nell’incomprensione, cresciuto nell’indifferenza, rifiutato e sconosciuto.

Da tutto questo è nata una “comunità” vera, unica e affascinante, ricca di storia, di tradizioni, di sapienza, forte di sacrifici, di lotte, di orgoglio e di speranze. La “comunità dei sordi”, vissuta nel silenzio, isolata ed ignorata, quasi invisibile, ha trovato nel tempo la sua identità formata giorno dopo giorno dalla inesauribile volontà di ottenere il riscatto e l’integrazione, di conquistare i diritti sognati e sperati da millenni.

Da alcuni anni la “comunità dei sordi” è guidata, per la prima volta nella sua storia, da una donna, Ida Collu, Presidente Nazionale dell’Ente Nazionale Sordomuti. Forse per questo le battaglie della comunità stanno trovando sempre più consenso e sempre più adesioni anche tra gli “udenti”. Forse, per questo la “comunità silenziosa” sta acquistando coscienza di un ruolo nuovo nella società, dove può portare un grande e sapiente contributo per la costruzione di un rinnovato sistema sociale e di una più avanzata civiltà.


La prima grande conquista dei sordi nasce nella scuola e dalla scuola. Ida Collu infatti la pone al centro del suo impegno:

«Il bambino sordo si trova di fronte ad un contesto socio-culturale che utilizza prevalentemente l’aspetto vocale - e quindi uditivo -per comunicare: proprio quello che gli manca! Per cui quella che per un bambino udente è una acquisizione spontanea, per il sordo diviene difficilissima e faticosa. E allora la comunicazione, che è una esigenza antropologica insopprimibile, trova altre vie, sfruttando il canale visivo che nel sordo è integro. Si viene così a costruire, con la comunicazione di concetti attraverso i segni, un nuovo linguaggio».

Ma la Presidente dell’ENS va molto oltre:«È questo il momento essenziale per la vita di un sordo. Il bambino può essere messo in condizioni di comunicare con la società degli udenti in maniera piena e completa solo se la scuola si aprirà totalmente applicando, tra l’altro, la risoluzione dell’Unione Europea del 17 giugno 1988, ribadita il 18 novembre 1998: abolire qualunque ostacolo all’uso della lingua dei segni. La Francia, un esempio per gli altri paesi europei, sta già inserendo l’insegnamento della lingua dei segni nei programmi delle scuole pubbliche iniziando dalle elementari. L’Italia ha tutte le caratteristiche culturali e sociali per porsi alla guida di un radicale cambiamento della società, per questo l’ENS vuole che l’Italia diventi il laboratorio più moderno per l’integrazione globale ed il modello più avanzato di società solidale».

Nuove generazioni

La molteciplità dei modi di comunicare tra bambini rende possibile integrare i sistemi consentendo alle nuove generazioni di vivere senza steccati: la parola non è il solo modo per esprimersi. Sempre più la comunicazione visiva sta diventando lo strumento più diffuso per il trasferimento del sapere, dell’informazione e della cultura.

Ma le televisioni e tutti i sistemi in video propongono e cercano sempre più un linguaggio sintetico fatto di simboli, di gesti, di icone e di espressioni.

Anche le emozioni vengono sempre meno mediate dalla parola e sempre più prodotte e trasmesse attraverso le immagini. I giovani comunicano sempre più con moduli semplificati e gestuali, costruendo di fatto nuovi linguaggi e nuove forme comunicative. L’uso del digitale e dei moderni sistemi di videotelefonia stanno modificando radicalmente la cultura, i metodi di vivere, di pensare e di lavorare delle nuove generazioni.


L’intero pianeta si avvia alla costruzione di un sistema di vita dove saranno protagoniste esclusivamente le tecnologie avanzate, strumenti che stanno aprendo scenari e possibilità di vita inimmaginabili. I sordi padroneggiano ed usano meglio di chiunque altro queste tecnologie avanzate che, tra l’altro, contribuiscono a migliorare e a perfezionare.

Riescono a muoversi nel mondo del virtuale con estrema naturalezza e sanno utilizzarlo ottenendo il massimo possibile. E tutto questo è naturale perché la “comunità silenziosa” possiede da secoli il più grande ed avanzato patrimonio di comunicazione globale ed integrata. Sono gli unici esseri viventi che sanno “ascoltare con gli occhi”.

La società moderna sta scoprendo che i problemi dello sviluppo più avanzato trovano risposta e soluzione proprio attraverso le inesplorate ricchezze delle realtà sociali da sempre emarginate e penalizzate. La migliore qualità della vita si raggiunge attraverso l’integrazione globale “deboli” e “forti”.

La comunità dei sordi diventa così un bene essenziale che può consentire di trovare le risposte pratiche alla comunicazione globale, alla mobilità e alla sicurezza per tutti, all’integrazione sociale nel lavoro e nel tempo libero, alla difesa della salute, alla formazione di una cultura senza barriere. Nascono impensabili tracciati di crescita della società e vie culturali mai percorse : basta attingere al “sapere sommerso” del pianeta dei diversi.

È la “rivoluzione” che ci propone Ida Collu: una “rivoluzione” pacifica che rende la società più ricca e l’esistenza umana più vivibile.

”Ponti”, programmi e comunicazione

L’ENS, con la Presidenza appassionata di Ida Collu, sta conducendo da anni una lunga e fondamentale battaglia affinché i servizi televisivi e telefonici diventino, sempre più, strumenti di comunicazione e di informazione anche per i sordi. Alcuni risultati importanti sono stati ottenuti e molti nuovi progetti stanno per essere realizzati. Le proposte di Ida Collu stanno creando grande interesse nel mondo delle comunicazioni perché stanno provocando innovazioni e perfezionamenti di enorme utilità anche per il miglioramento della qualità della vita degli udenti. Si sta formando attorno alla “ comunità silenziosa” un vero e proprio “laboratorio” per l’integrazione globale attraverso le comunicazioni, guidato e animato dal Presidente del CO.RE.COM del Piemonte Pierumberto Ferrero e coinvolgente sempre più le Istituzioni e gli operatori del settore. E’ alla firma un protocollo d’intesa tra la Conferenza del CO.RE.COM e l’ENS che prevede un’ampia collaborazione operativa tra le due Istituzioni per risolvere «tutte le questioni concernenti la salvaguardia dei diritti e le legittime esigenze dei cittadini con disabilità sensoriale nel settore delle comunicazioni e degli audiovisivi». Diverse linee di collaborazione, in molteplici settori, sono avviate con l’ENS dal responsabile del Segretariato Sociale RAI, Carlo Romeo. Un’altra collaborazione è già operativa tra l’ENS ed il programma per ragazzi “Screensaver” di RAI-Tre dove la produttrice Mussi Bollini ed il regista Paolo Severini hanno inserito alcuni ragazzi sordi in un laboratorio creativo formato da udenti e non udenti. L’ENS sta anche collaborando con la trasmissione di RAI-Uno per i più piccini, “l’Albero Azzurro”, dove il coordinatore degli autori Mauro Carli sta studiando le modalità di integrazione. Anche con le Televisioni private stanno nascendo nuove prospettive. Un esempio è il progetto promosso e coordinato dal Responsabile dell’Ufficio Legale dell’ENS, Roberto Serio, in collaborazione con l’Assessore alle attività sociali della Provincia di Palermo, Giovanbattista Mammana attraverso l’emittente privata CTS, Compagnia Televisiva Siciliana, dove andrà tra poco in onda un TG per non udenti interamente autogestito: una vera novità in Italia. Alcuni progetti simili si stanno realizzando in altre Regioni, come Piemonte e Lazio. Nel settore della telefonia sono avviati modernissimi programmi di integrazione. La Telecom, in accordo con l’ENS, ha messo in cantiere dei servizi altamente innovativi che aprono finalmente le porte ad una vera e concreta integrazione sociale per i non udenti. Uno di questi è il servizio 4111 di Telecom Italia che consentirà anche ai sordi di eseguire le chiamate di emergenza e di soccorso attraverso tecnologie sofisticatissime. Il Presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, ha da poco presentato con Ida Collu, nella sede nazionale dell’ENS, il “servizio ponte” che sarà gestito dall’Ente in coordinamento con l’Assessore agli affari sociali Anna Teresa Formisano. Voluto da Ida Collu e coordinato da Roberto Serio sta nascendo anche il “servizio ponte” a Palermo che sarà presto seguito da altri “ponti” ancora. Sono solo alcuni esempi della “rivoluzione” nelle comunicazioni, avviata da Ida Collu e dall’ENS, per abbattere finalmente i confini tra il silenzio e la parola.

rosa ferrante

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Messaggio  Admin il Mer Dic 03, 2008 7:53 pm

mariarosaria tarallo ha scritto:...Potremmo condividere un giro di riflessioni, esperienze, considerazioni personali, in preparazione poi all'eventuale trattazione di questo aspetto, sempre se d'accordo la Docente e poi noi.
concordo. .....anche quando non commento ci sono sempre. Laughing

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eccomi...

Messaggio  simona.asciolla il Mer Dic 03, 2008 9:35 pm

mariarosaria tarallo ha scritto:simo, questa è una prospettiva secondo me molto condivisibile, ma vorrei lanciare una specie di provocazione ; ) o meglio spingermi un po' oltre: io concepisco il silenzio sia come parte di altri linguaggi, compresa la comunicazione non verbale, alla quale hai accennato, sia come linguaggio vero e proprio, mi piacerebbe confrontarmi con te e chiunque ne avesse voglia su questo. Secondo te è un qualcosa di troppo azzardato ciò che ho detto? Mi interessa conoscere le Vs.opinioni in merito. (Utile sarà ricollegarci alla discussione in corso Disabilità e Silenzio, generosamente condivisa da alcune nostre Colleghe.Lì c'è già molto materiale utile alla nostra riflessione, ma in questa discussione qui mi piacerebbe che emergesse anche in questo caso un pensiero critico, al di là delle definizioni, ma partendo ANCHE da quegli spunti preziosissimi, certa che poi tutte le opinioni potranno "verificarsi" con i chiarimenti e quel più ampio Sapere che di volta in volta la ns. Docente vorrà condividere con noi, per indirizzarci al meglio. Grazie alle Colleghe della discussione "gemellata" e a tutti coloro che scriveranno anche qui.
Abbraccio, ciao



Eccomi qua Rosy per risponderti...
Io considero il silenzio come una forma di comunicazione non verbale in quanto è quella parte della comunicazione che comprende tutti gli aspetti di uno scambio comunicativo non concernenti il livello puramente semantico del messaggio, ossia il significato letterale delle parole che compongono il messaggio stesso. L’ "efficacia" di un messaggio,infatti, dipende solamente in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto... Spesso quello che si dice non coincide con il come ci si sente...quante volte è capitato a tutte noi una situazione nella quale chiediamo a una persona come sta, perchè abbiamo notato nel suo comportamento un modo di fare strano, o uno sguardo particolare che faceva capire che qualcosa non andasse, e lei ha risposto va tutto bene...questo evidenzia proprio come parlare "non è facile",anzi, spesso e volentieri vi è proprio difficoltà nell'esprimere come ci si sente!!!
Il silenzio è quindi per me una forma espressiva, e lo considero un linguaggio perchè considero un linguaggio anche la comunicazione non verbale, e così come ci sono teorie su come capire quest'ultima, a partire dalla postura, dai gesti, allo stesso modo, credo che ci dovrebbero essere altrettante teorie che aiutino a comprendere anche il silenzio, che comunque di base è accompagnato da gesti, sguardi...
Credo che così come ascoltiamo, capiano ciò che viene "detto", allo stesso modo dobbiamo ascoltare e capire ciò che non sentiamo, ma percepiamo!!! Certo questa non è sicuramente una cosa facile da fare, anzi...ma se dovessimo riuscirci sarebbe uno straordinario traguardo!!!
Io parlo in questo modo, perchè il silenzio mi ha accompagnato per tanto tempo, e non lo vedo come qualcosa di negativo, nel senso che è una caratteristica che appartiene ad una persona, così come un altra può avere la caratteristica opposta ovvero, quella di parlare tanto.E questa stessa persona che parla tanto potrebbe nel parlare molto,nascondersi dietro delle sue paure... Per cui nè l'una nè l'altra sono da considerare negativamente...Ma sia per l'una che per l'altra ci devono essere opportune modalità di intervento!!!
Rosy e tutte, concordate con me? non so se il mio può essere un giusto pensiero, ke ne dite?

*Simona*

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Re: MA SUL LINGUAGGIO DEL SILENZIO?

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