la diversità

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Messaggio  mariapia russo il Lun Nov 24, 2008 9:46 pm

Ritengo che il problema centrale sia proprio il fatto di avere paura del diverso.
il diverso fa paura! confrontarci con qualcosa che può essere superiore o inferiore ci mette in una condizione di instabilità e quindi tendiamo a riportare l'equilibrio secondo le nostre idee.

mariapia russo

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Re: la diversità

Messaggio  TaniaG il Lun Nov 24, 2008 11:57 pm

mariapia russo ha scritto:Ritengo che il problema centrale sia proprio il fatto di avere paura del diverso.
il diverso fa paura! confrontarci con qualcosa che può essere superiore o inferiore ci mette in una condizione di instabilità e quindi tendiamo a riportare l'equilibrio secondo le nostre idee.

io non credo che sia solo questo, non credo ke sia una questione di inferiore o superiore, quanto soprattutto qualcosa che non si conosce, qualcosa o qualcuno a cui e difficile approcciarsi. le prime domande che ci poniamo sono CHI è QUESTA PERSONA?COSA DEVO DIRGLI?COME MI DEVO COMPORTARE?COSA DEVO FARE? e a volte anche senza renderci conto ci si allontana.Per questo secondo me diventa fondamentale il ruolo del docente di sostegno, un ruolo "facilitatore" di linguaggi, e di integrazione di bambini con bisogni educativi speciali.
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aspetto importante

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Nov 25, 2008 12:36 am

TaniaG ha scritto:
io non credo che sia solo questo, non credo ke sia una questione di inferiore o superiore, quanto soprattutto qualcosa che non si conosce, qualcosa o qualcuno a cui e difficile approcciarsi. le prime domande che ci poniamo sono CHI è QUESTA PERSONA?COSA DEVO DIRGLI?COME MI DEVO COMPORTARE?COSA DEVO FARE? e a volte anche senza renderci conto ci si allontana.Per questo secondo me diventa fondamentale il ruolo del docente di sostegno, un ruolo "facilitatore" di linguaggi, (...).

Tania grazie, personalmente trovo molto importante questo aspetto che hai messo in evidenza in questa bella discussione a cui ha dato inizio la nostra Collega.
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Messaggio  allocco.mariacarmina il Mar Nov 25, 2008 11:58 am

anche io penso che sia un problema, soprattutto,di approccio. spesso trovandomi in questa situazione mi sono chiesta come dovevo comportarmi, cosa dovevo dire oppure ho avuto paura di dire qualcosa di "sbagliato" e ferire chi avevo davanti. comunque è una situazione veramente difficile!

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Re: la diversità

Messaggio  TaniaG il Mar Nov 25, 2008 12:16 pm

allocco.mariacarmina ha scritto:anche io penso che sia un problema, soprattutto,di approccio. spesso trovandomi in questa situazione mi sono chiesta come dovevo comportarmi, cosa dovevo dire oppure ho avuto paura di dire qualcosa di "sbagliato" e ferire chi avevo davanti. comunque è una situazione veramente difficile!

si ma come dice la dottoressa Pastore mio supervisore per il tirocinio del sostegno ci vuole un pò di buon senso. E' difficile sicuramente, ma basta rompere il ghiaccio, poi tutto viene con naturalezza.
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Messaggio  teresa casillo il Mar Nov 25, 2008 12:50 pm

credo che la diversità rappresenti l'opportunità di arricchimento e crescita personale. tutto ciò che sentiamo lontano dalla nostra realtà, dalla conoscenza errata di "normalità", possa essere letto sotto forma di universo variopinto, dove le "differenze" non rappresentino un limite, ma, un aiuto a superare gli ostacoli mentali che diventano, inevitabilmente, ostacoli concreti.

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Re: la diversità

Messaggio  angela rivieccio il Mar Nov 25, 2008 3:59 pm

Credo anch'io che la diversità faccia paura alle persone e questo stato d'animo non dovrebbe far parte di noi.Al "diverso" non aiuta nemmeno la pietà e la compassione.L'atteggiamento giusto nei confronti dei diversamente abili è quello di cercare di apprendere e assorbire tutto ciò che hanno da insegnarci, considerandoli un valore.Solo la consapevolezza che questi soggetti sono "persone come noi", può portare l'altro ad approcciarsi al "diverso" nella maniera giusta.Mi rendo conto che nella realtà,non è facile tutto questo,perchè oggi c'è troppa superficialità nei rapporti e si giudica molto facilmente.
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Re: la diversità

Messaggio  catia.dellomo il Mar Nov 25, 2008 5:08 pm

Concordo pienamente con Angela R. , in quanto purtoppo per noi, siamo costretti a vivere in un mondo dove i rapporti umani vengono vissuti con una superficialita' impressionante..questo per noi...se parliamo di persone diversamente abili il discorso assume connotati ancora piu' deprimenti..Penso che questo accada perche' molto spesso ci si dimentica di avere a che fare con delle PERSONE...ognuna portatrice di un vissuto esperenziale, sociale e umano proprio , da DOVER RISPETTARE E TUTELARE in quanto tale...Soprattutto quando ci si confronta con delle persone cosi' indifese..perche' purtroppo anche se il mondo va avanti con i suoi progressi tecnologici...la gente diventa sempre piu' discriminatrice..e a pagarne le spese sono proprio i piu'ì deboli..come lo dimostrano i numerosissimi fatti di cronaca..che non si vorrebbero davvero sentire piu'...
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Re: la diversità

Messaggio  stef scaccianemici il Mar Nov 25, 2008 6:46 pm

non voglio credere che la "gente" sia sempre più discriminatrice anzi credo e spero in un mondo migliore dove tutti riescano ad esprimere se stessi e le proprie potenzialità... voglio essere ottimista! inoltre per esprimere meglio il mio pensiero vi ricordo una canzone di qualche anno fa di Umberto Tozzi "GLI ALTRI SIAMO NOI": un invito alla tolleranza che tratta il tema della solitudine di ogni "diverso"... infatti "...e tutti vittime e carnefici tanto prima o poi gli altri siamo noi..."

ecco il link del video musicale:

http://www.youtube.com/watch?v=yohMkSFdhdA

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Messaggio  Admin il Mar Nov 25, 2008 9:51 pm

afro grazie per questo forum che apre la discussione su un tema che ritengo importantissimo: la diversità. Da due anni collaboro al corso sulle pari opportunità con Maria D'Ambrosio e questo è il nostro tema. Ne parleremo presto in aula.
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fin da piccoli

Messaggio  mariarosaria tarallo il Ven Nov 28, 2008 11:53 am

Buon week, rileggendo il forum, sono tornata a questa discussione, che, con la proposta di riflessione di un'altra collega, su che cosa sia normalità, costituisce, forse, un nucleo basilare per tutto il resto, ringrazio quindi la Collega che l'ha proposta e tutti i contributi aggiunti, che mi hanno dato molto in merito all'argomento.
Della diversità io penso che dovrebbe essere oggetto di un percorso che noi dovremmo fare fin da piccoli, unitamente a quelli finalizzati all'apprendimento nei vari ambiti disciplinari. Se, ad esempio, abbiamo padronanza della lingua madre, e poi utilizziamo, nella vita sociale, le parole a sproposito, per dare continuità ai pregiudizi imperanti nella nostra società, e per crearne di nuovi, allora, come avviene a volte per le nuove tecnologie, si fa un uso improprio, e pericoloso, anche degli strumenti più naturali, oltre che delle vecchie tecnologie, quali la Tv.
Quando ci sono governi che lavorano in tal senso, (e, certo, purtroppo NON in Italia), per aiutare le nuove generazioni a crescere nell'ottica delle differenze a 360°, allora tante forze "conservatrici" in tal senso insorgono, perchè la cultura delle differenze fa paura, hanno ragione secondo me le colleghe che lo sostengono. Io penso che la cultura delle differenze faccia paura perché mette a rischio vecchi equilibri, evidenzia le contraddizioni di sistemi che, pure, fanno del valore della Persona i propri principi guida. Allora si cresce in modo tale che la diversità, nelle sue varie espressioni, "faccia notizia", nel senso che l'incontro con essa provoca disagio (chi non l'ha provato almeno una volta nella propria vita?Io sì, onestamente, e più di una volta!), tanto per fare un esempio.

Noi cresciamo in una cultura di appartenenza, e, mi si perdoni se sembro così categorica in questo, la cultura dominante nel nostro Paese non è molto incoraggiante nel senso del valore della differenza, per fortuna però in Italia c'è libertà di associazione, e ci sono movimenti che lavorano molto attivamente sul tema della diversità e delle pari opportunità, per questo anch'io sono ottimista in quanto al futuro (ma per la questione dei "tempi", credo che ce ne passerà di acqua sotto questo ponte, come si suol dire, prima che finalmente ci si orienti davvero, nel nostro Paese, a progetti educativi ufficiali che, fin da piccoli, educhino gli individui a crescere "aperti" al valore della diversità, non solo per quanto riguarda le persone con disabilità, ma anche collegata, tale diversità, al valore della libertà di coscienza. E quindi...ci vediamo oggi,l'appuntamento è al solito posto ; )) Buon week anche a chi non potrà venire, restate con noi, non cambiate canale ; )))
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La diversitàcome scambio e crescita umana

Messaggio  orefice.veronica il Ven Nov 28, 2008 12:30 pm

Ascoltare frasi tipo "diversità come valore" può sembrare quasi banale e scontato nel momento in cui ci si immagina il mondo della solidarietà al lavoro, occupato nell' impegno quotidiano, nel lottare contro le "differenze".
Le differenze tra le persone, le diversità, le peculiarità di ognuno sono la ricchezza stessa di ogni situazione sociale, allo stesso tempo si è abituati in maniera più o meno conscia a considerarla un pericolo, un rischio. Basta pensare al desiderio di assimilare ognuno a sé, a dire - di fronte ad una persona palesemente diversa da noi - "lui è uguale". Se ci si sofferma a riflettere e si immagina un bambino normale ed un portatore di handicap, forse tutti (anche per buona educazione o per "buona coscienza") siamo portati a dire che dobbiamo considerarli uguali, più difficilmente si è portati a dire "lui è diverso e pertanto va bene così".
Per molto tempo la stessa pedagogia scolastica è andata - sia pur implicitamente - verso l’annullamento delle differenze: si veniva educati e formati ad essere tutti uguali, ad assomigliare ai genitori, a non essere diversi.
Spesso siamo spaventati da persone che sfortunatamente sono nate con delle problematiche, a volte tanto evidenti, altre volte meno.
La mia esperienza personale, nata lavorando a contatto con persone disabili, mi ha dato l' opportunità di capire che tali persone possono insegnaci sempre qualcosa e allo stesso tempo concorrono alla nostra crescita umana.
Per cui:
Diversità perciò come concetto positivo e negativo assieme, a seconda del senso e del valore che ognuno di noi, nelle varie situazioni, dà del termine.
Diversità come necessità della vita, come dato ineluttabile, come valore e ricchezza per lo scambio e la crescita umana.
Diversità come difficoltà cui andiamo incontro nel momento in cui per primi ci si sente diversi, esclusi, "fuori luogo"; come difficoltà nell'incontro con l’altro diverso da me, ma non perché di altro colore o razza, semplicemente perché "altro" ed in quanto tale pericoloso.
L’altro mette in gioco il nostro modo di vedere, mette in discussione la nostra vita perché crea il confronto, ci mette in discussione. Sembra quasi che le definizioni positive e negative di differenza si inseguano, ogni aspetto positivo ne porta dietro uno difficile da accettare, uno che pone dei problemi. E non è scontata la voglia ed il desiderio di mettersi in discussione.
La differenza non dovrebbe più essere un elemento da tollerare ma un bene da tutelare.

orefice.veronica

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sulla tolleranza

Messaggio  mariarosaria tarallo il Ven Nov 28, 2008 2:00 pm

sono d'accordo con te, Veronica, e il concetto della tolleranza secondo me è infatti molto equivoco, sono portata a non utilizzarlo, per motivi sui quali di sicuro non mancheranno ulteriori occasioni di confronto. A presto, ciao.
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Re: la diversità

Messaggio  mariapia russo il Ven Nov 28, 2008 8:55 pm

Grazie a tutte coloro che hanno dato la loro opinione, ma mi sento di aggiungere e vale per tutte la provocazione che mi è stata lanciata dalla mia supervisore del tirocinio: non pensa che tutti noi siamo diversamente abili?
non tutti siamo normodotati allo stesso modo, non ci piacciono le stesse cose, non condividiamo sempre le stesse idee. siamo tutti (per fortuna!)diversi!!!

mariapia russo

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La diversità una risorsa da valorizzare

Messaggio  carmela.romano il Ven Nov 28, 2008 11:33 pm

Mariapia scrive: "Ritengo che il problema centrale sia proprio il fatto di avere paura del diverso.
il diverso fa paura! confrontarci con qualcosa che può essere superiore o inferiore ci mette in una condizione di instabilità e quindi tendiamo a riportare l'equilibrio secondo le nostre idee".

sono d'accordo con te e ritengo che, il compito di noi futuri insegnanti, è far si che il bambino disabile sia per il gruppo classe una risorsa da valorizzare.

Carmela Romano

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Re: la diversità

Messaggio  adriana di costanzo il Ven Nov 28, 2008 11:52 pm

La differenza ci arricchisce soprattutto, ci costringe a uscire da noi stessi, a constatare che portiamo in noi un altro, molteplici altri e che essere veramente se stessi significa vivere completamente tutti gli io che noi portiamo.




afro
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..CHI E' NORMALE?

Messaggio  francesca.pezone il Sab Nov 29, 2008 12:06 am

..."chi è normale? Nessuno. Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla, ma di negarla. E lo si fa cominciando a negare la normalità. La normalità non esiste. Il bisogno della norma, allontanato dalla porta, si riaffaccia ancora più temibile dalla finestra. Si finisce così per rafforzarlo, come virus reso invulnerabile dalle cure per sopprimerlo. Non è negando le differenze che lo si combatte, ma modificando l'immagine della norma"..( citazione tratta dal libro di G. Pontiggia "NATI DUE VOLTE).
L'ostacolo principale è sicuramente rappresentato dalla scarsa disponibilità di ognuno a fare i conti con l'accettazione della diversità, che significa prima di tutto acettazione della propria diversità: nel riconoscere l'altro come diverso ciascuno è costretto a riconoscere la propria diversità, sperimentando una strana esperienza di confusione; è la condizione di Narciso che muore nella ricerca di possedere il suo uguale.
...tutti quanti siamo diversi gli uni dagli altri in quanto esseri unici e irripetibili; l'importanza è di non fare poi, di questa differenza una diseguaglianza che implca qualcosa di negativo.
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Re: la diversità

Messaggio  rita_anvg il Sab Nov 29, 2008 4:13 pm

angela rivieccio ha scritto:Credo anch'io che la diversità faccia paura alle persone e questo stato d'animo non dovrebbe far parte di noi.Al "diverso" non aiuta nemmeno la pietà e la compassione.L'atteggiamento giusto nei confronti dei diversamente abili è quello di cercare di apprendere e assorbire tutto ciò che hanno da insegnarci, considerandoli un valore.Solo la consapevolezza che questi soggetti sono "persone come noi", può portare l'altro ad approcciarsi al "diverso" nella maniera giusta.Mi rendo conto che nella realtà,non è facile tutto questo,perchè oggi c'è troppa superficialità nei rapporti e si giudica molto facilmente.
angela rivieccio
Sono pienamente d'accordo con Angela, spesso l'approccio si foda sulla pietà o la compassione, e questi due atteggiamenti fanno la diversità.
Io credo che bisognerebbe rapportarsi con tutti (indiscriminatamente) allo stesso modo, naturalmente;
mi permetto di citare il professore Militerni, che stamattina, durante la proiezione di un breve filmato, ci ha fatto notare l'attegiamento spontaneo assunto da una bambina nei confronti del suo amico disabile, sfuggendogli, indispettita, per non farsi afferrare, a differenza degli altri compagni che invece si prestavano "per accontentarlo".
Il professore ha tenuto a sottolineare che l'atteggiamento spontaneo di quella bambina può servire più di quello di tutti gli altri.
So che in pratica poi diventa difficile essere "naturali",sopratutto i primi tempi, ma i pregiudizi e le paure dell'interazione non migliorano la relazione.
Un saluto cat
Rita
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la diversità

Messaggio  concetta cesarano il Sab Nov 29, 2008 4:57 pm

Anch'io concordo pienamente con Carmela. Compito fondamentale di noi futuri docenti sarà quello di assumere la diversità come dimensione esistenziale, come ricchezza da valorizzare e non come caratteristica emarginante, collegandola all'idea di identità,cioè alla capacità del bambino, ma anche di noi adulti, di cogliere ed apprezzare la propria identità riconoscendosi "diverso tra diversi".

concetta cesarano

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Re: la diversità

Messaggio  simona.asciolla il Sab Nov 29, 2008 5:33 pm

Ognuno di voi, ha messo in evidenza vari aspetti legati alla diversità...tutti importanti, tutti da considerare!!!
Sono daccordo con Tania che secondo me ha detto messo in evidenza due aspetti fondamentali, il primo legato alla difficoltà di approccio che molte persone vivono nell avvicinarsi ad un disabile e quindi il porsi tutte quelle domande finendo a volte per ottenere l'effetto contrario e quindi l'allontanamento; il secondo legato all'importanza del ruolo del docente di sostegno che ha proprio come compito quello di "mediare" in questa situazione...sn concorde anche con Rosaria che parla di cultura delle differenze e di un possibile avvicinamento al concetto della diversità fin da piccoli, in modo tale che che ci sia una formazione a tal riguardo che possa aiutare ad un miglior approccio nei confronti dei disabili stessi.
Interessante è stata anche la domanda posta da Francesca...chi è normale?
Bè su questo io ho da dire che secondo me è sbagliato a priori introdurre queste categorizzazioni e quindi questa suddivisione tra normalità e diversità...Chi è che ha questo potere di stabilire cosa sia normale e cosa no? Chi stabilisce le caratteristiche per esser definito normale?
Cosa vegliamo intendere noi per normale? Penso che tutto dipenda dal "punto di vista" con il quale vogliamo guardare ad una determinata situazione...se consideriamo il modo di affrontare la vita, per me sono più normali loro che nonostante tutte le difficoltà che gli si pongono dinanzi,le affrontano, e molti lo fanno con il sorriso sulle labbra. Noi veniamo considerati come normali, ma siamo sempre noi, che difronte a un problema ci chiudiamo, andiamo in depressione, alcuni si uccidono...e allora in questa circostanza chi è il normale, noi che ci lasciamo andare più facilmente difronte ad un ostacolo, o loro che si rimboccano le maniche per vivere una vita migliore?


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no alla "normalità"

Messaggio  mariarosaria tarallo il Sab Nov 29, 2008 5:49 pm

ciao simo, per questa volta non sono tanto d'accordo con te, mi riferisco alla domanda finale ; )
La normalità, secondo la mia opinione, non esiste, nessuno può dire se un altro o altri siano normali o meno; fai un accenno a coloro che si tolgono la vita, bhè, molte volte certi gesti sono ugualmente conseguenza dei pregiudizi e degli stereotipi di questa società, ogni persona ha una storia ed è impossibile oltre che ingiusto stabilire chi più o chi meno sia normale (so che non era tua intenzione, mi riferisco, in generale, a un certo modo di pensare comune nostro, nella società intendo, e ho preso spunto dai tuoi accenni ; )
Non si può stabilire e quindi dire che alcune persone sono normali ed altre no, non in generale; noi possiamo stabilire se singoli o gruppi di persone siano rispettosi di una norma stabilita in uno Stato, ad esempio, come quella relativa al rispetto della proprietà privata e così via ,ma non possiamo stabilire in generale se una persona sia normale o meno. Sono contraria ,personalmente, al concetto generico di "normalità".
Nella nostra società fa notizia anche se una persona si veste con due colori che, per moda-consuetudine- non si conciliano. Bisognerebbe fare un cammino a ritroso, per il recupero della Fantasia jocolor , ad esempio, che oggi è una di quelle risorse umane più tenute in ombra, perchè se la si libera si diventa "strani" agli occhi della gente, dei "diversi", si può camminare in senso contrario alla corrente...ma, come disse qualcuno, "?chi dice che la direzione del salmone sia quella sbagliata?" Like a Star @ heaven saluti cari, ciao ; )
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ti rispondo

Messaggio  simona.asciolla il Sab Nov 29, 2008 6:06 pm

Si rosy...anche per me non esiste il concetto di normalità, infatti l' ho scritto che sono categorizzazioni (normalità e diversità) che per me nn dovrebbero esserci!!! SU QUESTO CONCORDO A PIENO... ma ho voluto dire che se proprio bisogna parlare di normalità, innanzitutto non si può parlare di un discorso generale in quanto ogni situazione è a se, e ho fatto l'esempio relativo al modo di affrontare le difficoltà. E' vero, le persone definite "normali" se arrivano ad uccidersi è perchè hanno problemi, questo è indubbio, ma anche i disabili hanno pproblemi e difficoltà da superare, ma abbiamo mai sentito che uno di loro si è ucciso...caposci che voglio dire? Anche per me ripeto nn esiste una distinzione tra normalità e diversità, ma dato che nella società questa distinzione purtroppo esiste, allora prendendo coscienza di ciò mi chiedo: cosa fa stabilire cosa è noemale e cosa non lo è? Nella situazione che ho descritto prima per me, e può sembrare un paradosso, a questo punto è più normale colui considerato il "diverso"
Che ne pensate??????????????????????????


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XD

Messaggio  simona.asciolla il Sab Nov 29, 2008 6:09 pm

Scusate gli errori di ortografia...ho inviato senza prima controllare Suspect

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ricerca...

Messaggio  mariarosaria tarallo il Sab Nov 29, 2008 6:15 pm

non saprei, Simo, forse dovremmo fare una ricerca sulla diffusione del suicidio tra le persone con disabilità, ma occorrerebbe poi distinguere le cause, personalmente, senza questi dati, non so rispondere alla tua domanda.
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nulla per ora

Messaggio  simona.asciolla il Sab Nov 29, 2008 6:43 pm

Ho provato a fare una ricerca...ma non sono riuscita a trovare nulla!!! Ho messo " suicidio di disabili ", ma escono informazioni relative a genitori che hanno ucciso il figlio disabile e poi si sono dati al suicidio...Non so se questo è un primo indizio che fa capire che forse è un fenomeno poco diffuso tra i disabili...comunque appena posso continuerò a cercare!!!
Se anche qualcun'altro è interesato a ciò e trova qualcosa,spero lo condivida con noi...
Baci a tutti e buon fine settimana!!!


*Simona*

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