le protesi un vantaggio?

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le protesi un vantaggio?

Messaggio  teresa.portoghese il Mar Nov 25, 2008 12:25 pm

La storia di Pistorius è molto toccante dal punto di vista umano. E' ammirevole la sua caparbietà e la
sua volontà nel superare le difficoltà che ha già incontrato nei suoi primi 20 anni di vita. Il punto da considerare, secondo me, non è escludere la "persona" Pistorius dalle olimpiadi, ma escluder le sue protesi. Bisogna trovare un punto di equilibrio. Le protesi da lui usate gli danno più vantaggi rispetto agli svantaggi del suo handicap, ma ciò comporta svantaggi agli altri atleti che partecipano alle olimpiadi.Quindi, dal mio punto di vista, bisogna dare le stesse opportunità a tutti gli atleti, in modo tale che tutti gareggino ad armi pari.
Questa vicenda è un passo avanti per la "ricerca"a vantaggio di tutte le persone che hanno questa tipologia di menomazione.Se le protesi non sono ammesse per gareggiare ma migliorano la vita dei disabili ben vengano.

teresa.portoghese

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sono d'accordo con te

Messaggio  teresa casillo il Ven Dic 05, 2008 8:17 pm

le protesi di Pistorius rappresentano la possibilità, che questo ragazzo ha, di poter competere in gare sportive...un passo verso la "normalità". è anche vero che le protesi da lui usate sono un vantaggio per Pistorius ma rappresentano uno svantaggio per gli altri atleti. la competizione non è equa.....la "differenza"..non viene annullata!

teresa casillo

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Una domanda finale un pò inquietante !!!

Messaggio  schettino elena il Gio Dic 11, 2008 7:39 pm

Protesi cerebrali impiantabili: creato un “topo Cyborg”

Mi sono imbattuta in un articolo che parlava di protesi cerebrali ed ho pensato: “è proprio quello che fa al caso nostro!!! “……non è stata una lettura facile, ma ho cercato cmq di riassumerla …Per chi come me non sa molto sulle macchine collegate direttamente o indirettamente al cervello umano ho fatto una piccola ricerca

Ci sono oggi tre classi di “protesi cerebrali” (brain prosthesis):

• sensoriali: sostituiscono od integrano il funzionamento di uno o piu’ sensi umani (ad esempio, gli impianti cocleari che sostituiscono la funzione dell’udito umano, le retine artificiali per la vista, ecc.)
• motorie: sistemi artificiali per attivare gli arti umani o per rimpiazzarli completamente, ad esempio, stimolazione elettrica funzionale (FES), stimolatori neuromuscolari iniettabili, arti robotici, mappatura dell’attivita’ cerebrale premotoria su sistemi robotici,…
• cognitive: protesi neurali che mirano a sostituire/integrare il funzionamento del cervello in attivita’ cognitive quali la memorizzazione di informazioni od il recupero di ricordi o altre funzioni della memoria umana.
Le protesi cognitive impiantabili sono quelle su cui al momento si sa di meno, ma la scorsa settimana si è svolto un congresso ACM su Intelligent User Interfaces (dove la comunita’ dell’Interazione Uomo-Macchina si incontra con quella dell’Intelligenza artificiale) ed uno dei relatori invitati era il prof. Theodore W. Berger, uno dei massimi specialisti di integrazione uomo-macchina (non e’ un refuso: e’ proprio integrazione, non interazione) o, come e’ stato presentato alla conferenza, “specialista nell’integrazione fra hardware e wetware”.

Il titolo della relazione invitata era: “Elettronica Biomimetica Impiantabile come Protesi Neurale per la Perdita di Funzione della Memoria”.

Presso la University of Southern California, il prof. Berger guida infatti il centro di Ingegneria Neurale, un team di piu’ di 20 persone, finanziato sia dalla Marina che dall'Esercito statunitense, che lavora alla costruzione di protesi dell’ippocampo (v. foto al termine del post), una parte del cervello importante per le funzioni della memoria umana. Una delle cose che si sanno dell’ippocampo e’ che converte elementi della memoria a breve termine in elementi della memoria a lungo termine: se viene danneggiato, non si riescono a formare nuove memorie, solo ad accedere a quelle che avevamo gia’ registrate prima del danno.

L’obbiettivo del gruppo di ricerca di Berger e’ quello di sostituire una parte (una “slice”, come dice lui) dell’ippocampo con un chip VLSI biomimetico. Al momento, stanno sperimentando le loro idee su topi e scimmie (anche se dice di aver ricevuto via Internet delle disponibilità di volontari umani, che per ora non vengono considerati) ed hanno gia' creato le prime creature cyborg.

Il primo passo che il gruppo di Berger ha dovuto affrontare e’ stato quello di capire come si comporta l’ippocampo dell'animale di fronte a diversi tipi di stimoli al fine di stabilire che funzioni replicare con i loro sistemi artificiali. Nei neuroni, l’output e’ una funzione della storia passata degli input: questo meccanismo e’ alla base delle attivita’ di codifica informazioni eseguite dal cervello. Hanno quindi studiato, per ogni pattern di input concepibile, le risposte dell'ippocampo del ratto in termini di potenziali misurati in alcune regioni del cervello (CA1, CA3, dentate), al fine di sviluppare un modello predittivo dell’output ippocampale da programmare nel chip che deve andare a sostituirlo.

Il secondo passo e' stato quello di modellare il comportamento dell’ippocampo del ratto con un modello matematico di tipo Volterra functional power series (un modello dinamico, dipendente dalla storia e non lineare). Dopodichè si sono preoccupati di programmarlo all’interno di un circuito (usando un sistema di sviluppo FPGA commerciale).

Il successivo problema e’ stato quello del collegamento al cervello: interfacciare il modello biomimetico con il cervello, tenendo presente l’anatomia e la citoarchitettura ippocampale: in particolare, il chip era quadrato con i contatti sul perimetro, ma la zona del cervello dove andava piazzato aveva tutt’altra forma (in altre parole, il chip "non ci stava"). Sono stati quindi costruiti degli array di elettrodi per la comunicazione "neuron-silicon" su una struttura che si conformasse alla citoarchitettura.
A quel punto, hanno disabilitato un pezzo di ippocampo (in particolare, hanno sostituito il funzionamento della regione CA3 con il chip) ed hanno misurato le dinamiche trisinaptiche dell'ippocampo prima e dopo l’intervento, notando differenze veramente minime fra lo stato naturale e quello artificiale.

Oltre alle misure cerebrali, sono anche stati eseguiti studi del comportamento del topo "cyborg" nel mondo: ad esempio, proponendo all'animale dei modi per ricevere il cibo o l’acqua che richiedevano di memorizzare comportamenti specifici di pressione di bottoni ed osservando che il topo “cyborg” e’ effettivamente capace di memorizzarle usando l’impianto ippocampale artificiale.

A quel punto, l’attivita’ sperimentale si e’ spostata sul provare a caricare diverse versioni del software dentro il topo "cyborg" e confrontare i comportamenti degli animali caricati con le diverse versioni per vedere quale versioni migliorano la capacita’ dell’animale di memorizzare la propria esperienza: ne “fortificano la memoria”, per usare le parole del relatore.

Questo e’ lo stato attuale che Berger presenta delle sue ricerche. Ma e’ gia’ sufficiente, almeno per me, per porre alcuni problemi etici: basti dire che programmando opportunamente una protesi ippocampale si potrebbe determinare cosa un essere vivente ricorda e che cosa invece non e’ capace di memorizzare e quindi non ci ricorderemo mai di aver visto, udito o provato!!!!!!La cosa mi spaventa non sò a voi…….

schettino elena

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protesi o no

Messaggio  rosa nobis il Gio Dic 11, 2008 7:52 pm

per me le protesi sono un'invenzione straordinaria per rendere piu' semplice la vita a chi e' stato sfortunato,ma nel caso Pistorius non so se tecnicamente a livello agonistico puo' dare dei vantaggi rispetto agli altri Question

rosa nobis

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le protesi

Messaggio  tesone andreana il Gio Dic 11, 2008 8:38 pm

Come ho gia' accennato precedentemente, le protesi sono importantissime per i disabili ,poiche' gli permettono di poter svolgere una vita normale.

tesone andreana

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sulle protesi cognitive

Messaggio  mariarosaria tarallo il Gio Dic 11, 2008 9:21 pm

Cara Elena, ho letto attentamente il tuo contributo.
Sono affascinata da tutto ciò che riguarda in particolare il funzionamento della mente, ma, ad un tempo, questo fatto che il cervello è come una grande centrale...in cui ci sono tutti i comandi del nostro esistere, anche i comandi dei comandi dei comandi, come li chiamo io,mi spaventa. Perché poi quando si ammala, nel caso non sia possibile venirne fuori...è finita (penso al cancro, ad esempio, o a quei processi degenerativi che ancora non si riesce a prevenire e a curare, ma non voglio entrare nel merito e preferisco sorvolare). L'introduzione di protesi nel cervello, o di parti sostitutive di porzioni di esso, pone, eccome, dei problemi di ordine etico, hai pienamente ragione, secondo me.
Ho riletto ancora il tuo intervento...e vorrei ricopiare qui, semplicemente, quei passaggi che più mi colpiscono; in parte mi fanno anche un po' paura.

"cognitive: protesi neurali che mirano a sostituire/integrare il funzionamento del cervello in attivita’ cognitive quali la memorizzazione di informazioni od il recupero di ricordi o altre funzioni della memoria umana.
Le protesi cognitive impiantabili sono quelle su cui al momento si sa di meno (...)"


"L’obiettivo del gruppo di ricerca di Berger e’ quello di sostituire una parte (una “slice”, come dice lui) dell’ippocampo con un chip VLSI biomimetico. Al momento, stanno sperimentando le loro idee su topi e scimmie (anche se dice di aver ricevuto via Internet delle disponibilità di volontari umani, che per ora non vengono considerati) ed hanno gia' creato le prime creature cyborg.(...)"

"il chip era quadrato con i contatti sul perimetro, ma la zona del cervello dove andava piazzato aveva tutt’altra forma (in altre parole, il chip "non ci stava"). Sono stati quindi costruiti degli array di elettrodi per la comunicazione "neuron-silicon" su una struttura che si conformasse alla citoarchitettura.
A quel punto, hanno disabilitato un pezzo di ippocampo (in particolare, hanno sostituito il funzionamento della regione CA3 con il chip) ed hanno misurato le dinamiche trisinaptiche dell'ippocampo prima e dopo l’intervento, notando differenze veramente minime fra lo stato naturale e quello artificiale.
"

Ovviamente si tratta di Super-esperti e professionisti del campo, ai quali va tutto il rispetto e anche la gratitudine per le ricerche a favore della salute delle persone. Ma la possibilità, per me certa, dell'applicazione di tali protesi sugli esseri umani mi spaventa, anche se non dovrebbe essere così, perchè già in altre parti del corpo ciò è stato possibile. Ma il cervello è la centrale di tutte le centrali del corpo umano e della Natura stessa... Non è un sistema locale, ad esempio di pompaggio o smistamento, che presiede a processi come la circolazione, la digestione e così via; esso è la sede del pensiero, è il cuore dell'identità stessa, esso, più di ogni altra cosa al mondo, al di fuori della Persona, è maggiore della somma delle sue parti. Io credo che ci sfugge ancora molto del funzionamento di esso e che possono sempre sorgere imprevisti nella integrazione tra macchina e uomo a livello cerebrale.
Mi rendo conto che non ci si può abbandonare a questi timori e che si deve tener presente che il cervello è pur sempre fatto di contatti, di trasmettitori; se ad esempio un tumore stritola porzioni di esso, con queste tecniche si può rimediare, occorre educazione a questa cosa però, io sono tra quelli che più hanno bisogno di essere educata, in quel caso, in merito, perchè ce la faccio a concepire tutto ciò solo a livello razionale.

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Re: le protesi un vantaggio?

Messaggio  maria di nardo il Mar Gen 06, 2009 6:15 pm

Io penso che anche una piccola protesi possa essere utile per un non udente.
Infatti la PROTESIZZAZIONEpermette al non udente di divenire consapevole dell'esistenza del suono, non solo, ha, infatti,
una ricaduta positiva anche sugli atteggiamenti degli udenti, in quanto attiva e mantiene la comunicazione,poichè,
in presenza di un non udente protesizzato, si è portati a ipozzare che si possa essere ascoltati e pertanto ci si rivolge a lui parlando,
offrendogli cosi anche un adeguato modello linguistico.

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LA PROTESIZZAZIONE

Messaggio  maria di nardo il Mar Gen 06, 2009 6:33 pm

La RIEDUCAZIONE ACUSTICA tende a stimolare il canale uditivo mediante l' invio di messaggi suoni e tende a far divenire consapevole l'AUDIOLESO
dell' esistenza del mondo sonoro, del quale è parzialmente coinvolto a livello produttivo, in quanto anche egli è origine di suoni,
ad es. i suoi spostamenti procurano tracce suoni,cosi come il suo tossire o il suo spostare oggetti in quanto egli è parte integrante della vita e della società.

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Re: le protesi un vantaggio?

Messaggio  maria di nardo il Mar Gen 06, 2009 10:30 pm

LAUDIOLESO deve "imparare ad ascoltare" utilizzando i suoi residui uditivi ed il vantaggio protesico.
Egli va allenato alla percezione dei suoni e dei rumori, delle parole e dei ritmi, delle tonalità e delle intensità,
delle pause e del timbro, allenarsi ad associare il suono all'oggetto reale, poi alla sua immagine, a
collegare la parola alla situazione ed alla simbolizzazione del codice scritto.

maria di nardo

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Re: le protesi un vantaggio?

Messaggio  maria di nardo il Mer Gen 07, 2009 9:43 pm

Il soggetto audioleso in assenza di altre lesioni, è un normo-dotato, ma non è un normo-udente, un normo-linguistico, un normo-apprenditivo.
La privazione sensoriale precoce ostacola la formazione di modelli del linguaggio e di strategie valide atte a rispondere agli stimoli ambientali.
Tale privazione limita l'esperienza totale del bambino modificando così i processi di costruzione delle conoscenze individuali e sociali e degli
schermi di interpretazione della realtà.
Risulta necessario quindi intervenire precocemente affinchè non si costruisca una percezione del mondo fondata su una carenza di informazioni,
percezione che avrebbe una ricaduta negativa su tutte le aree di sviluppo.
La specificità dell'intervento nella minorazione uditiva riguarda proprio la riduzione delle aree di sviluppo, della non condivisione di un codice
di comunicazione; ciò impedisce al non udente, e all'udente in relazione con lui, di confermare le ipotesi interpretative di quanto accade.
Il non udente invece, se vive in un contesto disinformato sulla sua minorazione, rischia di costruire sugli equivoci, sulle inesattezze.
Infatti la mancata informazione acustica impedisce al soggetto di accedere ad una grandissima quantità di informazioni.
L'udito,difatti, è un senso pluridirezionale e coglie informazioni a 360 gradi, consente di mantenere un contatto continuo con l'ambiente,
non si interrompe mai neanche durante il sonno.
Il silenzio in cui è immerso l'audioleso, invece, crea la senzazione opposta, quasi un allontanamento dall'ambiente.

maria di nardo

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Re: le protesi un vantaggio?

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