parliamo di resilienza

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parliamo di resilienza

Messaggio  Admin il Gio Nov 20, 2008 3:18 pm

Cari studenti,
vi propongo il seguente tema inesplorato,
Cosa sapete al riguardo?
Avete delle informazioni da condividere?
Volete discuterne?

Questo è il mio invito che per ora resterà qui nel forum
ne parleremo in aula più avanti.
la docente


Ultima modifica di Admin il Gio Nov 20, 2008 9:01 pm, modificato 1 volta
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cos'è la resilienza

Messaggio  Maria Grazia Di Paola il Gio Nov 20, 2008 6:17 pm

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto con l'esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono.

Proprio per questo troviamo capacità resilienti di tipo:

istintivo: caratteristico dei primi anni di vita quando i meccanismi mentali sono dominati da egocentrismo e onnipotenza;
affettivo: che rispecchia la maturazione affettiva, il senso dei valori, il senso di sé e la socializzazione;
cognitivo: quando il soggetto può utilizzare le capacità intellettive simbolico-razionali.
Da queste considerazioni, possiamo dedurre che una resilienza adeguata è il risultato di una integrazione di elementi libidico-istintivi, affettivi, emotivi e cognitivi.

In questo modo la persona "resiliente" può essere considerata quella che ha avuto uno sviluppo psico-affettivo e psico-cognitivo sufficientemente integrati, sostenuti dall'esperienza, da capacità mentali sufficientemente valide, dalla possibilità di poter giudicare sempre non solo i benefici, ma anche le interferenze emotivo-affettive che si realizzano nel rapporto con gli altri.

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il concetto di relilienza nei vari ambiti

Messaggio  Maria Grazia Di Paola il Gio Nov 20, 2008 6:21 pm

Resilienza è un termine che può assumere diversi significati a seconda del contesto:


Capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi.

in ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze di rottura.

in informatica, la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d'uso e di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.
I contesti di riferimento sono quelli relativi alla business continuity e al disaster recovery. Sinonimi di resilienza sono: elasticità, mobilità.
È definibile anche come una somma di abilità, capacità di adattamento attivo e flessibilità necessaria per adottare nuovi comportamenti una volta che si è appurato che i precedenti non funzionano.
Esiste una contestuale capacità di adattamento passivo, intesa come la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni sulle quali non possiamo farci nulla senza continuare a valutarle negativamente, ma imparando da esse o, ancora più semplicemente, dedicandoci ad altro.

in ecologia e biologia la resilienza è la capacità di autoripararsi dopo un danno.

in psicologia, la resilienza viene vista come la capacità dell'uomo di affrontare e superare le avversità della vita.

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resilienza e disabilità

Messaggio  Maria Grazia Di Paola il Gio Nov 20, 2008 6:39 pm

mi è sembrato utile, prima di parlare di resilienza, di cercare il significato del termine.
Il termine molto elastico si presta a vari adattamenti ed interpretazione a secondo dell'ambito in cui viene usato.
Questo termine mi è sembrato sempre molto 'adatto' ogni volta che si parla di disabilità o anche semplicemente di difficoltà, infatti sta ad indicare la capacità propria dell'uomo di risorgere, di trovare energie nascoste, di alzarsi ad ogni caduta, di sorridere dopo le avversità, di farsi forza dopo eventi traumatici.
E' qualcosa di più dell'ottimismo e del motto caro agli uomini del marketing che sono soliti dire: 'trasformiamo i limiti in punti di forza', inoltre è anche qualcosa di più del semplice andare avanti nella vita.
La resilienza permette all'uomo di capire i propri limiti e le proprie 'manchevolezze' ma al tempo stesso di reagire trovando la forza in se stesso e negli altri uomini; si può considerare quasi come un meccanismo di difesa che permette alla specie umana di sopravvivere, e certe volte di sopravvivere al meglio delle possibilità.

Non so se tutte le persone sono resilienti o alcune lo sono e altre no, credo che come sarebbe auspicabile una buona educazione dei sentimenti così sarebbe utile una educazione alla resilienza.

Maria Grazia Di Paola

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per me...

Messaggio  simona.asciolla il Gio Nov 20, 2008 7:27 pm

Dai miei studi, ricordo di aver già trovato questo termine in un esame e rammento che la resilienza è la capacità di superare e uscire rinforzati dalle difficoltà ordinarie della vita, come quelle che si incontrano nella genitorialità, nel lavoro, ma anche da quelle straordinarie, come una malattia grave. Pur avendo aspetti che riguardano l'unicità e la specificità di ogni individuo, la resilienza è anche un impegno educativo e sociale, infatti i fattori protettivi che permettono a tutti, anche a chi è partito da una situazione di svantaggio, di "risalire la china" e avere una vita soddisfacente, possono essere sviluppati.


*Simona*

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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  schettino elena il Gio Nov 20, 2008 8:27 pm

Buona sera a tutti, finalmente dopo "soli" due giorni di tentativi sono riuscita ad entrare e a partecipare al forum!!
Ho letto un pò tutti gli argomenti che sono già stati trattati in questi giorni, seppur tutti interessanti, mi ha particolarmente incuriosito il nuovo tema proposto dalla nostra Docente: la resilienza.
Ero certa di aver letto qualcosa a riguardo come introduzione ad un libro ma non ricordavo da quale articolo di giornale fosse stato estrapolato. Grazie ad Internet lo riporto integralmente......

"Seguite il vostro cuore la bussola è nei sentimenti"

Oggi la si chiama "resilienza", una volta la si chiamava "forza d´animo", Platone la nominava "tymoidés" e indicava la sua sede nel cuore.
Il cuore è l´espressione metaforica del "sentimento", una parola dove ancora risuona la platonica "tymoidés". Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell´anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un´altra ci si sente a casa. E guai a imboccare, per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita.
La forza d´animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. Qui è la salute. Una sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli "altrove" della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo perché altri, da cui pensiamo dipenda la nostra vita, semplicemente ce lo chiedono, e noi non sappiamo dire di no.
Il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fanno percorrere strade che il nostro sentimento ci fa avvertire come non nostre, e così l´animo si indebolisce si ripiega su se stesso nell´inutile fatica di compiacere agli altri. Alla fine l´anima si ammala, perché la malattia, lo sappiamo tutti, è una metafora, la metafora della devianza dal sentiero della nostra vita. Bisogna essere se stessi, assolutamente se stessi. Questa è la forza d´animo. Ma per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la nostra ombra. Che è poi ciò che di noi stessi rifiutiamo. Quella parte oscura che, quando qualcuno ce la sfiora, ci sentiamo "punti nel vivo". Perché l´ombra è viva e vuole essere accolta. Anche un quadro senza ombra non ci dà le sue figure. Accolta, l´ombra cede la sua forza. Cessa la guerra tra noi e noi stessi. Siamo in grado di dire a noi stessi: "Ebbene sì, sono anche questo". Ed è la pace così raggiunta a darci la forza d´animo e la capacità di guardare in faccia il dolore senza illusorie vie di fuga. Ma allora bisogna attraversare e non evitare le terre seminate di dolore. Quello proprio, quello altrui. Perché il dolore appartiene alla vita allo stesso titolo della felicità. Non il dolore come caparra della vita eterna, ma il dolore come inevitabile contrappunto della vita, come fatica del quotidiano, come oscurità dello sguardo che non vede via d´uscita. Eppure la cerca, perché sa che il buio della notte non è l´unico colore del cielo.
Di forza d´animo abbiamo bisogno soprattutto oggi perché non siamo più sostenuti da una tradizione, perché si sono rotte le tavole dove erano incise le leggi della morale, perché si è smarrito il senso dell´esistenza e incerta s´è fatta la sua direzione. La storia non racconta più la vita dei nostri padri, e la parola che rivolgiamo ai figli è insicura e incerta. Gli sguardi si incontrano solo per evitarsi. Siamo persino riconoscenti al ritmo del lavoro settimanale che giustifica l´abituale lontananza dalla nostra vita. E a quel lavoro ci attacchiamo come naufraghi che attendono qualcosa o qualcuno che li traghetti, perché il mare è minaccioso, anche quando il suo aspetto è trasognato.
Passiamo così il tempo della nostra vita, senza sentimento, senza nobiltà, confusi tra i piccoli uomini a cui basta, secondo Nietzsche: "Una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte, fermo restando la salute". Perché ormai della vita abbiamo solo una concezione quantitativa. Vivere a lungo è diventato il nostro ideale. Il "come" non ci riguarda più, perché il contatto con noi stessi s´è perso nel rumore del mondo.
Passioncelle generiche sfiorano le nostre anime assopite. Ma non le risvegliano. Non hanno forza. Sono state acquietate da quell´ideale di vita che viene spacciato per equilibrio, buona educazione. E invece è sonno, dimenticanza di sé. Nulla del coraggio del navigante che, lasciata la terra che era solo terra di protezione, non si lascia prendere dalla nostalgia, ma incoraggia il suo cuore. Il cuore non come languido contraltare della ragione, ma come sua forza, sua animazione, affinché le idee divengano attive e facciano storia. Una storia più soddisfacente.

Umberto Galimberti
Tratto da “la Repubblica”, 24 febbraio 2003


Sono parole che per tanti motivi mi hanno toccata da vicino..... anche se un pò lungo ci tenevo a farvelo leggere in quanto ritengo che ognuno di noi ci si possa ritrovare.....scriveva Nietzsche: "tutto quello che non mi fà morire, mi rende forte."

schettino elena

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Grazie per il vostro contributo

Messaggio  Admin il Gio Nov 20, 2008 8:59 pm

ringrazio MariaGrazia Simona ed Elena per aver ragionato con noi e condiviso le vostre riflessioni.
Amo far riflettere le gli studiosi sui territori meno esplorati...........
Questo è nella pratica quello che intendo io per apprendimento collaborativo!
la docente study
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Cos’è che ogni insegnante vorrebbe per i propri bambini?

Messaggio  adriana di costanzo il Gio Nov 20, 2008 9:54 pm

Cos’è che ogni insegnante vorrebbe per i propri bambini?
La felicità, il successo a scuola, soddisfazione nella vita e solide amicizie sono le prime cose che vengono in mente. Ma se esaminiamo questi obiettivi non sarà una semplificazione concludere che, per realizzarli, i bambini hanno bisogno di una forza interiore per far fronte con competenza e successo alle sfide che incontrano giorno dopo giorno. Questa capacità di farcela e sentirsi competenti si chiama resilienza. Resilienza è un termine che nell’ambito delle scienze sociali corrisponde alla capacitá umana di affrontare le avversitá della vita, superarle e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato.
La resilienza non corrisponde solo alla forza d’animo e nemmeno alla sola forza di volontà, nemmeno alla felicità, ma abbraccia l’abilità del bambino di gestire con efficacia lo stress e le difficoltà, di far fronte alle sfide di ogni giorno, di riaversi dalle delusioni, dalle avversità e dai traumi, sviluppare obiettivi chiari e realistici, risolvere i problemi, relazionarsi facilmente con gli altri e trattare sé stessi e gli altri con rispetto. La resilienza include quindi un insieme di caratteristiche che favoriscono un buon processo di adattamento e trasformazione, nonostante i rischi e le avversità, e che potremmo raggruppare in due ambiti principali:
• Caratteristiche personali o risorse interne: autostima, autonomia, consapevolezza, orientamento positivo allo scambio sociale, temperamento elastico, capacità di problem solving, oltre alla planful competence, cioè la capacità di pianificare le scelte importanti della vita, fare progetti per il futuro e perseguire degli obiettivi.
• Caratteristiche familiari e ambientali, o risorse esterne: coesione e calore familiare, genitori competenti nelle funzioni parentali, presenza di reti di relazioni e di sistemi di sostegno formali ed informali che tengano conto della cultura di origine del bambino. La resilienza infatti si costruisce come interazione tra l'individuo e l'ambiente, ed ha quindi espressioni differenti in culture diverse.
Se si considerano gli elementi che la caratterizzano, la resilienza risulta in gran parte iscritta nel nostro patrimonio genetico; ma ha anche la capacità di svilupparsi nel corso dell'esistenza, di rafforzarsi e di indebolirsi a seconda delle esperienze che si vivono soprattutto negli anni infantili.
Se gli insegnanti prendono coscienza delle componenti di un mindset resiliente, allora tutte le loro interazioni con i bambini possono essere orientate a rafforzare questa disposizione mentale, sia che i bambini affrontino grandi traumi o meno.
La persona resiliente, lo diventa nel corso di un processo di crescita, in funzione delle esperienze e degli incontri che fa, delle paure e delle frustrazioni che riesce a superare, dei risultati che ottiene, dell’amore che riesce a ricevere e a dare, degli schemi di riferimento che via via struttura, della capacità di mantenere viva la fiducia in se stessa, di costruire un’immagine di sé positiva e di intravedere una via d’uscita anche in condizioni precarie.
La resilienza non va considerata come un monolite che o c’è o non c’è, ma come il risultato di un percorso: l’effetto di un’interazione, nel tempo, tra l’individuo e il suo ambiente.
Affrontare la resilienza di un bambino implica quindi considerare le interazioni che egli ha con la sua famiglia e con l’ambiente familiare, scolare, sociale: è il sistema famiglia, scuola, società che è resiliente o meno e diventa tutore di resilienza per il bambino. Alla base dello studio sulla resilienza, quindi, c’è il bambino nel suo contesto.
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..resilenza

Messaggio  francesca.pezone il Ven Nov 21, 2008 12:33 am

..la resilenza per me è la resistenza psicologica alle avversità, presente o stimolabile in ogni soggetto..quindi applicando questo concetto all disabilità essa è un è una risorsa fondamentale per favorire il processo di integrazione.
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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  valeriapugliese il Ven Nov 21, 2008 2:03 am

Il termine resilienze deriva dal latino "resalio", che significsa risalire.
Il termine indica anche la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate.
Entrambi i significati si riferiscono alla capacità di resistere alle difficoltà, di perseguire nei propri obiettivi, di non perdere, nonostante tutto, la speranza.
Nel caso di una persona disabile, i disagi provocati dalle barriere fisiche, dagli ostacoli sociali, lasciano spesso il posto alla fragilità e alla vulnerabilità.
Io penso che l'essere umano possieda una capacità innata di resistere allo stress, è come una risorsa che gli permette di ricostruirsi una vita, anche dal punto di vista psicologico e sociale, dopo un dramma o una situazione difficile come quella provocata da un handicap.
Per me resilienza significa non mollare mai, è il mio motto, BARCOLLO MA NON MOLLO!

valeriapugliese

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Resilienza

Messaggio  alessia verre il Sab Nov 22, 2008 9:59 pm

Buonasera, finalmente sono riuscita ad iscrivermi.Navigando un pò in internet ho trovato un articolo per quanto riguarda la resilienza,a mio parere molto interessante:


La Resilienza può essere definita come la capacità o il processo di far fronte,resistere,integrare,costruire e riuscire a organizzare positivamentela propria vita nonostante l'aver vissuto situazioni difficili che facevano pensare ad un esito negativo.Permette di sistematizzare,di mettere in pratica quello che per intuizione o esperienza,quotidianamente si attua per favorire il benessere di bambini e bambine,giovani e adulti.Richiede di modificare lo sguardo con cui si leggono i fenomeni e di superare un processo di analisi lineare,di causa ed effetto.Perchè certe persone,malgrado le aggressioni e le dure prove che hanno subito,riescono a organizzare la loro vita in un percorso dinamico positivo?Quali sono le loro forze, le capacità i sostegni e gli aiuti necessari per affrontare le difficoltà?Ognuno di noi conosce famiglie,bambini,adulti che messi difronte ad avversità,sono riusciti a resistere,a costruire,a integrare le risorse con i limiti,e a riorganizzare positivamente la loro vita.Questa capacità(risorsa latente o presente)DI RIMANERE IN PIEDI è riscontrabile fin dall'origine dell'umanità.Le persone resiliente probabilmente sono sempre esistite prima ancora della nascita della parola stessa.Si pensi a Ludwig Van Beehtoven,orfano molto giovane,ad esempio Alessandro Manzoni,che soffriva di attacchi di panico,ad Albert Einstein,che era dislessico.Secondo Michael Rutter(1985),la resilienza è la capacità di svilupparsi in modo accettabile a dispetto di uno stress o di un' avversità che comporta normalmente il rischio di un esito negativo.Si tratta dunque non solo della resistenza,ma anche del superamento delle difficoltà.Comporta per la persona,quando è sottomessa a pressioni,la possibilità di proteggere la sua integrità,di costruirsi e aprirsi delle vie malgrado le circostanze difficili.Questa possibilità esiste certamente in forma latente,e secondo la storia di ciascuno può trasformarsi in un processo attivo.E' utile, dunque,conoscere ed esplorare i meccanismi di difesa che vengono messi in atto di fronte a una prova potenzialmente traumatica,e analizzare come questi meccanismi possono essere salvifici."

Voi cosa pensate?

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RESILIENZA e le mie esperienze

Messaggio  Sorrentino Lucia il Dom Nov 23, 2008 3:30 pm

Resilienza è un termine che può assumere diversi significati a seconda del contesto:
Capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi.
* in ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze di rottura.
* in informatica, la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d'uso e di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati. I contesti di riferimento sono quelli relativi alla business continuity e al disaster recovery. Sinonimi di resilienza sono: elasticità, mobilità. È definibile anche come una somma di abilità, capacità di adattamento attivo e flessibilità necessaria per adottare nuovi comportamenti una volta che si è appurato che i precedenti non funzionano. Esiste una contestuale capacità di adattamento passivo, intesa come la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni sulle quali non possiamo farci nulla senza continuare a valutarle negativamente, ma imparando da esse o, ancora più semplicemente, dedicandoci ad altro.
* in ecologia e biologia la resilienza è la capacità di autoripararsi dopo un danno.
* in psicologia, la resilienza viene vista come la capacità dell'uomo di affrontare e superare le avversità della vita. Andrea Canevaro in “Bambini che sopravvivono alla guerra”[1] definisce la resilienza come “la capacità non tanto di resistere alle deformazioni, quanto di capire come possano essere ripristinate le proprie condizioni di conoscenza ampia, scoprendo uno spazio al di là di quello delle invasioni, scoprendo una dimensione che renda possibile la propria struttura”.
E’ inoltre una capacità che può essere appresa e che riguarda prima di tutto la qualità degli ambienti di vita, in particolare i contesti educativi, qualora sappiano promuovere l’acquisizione di comportamenti resilienti.


Per quanto riguarda la terminologia "Resilienza" è importante capirne nei vari contesti la spiegazione letterale della parola ed il suo significato, ma all'atto pratico personalmente ho avuto la fortuna e la sfortuna di essere sposata con un uomo che nella vita di resilienza ne ha da vendere.
e di conseguenza io vivo questo continuo lottare nel quotidiano se facciamo riferimento ai continui cambiamenti politicamente parlando che ci mette a noi cittadini in condizioni di doverci adeguare continuamente.
Io pur essendo insegnante e lavoro da 14 anni mi ritrovo che a 41 anni non so cosa farò da grande. Sicuramente la mia è una personalità molto forte per cui non demordo al primo intoppo, anzi per maggior ragione combatto contro le mie avversità reagendo positivamente anche per dare un'immagine di me positiva che contribuisce nella formazione dei miei figli . Mio marito nonostante un'adolescenza tribulata tra un collegio ed un altro visto che i suio genitori erano separati, ad oggi è un imprenditore che ha trovato il suo posto in società lottando con insistenza e percorrendo i suoi ideali . E' riuscito a raggiungere parte dei suoi obiettivi, ma con il punto interrogativo del domani cosa sarà per noi e i ns. figli.
Se guardiamo al di là delle proprie esperienza personali sicuramente ci sono casi dove la capacità di realizzare i propri sogni è solo una questione di testa come sognare. Lo testimonia nella vita e adesso anche a parole Oscar Pistorius, un’esistenza spesa inseguendo un record.
Sudafricano, nato con una grave malformazione Pistorius subisce da bambino l’amputazione di entrambe le gambe. Ma si dedica con costanza e passione a molti sport, grazie al supporto di due protesi in fibra di carbonio. “The fastest thing on no legs” diranno di lui a sottolineare gli eccellenti risultati portati a casa nonostante tutto.
Trasforma la propria disabilità in una grande opportunità: diventare campione.

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La resilienza

Messaggio  Rossella Accardo il Dom Nov 23, 2008 4:06 pm

SECONDO vANISTENDAEL la resilienza è:"la capacità di comportarsi in maniera socialmente accettabile,nonostante alcune forme di stress o di avversità che normalmente implicano l'alto rischio di un esito negativo".
La resilienza non è invulnerabilità genetica che alcuni hanno e altri no;Cyrulnik afferma:"questi bambini sono vulnerabili come gli altri ma in più sono stati feriti e lo saranno tutta la vita ma diventeranno umani tramite questa ferita".
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Una delle più belle caratteristiche di un essere umano: la RESILIENZA

Messaggio  Angela La Mura il Dom Nov 23, 2008 11:36 pm

Oscar Pystorius, Gennaro Morra, Alex Zanardi, sono solo alcuni che di resilienza ne hanno da vendere e che meritano tutta la nostra stima ed ammirazione. Sono esempi viventi di come un essere umano può ottenere tanto sapendo reagire, resistendo alle difficoltà e combattendo gli ostacoli sociali. Essere resilienti significa avere una risorsa in più che ci fa risalire la china in ogni situazione, dalle più banali alle più sconvolgenti.

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Per saperne qualcosa di più...

Messaggio  manuela calenzo il Mar Nov 25, 2008 9:31 pm

La resilienza corrisponde alla capacitá umana di affrontare le avversitá della vita, superarle e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato.
Da questo punto di vista la parola viene associata a tensione, stress, ansietá, situazioni traumatiche che ci colpiscono durante la nostra vita. Gli elementi costitutivi della resilienza sono presenti in ogni essere umano e la loro evoluzione accompagna le diverse fasi dello sviluppo o del ciclo vitale dell´ uomo. La resilienza é piú della semplice capacitá di resistere alla distruzione proteggendo il proprio io da circonstanze difficili, é pure la possibilitá di reagire positivamente a scapito delle difficoltá e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli essere umani. Non é solo sopravvivere a tutti i costi, ma é avere la capacitá di usare l´ esperienza nata da situazioni difficili per costruire il futuro. La resilienza puó venire incontro al lavoro sociale e psicologico a livello di: prevenzione, riabilitazione, collaborazione in educazione, assistenza alle famiglie e ai diversi gruppi sociali, perché non attinge la sua forza soltanto dalle condizioni naturali degli individui, ma ha bisogno pure di un aiuto esterno e di un ambiente che faciliti e appoggi uno sviluppo personale positivo e ricco in esperienze conducenti verso un apprendimento vitale.
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la resilienza

Messaggio  Admin il Mar Nov 25, 2008 9:38 pm

Arrow Arrow Questo tema interessante lo approfondiremo più avanti
però aprite una finestra di attenzione su questo argomento
perchè gli argomenti meno esplorati devon diventare uno dei principali terreni di analisi.
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ci sto prendendo gusto!

Messaggio  michela russo il Mar Nov 25, 2008 9:57 pm

L'idea di partecipare ad un forum si fa sempre più interessante, perchè dà la possibilità di espressione a tutti, anche a chi magari per timidezza non riesce a farlo a voce. Grazie.

michela russo

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Resilienza

Messaggio  Antonella Lucibello il Mar Nov 25, 2008 10:14 pm

Grazie ai preziosi contributi apportati sull'argomento "resilienza", anch'io ho potuto conoscerne meglio il significato e a questo punto posso dire che la considero una se non LA più importante capacità per l'uomo e per tutti gli esseri viventi di sopravvivere in caso di danno fisico e/o psicologico. Secondo me però, al di là dell'aspetto istintivo, essa va compresa ed esercitata per far fronte alle continue e sempre più difficili sfide che la società di oggi ci impone ( guerre, crisi economiche, inquinamento, malattie).
Ma come fare ad essere sempre resilienti? Altrimenti detto: "Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare!" E' proprio questo mare che bisogna indagare se vogliamo riuscire ad esserlo, cioè valorizzare la dimensione affettiva, psicologica, intima dell'uomo, la conoscenza di sè e della vita nella sua interezza (insieme di bene e male).

Antonella Lucibello

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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  rusciano giovanna il Mar Nov 25, 2008 11:17 pm

Admin ha scritto:Cari studenti,
vi propongo il seguente tema inesplorato,
Cosa sapete al riguardo?
Avete delle informazioni da condividere?
Volete discuterne?

Questo è il mio invito che per ora resterà qui nel forum
ne parleremo in aula più avanti.
la docente


In fisica, la “resilienza” indica la capacità di un corpo di resistere agli choc e di riprendere la sua struttura iniziale. Nell’ambito della psicologia, questo termine indica la capacità di individuo di superare i momenti dolorosi dell’esistenza e di evolvere, nonostante le avversità. In altre parole, la resilienza consiste nel prendere atto del trauma (lutto, abbandono, incesto, violenza sessuale, malattia, guerra), imparando a conviverci, risollevandosi e guardando le cose da un’altra prospettiva. A volte si riesce perfino a liberarsi di un passato pesante, uscendone temprati. Giovanna

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Grazie Angela

Messaggio  colomba.persico il Mar Nov 25, 2008 11:23 pm

Angela La Mura ha scritto:Oscar Pystorius, Gennaro Morra, Alex Zanardi, sono solo alcuni che di resilienza ne hanno da vendere e che meritano tutta la nostra stima ed ammirazione. Sono esempi viventi di come un essere umano può ottenere tanto sapendo reagire, resistendo alle difficoltà e combattendo gli ostacoli sociali. Essere resilienti significa avere una risorsa in più che ci fa risalire la china in ogni situazione, dalle più banali alle più sconvolgenti.

Brava Angela concordo con te!!! meritano tutta la nostra stima, sono veramente gli esempi viventi di coloro, che hanno reagito positivamente a ciò che purtroppo gli è accaduto... Smile , è importante sapere cosa significa resilienza, ma abbiamo in questo caso , dei soggetti che spiegano molto bene praticamente il concetto Grazie ancora Angela... Smile

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Resilienza..l'arte di risalire sulla barca rovesciata

Messaggio  Maria il Mer Nov 26, 2008 12:08 am

...quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri
lottano strenuamente per risalirvi sopra... nell'antichità questo termine
indicava il gesto di tentare di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il
verbo «resalio», è forse il nome della qualità di chi non perde mai
la speranza e continua a lottare contro le avversità...
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Maria

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La resilienza educativa.

Messaggio  teresa.portoghese il Ven Nov 28, 2008 10:51 pm

Una qualità dell'apprendimento efficace è la RESILIENZA: la capacità, cioè di tollerare le frustazione e le difficoltà che si incontrano nel corso dell'apprendimento senza turbarsi e scappare in ritirata.Molti ragazzi davanti alle difficoltà si lasciano prendere dal panico e dall'angoscia e, invece di perseverare nel compito sono
costretti a cercare mezzi per sostenere la propria autostima; altri invece "metabolizzano"le proprie frustazioni.
M.C.Wang eG.Haertel definisconno la" resilienza educativa come: "il successo a scuola nonostante le vulnerabilità personali e le avversità determinate da esperienze e condizioni ambientali precoci o ancora in
corso.
Per favorire la resilienza educativa e ,quindi migliorare la vita dei ragazzi ,bisogna mettere in atto metodi e strategie che la incoraggiano. la sede ideale per attuare questo tipo di azione è il laboratorio. Essa, però non deve sostenuta e migliorata solo da un insieme di attività o di strategie ma deve essere potenziata da insegnanti che devono considerare i discenti come "Persone" che possono fare delle scelte,acquisire conoscenze e sviluppare abilità. La vita del laboratorio influenza il modo in cui gli alunni si comportano e apprendono; può incoraggiare o scoraggiare l'iniziativa e l'autonomia,la cooperazione e l'attività scolastica, può promuovere o ostacolare la resilienza educativa. Le strategie che si possono adottare a favore di essa e che tengono conto della diversità sono:
- riconoscere i modi in cui gli alunni possono essere diversi.
-adattare le pratiche d'insegnamento alle capacità, agli interessi e alle esperienze degli alunni.
-scegliere metodi di valutazione congruenti con le precedenti esperienze di apprendimento degli alunni e con il loro ambiente di provenienza.Lo sviluppo di tali strategie rende gli alunni più indipendenti nel loro modo di apprendere,cosa che può contribuire ad incrementare la resilienza educativa.Le insegnanti che esprimono efficacemente attenzione,sostegno ed elevate aspettative nei confronti di tutti gli alunni anche di quelli più difficili esercitano un'influenza positiva sul benessere scolastico e sociale degli alunni.
Concludo con una personale annotazione:"le insegnanti convinte che tutti i soggetti possono imparare e contribuire alla società sono quelle più adatte a sostenerli verso alti standard scolastici e sociali."

teresa.portoghese

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resilienza

Messaggio  orefice.veronica il Sab Nov 29, 2008 12:14 am

Resilienza è un termine che può assumere diversi significati a seconda del contesto: Capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi.
in ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze di rottura.
in informatica, la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d'uso e di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati. I contesti di riferimento sono quelli relativi alla business continuity e al disaster recovery. Sinonimi di resilienza sono: elasticità, mobilità. È definibile anche come una somma di abilità, capacità di adattamento attivo e flessibilità necessaria per adottare nuovi comportamenti una volta che si è appurato che i precedenti non funzionano. Esiste una contestuale capacità di adattamento passivo, intesa come la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni sulle quali non possiamo farci nulla senza continuare a valutarle negativamente, ma imparando da esse o, ancora più semplicemente, dedicandoci ad altro.
in ecologia e biologia la resilienza è la capacità di autoripararsi dopo un danno.
in psicologia, la resilienza viene vista come la capacità dell'uomo di affrontare e superare le avversità della vita. Andrea Canevaro in “Bambini che sopravvivono alla guerra”, definisce la resilienza come “la capacità non tanto di resistere alle deformazioni, quanto di capire come possano essere ripristinate le proprie condizioni di conoscenza ampia, scoprendo uno spazio al di là di quello delle invasioni, scoprendo una dimensione che renda possibile la propria struttura”.
E’ inoltre una capacità che può essere appresa e che riguarda prima di tutto la qualità degli ambienti di vita, in particolare i contesti educativi, qualora sappiano promuovere l’acquisizione di comportamenti resilienti.

^ A. Canevaro, A. Malaguti, A. Miozzo, C. Venier (a cura di), "Bambini che sopravvivono alla guerra", Trento, Erickson, 2001
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Resilienza"

orefice.veronica

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Cos è la resilienza

Messaggio  martina Spagnuolo il Sab Nov 29, 2008 12:51 am

Salve a tutte,
la resilienza nasce come parola tecnica: è un mix tra resistenza ed elasticità, ovvero capacità di plasmarsi x adeguarsi alla situazione di sforzo. Più o meno.
E’ bello che sia passata ad un traslato così efficace!
Anche senza saperlo, resiliamo di continuo, secondo me: facciamo forza senza irrigidirci, per non essere spezzati dalla pressione quotidiana di questa vita sempre più difficile.
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la mia riflessione...

Messaggio  carmela.romano il Sab Nov 29, 2008 4:19 pm

Buon pomeriggio a tutte, all'apertura del forum ho notato una nuova tematica, la "resilienza" su cui discutere insieme.Ebbene ragazze, non vi nascondo che non avevo mai pensato a ciò, così, ho fatto alcune ricerche ed ho appreso che:Il termine resilienza assume diverse sfumature di significato a seconda del settore scientifico in cui viene impiegato. In ingegneria, ad esempio, si intende per resilienza l'indice che misura la resistenza di un materiale alla deformazione e alla rottura e il suo valore è determinato attraverso una prova d'urto. In biologia e in ecologia la resilienza esprime la capacità di un sistema di ritornare a uno stato di equilibrio in seguito a una perturbazione.[/justify]
Particolarmente ispirata dalla sua matrice latina (resilire, da re salire, saltare indietro, rimbalzare), la ricerca in ambito psicologico fa uso del termine resilienza per esprimere la capacità, da parte dell'individuo, di fronteggiare un qualsiasi evento traumatico, acuto o cronico, ripristinando l'equilibrio psico-fisico precedente al trauma e, in certi casi, migliorandolo.
La prima studiosa a sviluppare il concetto in un vero e proprio disegno di ricerca fu l'americana Emmy Werner in un progetto di durata trentennale iniziato nei primi anni '60 con l'obiettivo di analizzare le reazioni di ragazzi esposti a determinati fattori di rischio sociale (delinquenza, ambiente familiare violento o alle prese con gravi patologie di un proprio componente). Negli stessi anni Fritz Redl, coniava il termine di «resilienza dell'io» studiando l'«invulnerabilità» ai traumi propria dell'età adolescenziale. Successivamente il termine fu inteso in maniera più ampia come capacità dinamica di controllo di sé in funzione delle sollecitazioni dell'ambiente.
In maniera sempre più chiara, nel pensiero dei vari studiosi la resilienza ha assunto la connotazione di un processo nel tempo, suddiviso in tappe, inteso al progressivo recupero dell'equilibrio psico-fisico della persona traumatizzata. Posta la causa, è osservabile come tali percorsi siano contraddistinti da un elevato livello di personalizzazione: è la strategia del cosiddetto tailoring, utilizzata da alcuni terapeuti che «tagliano su misura» del paziente le tappe e i tempi di recupero, come farebbe il sarto con un vestito. Nella letteratura scientifica (cfr CYRULNIK B. - MALAGUTI E., Costruire la resilienza. La riorganizzazione positiva della vita e la creazione di legami significativi, Centro Studi Erickson, Gardolo [TN] 2005) sono state identificate tre tipologie causali di traumi per risolvere i quali è possibile avviare processi di resilienza. Le prime sono definite congiunturali, ovvero legate a eventi puntuali e improvvisi, come catastrofi, torture, abusi; vi sono poi le cause di tipo congiunturale e strutturale allo stesso tempo, inerenti rispettivamente a deficit o patologie acquisiti o congeniti che, peggiorando nel tempo, sortiscono effetti sempre più gravi nella vita dell'individuo (ad es. la scoperta della malattia di Alzheimer o di forme tumorali); troviamo infine i deficit strutturali, le cui cause sono di tipo sistemico, ovvero inserite in situazioni o contesti complessi e derivanti da più fattori che agiscono contemporaneamente, quali lo stress per ritmi di lavoro elevati, l'ambiente familiare degradato e violento, i maltrattamenti ripetuti, ma anche guerre o conflitti di portata più ampia (si pensi al genocidio in Ruanda, alla Shoah).

Carmela Romano

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Re: parliamo di resilienza

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