I disabili e il difficile rapporto con la societa'

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I disabili e il difficile rapporto con la societa'

Messaggio  tesone andreana il Gio Dic 04, 2008 7:33 pm

Un importantissimo problema che affligge la nostra società è senza ombra di dubbio quello della tutela di una fascia di popolazione poco fortunata che ogni giorno si trova a dover lottare per avere una qualità di vita degna di un essere umano.
Stiamo parlando dei disabili.
Questo settore della società purtroppo ogni giorno si trova a dover affrontare gravi problemi causati, per esempio, dalla discriminazione dovuta ad una profonda ignoranza che purtroppo ancora esiste e si fa fortemente sentire.
Un grosso problema che affligge le comunità disabili e di cui molto spesso sentiamo parlare in emissioni radio, programmi televisivi o leggiamo su articoli di giornale e riviste è quello delle barriere architettoniche.
In effetti, purtroppo ancora in troppi luoghi del pianeta e anche in città considerate all avanguardia mancano le strutture adatte per permettere ai disabili libertà di movimento e una certo grado di autosufficienza.
E anche vero, però, che sono state fondate molte associazioni ed organizzazioni che si occupano di tutelare i diritti dei disabili, le quali hanno raggiunt notevoli risultati lottando tenacemente.
E molto importante sensibilizzare l ' opinione pubblica riguardo al problema dei disabili in quanto tutti possono collaborare al richiedere strutture più adeguate o a organizzare servizi PIU' EFFICIENTI.

tesone andreana

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disabile e rapporto con la società

Messaggio  orefice.veronica il Ven Dic 05, 2008 4:38 pm

Del disabile e del suo rapporto con la società esistono diverse configurazioni.
Le società hanno prodotto nel loro percorso rappresentazioni differenti che continuano
ad agire interiormente le azioni rispetto al diverso.
Disabile mostro con la sua doppia configurazione di elemento che fa paura e crea
disagio e nello stesso tempo è dotata di dono e poteri che i normodotati non possiedono.
Disabile scemo del villaggio, da proteggere e occultare, da utilizzare per trastullo,
invidiando ipocritamente una semplicità che il progresso della società ha negato per
sempre.
Il disabile eterno bambino, senza prospettive di crescita, senza bisogni di adultità,
asessuato, alieno dai cattivi sentimenti, sfortunato e per questo da assistere per sempre,
trasformando una reale prospettiva pedagogica in una presenza a vita, senza obiettivi.
Tutti dovrebbero eliminatre i pregiudizi...altrimenti come potremmo fare interagire tali soggetti??'
Nessuno spesso se ne rende conto, ma il disabile da tanto alla società, ad alcuni dei suoi aspetti formativi..........
Senza dimenticare l'insegnamento che il disabile, con la sua presenza può dare al mondo
del lavoro:
- la centratura sulla qualità del processo piuttosto che sul risultato
- la tematizzazione della diversità come vincolo di sviluppo
- la riscoperta del mondo emozionale
- il confronto coi fantasmi stereotipi della disabilità
- i processi solidaristici
- l'eccellenza dell'impresa, la sua qualità globale come capacità organizzativa interna
di integrare il sociale.

orefice.veronica

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i disabili e la società

Messaggio  giusappina d'angelo il Sab Dic 06, 2008 6:54 pm

Molte persone quando pensano o parlano di diversamente abili manifestano sentimenti di pietismo e di rassegnazione,infatti, spesso si sente dire:" Poveretti...che peccato!" eppure tanti di loro hanno dimostrato che la loro voglia di vivere è più forte di tante avversità , poichè sanno trarre dalla loro disabilità stimoli eccezionali per continuare a credere in un futuro migliore. Very Happy

giusappina d'angelo

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essere accettati per imparare ad accettarsi

Messaggio  Rossella Accardo il Lun Dic 08, 2008 4:18 pm

quando parliamo degli obiettivi che devono essere in primo piano,in ogni processo educativo e formativo di un soggetto abile o diversamente abile,poniamo al primo posto l'autonomia,intesa come processo mentale all'interno del quale il soggetto sa darsi delle regole e accetta di osservare delle regole;consideriamo che egli debba prepararsi a essere protagonista della propria vita,per quanto glielo consentono le sue condizioni;indirizziamo tutte le azioni in modo che il soggetto possa sviluppare al massimo tutte le sue potenzialità;creiamo le condizioni affinchè egli sia preparato a vivere da persona socialmente partecipe e integrata.
tutto questo potrebe rimanere utopico se al soggetto non fosse fornito un costante feedback rispetto al suo essere,rispetto al valore che come individuo rappresenta.
il promo requisito,infatti,per potersi accettare,per essee in grado di riconoscere i propri limiti,ma di valutare anche le proprie risorse,sta proprio nell'esperienza di essere accolti per se stessi,prescindendo da ciò che non si possiede o dalle mete che non si potranno mai raggiungere.
di limiti ciascun individuo può contarne tanti:alcuni sono visibili,altri sono noti solamente alla persona stessa,ma tutti possono diventare barriere alla realizzazione delle proprie potenzialità o essere semplicemente una difficoltà in più da combattere,a seconda di quanto il soggetto sentirà che sono suoi aspetti che ne potranno ridurre la partecipazione e il funzionamento come individuo o semplicemente situazioni esistenti alle quali cercare una compensazione e una strategia alternativa.
Perchè ciò si verifichi,si deve vivere l'esperienza dell'essere amati così come si è,al di là di quelli che potrebberi essere i traguardi da raggiungere,i cambiamenti da apportare akl proprio modo di essere.
il disabilie,più di altri,incontra difficoltà a vivere questa situazione,perchè troppo spesso nei suoi confronti sono messi in atto pregiudizi e stereotipie che prescindono da lui come soggetto,con una specifica realtà,confondendolo nella non singolarità data dal fatto di appartenere a una categoria,quella dei disabili,dei privi dunque di abilità.
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Re: I disabili e il difficile rapporto con la societa'

Messaggio  francesca.pezone il Lun Dic 08, 2008 5:55 pm

La possibilità di integrare i disabili nella società, o meglio di rendere la società una “società integrante”, è legata prevalentemente a quattro aspetti fondamentali:
1.la conoscenza del disabile dal punto di vista psichico, oltre che fisiologico;
2.la consapevolezza che l’emarginazione non è un fatto estemporaneo, ma nasce dall’esistenza di precisi modelli culturali e di costume, è cioè un fatto sociale che coinvolge tutta la società;
3.l’affermazione che l’integrazione acquista un significato se si identifica con un processo di pieno sviluppo della persona umana, attraverso l’educazione e la partecipazione reale alla vita comunitaria, al fine di acquisire o rafforzare le capacità;
4.la convinzione che il processo di integrazione è reale e valido solo se è preparato e condotto in modo organico, cioè se viene organizzato, programmato e finalizzato al raggiungimento di obiettivi concreti, realizzabili e verificabili e solo se chi attua il lavoro di integrazione è disposto al cambiamento e al lavorare insieme .
Questo significa volontà di ridurre gli svantaggi attraverso un impegno di solidarietà e di diffusione delle informazioni e attraverso il coinvolgimento della società tutta.
Dunque, si potrebbe considerare l’“integrazione sociale” come la partecipazione attiva alla vita della società che permette all’individuo di usufruire delle diverse opportunità che essa offre e che ognuno può cogliere a seconda delle proprie capacità, dei propri interessi e delle proprie aspirazioni. Dal punto di vista della singola persona disabile, perché essa divenga realmente un soggetto sociale, sono molto importanti le risorse individuali che le permettono di adeguarsi alle richieste del gruppo sociale cui appartiene, e di diventarne un membro effettivo.
Wink
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grazie antonella

Messaggio  Admin il Lun Dic 08, 2008 8:11 pm

[quote="Antonella Rivellino"]Anche qui posto i collegamenti interni al forum che potrebbero ricollegarsi logicamente a questo tema:

.....grazie per il tuo complesso lavoro di raccordo.

_________________
la docente di psicopedagogia dei linguaggi
Floriana Briganti
ATTENZIONE PRIMA l'indirizzo ERA ERRATO:
IL MIO CORRETTO INDIRIZZO A CUI SPEDIRE LE TESINE è
florianabri@gmail.com
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'Vietato l'uso di questo phon ai disabili''

Messaggio  Alessia.Zoccoli il Mar Dic 09, 2008 3:41 pm

[i]Acquista un phon e quando legge le istruzioni scopre che ''non deve essere utilizzato da diversamente abili, disabili mentali o sensoriali''. La denuncia di Daniele Malavolta dell'Associazione Paraplegici Marche
phon trasformato in pistola

ROMA - Acquista un asciugacapelli a cinquanta chilometri di distanza da casa, arriva nel suo appartamento, apre la scatola, legge le istruzioni e trova un'amara sorpresa. Tra le precauzioni per l'uso trova scritto che l'asciugacapelli in questione "non deve essere utilizzato da persone (compresi i bambini) diversamente abili, disabili mentali o sensoriali, o da persone prive di esperienza o conoscenza dello stesso, tranne i casi in cui siano assistite da chi si rende responsabile della loro incolumità, o vengano debitamente istruite riguardo all'utilizzo dell'apparecchio". Daniele Malavolta dell'Associazione Paraplegici delle Marche è stupefatto: "Mi sembra una cosa emblematica, e anche un po' assurda - commenta al telefono. - Quando l'ho detto agli altri dell'associazione si sono fatti tutti una risata, ma ci sono rimasti anche male. Dà fastidio il fatto che si faccia un unico calderone. È troppo generico parlare di persone disabili in questo modo. Non capisco perché io che giro il mondo poi non possa usare un phon. Se è pericoloso per me è pericoloso per tutti". E poi, prosegue, se paradossalmente l'uso di questo particolare asciugacapelli fosse effettivamente pericoloso per le persone disabili bisognerebbe scriverlo ben in vista sulla confezione. "Ma le pare che io debba tornare indietro al centro commerciale che si trova a cinquanta chilometri da casa mia per restituire il phon e farmi ridare i soldi? - chiede. - A questo punto sono loro che debbono venire a riprenderselo e a sostituirlo con uno adeguato".

L'asciugacapelli in questione è a marca Revlon, ma viene prodotto da Conair, una multinazionale leader di mercato mondiale nella produzione di phon e prodotti per capelli. Dalla filiale italiana precisano che le istruzioni degli elettrodomestici non vengono scritte da Conair Italia, ma vengono preparate in lingua inglese e poi tradotte in varie lingue. E per questa ragione una risposta precisa non può essere data in data su due piedi. Intanto, il signor Malavolta e l'Associazioni Paraplegici Marche vogliono andare a fondo nella questione: non vogliono lasciar correre e vogliono capire perché a loro è precluso l'utilizzo di quel phon

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IL RAPPORTO FRA INDIVIDUO DISABILE E DISABILITA'

Messaggio  catia.dellomo il Mar Dic 09, 2008 5:10 pm

Chi ha una menomazione, deve considerare la propria vita in termini diversi da chi non ce l'ha. Ma la diversità non sta nel negare uguali aspirazioni, uguali bisogni; sta nel capire che occorre un percorso originale. E’ come se l’immagine dell’altro o dell’altra venisse percepita dalla persona disabile con la necessità di subire una trasformazione. Se, ad esempio, il percorso della mano abile per raggiungere un oggetto è immediato, per il disabile l’immagine non può essere imitata senza un adattamento particolare o, se vogliamo usare un termine noto, speciale. Deve in qualche modo adattare quel percorso, o quel movimento, che vede fare in maniera istintivamente diretta, alla propria situazione, e quindi deve compiere delle riorganizzazioni delle informazioni che gli giungono semplicemente vivendo accanto ad altri. E così può essere per quanto riguarda le conquiste quotidiane degli oggetti di cui un disabile può avere bisogno. Può organizzare la propria memoria in modo tale da non basarsi unicamente sulle proprie facoltà, ma avere un aiuto organizzativo in oggetti materiali, così come chiunque, disabile o meno, può utilizzare un’agenda per ricordarsi le scadenze e gli impegni.
Forse l’agenda va personalizzata, va organizzata in una maggiore possibilità di autonomia. Questa attività di ri-organizzazione delle informazioni che giungono a una persona disabile, è un percorso di apprendimento vero e proprio, ma non di tipo scolastico. Può avvenire anche all’interno dei percorsi scolastici, ma non necessariamente. Ed è più marcato quando la menomazione, la disabilità, nasce da un evento traumatico che interrompe il percorso di normalità: un incidente sul lavoro, un incidente domestico, un incidente stradale. Da qui nascono delle situazioni che hanno caratteristiche diverse rispetto a quelle proprie di disabili dalla nascita.
Vi sono problemi di accettazione della situazione. Per un disabile, divenuto tale a seguito di un evento traumatico, vi può essere una difficile accettazione della stabilità della propria disabilità, ritenendola una fase transitoria, quindi non impegnandosi a organizzare la sua vita sulle conseguenze permanenti. Oppure vi possono essere delle umanissime ragioni di disperazione per la condizione in cui ci si trova improvvisamente e una eccessiva richiesta ad altri, perché risolvano i propri problemi. Questo punto è comune a chi, disabile, vive o ha vissuto in una dimensione che abbiamo l’abitudine di chiamare assistenziale, una dimensione che è, cioè, costruita attorno alla disabilità come elemento permanente e quindi con la necessità, altrettanto permanente, che gli altri si preoccupino di organizzarsi per dare: per dare aiuto, sussidi, risposte, per risolvere i bisogni.
Questo porta molte volte a considerare la propria disabilità come un buon motivo per rimanere un po’ infantili. Ed è il soggetto disabile che può vivere questa situazione di richiesta continua perché gli altri risolvano i suoi problemi. Questa situazione è negata, molte volte, ritenendo che sia una ingiusta accusa nei confronti di chi è disabile. Di fatto è una situazione problematica che non può essere estesa fuori misura né può far diventare la disabilità una negazione. Sicuramente chi ha delle sofferenze e chi risolve o pensa di aver risolto le proprie in una situazione che chiamiamo assistenziale, può rischiare quello che viene chiamato il vittimismo, cioè la possibilità che nasca una considerazione positiva del proprio ruolo di vittima. Il soggetto, essendo vittima, organizza continui e (nella propria aspettativa) permanenti risarcimenti alla sua condizione, evitando di uscirne, trascurando quindi di ridurre gli handicap, proprio perché tale riduzione potrebbe comportare la perdita dei vantaggi secondari.
Questa è una condizione indotta nei disabili. E’ una società, la nostra, che ha strutture violente anche quando la violenza non si esprime con delle azioni in forma diretta: è una violenza sottile che induce il disabile a chiudersi nella propria condizione di disabile. E quindi questo primo punto va rivolto direttamente a coloro che sono disabili perché acquisiscano una coscienza dei rischi che possono essere insiti nel rapporto con la propria disabilità.
L’handicappato, il disabile, non ha vita facile: deve imparare molte cose e deve imparare a diffidare della propria condizione di disabile, non farla diventare una scusante o un alibi, né tanto meno un “buono” per l’assistenzialismo.
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Re: I disabili e il difficile rapporto con la societa'

Messaggio  Antonella Rivellino il Mar Dic 09, 2008 6:12 pm

Indubbiamente molte cose che dici sono vere Katia,
chi presenta una qualsiasi forma di disabilità deve riorganizzare la propria vita attraverso la creazione di percorsi originali e autonomi ed il nostro compito è proprio quello di imparare da quello che riesce a fare ognuno di essi, per proporre nuovi modelli e schemi da personalizzare per chi non crede di poter fare "diversamente" quello che molti realizzano "in maniera standard".

Si tratta quindi di imparare dal lavoro degli altri e questo richiede (per un'insegnante di sostegno) una curiosità inesauribile nei confronti di queste sperimentazioni ed una notevole capacità di osservazione di quanto ci è vicino .

Per questo ho molto gradito i contributi di molte colleghe,che hanno proposto riflessioni su particolari abilità di alcuni soggetti "speciali",questi esempi ci portano a considerare pù ampiamente la sfera delle possibilità dei nostri futuri allievi (non necessariamente solo nel sostegno),a riflettere su quanto un "limite" ( biologico,psichico,culturale ...) possa generare una nuova possibilità creativa.Di esempi ne sono stati fatti tanti,Pistorius,Simona Atzori,Derek Paravicini ...
Essi sono un monito per l'intera società e per noi possono rappresentare un punto da cui poter partire per operare concretamente nella realtà che abbiamo scelto .
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integrazione e disabili

Messaggio  alessandra di fiore il Mer Dic 10, 2008 6:38 pm

le condizioni di svantaggio è legata a carenze familiari ed affettive,a situazioni di disagio economico e sociale,a divari e linguistici dovuti a scarsità di stimolazioni intellettuali.Il processo di integrazione di alunni portatori di handicap,soprattutto se non gravi,esige non tanto una certificazione medica quanto la possibilità per la scuola di affrontare il processo educativo didattico,sulla base di una diagnosi funzionale predisposta da servizi specialistici.

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LA BAMBOLA DIVERSAMENTE ABILE

Messaggio  roberta_rossi il Mer Dic 10, 2008 6:38 pm

Scusate ma..non me la sentivo proprio di privarvi di questa perla trovata sbirciando le notizie su internet...
Vi riporto di seguito il meraviglioso articolo:

"Giocattoli/ Arriva Cicciobello Down, la prima bambola diversamente abile."L'obiettivo, oltre a incrementare i fondi della ong (penso si tratti di una onlus), è quello di favorire "l'integrazione nella società" delle persone affette da questa alterazione cromosomica. "Baby Down non ha nulla di speciale", ha spiegato la portavoce dell'azienda produttrice, solo i tratti caratteristici di un bebè con la sindrome, "con le ditine un po' separate e la lingua un pochino all'infuori".Ora..nn so come la pensate voi e se sto per sparare un'opinione 1po "blasfema" ma.....che idea è????Cioè, mi fa piacere se è un modo x fornire un contributo monetario ad un'associazione che si occupa di questi problemi ma..UN ALTRO MODO??????Anche xchè nn facciamo altro che ribadire in tutte le salse che non ci sono differenze, che chi ha la Trisomia 21 è uguale agli altri...poi...partoriscono idee brillanti come questa..che a mio avviso nn fanno altro che rimarcare la diversità...
Roberta Rossi




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disabili ed integrazione

Messaggio  giuliana di girolamo il Mer Dic 10, 2008 6:47 pm

penso che per l'integrazione del disabile un ruolo molto importante viene svolto innanitutto dalla scuola.L'alunno in situazione di handicap pone alla scuola una domande più complessa di aiuto educativo e di sostegno didattico.Mentre per la maggior parte dei soggetti può essere sufficiente il potenziamento,l'affinamento e la differenziazione della prassi didattica,per un minor numero di alunni in condizione particolare gravità sono necessari interventi qualificati di didattica differenziata,integrata da sostegni terapeutici-riabilitativi.In questo quadro la scuola deve potersi avvalere della collaborazione di specialisti,nonchè di servizi e di strutture stabilmente disponibili sul territorio

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Re: I disabili e il difficile rapporto con la societa'

Messaggio  Antonella Rivellino il Mer Dic 10, 2008 6:50 pm

non so più come dirvelo .... Shocked non si devono creare nuovi forum!
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Re: I disabili e il difficile rapporto con la societa'

Messaggio  roberta_rossi il Mer Dic 10, 2008 6:54 pm

Antonella Rivellino ha scritto:non so più come dirvelo .... Shocked non si devono creare nuovi forum!
scusa io non lo sapevo!non ti arrabbiare però! Razz

roberta_rossi

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Re: I disabili e il difficile rapporto con la societa'

Messaggio  Antonella Rivellino il Mer Dic 10, 2008 7:23 pm

Non mi arrabbio,ma il problema è che stiamo riorganizzando il forum ed ogni volta che si creano topic nuovi dobbiamo ricominciare tutto daccapo.
E' una settimana che tempestiamo con avvisi per non fare creare agli utenti nuovi topic,ma pare che nessuno li legga.
Non ce l'ho con te,ma chiedo anche a te di cercare di inserire i post nei topic già esistenti ( NON NELLE MACROCATEGORIE).
gRAZIE
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Re: I disabili e il difficile rapporto con la societa'

Messaggio  Aldieri AnnaLisa il Mar Dic 16, 2008 2:12 pm

so d'accordo...è molto importante sensibilizzare l ' opinione pubblica riguardo al problema dei disabili in quanto tutti possono collaborare al richiedere strutture più adeguate o a organizzare servizi PIU' EFFICIENTI.
Purtroppo chi ha una menomazione, deve considerare la propria vita in termini diversi da chi non ce l'ha. Ma la diversità non sta nel negare uguali aspirazioni, uguali bisogni; sta nel capire che occorre un percorso originale. E’ come se l’immagine dell’altro o dell’altra venisse percepita dalla persona disabile con la necessità di subire una trasformazione. Se, ad esempio, il percorso della mano abile per raggiungere un oggetto è immediato, per il disabile l’immagine non può essere imitata senza un adattamento particolare o, se vogliamo usare un termine noto, speciale. Deve in qualche modo adattare quel percorso, o quel movimento, che vede fare in maniera istintivamente diretta, alla propria situazione, e quindi deve compiere delle riorganizzazioni delle informazioni che gli giungono semplicemente vivendo accanto ad altri. E così può essere per quanto riguarda le conquiste quotidiane degli oggetti di cui un disabile può avere bisogno. Può organizzare la propria memoria in modo tale da non basarsi unicamente sulle proprie facoltà, ma avere un aiuto organizzativo in oggetti materiali, così come chiunque, disabile o meno, può utilizzare un’agenda per ricordarsi le scadenze e gli impegni.

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Re: I disabili e il difficile rapporto con la societa'

Messaggio  Angela Riv. il Mar Dic 16, 2008 11:34 pm

E' la società che crea la situazione di handicap mediante le barriere architettoniche e altri ostacoli alla realizzazione dei soggetti disabili.Queste persone hanno il diritto di avere una vita migliore che purtroppo la società non concede a pieno.
Angela Rivieccio 2
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DISABILITA'. SCORRETTO UTILIZZARE LA SCUOLA COME PARCHEGGIO

Messaggio  maria di nardo il Dom Dic 21, 2008 11:22 pm

La questione riguarda specificamente gli alunni con disabilità, specie del Sud. Infatti, proprio nel Sud, dove la cultura e la prassi e, certamente, anche i fondi, dei servizi alla persona sono scarsi, accade assai spesso, che le famiglie di alunni con disabilità, specie intellettiva, dopo aver fatto frequentare al figlio un regolare ciclo di un quinquennio di scuola superiore, non sapendo cosa fargli fare, lo riscrivono ad un altro ciclo di studi superiori.
Questa situazione riduce la scuola ad un “ parcheggio”, mettendo a serio rischio i principi e la prassi della qualità dell’integrazione scolastica

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Re: I disabili e il difficile rapporto con la societa'

Messaggio  mariarosaria tarallo il Lun Dic 22, 2008 12:05 am

LETTURA ARTICOLO TRATTO DA "IL RESTO DEL CARLINO" 20 DICEMBRE 2008

LA PROTESTA A TRECENTA
Disperata, si incatena all'ospedale
la madre di una disabile

Con i tagli alla sanità la ragazza dovrà essere alimentata diversamente rispetto a prima, con sacche di nutrimento chimico che - dice la mamma - non verranno sopportate dalla ragazza. Da qui il gesto dimostrativo della donna
Rovigo, 20 dicembre 2008 - L’aveva promesso l’altro ieri davanti ai giornalisti e ha mantenuto la parola. Alba Barca, madre di una ragazza disabile, ieri si è incatenata al maniglione della porta antipanico, nell’atrio dell’ospedale di Trecenta, dove ha sede il servizio di assistenza domiciliare (Adi) dell’Asl, per protestare contro i tagli che recentemente hanno colpito il servizio.


Il tutto non è durato più di dieci minuti, perchè più che tempestivo è stato l’intervento del responsabile della Soc Assistenza primaria Stefano Romagnoli, che ha dato ordine agli operatori di ‘liberare’ la signora e si è appartato con lei nel primo ambulatorio libero, per risolvere la questione.

"Mia figlia si alimenta da nove anni tramite peg (una valvola collegata allo stomaco, attaraverso la quale passa il cibo, tramite l’uso di apposite siringhe, chiamate schizzettoni, ndr) — aveva spiegato Alba Barca l’altro ieri, nel corso di una conferenza stampa nel palazzo della Provincia di Rovigo, organizzata dall’assessore Brusco per dar voce alle rimostranze di alcuni genitori di ragazzi disabili — e in tutto questo tempo le ho preparato io i pasti, chiedendo all’Asl solo gli schizzettoni necessari per l’introduzione del cibo, al posto dei quali ora mi si vogliono propinare sacche di nutrimento chimico che oltre a costare di più al servizio pubblico, non sono tollerati dall’organismo di mia figlia. Domani (ieri per chi legge, ndr) farò la mia richiesta al S. Luca e se non mi ascolteranno mi incatenerò".


E così Alba ha fatto, con una catena di 4 metri, che le è costata i rimproveri del primario ma le è valsa la consegna di 20 schizzettoni per nutrire la figlia, con i quali potrà tirare avanti un mese. "Mi auguro che per gli altri familiari di disabili tutto ciò non sia necessario, per essere ascoltati — commenta l’assessore provinciale alla Sanità, Guglielmo Brusco — e vorrei esortare chi gestisce il denaro della sanità pubblica, anche a livello regionale, a prestare più attenzione alle sofferenze delle persone, per impedire che la disperazione le induca ad altri gesti estremi come questo".
di Milena Furini

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INCLUSIONE SCOLASTICA

Messaggio  maria di nardo il Mar Gen 06, 2009 10:09 pm

Nell'affiancare lo studente sordo nelle scuole, si agisce con competenza nella compensazione delle difficoltà comunicative,
assicurando il rispetto del diritto all'istruzione e all'integrazione sociale, e favorendo un adeguato rapportocomunicativo
tra la persona SORDA ed i contesti di vita significativi:
FAMIGLIA SCUOLA RIABILITAZIONE TEMPO LIBERO.
Quindi le competenze acquisite permetteranno di incidere nel progetto di INCLUSIONE SCOLASTICA DEL SORDO
in una logica di integrazione tra ruoli, modalità di azione con le altre risorse impiegate.

maria di nardo

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