La Teatroterapia

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Narrazione Identità e Teatro

Messaggio  Rossella Accardo il Gio Gen 08, 2009 3:30 pm

la narrazione ha a che fare con l'identità.
anche in psicoanalisi il problema viene affrontato raccontando storie,tra l'autobiografico e lo straniamento. anche la fortuna che ha avuto la narrazione come genere,felicemente percorso in anni recenti dal Teatro per Ragazzi,ha a che fare con l'identità soprattutto se si considera,quale culla del teatro professionale,l'animazione teatrale. mi riferisco all'atteggiamento e a quelle prastiche messe in ato dagli animatori agli esordi,negli anni 70. si parlava,allora,di recupero della propria storia e memoria,di fiaba e fabulazione,di invenzione di tessuti narrativi attraverso una grande varietà di stimoli e prendendo spunto dalle più varie situazioni. si raccontavano storie per averne in cambio altre,storie di esperienze e loro trasfigurazione;si raccontava per stare insieme e per provocare la parola di chi non se l'era mai presa...
questo recupero o rivalutazione,consapevole o non,ha fatto si che nello spettacolo di narrazione,l'attore e il pubblico si siano ravvicinati;ha fatto prender quota alla figura dell'attore e riscoprire una disposizione dello spazio in tondo,comunitario. il tutto poi accompagnao ad una scelta formale stilizzata e spesso poetica nella sua semplicità.
lo sfondo sociale in cui è nata e si è sviluppata la narrazione non esiste più e non si torna indietro;ma si sbaglia ad attribuire ora ai media la sua funzione:la narrazione ha bisogno della presenza e solo ristabilendo il cerchio,le generazioni possono rientrare in contatto.
il recupero dell'identità e il valore dell'incontro tra generazioni hanno comportato un rifiorire di proposte verso la scuola,ascoltate con vivo inteesse. la narrazione,come l'animazione,sul versante spettacolare o laboratoriale è fortemente caratterizzata dalla personalità e abilità dell'attore narratore conduttore:non esiste uno stile uguale per tutti ed anche in questo c'è grande fascinazione.
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Rossella Accardo

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la narrazione

Messaggio  Rossella Accardo il Gio Gen 08, 2009 3:32 pm

la narrazione è un filo antico che lega ambiti e obiettivi diversi. guarda all'ordinario per renderlo straordinario,unisce nel piacere,molto umano,di raccontare e farsi raccontare....
Finirà mai?
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Rossella Accardo

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Da Umberto Eco....

Messaggio  Rossella Accardo il Gio Gen 08, 2009 3:37 pm

tratto da Sei passeggiate nei boschi narrativi...

... ma passeggiare in un mondo narrativi ha la stessa funzione che riveste il gioco per un bambino. i bambini giocano,con bambole,cavalluci di legno o aquiloni,per familiarizzarsi con le leggi fisiche e con le azioni che un giorno dovranno compiere sul serio. parimenti leggere racconti significa fare un gioco attraverso il quale si impara a dar senso alla immensità delle cose che sono accadite e accadranno nel mondo reale. leggendo romanzi sfuggiam all'angoscia che ci coglie quando cerchiamo di dire qualcosa di vero sul mondo reale. questa è la funzione terapeutica della narrativa e la ragione per cui gli uomini,dagli inizi dell'umanià,raccontano storie. che è poi la funzione dei miti:dar forma al disordine dell'esperienza.
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Guarire con le fiabe

Messaggio  Rossella Accardo il Gio Gen 08, 2009 3:43 pm

raccontarsi e descriversi in modo fantastico crea la possibilità di un decentramento emotivo che permette di rivedere e ripercorrere momenti di vita,di realizzare il distacco che è necessario per riflettere sull'accaduto e sul vissuto che lo ha accompagnato,e per rielaborare quel che è successo rendendolo storia e non solo passato.

"le storie non descrivono la vita,ma la reinventano continuamente a partire da quella che tutti abbiamo in comune e da quella che altr con le loro storie hanno inventato per noi".

nella pratica psicoterapeutica la fiaba può essere elaborata congiuntamente da terapeuta e paziente per aver a disposizione nuovi modi per decodificare la realtà,aumentando quindi le proprie possibilità di guarigione. lavrare su aspetti metaforici permette al paziente di cogliere a livello cosciente solo il significato lettrale del racconto,nel caso in cui il senso implicito fosse troppo dissonante con il proprio modo di intendere e di conoscere il mondo.
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Da Fiabe africane

Messaggio  Rossella Accardo il Gio Gen 08, 2009 3:45 pm

Topina va dappertutto......
tanto tempo fa lei intessè un bambino-racconto
di tutto quello che vedeva e a ciascuno di loro
diede una veste di colore diverso...
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Rossella Accardo

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Teatroterapia. Prevenzione, educazione e riabiliatzione.

Messaggio  napolitano.chiara il Gio Gen 08, 2009 8:11 pm

È convinzione condivisa e diffusa che l'attività teatrale sia uno strumento affascinante ed efficace per favorire la consapevolezza di sé, al fine di rispondere a domande fondamentali per la vita di ogni essere umano, quali: chi sono? da dove vengo? dove vado? qual è il senso della vita? La teatroterapia è una disciplina che, operando nello spazio intermedio tra arte teatrale e terapia di gruppo, ha come obiettivo il raggiungimento di una migliore coscienza di se stessi partendo dalle proprie emozioni e da come queste sono espresse nei gesti del corpo. In ambito terapeutico il teatroterapeuta, psicologo e teatrante specializzato, cura il paziente inserendolo lentamente nel gruppo di terapia a mediazione teatrale, portandolo con gradualità a riprendere contatto con il corpo, la voce, il patrimonio gestuale, la ritualità e infine l’espressione artistica. Spesso il teatro serve a mettere in contatto la parte sana con quella ‘malata’ per portarle integrare o accettare così come si esprimono.
Come forma di terapia è adatta soprattutto per soggetti nevrotici non strutturati i quali possono scoprire le capacità perdute, ma anche per i nevrotici strutturati e i casi di “border line” che proprio attraverso la ripetizione trovano quella struttura che permette loro di sviluppare l’io adulto. Nelle depressioni come nelle forme di autismo, il teatro lentamente apre spiragli di comunicazione che sono il preludio al cambiamento.
Nei casi di psicosi grave, al momento non è ancora stata sperimentato a sufficienza, si consiglia di partire dal lavoro sul testo, utilizzando in modo limitato i processi regressivi sia espressivi che pre-espressivi.
In ambito riabilitativo il teatro è usato per scopi di risocializzazione carcerati, tossicodipendenti, diversamente abili, non vedenti ecc.
Con queste persone in difficoltà, il teatro diventa l’attività che riporta il soggetto in contatto con la sua spontaneità aiutandolo a riscattarsi dalle paure del passato. L’obiettivo è quello di ricostruire una personalità traumatizzata e chiusa che si apre pian piano, attraverso l’interpretazione di ruoli, al possibile futuro.
Negli ambiti della comunicazione educativa e formativa gli scenari che si aprono sono molteplici: dal teatro in funzione pedagogica, ben conosciuto nelle scuole, ai laboratori di teatroterapia nelle aziende in funzione formativa per le dinamiche di gruppo, alla performance come strumento di progettazione delle esigenze di un gruppo sociale, di un territorio, di un progetto, in architettura per esempio.
La teatroterapia propone la centralità della cura intesa come promozione della ricerca di sé, un principio che permette un radicale ripensamento della teoria dell’educazione.Non per ultimo la teatroterapia è un fatto artistico che riveste un ruolo specifico nell’ambito del teatro sociale; nonostante la finalità non sia prioritariamente quella della produzione artistica, è necessario un processo estetico durante la costruzione della drammaturgia dell’attore, del gruppo e del regista per innescare importanti sviluppi psicologici nelle persone coinvolte.

napolitano.chiara

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teatroterapia

Messaggio  elena bencivenga il Gio Gen 08, 2009 10:13 pm

credo che sia una forma di arte trasformata in intervento sociale,in quanto riesce a coniugare il teatro che è una forma d'arte che si esprime in svariati modi , affinando diversi canali comunicativi ed in più aiuta a sentirsi realizzati

elena bencivenga

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Re: La Teatroterapia

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