parliamo di resilienza

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i tutori della resilienza

Messaggio  tesone andreana il Mar Dic 16, 2008 12:55 pm

Ogni individuo ha il suo temperamento. Il temperamento rappresenta una disposizione a comportarsi e a sviluppare la propria personalità in un determinato modo. Indica il ‘come’ ci si sviluppa, più che il ‘perché’. Esso è influenzato sia dai determinanti genici, sia dal contesto socioculturale in cui si vive. L’espressione “determinante genico” non è sinonimo di non modificabilità, al contrario, a volte, è più facile correggere, ad esempio, una alterazione metabolica, che non un pregiudizio.
Il temperamento non è soltanto un comportamento, ma anche una modalità che consente di inserirsi nel proprio ambiente e che influisce sulle risposte altrui nei propri confronti.
L’ambiente di vita, in particolare quello familiare, risente delle aspettative genitoriali, delle immagini interiorizzate, della loro storia individuale, che agiscono già prima della nascita stessa del figlio.
Anche l’ambiente socioculturale esterno interviene piuttosto precocemente ad influenzare il temperamento. In ogni caso, però, non si deve mai pensare a principi di causalità lineari e irreversibili.
Nel momento in cui l’esistenza di una persona viene turbata da una difficoltà, egli si trova a fronteggiarla tramite il capitale psichico acquisito fino a quel momento.
In modo particolare, un valido fattore di resilienza è la socializzazione: quanto più numerose saranno le persone sulle quali poter contare, tanto più elevate saranno le possibilità di successo.
Ad essa si accompagna la seduzione, uno stile relazionale ed una modalità di risoluzione dei conflitti che porta ad essere benvoluti, oltre che in grado di riconoscere ed accettare le forme di aiuto offerte.
La presenza di persone disposte all’ascolto consente di mettere in atto un altro tutore della resilienza: il racconto. In un primo momento esso sarà interiore, cioè si tratterà di una narrazione a se stessi dell’accaduto, del suo significato e della sua collocazione all’interno della propria esistenza. Successivamente, affinché non si corra il rischio di sprofondare in una forma di comunicazione delirante, si tenderà a condividere con le persone care tali racconti che, nella migliore delle ipotesi, dovrebbero limitarsi ad accogliere quanto detto, evitando incredulità, condanna, rifiuto o negazione, che renderebbero ancora più dolorosa la condizione del resiliente.
Per comunicare e condividere la propria esperienza il resiliente ha un ulteriore tutore: l’umorismo. Esso ha valore liberatorio e consente una rielaborazione cognitiva dell’emozione associata alla rappresentazione del trauma. Permette di trasformare la sofferenza in un evento sociale piacevole, che, a sua volta, favorisce la riduzione delle distanze con gli altri e modifica l’immagine che essi hanno della persona ferita, non più vittima sofferente, ma costruttore attivo della propria esistenza.
Nel racconto, inoltre, è insito un altro fattore di resilienza: la creatività. Il suo risveglio viene innescato da una mancanza: per evitare la sofferenza ad essa associata, è necessario riempire tale spazio con un oggetto, che assumerà, successivamente, il valore di simbolo.
Per concludere: in qualsiasi momento della vita è possibile avvalersi delle strategie di resilienza, anche se i bambini sembrano essere avvantaggiati in tal senso, perché sono in grado di mettere in atto cambiamenti molto più profondi degli adulti, che, spesso, sono irrigiditi dalle loro esperienze e concezioni del mondo.
In linea generale, però, nessuna sofferenza è irrimediabile, ma può essere trasformata, grazie ai tutori della resilienza, e vissuta come occasione di cambiamento e di miglioramento di se stessi e della propria esistenza.

tesone andreana

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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  aiello maria il Mar Dic 16, 2008 8:40 pm

"Ogni persona brilla con luce propria fra tutte le altre. Non ci sono due fuochi uguali, ci sono fuochi grandi, fuochi piccoli e fuochi di ogni colore. Ci sono persone di un fuoco sereno, che non sente neanche il vento, e persone di un fuoco pazzesco, che riempie l’aria di scintille. Alcuni fuochi, fuochi sciocchi, né illuminano né bruciano, ma altri si infiammano con tanta forza che non si può guardarli senza esserne colpiti, e chi si avvicina si accende” ( Eduardo Galeano)

Che cose fa sì che due persone, poste nella medesima situazione, reagiscano con modalità differenti a tali sofferenze, chi in modo positivo e propositivo, chi in modo negativo, di totale chiusura e nichilismo?
La risposta è: la “resilienza"
La resilienza è similmente intesa come la capacità di essere nello stesso tempo flessibile come un filo d’erba e di resistere agli eventi stressanti come l’acciaio più duro, ed ha una grande importanza soprattutto come competenza in grado di “combattere” un percorso a rischio di devianza o di psicopatologia.
Ci sono alcune variabili psicologiche che risultano associate al processo di resilienza:

-l’adattamento (coping) ossia l’abilità di un individuo o di un gruppo di far fronte a richieste provenienti dall’ambiente attivando delle risposte adattative
-l’autoefficacia (Self-efficacy) ossia la convinzione di un individuo di essere in grado di modificare la propria esperienza attraverso il controllo dell’ambiente circostante
-il luogo del controllo (Locus of control) ossia il processo di attribuzione secondo cui la spiegazione di eventi positivi o negativi viene ricondotta a variabili relative al sé, su cui un individuo può esercitare un controllo attivo (luogo del controllo interno), oppure a variabili relative a altre persone, alle circostanze o al fato, che non sono soggette al controllo dell’individuo (luogo del controllo esterno)
-resistenza allo stress ossia la capacità di un individuo di far fronte a richieste adattative maggiori rispetto ai livelli abituali
Anche io ritengo che la resilienza si acquisisca gradualmenete e che specialmente il contesto socio-culturale ne favorisca l'acquisizione al fine di un maggiore equilibrio.
BUONASERA Surprised

aiello maria

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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  Marianna A. Russo il Mar Dic 16, 2008 9:01 pm

La resilienza si fonda,come sappiamo,su una componente cognitiva che riorganizza il vissuto nella sua completezza (anche sotto il profilo emotivo e affettivo)in una forma più sostenibile per il soggetto e soprattutto meno distorta. Non è il trauma in quanto tale a cambiare; a mutare è la comprensione che si ha di esso.
Un ulteriore passo per il buon esito del percorso di riconoscimento di sé è quello di accettare la realtà del trauma e della vulnerabilità che esso ha rivelato alla persona. L'auspicato mutamento cognitivo non può procedere se l'individuo si lascia ridurre a un'infinita schiavitù dalla rievocazione traumatica e traumatizzante dell'evento. Mediante il contributo della relazione con persone vicine e con l'eventuale ausilio di un intervento terapeutico, il soggetto attraversa una ristrutturazione del significato che l'incidente riveste e, allo stesso tempo, della comprensione di sé. Ricomprendere l'evento significa «ricomprendersi» nell'evento; riraccontarlo è un «riraccontarsi».
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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  Angela Riv. il Gio Dic 18, 2008 4:00 pm

Tema davvero interessante!Le persone che si ritrovano a dover convivere con una realtà e una dimensione nuova,trovano la forza di reagire, di lottare e di affrontare la vita con positività,non c'è altro modo.Paragonerei la condizione del disabile a quella di un naufrago su di un'isola sperduta il quale si aggrappa allla vita inventando mille strategie e sistemi per nutrirsi,per ripararsi dal freddo,per imparare ad affrontare l'arrivo di animali feroci,per resistere alle intemperie.
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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  Angela La Mura il Gio Dic 18, 2008 5:30 pm

Se essere resilienti significa riuscire a fronteggiare le contrarietà e le avversità, col termine "burn-out" si identifica una patologia professionale, all'opposto della resilienza, che è frequente tra gli operatori sociali.
Gli affetti da tale patologia appaiono completamente "bruciati", "fusi", "cortocircuitati", ovvero oltremodo sfiniti, esauriti, "a tutto campo".
A rischio "burn-out" sono soprattutto: educatori, insegnanti, assistenti sociali e tutte quelle professioni basate sulla "relazione d'aiuto" tra operatore ed utenti disagiati, professioni nelle quali le responsabilità morali dell'operatore, lo stress a cui è sottoposto e il suo coinvolgimento emotivo sono elevatissimi.
Proprio tali condizioni di lavoro, se non sussistono le adeguate misure di prevenzione, portano inevitabilmenye alla "fusione", al breakdown dell'operatore.

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Ancora sulla resilienza.

Messaggio  aldo il Sab Dic 20, 2008 10:49 pm

L'uomo, dice un famoso filosofo, è una canna pensante, è un essere estremamente fragile, ma è dotato di un qualcosa che lo distingue dagli altri esseri viventi:il pensiero. E proprio, attraverso il pensiero, l'uomo è capace di resistere ai colpi inferti dalla vita, elaborando lutti.sconfitte, frustrazioni.Il che gli consente di affrontare anche gli imprevisti con animo sereno e di perseguire i propri obiettivi.
Saluti e auguri di buon Natale a tutti.Aldo.

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resilienza

Messaggio  Angela Lucia D'Agostino il Mar Dic 30, 2008 3:27 am

Ho sentito parlare di classe"resiliente" cioe' un posto dove tutti i bambini possano avere successo in ambito emozionale,cognitivo e interpersonale.In questo senso si puo' pensare a un rafforzamento ampio della trama di vissuti e di processi interpersonali,emozionali,cognitivi ,che renda piu' resistente la classe agli "urti" dei vari BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI,delle disabilita',delle necessita' di individualizzare.Una classe piu' forte e ricca di risorse che sappia poi concretamente sostenere strategie didattiche inclusive,talvolta molto impegnative. Laughing

Angela Lucia D'Agostino

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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  Roberta Romano il Mar Dic 30, 2008 10:55 am

sul testo di murcada , in riferimento alla resilienza, c'è un'importante considezione sul ruolo dell'educazione....

"l'integrazione si connoterebbe come uno spazio riparativo dove, attraverso un processo di trasfert educativo, il disabile sperimenta con gli educatori(....) vissuti emotivo- affettivi che vengono elaborati, criticati, proiettati, ricostruiti, integrati(...)" .
Ciò consente agli educatori di progettare attività educative che possano offrire al disabile l'opportunità di ripensare al proprio stato e alle proprie capacità "eliminando maschere e bloccji, disagi, scoprendo le forze resilienti capaci di far superare le difficoltà insite nel profondo della personali".

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ciò che penso sulla resilienza

Messaggio  elisena.tolomeo il Mar Dic 30, 2008 12:20 pm

quando penso alla resilienza, ho in mente più le persone che il termine vero e proprio... coloro che accettano la vita con tutte le difficoltà che essa pone ma che hanno la forza di affrontare tutti i percorsi, tutte le difficoltà, di vivere e non di lasciarsi vivere. Prendere la vita così come va presa, una vera virtù...

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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  mariarosaria tarallo il Ven Gen 02, 2009 12:50 am

ciao, sono d'accordo con te Elisena...
E poi vorrei tornare sullo stralcio proposto dal testo di Murdaca dalla nostra collega Roberta.
Hai fatto bene ad evidenziare quel passaggio, proprio in questi giorni lo rileggevo, e richiederebbe un approfondimento diffuso, sono parole importantissime, secondo me. Grazie per averle evidenziate, ciao, buon anno

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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Gen 06, 2009 12:36 am

Questo video lo voglio postare proprio in questa bellissima proposta di discussione condivisa dalla nostra Prof.
C'è un brano di uno dei miei autori ed interpreti preferiti, Enzo Jannacci, un brano che con altre persone ho assunto anni fa nel nostro repertorio e lo abbiamo eseguito insieme, raggiungendo persone che erano state in difficoltà, o ci stavano ancora dentro, e che avevano bisogno, in una parola, di SPERARE!
Parla di qualcuno che ha bisogno di aiuto e gli viene risposto, dal personaggio a cui si rivolge, che avrebbe dovuto saperlo prima che dopo avrebbe avuto bisogno di aiuto, di un lavoro e blablabla. Un uso delle parole che mette in luce l'ipocrisia, fino al grottesco, di chi pretende anche di affermare una ipotetica disponibilità (qualora le cose si sapessero "PRIMA!")
Ma per fortuna c'è chi lo invita a contare sulle cose semplici e belle, e sul positivo di questa vita (compreso il parlare VERO di Uomini come Giorgio Gaber): allora..."sarà ancora bello...quando SENTI il SOLE!"
Fatela circolare 'sta canzone, se vi va...Io la canto anche solo per me stessa a volte, e fa bene al cuore, lo apre davvero al SOLE ; ))

Per una volta desidero dedicare questo video tutto alla nostra Docente, che ci ha ricordato più volte il valore della PErsona, non a parole, ma con una accoglienza incondizionata verso tutti noi, consentendo davvero a ciascuno di esprimersi secondo la propria identità, e allora...sarà sempre bello essere se stessi, se esistono persone che credono nel potere liberante dell'Educazione.
GRAZIE!!!

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Re: parliamo di resilienza

Messaggio  Rosaria Kaiser il Mar Gen 06, 2009 2:01 pm

La resilienza é piú della semplice capacitá di resistere alla distruzione proteggendo il proprio io da circostanze difficili

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continuo...

Messaggio  mariarosaria tarallo il Dom Apr 26, 2009 2:38 pm

Tanti impegni legate alle incessanti scadenze del nostro percorso universitario hanno impedito di rivederci qui, però questo luogo a tanti di noi credo sia rimasto caro e oggi, passando, vorrei lasciare un saluto alla ns. Docente e a chiunque dovesse sentire il richiamo di questo posto assai caro, ho voluto postarlo proprio nell'argomento resilienza, che mi è piaciuto tanto, un grande abbraccio a chi legge, ciao , Ross

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ATTUALITA' DEL CONCETTO DI RESILIENZA NEL CONTESTO SOCIOECONOMICO ATTUALE

Messaggio  LEONARDA SAVARESE il Lun Nov 09, 2009 3:53 pm

In psicologia la resilienza e' la capacita' di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici in altre parole applicata alla vita vissuta e' la capacita' di affrontare e superare le contrarieta' della stessa.
In un momento di forte crisi economica quale quello attuale, il concetto di resilienza e' di prorompente attualita'. Gli effetti materiali della crisi: perdita del posto di lavoro, riduzione delle entrate e quindi del tenore di vita per le fasce piu' deboli, e per i piu' giovani, estrema difficolta' ad inserirsi nel modo del lavoro con contratti stabili, stanno costringendo gli individui loro malgrado, a testare le proprie capacita' di resistenza e di adattamento a forze che tendono ad usurarli, conducendoli verso il punto di rottura. Concordo con la collega del forum che addita ad esempio sportivi famosi, Pastorius etc, si tratta certamente di soggetti dotati di eccezionali capacita'. Ritengo pero' di dover ammirare allo stesso modo il signor Rossi, operaio di 50 anni con famiglia a carico, che dopo 30 anni di lavoro si trova cassintegrato per un'azienda che probabilmente chiudera' senza avere nessuna reale possibilita' di ricollocarsi nel mondo del lavoro, o del signor Bianchi titolare di una piccola ditta di produzione di scarpe che sta per finire fuori mercato per la concorrenza spietata che gli viene dai prodotti a basso prezzo provenienti dai paesi asiatici e che riceve alcun aiuto dallo stato o dal sistema bancario. I veri resilienti sono loro, gli eroi oscuri di una societa' guidata da un capitalismo estremo che riescono malgrado le traversie a resistere ed ad adattarsi alle nuove sfide, consentendo alla nostra societa' di non sfaldarsi sotto i colpi della crisi che stiamo vivendo.

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