la diversità

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Re: la diversità

Messaggio  mariarosaria tarallo il Dom Dic 07, 2008 10:13 pm

rita moscatelli ha scritto:
Secondo me non è la diversità che fa paura, ma la consapevolezza che a tanto dolore che ci circonda, in fin dei conti, non c'è una spiegazione.
Rita Moscatelli

sai, Rita, credo proprio che questa sia una possibile chiave di lettura del disagio, a volte, di fronte alla diversità, al dolore, a tutto ciò che non rientra nella forma più "abitudinaria" e per questo rassicurante della vita. Ho "quotato" quanto hai scritto nel finale, perché mi riconosco in quanto hai detto, proprio nel senso che a me è successo a volte quello che hai scritto e con le tue parole mi hai aiutato a chiarirmelo meglio. Grazie...
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la diversita' fa paura...

Messaggio  R. Deborah Gorbari il Dom Dic 07, 2008 10:26 pm

La diversita' fa paura... e fa paura principalmente alla nostra sicurezza... La diversita' come qualcosa che nn si conosce, spaventa...
Come quando per esempio, incontri un diversabile, non sai come compartarti, la cosa quasi ti mette a disagio, anzi, ti spaventa,
perche' non sai come comportarti!
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gli sguardi della gente

Messaggio  Rossella Accardo il Lun Dic 08, 2008 4:28 pm

un "diverso",soprattutto un disabile,è spesso guadato più con curiosità che con interesse. E' spesso giudicato attraverso gli sguardi. tutto ciò crea disagio e dolore in lui e nelle persone alle quali egli è caro.
leggiamo questo sentimenti nelle parole della madre di un bambino autistico che scrive:"alle volte dietro le nostre spalle,si dubita. si sogghigna.fuggiamo l'indifferenza.i pensieri che uccidono". e poco prima:"ci tieni in ostaggio...ovunque passiamo la gente si raduna",ma anche :"non la smettono di paragonare le tue particolarità con i tratti che non riconoscono nei loro bambini...sarà più pesante dover affrontare gli altri che te stesso".
lo sguardo è per eccellenza strumento di comu nicazione e cisì funziona anche nel caso di questa madre e del suo bambino,ma sono messaggi negativi quelli che essi leggono negli occhi della gente:sguardi che vanno dall'indifferenza alla critica,occhi che non cercano di vedere per capire,ma solamente guardare e andare oltre.
la società con la quale si trova ad interagire questa madre manca,dunque,non solamente di essere solidale attraverso le leggi,le risorse,gli atti,ma anche nel vedere la diversità,limitandosi a guardare con curiosità collui che ha comportamenti fuori dalla norma.
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La paura del diverso

Messaggio  Rosaria Kaiser il Lun Dic 08, 2008 7:36 pm

Giornata della Memoria: la paura del diverso. Stare vicino a tutti coloro che vengono considerati "rifiuti" da eliminare

"La verità è tanto più difficile da sentire, quanto più a lungo la si è taciuta". Proprio ricordando questa frase di Anna Frank, il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) celebre a Roma ogni anno la Giornata della Memoria in ricordo del tragico evento della Shoah.
L'importanza e l'attualità di questa ricorrenza sta in una memoria che ricorda il passato per vigilare sul presente. La Shoah è stata la forma più terribile che l'essere umano ha escogitato per negare dignità alle diversità, fino alla loro totale distruzione. Un crimine possibile perché connesso a processi psicologici di identificazione personale e collettiva che possono sempre partorire mostri e capri espiatori, soprattutto quando vengono canalizzati da forze politiche, economiche e culturali interessate ad allontanare da sé il peso di responsabilità determinate. Very Happy No

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diversità

Messaggio  Admin il Lun Dic 08, 2008 7:57 pm

mi piace molto questo forum perchè dopo aver discusso della normalità
siamo dentro la parola diversità. ed è proprio in questa parola che si scopre
una moltitudine di sfumature che riguardano i contenuti.

_________________
la docente di psicopedagogia dei linguaggi
Floriana Briganti
ATTENZIONE PRIMA l'indirizzo ERA ERRATO:
IL MIO CORRETTO INDIRIZZO A CUI SPEDIRE LE TESINE è
florianabri@gmail.com
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paura delle diversità

Messaggio  cantone maria teresa il Mar Dic 09, 2008 1:26 pm

Queste due parole "normalità " e "diversità " non hanno forse lo stesso significato ? Non siamo forse tutti "normali " ma allo stesso tempo "diversi "gli uni dagli altri? I credo che ciò che ci distingue é proprio il nostro essere "UNICI "!

cantone maria teresa

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paura delle diversità

Messaggio  cantone maria teresa il Mar Dic 09, 2008 1:36 pm

A proposito di diversità si usa spesso anche la parola "diversabilità " proprio per evidenziare come ognuno possa sviluppare intelligenze distinte , basta prendere come esempio Pistorius ,di cui abbiamo tanto discusso ,oppure Simona Aztori che ,senza braccia , danza ,dipinge ,scrive .....e potremmo fare tanti altri esempi !

cantone maria teresa

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Paura della diversità

Messaggio  gemma.ranieri il Mar Dic 09, 2008 2:46 pm

Volevo riportare un pezzo dell'intervista fatta al cantante Cristicchi in vista dell'uscita della sua canzone
"TI REGALERO' UNA ROSA" e del suo libro.

Nel tuo libro parli di predeter-
minazione nel confrontarti
col disagio. Rispetto alle per-
sone con disturbi mentali,
qual è stata la molla che ti ha
spinto ad avvicinarle?

Un’innata propensione verso
la ‘diversità’, verso chi, suo mal-
grado, subisce torti. E’ così che,
in barba alle raccomandazioni
dei miei familiari, trascorrevo
già da adolescente del tempo
con loro e a mia madre, che si
domandava perché lo facessi,
rispondevo che ascoltandoli
avrei impedito loro di sembra-
re matti. Così non avrebbero
più parlato da soli, qualcuno
che gli prestava attenzione c’e-
ra ed io mi sentivo contento di
essere quella persona. Oggi co-
me ierisi tende a recludere i di-
versi, nasconderli nello sga-
buzzino dell’indifferenza, per
continuare il cammino senza
inciampi. Col mio lavoro ho
cercato di accompagnare con
delicatezza il pubblico dall’al-
tra parte del cancello. Ilcancel-
lo che noi stessi abbiamo co-
struito per difenderci dalla
paura del diverso.

Secondo te perché fa paura la
persona con disagio mentale?
E tu hai avuto paura di loro?

Il cosiddetto ‘matto’ fa paura
perché nel nostro immagina-
rio è imprevedibile ma di quel-
lo che la società ha fatto loro,
nessuno ne parla. Ciò che han-
no subito è spaventoso e ne re-
sta memoria nei loro gesti. Al-
l’inizio anch’io ho avuto paura,
temevo loro eventuali reazioni
ma poi mi sono reso conto che
erano persone bisognose di
contatto. Via via è come se io
stesso mi fossi lasciato andare e
oggi posso dire che le donne e
gli uomini che ho conosciuto in
questo viaggio sono diventati
miei amici. Mi sento onorato
dal fatto che le famiglie ricorra-
no a me, che mi ringrazino per
aver sollevato un tema come la
salute mentale, di averlo reso
fruibile a chiunque e conscio
delle loro aspettative sono
pronto a farmi tramite delle lo-
roistanze.
Che ne pensate?

gemma.ranieri

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RE La paura della diverità

Messaggio  chiara.cicione1 il Mar Dic 09, 2008 2:57 pm

Sono molto belle queste parole. Io credo che la paura in genere sia essa per il diverso verso qualunque altra cosa sia una reazione istintiva dell'uomo che però può essere "educata" e controllata in alcuni casi.

chiara.cicione1

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La paura della diversità

Messaggio  chiara.cicione1 il Mar Dic 09, 2008 3:01 pm

È in qualche misura antitetico il rapporto tra fumetti e disabilità. Sia nei baloon supereroistici che nei fumetti di carattere più umoristico o dedicati ai più piccoli, appare difficile trovare raffigurato tra i protagonisti, o anche fra i comprimari, un personaggio che riprenda i tratti di una persona con disabilità. Eppure qualcosa c'è.

Nell'universo supereroistico è evidente che la figura del disabile, vista generalmente come limite, "mancanza di" rispetto alla normalità, trova poco spazio. In un mondo in cui è esaltata (sia nella produzione di Marvel che in quello della DC Comics, le due casi editrici americane che detengono il monopolio mondiale sul tema) la forza e la potenza fisica, oltre che un esplicito superominismo, ultimamente evidenziato figurativamente nell'ipertrofia muscolare dei protagonisti. Sul versante opposto, quello dei fumetti di carattere umoristico, il tema della disabilità è stato tenuto ugualmente alla larga, in quanto non si voleva disturbare il lettore con tematiche dolorose o che potessero evocare il tema della sofferenza. Con qualche eccezione.

Supereroi con superproblemi

Seppure in coerenza con il mondo supereroistico, la Marvel, negli anni Sessanta, cambia in maniera decisiva la figura del supereroe. "Supereroi con superproblemi": questo è il motto con cui la "casa delle idee" realizza i suoi nuovi protagonisti. Il più famoso di tutti è senz'altro L'Uomo Ragno (Spiderman) che nasce proprio agli inizi degli anni Sessanta dalla fantasia di Stan Lee. Ma insieme a L'Uomo Ragno si profila un altro supereroe che qui ci interessa maggiormente. È Devil (Daredevil). Matt Murdock, da giovane, in un impeto di generosità, salva una vecchia signora dall'essere travolta da un camion che trasporta materiale radioattivo. Da questo camion si rovescia un bidone il cui contenuto danneggia irrimediabilmente la vista di Matt Murdock che così diventa cieco. È questo il primo significativo esempio di un eroe disabile. Vero è che Murdock acquista incredibili potenzialità in tutti gli altri suoi sensi, che gli permettono così di divenire un supereroe con il nome di Devil. Oltre a una notevole forza ed agilità che gli consentono di volteggiare tra i grattacieli di New York, Murdock acquista anche un udito incredibilmente acuto: ad esempio può riconoscere una persona dalla peculiare frequenza dei suoi battiti cardiaci. Ma nella vita di tutti i giorni Matt non è altro che un comune non vedente che esercita con notevole successo la professione di avvocato.

Una nuova visione di eroe

Il tema della disabilità è intimamente connaturato con la nuova visione dell'eroe che Stan Lee vuole fornire. Gli eroi marveliani, anche se possiedono capacità incredibili, si devono confrontare con la vita di tutti i giorni, coi suoi problemi e banalità. Tale leit motiv, che nasce dall'esigenza di agevolare il processo di identificazione dei lettori con i propri beniamini, è anche condizione per un diverso approccio nella realizzazione del mondo fumettistico. La sofferenza non nasce più esclusivamente dal dolore fisico o da eventi di portata cosmica, ma dalle piccole umiliazioni che riserva la vita di tutti i giorni: le prevaricazioni dei compagni di scuola per Peter Parker - Uomo Ragno, l'impossibilità di accettare il proprio corpo ne "La Cosa" dei "Fantastici Quattro", le difficoltà sociali della vita del cieco Murdock - Devil. Infatti, al di là dei suoi fantastici super poteri che lo rendono superiore ad ogni uomo comune, Murdock vive con difficoltà la sua vita eternamente nel buio profondo. Dal suo handicap sono condizionati i rapporti con la sua segretaria (Karen Page) di cui è innamorato. Si percepisce che Murdock rinuncerebbe facilmente ai suoi poteri per condurre una vita normale. Nella contraddittoria figura di Devil e nelle evoluzioni che compie tra i grattacieli di New York si può facilmente trovare una metafora della disabilità. Forse, come tutte le persone con qualche disabilità, Devil racchiude nel segreto del proprio intimo la capacità di spiccare i voli più arditi con la forza dell'animo. Ma questa lettura troppo arditamente metaforica forse era al di là delle intenzioni degli autori. Sicuramente, però, c'è in loro l'intenzione di affrontare il tema della diversità.

Paura del diverso

Questo tema raggiunge il suo livello più alto nella creazione dei supereroi chiamati X-Men. Con loro viene introdotto nel panorama dei supereroi la trama dei "mutati" che tanto successo avrà successivamente tanto da condurre alla realizzazione del film X-Men. Si tratta di persone con delle mutazioni genetiche, precursori di nuove razze umane dotati di poteri spesso inverosimili. In pratica sono riconducibili ad un'unica razza, il cosiddetto "homo super sapiens". La loro comparsa fra l'umanità crea paura, ma soprattutto diffidenza con conseguente emarginazione sociale e discriminazione. La condizione dei mutati ricorda a volte quella degli ebrei nella Germania di Hitler, a volte quella degli Indiani d'America ai tempi del leggendario West. Duplici e contrapposti sono gli atteggiamenti dei mutanti nei confronti dell'homo sapiens. Una linea "politica" dura vede come unica forma di libertà la contrapposizione violenta con il genere umano. La linea morbida, che intravede le possibilità di cooperare ma anche di intervenire, grazie ai fenomenali poteri, in soccorso del genere umano, è capeggiata da Xavier, che dirige la "scuola per giovani dotati", un vero e proprio college in cui i mutanti imparano ad usare i loro incredibili poteri. Non è un caso che Xavier, dotato di eccezionali poteri medianici, sia un disabile, costretto su una sedia a rotelle. Anche qui, nella metafora dell'eroe, torna il tema delle potenzialità interiori che possiede il disabile imprigionate nel carcere della propria fisicità, accanto alle problematiche dell'integrazione, della paura del diverso, dell'orrore di fronte alla diversità.

Dall'America all'Italia

Questi stessi temi, in forma più diretta e realistica, ma nel contempo ironica, trovano spazio in un autore italiano in un contesto completamente diverso.

Sto parlando di Luca Enoch e del suo ultimo personaggio, Gea. L'autore si era già imposto all'attenzione degli appassionati italiani con Sprayliz, un personaggio di controtendenza, nato quasi per caso nelle pagine della rinata e già moribonda rivista a fumetti "Intrepido". Con Sprayliz, una giovanissima "graffittara" anticonformista, vengono affrontati, per la prima volta esplicitamente in un fumetto rivolto al grande pubblico, i temi del razzismo, del neonazismo, dei centri sociali, della omosessualità. Quando, inevitabilmente, l'"Intrepido" chiude, l'eroina è pubblicata, in formato "pocket", dalla Star Comics. Ogni volumetto è quasi un saggio monografico su uno dei temi più scottanti dell'attualità. Dopo undici numeri "Sprayliz", nonostante il buon successo in termini di copie vendute, termina le pubblicazioni, soprattutto per le incomprensioni tra autore ed editore. Luca Enoch inizia a lavorare così per la "Sergio Bonelli Editore", la maggiore case editrice del genere in Italia; prima come disegnatore per Legs, altro personaggio di fumetti "al femminile", poi propone all'editore un personaggio tutto suo: Gea, appunto.

Gea, il Baluardo

Gea è una stranissima quattordicenne, vive da sola, in un edificio abbandonato di una ex zona industriale, in compagnia del suo gatto nero Cagliostro, non ha genitori ed è accudita a distanza da un fantomatico "zio" che non ha mai visto. Gea è in realtà un Baluardo, un essere dotato di poteri particolari con il compito di impedire che altri esseri, noti come gli Erranti, entrino nel nostro piano di esistenza. Infatti la nostra terra fa parte del Multiverso ed è addirittura un "Punto Primario di Convergenza delle Dinamiche Dimensionali". Ciò fa sì che in determinati momenti, quando i piani dimensionali si incrociano, le Presenze e le Energie che abitano gli altri piani di esistenza entrino nella nostra dimensione. I Baluardi sono messi lì per distruggerli o rimandarli a casa prima che provochino danni.

Leo, l'amico paraplegico

Ma Gea è anche una normalissima ragazzina con i problemi e le passioni proprie della sua età. Suona in una rock band amatoriale con altri ragazzi pressoché coetanei. In questa banda conosce Leonardo (che è poi il vero motivo per cui stiamo parlando, qui, di Gea), diventato paraplegico a seguito di un incidente d'auto. Leonardo (Leo), di qualche anno più grande di Gea, spirito indomito, affronta i problemi derivanti dalla sua disabilità con orgoglio e caparbietà. Nel gruppo di Gea suona la batteria, uno strumento che, a causa della sua disabilità, dovrebbe essergli precluso, ma che ha ingegnosamente reso accessibile.

Leo, oltre ad essere il protagonista dei più divertenti siparietti comici, è più di un comprimario. Dopo avere casualmente appreso i poteri di Gea, sta assurgendo a ruolo di co-protagonista. Ma il fascino di Leo è di essere una figura splendidamente reale nella rappresentazione del proprio handicap. Accetta il peso della sua disabilità con spirito volitivo, lottando perché la società abbatta le barriere che gli impediscono una vita normale. È questo infatti spesso l'argomento dei succitati siparietti comici, nei quali il tema è trattato con uno spirito ironico che, lungi dal banalizzare, viceversa rafforza il messaggio. Ma lo spirito di auto-accettazione di Leo non è (e realisticamente non lo può essere) totale. Nell'ultimo numero (n. 6, Dove scorre l'acqua, 125 pp., 2 novembre 2002) è rappresentato uno dei temi più drammatici per un disabile con lesioni al midollo osseo, quello della sessualità. Emerge nelle pagine che trattano l'argomento il pressante bisogno di fisicità di Leo, l'inaccettabilità della propria diversità, l'impossibilità di razionalizzare il problema. L'atteggiamento di Gea nei confronti del suo amico è intrinsecamente sano e scevro di pietismo. Non assume mai atteggiamenti compassionevoli e non esita a maltrattarlo quando allunga troppo le mani o si concede delle libertà eccessive. In altri termini lo tratta come una persona normale e non come un handicappato!

Molteplici diversità

In Gea, così come avevamo visto negli X-Men, il tema centrale è quello della diversità. Leonardo è un diverso, ma lo è anche Sigfrido (Sig), altro comprimario della serie, colossale giocatore di hockey su ghiaccio, volontario per un servizio di trasporto disabili, "donatore di voce" per ciechi in un centro del libro parlato, gay dichiarato e impegnato nella difesa dei diritti degli omosessuali. Sono ovviamente "diversi" le entità che tentano di introdursi nel nostro piano dimensionale. A volte terribili e crudeli, il più delle volte creature spaventate che sfuggono da mondi in crisi. Né più né meno come i migranti che dai Paesi del Terzo Mondo giungono nell'Occidente ricco. L'inadeguatezza di un approccio univoco nei confronti di questi temi lo si legge nell'atteggiamento di Gea. Veniamo a sapere che come Baluardo avrebbe il compito di distruggere tutte le entità intrusive. Ma Gea non lo fa. Il più delle volte si limita a convincerle a tornare in un limbo paradisiaco, in attesa che le convergenze dimensionali le riportino nel proprio mondo.

Gea in questo non fa che rinnovare il tradizionale atteggiamento dei Baluardi di sesso femminile, che nel corso dei secoli hanno optato per una soluzione non cruenta nei confronti degli invasori extra-dimensionali. Per questo - leggiamo nelle pagine del fumetto - le Baluarde sorprese nel momento in cui dialogavano con queste entità, sono state definite "streghe" e condannate al rogo. Al contrario i loro omologhi maschi erano definiti eroi o santi in quanto avvistati, spada al pugno, mentre combattevano contro creature diaboliche. Inoltre - ci racconta Enoch - molti Baluardi maschi intrufolatisi nelle fila dell'Inquisizione si adoperavano a far condannare le loro colleghe, ree di una condotta troppo permissiva e quindi non ortodossa. Da parte sua Luca Enoch non dà una risposta univoca ai diversi temi scottanti che balzano nelle pagine del suo fumetto (ad esempio lo sbandieramento orgoglioso della propria omosessualità, le proprietà terapeutico-mistiche di alcune droghe, l'immigrazione clandestina), ma lascia ampio spazio ai suoi personaggi che difendono, con una verbosità inconsueta in un fumetto, le proprie tesi a volte contrapposte.

Dalla paura all'intolleranza

Dalla lettura di Gea abbiamo la conferma che la presenza del diverso, che sia diverso fisicamente o per razza o per gusti sessuali, storicamente ha accecato la ragione e fatto scattare sentimenti primordiali risalenti ai tempi in cui l'uomo viveva nelle grotte e temeva che belve e altri uomini più potenti gli togliessero la vita. Da ciò l'orrore nella rappresentazione del diverso. Ma il vero orrore sta nel tentativo di razionalizzare questo irrazionale sentimento in sé animalesco. Non dimentichiamoci mai che quando la paura dell'altro divenne ideologia, quando l'irrazionalità divenne condotta politica, quando le orride incantatrici della notte di Valpurga presero vita, allora nacque il nazismo.

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Perplessità più che normali...

Messaggio  Alessia.Zoccoli il Mar Dic 09, 2008 3:29 pm

Very Happy Ciao...Inizio col dirti che questo tipo di perplessità credo che abbia preoccupato un pò tutte noi.Diciamo che prima di iniziare questo corso di Laurea, e specificamente i corsi della didattica aggiuntiva, eravamo un pò tutte a digiuno di tanti argomenti.Ci si preoccupa: "Ma sarò all'altezza del compito?" e poi ancora: "Saprò essere delicata nei comportamenti, empatica al punto giusto, e saprò trasmettergli qualcosa che possa servirgli nella vita quotidiana"?Io ho provato a rispondere a qualcuna di queste domande, ma sono giunta alla conclusione che tutto si chiarirà maggiormente iniziando a lavorare, cercando di mettere in pratica ciò che abbiamo imparato in questi quattro anni.Io dico: Non preoccuparti, tutto viene vivendo.L'esperienza ci forgerà e ci aiuterà.L'importante è la buona volontà di noi insegnanti.

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COS' è la diversità?

Messaggio  Annarita De Vita il Mer Dic 10, 2008 12:08 pm

IN QUESTI GIORNI HO RIFLETTUTO MOLTO SUL CONCETTO DI DIVERSITA'.
VEDIAMO LA DIVERSITA' IN UNA SEDIA A ROTELLE O IN QUALSIASI HANDICAP FISICO O MENTALE, SENZA RENDERCI CONTO CHE LA DIVERSITA' VIVE IN NOI, MAGARI NEL MODO DI PENSARE, DI VIVERE, DI VESTIRE...UNA DIVERSITA' CHE A VOLTE CI RENDE UNICI, MA CHE A VOLTE CI PUO' EMARGINARE DAGLI ALTRI.
HO RIPETUTO PIU' VOLTE IL TERMINE DIVERSITA' NON A CASO. QUESTA PAROLA PUO' ESSERE CONSIDERATA UN PARADOSSO IN UNA SOCIETA' CHE SE DA UN LATO ESALTA I DIRITTI INDIVIDUALI DELL'UOMO, DALL'ALTRO TENDE A GLOBALIZZARE L'UMANITA' ANNULLANDO QUELLE CARATTERISTICHE PROPRIE DELL'INDIVIVUO E DI INTERE COMUNITA'.
IERI HO ASSISTITO ALL'INTERVISTA DI UNA DONNA DIVERSAMENTE ABILE LASCIATA DAL MARITO E COSTRETTA SU UNA SEDIA A ROTELLE, CHIEDEVA UN ASCENSORE NEL SUO PALAZZO, SENTO ANCORA LE SUE PAROLE "MIO MARITO ERA LE MIE GAMBE", FINO A CHE UN DIVERSAMENTE ABILE NON RIUSCIRA' A RAGGIUNGERE NELLA NOSTRA SOCIETA' L'AUTONOMIA PERSONALE NELLE PICCOLE COSE DI OGNI GIORNO, CREDO CHE NON SI PUO' PARLARE DI DIRITTI E DI VALORE DELLA DIVERSITA'

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la diversita'

Messaggio  tesone andreana il Mer Dic 10, 2008 6:34 pm

Ma io penso proprio il contrario, che forse la diversita' non dovrebbe essere un qualcosa che va ad ostacolare, ma che invece dovrebbe favorire a conoscere qualita' e caratteristiche del tuuto nuove.

tesone andreana

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Re: la diversità

Messaggio  roberta_rossi il Mer Dic 10, 2008 7:03 pm

è verissimo, molto spesso abbiamo problemi di approccio nei confronti "del diverso", spesso abbiamo paura di sbagliare.questo sucede anche nelle scuole dove la classe che ospita un diversamente abile, tende ad emarginarlo,non perchè è diverso dai normodotati,ma per il semplice fatto che ha paura di sbagliare nei loro confronti, paura nell'approcciarsi.sono barriere che l'insegnante deve aiutare ad eliminare, perchè avere un confronto ocn il diverso è anche un momento di confronto.

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diversità

Messaggio  alessandra di fiore il Mer Dic 10, 2008 7:57 pm

Perché parlare di differenza e diversità?
In fondo il titolo "diversità come valore" può sembrare quasi banale e scontato nel momento in cui ci si immagina il mondo della solidarietà al lavoro, occupato nell' impegno quotidiano, nel lottare contro le "differenze".
Probabilmente il senso del voler affrontare questa tematica è proprio in questa lotta, termine non sempre corretto se applicato al concetto di differenza.
Oggi si parla molto di educazione interculturale o alla mondialità, decisamente incentrata sulle tematiche dell'accettazione delle differenze e sul superamento dei pregiudizi. Ciò che si propone in questa sede è di applicare le stesse considerazioni alla vita quotidiana dei gruppi, al loro sviluppo interno, alla loro scoperta di quelle differenze tra i membri che sono valore irrinunciabile e a quelle che sono frutto delle nostre fantasie e che in quanto tali diventano dannose.
Non si vuole naturalmente fare il processo a nessuno, ma fornire dei semplici strumenti e delle piste di lettura delle proprie esperienze per arrivare a capire sempre meglio ciò che accade nei gruppi e come questo possa influenzare i risultati del lavoro.
Le differenze tra le persone, le diversità, le peculiarità di ognuno sono la ricchezza stessa di ogni situazione sociale, allo stesso tempo si è abituati in maniera più o meno conscia a considerarla un pericolo, un rischio. Basta pensare al desiderio di assimilare ognuno a sé, a dire - di fronte ad una persona palesemente diversa da noi - "lui è uguale". Se ci si sofferma a riflettere e si immagina un bambino normale ed un portatore di handicap, forse tutti (anche per buona educazione o per "buona coscienza") siamo portati a dire che dobbiamo considerarli uguali, più difficilmente si è portati a dire "lui è diverso e pertanto va bene così".
Per molto tempo la stessa pedagogia scolastica è andata - sia pur implicitamente - verso l’annullamento delle differenze: si veniva educati e formati ad essere tutti uguali, ad assomigliare ai genitori, a non essere diversi.

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la diversità

Messaggio  giuliana di girolamo il Mer Dic 10, 2008 8:00 pm

Essere normali significa rispettare sia le leggi ufficiali, sia le leggi non scritte che controllano la nostra vita morale stabilendo la distinzione tra bene e male, vizio e virtù, successo e fallimento. Chi si allontana dalla norma è invece "anormale", diverso dagli altri.
E’ diverso chi si sente tale: chi non riesce a rientrare nella norma perché è incapace di comportarsi e di vivere come gli altri o perché crede in altri valori e in altri modelli di vita. E’ diverso chi viene considerato tale e pertanto viene emarginato ed escluso.
Chi è privo di requisiti fisici o sociali ritenuti indispensabili: la salute, la bellezza, la intelligenza, il benessere economico, ecc. (...). Gli altri sono invece coloro che sono - o credono di essere - "normali", che rispettano le regole del gioco e che in virtù della loro posizione sanciscono la diversità. Eppure la distinzione tra normalità e anormalità, sebbene inevitabile e necessaria, non è un valore assoluto o eterno, ma una convenzione che può essere messa in discussione, criticata, modificata.
(...) Non sempre la diversità è anormalità. Anche senza uscire dai limiti della norma, esistono delle differenze naturali con cui dobbiamo inevitabilmente confrontarci: noi siamo diversi dagli altri e gli altri sono diversi da noi"

giuliana di girolamo

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Re: la diversità

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mer Dic 10, 2008 8:05 pm

giuliana di girolamo ha scritto:Essere normali significa rispettare sia le leggi ufficiali, sia le leggi non scritte che controllano la nostra vita morale stabilendo la distinzione tra bene e male, vizio e virtù, successo e fallimento. Chi si allontana dalla norma è invece "anormale", diverso dagli altri."

è proprio vero, secondo me. Evidenziarlo non sarà mai un luogo comune, finchè la realtà non continuerà, ovunque, a calpestare, ad esempio, la libertà di coscienza.


Ultima modifica di mariarosaria tarallo il Sab Dic 13, 2008 10:45 pm, modificato 1 volta
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la diversità ha tantissime sfaccettature

Messaggio  luana.caiazzo il Gio Dic 11, 2008 9:01 pm

Quello della “diversità” è un concetto ambivalente, che da un lato suscita mistero e timore, dall’altro curiosità e fascino.
La diversità talvolta provoca un senso di rifiuto ma allo stesso tempo può essere adottata come vera e propria filosofia di vita, accompagnata dal bisogno di qualcosa di “diverso” per poter mettere sé stessi a confronto con “l’altro” e poter così arricchirsi delle differenze altrui.
Diversità perciò come concetto negativo e positivo assieme, a seconda del senso e del valore che ognuno di noi, nelle varie situazioni, da al termine; diversità come necessità inevitabile della nostra vita, come valore e ricchezza per lo scambio e la crescita umana ma anche come difficoltà cui andiamo incontro nel momento in cui per primi ci si sente diversi o esclusi.
Le differenze tra le persone e le peculiarità di ognuno sono la ricchezza stessa di ogni situazione sociale, anche se nel contempo si è abituati in maniera più o meno conscia a considerarla un pericolo.
Il “diverso” può essere lo straniero, differente per lingua, cultura, religione e sensibilità su determinate tematiche, come può esserlo il portatore di handicap, verso il quale le persone tengono spesso atteggiamenti contrastanti, dalla solidarietà al rifiuto.
Ciò che è simile a noi è infatti più rassicurante, riconoscibile, controllabile ma nello stesso momento il desiderio di fuga dall’omologazione ci può spingere verso strade fuori dalla norma generale.
Lo stesso desiderio di viaggiare e di esplorare paesi a noi sconosciuti, dimostra come spesso bramiamo la fuga dalla quotidiana realtà proprio nella ricerca di una dimensione estranea, rompendo così la seppur rassicurante routine di ogni giorno
Abbiamo bisogno della diversità, proprio per celebrare la nostra individualità.
L’industria culturale si è mostrata ancora una volta sensibile a questi cambiamenti; la ricerca del diverso, dell’eccentrico, dell’originale e anche del trasgressivo rappresenta oggi un trend forte, già ampiamente documentato da insolite pratiche artistiche citate nel tema sui “Nuovi Mostri” di due mesi fa.
Ci troviamo quindi ad evocare a gran voce la diversità culturale, come forte spinta al rinnovamento delle nostre risorse intellettuali, quella etnica, nel segno del rispetto reciproco, scongiurando così pericolosi sviluppi di ideologie razziste, la diversità sessuale (visti anche i forti temi di grande attualità) e la diversità religiosa, sebbene fonte di gravi instabilità sociali all’interno della nostra storia attuale.
Proprio gli uomini vengono definiti come “animali religiosi”, accomunati dalla ricerca delle risposte a grandi domande sulla vita, di cui condividono i medesimi interrogativi, ma si differenzia soltanto per le risposte che gli vengono date.
La distinzione tra normalità e diversità, sebbene necessaria e inevitabile, non è quindi un valore assoluto o eterno, ma una convenzione che può essere messa in discussione, criticata e modificata.

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Paura del diverso

Messaggio  Roberta Romano il Sab Dic 13, 2008 7:03 pm

La diversità (di ogni genere) spesso fa paura, produce una sorta di precarietà culturale e genera, in molti individui, un senso di crescente insicurezza che diviene atteggiamento di chiusura e di intolleranza, atteggiamenti che affondano le loro radici nei pregiudizi e stereotipi di varia natura.
Per combattere il clima di insicurezza che caratterizza il nostro secolo e la diffusa sensazione di paura della diversità, è indispensabile combattere stereotipi e pregiudizi che minano il valore ontologico di ogni essere umano: valore che sussiste a prescindere dalla nazionalità, dal sesso, dalla razza, dalla religione, dalle opinioni o dalle condizioni fisiche, personali o sociali. La diversità è una risorsa e pertanto va valorizzata!!! siamo unici nella nostra singolarità!!!!

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Re: la diversità

Messaggio  mariarosaria tarallo il Sab Dic 13, 2008 10:50 pm

Ho riletto tutti gli interessantissimi contributi di questa sezione e vorrei mettere in campo un'altra domanda.
Si parla della necessità di combattere stereotipi e pregiudizi che ancora serpeggiano nella società, impedendo di cogliere ed esprimere al meglio il valore incommensurabile della diversità.
Ma, riepilogando, alla luce di tanti aspetti importanti da tutti evidenziati, come si possono combattere, concretamente? Quali percorsi e/o quali modalità vi sentireste di proporre in merito?
Si sa che le soluzioni, soprattutto in tema di questioni dalle innumerevoli implicazioni, anche delicate e complesse, come questa, non sono mai uniche ,per questo credo che i contributi possano essere vari, come tanti e vari sono i campi d'intervento per sradicare i pregiudizi e favorire l'integrazione, ad esempio, e non soltanto in tema di disabilità.

Spero nei vostri contributi, buona serata e buona settimana.

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un ruolo importante spetta alla scuola

Messaggio  Roberta Romano il Dom Dic 14, 2008 7:40 pm

ciao!
credo che gli steriotipi e i pregiudizi facciano parte della cultura, ce ne sono alcuni superficiali e ma altri molto radicati. credo che la battaglia sia lunga e dura perchè si tratta di introdurre dei cambiamenti su condizionamenti mentali di lungo periodo. Credo, comunque, che la scuola giochi un ruolo importantissimo poichè come fondamentale agente educativo debba impegnarsi nella diffusione della cultura della differenza e della tolleranza... credo che sia un modo per cominciare la battaglia!

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approfondimento sulla natura degli steriotipi e dei pregiudizi

Messaggio  Roberta Romano il Dom Dic 14, 2008 7:42 pm

Il pregiudizio è un atteggiamento di rifiuto o di ostilità verso una persona appartenente ad un gruppo che si presume in possesso di qualità biasimevoli generalmente attribuite al gruppo medesimo. Secondo Allport il pregiudizio deriva da processi cognitivi, che hanno lo scopo di categorizzare, generalizzando e semplificando, la realtà sociale. di conseguenza la categorizzazione che è un processo riduttivo, spesso si associa con una componente affettivo-valutativa. In questo caso si possono produrre stereotipi, che possono essere definiti come generalizzazioni arbitrarie ed etichettamenti. Il concetto di stereotipo è strettamente legato a quello di pregiudizio.
Una volta attribuita un’immagine negativa ad un gruppo di persone questa viene generalizzata a tutti gli appartenenti al gruppo medesimo.

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Re: la diversità

Messaggio  angela rivieccio il Dom Dic 14, 2008 10:53 pm

A mio avviso tutti gli esseri umani sono diversi tra loro e presentano le proprie caratteristiche che li rendono unici e irripetibili.La diversità è insita in ognuno di noi.Si, ci sono persone che "escono dagli schemi fisici ed intellettuali tipici di tutti gli individui"ma questo non è negativo come sembra.Molti di questi soggetti,nonostante la presenza di deficit hanno potenzialità straordinarie;tanti sono gli esempi di persone che pur non vedenti,suonano degli strumenti,o presone che danzano pur essendo non udenti. La maggior parte,pur non avendo queste potenzialità ne hanno altre meno eclatanti ma pur sempre importanti.
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Re: la diversità

Messaggio  mariarosaria tarallo il Lun Dic 15, 2008 12:53 am

Roberta Romano ha scritto:ciao!
credo che gli steriotipi e i pregiudizi facciano parte della cultura, ce ne sono alcuni superficiali e ma altri molto radicati. credo che la battaglia sia lunga e dura perchè si tratta di introdurre dei cambiamenti su condizionamenti mentali di lungo periodo. Credo, comunque, che la scuola giochi un ruolo importantissimo poichè come fondamentale agente educativo debba impegnarsi nella diffusione della cultura della differenza e della tolleranza... credo che sia un modo per cominciare la battaglia!


Ciao, riprendo a leggere stasera, sono d'accordo con te, Roberta, la necessità di un impegno della scuola per la diffusione della cultura della differenza è fondamentale, proprio in virtù del principio e obiettivo stesso dell'integrazione, sia delle persone con deficit di vario tipo, sia degli alunni "extracomunitari", sia di quelli provenienti da ambienti svantaggiati socialmente e culturalmente.

Tutto ciò credo sia fuori discussione, e scontato sulla carta, ma, secondo me, se nel nostro Paese c'è così tanto bisogno di parlare di integrazione, di barriere ecc.,, è perché, poi, (non mi stancherò mai di dirlo perchè mi sta molto a cuore; ) mancano i progetti a lungo termine e un coordinamento tra tutti i progetti locali, al fine di poter fare assumere e sviluppare energie e frutti di essi in una nuova cultura, rispettosa della differenza a 360°.

Secondo me, nonostante l'impegno a volte mirabile di tanti operatori a livello locale, tutto ciò nel nostro Paese manca. Io penso che nella scuola, in ogni scuola, ci sia bisogno di persone propositive in tal senso, capaci di avere un effetto trainante in questo senso, tracciando delle bozze di percorsi percorribili, anche se poi questo non è facile, ma non è impossibile.

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LA LETTERA DI UNA SORELLA A PROPOSITO DELLA DIVERSITA'

Messaggio  Antonella Rivellino il Lun Dic 15, 2008 1:03 am

Ho letto in rete questa lettera bellissima,
vi confesso che mi ha turbato tanto perchè sembrava scritta da qualcuno che conosco per qualcuno che conoscevo ed ora non c'è più.

La pubblico perchè affronta,in modo molto forte,il tema di questo ( ma anche di altri) topic,
perchè credo che sia importante anche per voi,guardare le cose anche da un altro punto di vista.
E' lunga,ma vale la pena di leggerla tutta...




Io conosco M. e M. ha sedici anni.
Ma non va a ballare con le sue amiche, non parla al cellulare, non esce il sabato sera.
M. non ha mai dato un bacio ad un ragazzo ma io credo seriamente che si sia presa almeno una cotta.

M. la conosco da 16 anni, tra un pò saranno 17... ci vivo nella stessa casa. M. è mia sorella.
Perchè dirvi una bugia? Con M. la vita NON è facile. Delle volte quasi non è vita.
M. ha bisogno di me per quasi tutto.cibo, acqua, nanna, vestiti, doccia...
Ma non perchè M. non sappia, solo perchè a volte è un pò pigra, e vuole essere tanto coccolata.

lei ha una vocina piccola piccola, lei mi ricorda le mie cugine di 3 anni. perchè M. è come se avesse 3 anni.
lei chiama la mamma con un filo di voce. e la mamma dice che nessuno la chiamerà mai così. e poi la abbraccia. e ride. con quel sorriso strano. che però a me fa tanta tenerezza.

M. non dice le cose. le ripete mille volte. fin quando tu non le rispondi. e allora sceglie un'altra parola. per poi tornare sulla precedente.
M. è precisina e chiude i cassetti, e si pulisce il musetto se si è sporcata.
M. è monella e la mattina non vuole mai andare a scuola. e fa tante storie e mi da tanti schiaffi.
però se mi fa male M. lo sa. lo capisce. e mi guarda con gli occhi grandi e sussurra il mio nome... e poi mi chiede un bacio..
e sappiatelo, il bacio di M. è una rarità.

noi abbiamo un rapporto NORMALE. noi siamo sorelle e come tutte le sorelle litighiamo, e facciamo pace, e manteniamo i segreti. io le dico tutto perchè poi lei non lo dirà mai. ma io credo che lei mi ascolti.
perchè ride,e quando ride, mentre io le parlo delle mie storie, sembra quasi più vecchia di me. non più vecchia, assai più saggia.

M. vive in un mondo tutto suo. e ride quando non c'è da ridere. e delle volte piange furiosamente, senza un motivo, un dispetto, un capriccio.
e noi la culliamo, fino a che finisce le lacrime, ed esausta si addormenta, ritornando al suo mondo.

mia sorella conosce poche parole, e le capiamo solo noi, la sua famiglia. sono all'incirca 200, ne sa meno di quando era più piccola... le ha perse man mano...
lei dice fiori, alberi,campane,(orsa)chiotto,(bis)cotto, giallo,azzurro... ma dice anche MALE.
e lo dice dopo, quando è stata poco bene, e sembra ogni volta che abbia superato la morte.
mia sorella non si lamenta mai, nè per un mal di pancia, nè per un mal di testa, nè per nulla. mia sorella è forte, ed è forte oggettivamente ed
io penso che sia perchè lei lotta ogni giorno contro quel MALEDETTO MALE.

mi sono chiesta tante volte perchè proprio lei, perchè una bambina, una bambina innocente. perchè proprio noi.
perchè questa grande responsabilità.
ho guardato gli altri fratelli, ho guardato gli altri genitori, mi è sembrato tutto più facile. li ho forse invidiati?
però poi sono tornata a casa. e ho pensato che la nostra casa senza M. è troppo vuota,
che la mia vita non può avere senso, che io stessa sarei diversa. e sicuramente non migliore.

per questo, dico grazie a lei. perchè è a lei, e poi a tutti, che dedico questa frase:
IO NON PENSO CHE SEI DIVERSO. IO PENSO CHE SEI SPECIALE
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Re: la diversità

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