Il rapporto tra disabilità e cinema

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Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  mody d'ambra il Mer Nov 26, 2008 1:13 pm

Cinema ed handicap: un binomio decisamente molto frequentato nella cultura degli ultimi 15-20 anni. Per varie ragioni.
La prima è che il cinema è uno dei luoghi principe della rappresentazione della disabilità, se non il luogo principe in virtù della potenza delle immagini che lo rendono, almeno apparentemente e per certi versi giustificatamene, capace di dare un volto ed un nome ad uno degli elementi centrali del pianeta handicap: il corpo (e la parola, aggiungerei) della persona disabile. Un corpo da sempre giudicato o-sceno, ovvero fuori dalla scena del rappresentato e del rappresentabile. Il cinema quindi innanzitutto come pezzo del mondo della informazione, dell’immagine, della comunicazione culturale e sociale.
Il secondo motivo è di ordine, potremmo dire, culturale e didattico. La disabilità che si svincola dal primato della riabilitazione e della assistenza e diviene oggetto di riflessione culturale: pittura, cinema, letteratura, teatro, musica ed il loro rapporto con il tema della disabilità e della presenza di artisti disabili. Poi l’aspetto didattico; l’utilizzo del film per parlare di, la rassegna cinematografica o la semplice serata, attraverso il duplice binario del film realistico, con personaggi disabili protagonisti (Figli di un dio minore, per intenderci) o di quello metaforico in cui dolore, diversità vengono affrontati attraverso allegorie (Edward mani di forbice, per intenderci).
E ancora il raccordo del film sulla disabilità con gli altri filoni classici che evocano il diverso, l’alieno, l’attrazione/repulsione per chi è contemporaneamente uguale e altro da noi; fantascienza, horror, fantasy, per certi versi il giallo.
Scrivevano S. Bianchini e Pilar San Vicente in un vecchissimo numero della rivista Rassegna stampa handicap (maggio 1989) “… cinema e handicap occupa sempre più spazio su giornali, sia per il filone della cinematografia americana, sia per il cinema come strumento per proporre l’handicap alla attenzione della società… alcune perplessità tuttavia sorgono nel momento in cui, a volte, non si riesce a distinguere bene se risulta più importante la novità, lo strumento o la qualità del film”. Quasi vent’anni dopo i dubbi non sono stati fugati del tutto .

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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  lidiamauro il Mer Nov 26, 2008 9:54 pm

L’uomo, sovraccaricato dagli stimoli prodotti dai media, sembra richiedere a livello fisiologico tale operazione anestetizzante: gli strumenti del comunicare, in virtù della capacità di narcotizzare il pensiero, esercitano su di lui una grande forza manipolatrice, diventano macchine per attivare coscienze e costruire opinioni. In una sì fatta situazione, il cinema (più tardi il video) ha saputo sfruttare le sue potenzialità persuasive: incanto di forme in movimento ha contribuito a formare e modificare, nel corso del tempo, la nostra percezione del mondo. Ha influenzato quindi anche il nostro rapporto con la diversità, contribuendo a costruire, attraverso le sue storie, l’immaginario sociale sull’handicap.
Sono numerosi i film che hanno raccontato, sotto molti profili, le tematiche connesse al problema, sia alla disabilità fisica, genetica, o acquisita (quest’ultima per esempio legata alla guerra), sia al disagio mentale.
Si manifesta, dunque, nel cinema, ma più in generale nel rapporto con l’handicap, il rischio che l’integrazione sia sostituita da un sentimento di «integrismo, o integralismo - individuato da Andrea Canevaro, pedagogista che da anni si occupa di disabilità - come desiderio di portare ad unità armonica ciò che invece si presenta come dissociazione» . Questo atteggiamento nasconde una nuova volontà sopraffattrice «che vuole imporre una visione unica, un pensiero unico, un umanesimo ed un’omogeneità senza scalfitture» , cela la volontà di annullare la diversità, che, in quanto elemento irregolare, crea disordine.
Da costruire è, al contrario, un’integrazione che si basa sulla curiosità verso l’altro da sé, nei tratti del quale rintracciare un valore da aggiungere alla propria esperienza. Dobbiamo capire e coltivare le differenze, senza avere pretesa di cancellarle, perché è nella pluralità la vera essenza del mondo.
Prestare attenzione a chi si sceglie di rappresentare questo è l’atteggiamento che un regista deve assumere dinnanzi alla situazione indagata. Frequentemente però accostandosi a temi e circostanze marginali, chi racconta, più che concedere la parola ai protagonisti, allestisce la messa in scena dei luoghi comuni e dei pregiudizi che guidano il suo sguardo innanzi a tali problematiche, filtra la realtà da rappresentare attraverso gesti rassicuranti, manie personali, per tentare di occultare, o esorcizzare, le paure nei confronti di elementi che destabilizzano le sue convinzioni.

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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  Maria Grazia Di Paola il Mer Nov 26, 2008 10:07 pm

riguardo alla problematica disabilità e cinema mi è sembrato utile considerare anche un'altra angolazione, quella del disabile che fa cinema e tal proposito

Alcune donne cieche vengono introdotte all’arte cinematografica. Ognuna di loro con una piccola videocamera digitale racconta la propria storia. Il film si intitola “7 Blind Women Filmmakers” ed è del regista iraniano Mohammad Shirvani. La pellicola è stata proiettata al Roma film Fest, nella sezione “L’altro cinema”. I sette cortometraggi girati da donne ipovedenti raccontano pezzi della società dell’Iran contemporaneo e della vita delle filmmakers. La quotidianità, la cause della cecità, le relazioni affettive ecc. Significativo il gesto della ragazza protagonista dell’ultimo episodio: chiude il tappo della videocamera, accecando simbolicamente lo spettatore, chiedendo di essere ascoltata, perché lei ascolta da 15 anni. La potenza del film sta nella capacità di penetrare la sensibilità e la differente percezione insite nella disabilità, in questo caso visiva. Interessante il tentativo di esplorare le potenzialità del linguaggio cinematografico come strumento di conoscenza, estensione delle facoltà e delle sensibilità umane. Tutto parte da una fondamentale domanda che si pone Mohammad Shirvani: cosa avrebbe fatto se, da regista, avesse perso la vista? Sarebbe riuscito o meno a girare ancora dei film? Ciò che segue è una risposta. Il lavoro condotto insieme a sette giovani donne ipovedenti è nato proprio all’insegna di uno scambio, come afferma l’autore all’inizio del film: “Io insegnavo loro il cinema, loro mi insegnavano a vedere”.Dall’Iran all’Italia per raccontare un’altra storia di disabilità. “Si può fare” è il film di Giulio Manfredonia che ha riscosso grande successo al Festival del cinema di Roma, anche se fuori concorso. Sono passati trent’anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia, che chiude i manicomi italiani. Il film di Manfredonia è ambientato nella Milano degli anni ’80, quando gli effetti di quella legge cominciavano a farsi sentire, nel bene e nel male. Il protagonista è Nello, interpretato da Claudio Bisio. Nello è un sindacalista che viene mandato in una coop di malati mentali. Il medico che segue i malati della coop, è uno psichiatra di vecchia generazione che crede nell’uso abbondante dei farmaci per risolvere i problemi psichici. L’approccio del protagonista, incoraggiato dalla fidanzata Sara e da un seguace basagliano è completamente diverso: riesce a convincere il gruppo di malati, tutti con storie devastanti o violentissime alle spalle, di poter lavorare sul serio. E così, insieme a loro, organizza una piccola azienda che installa parquet. I primi tentativi vanno male, poi però proprio la folle creatività dei soci diventa un’arma in più: sono capaci infatti di realizzare dei mosaici di legno davvero artistici. Il film si ispira a storie vere e al lavoro di tante coop, in particolare la Noncello di Pordenone che davvero installa parquet. “Credo che l’originalità del film- ha commentato il regista - sia nel suo essere una storia vera, e molto italiana. Una storia, quella del post-Basaglia, pochissimo raccontata al cinema. Mi sono ispirato a Qualcuno volò sul nido del cuculo, anche se da noi c’è più commedia; abbiamo provato tantissimo; siamo andati nei veri luoghi di disagio mentale, e ci siamo tanto documentati”. Fonte: http://www.consorzioparsifal.it/notizie.asp?id=2282

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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  Alessia.Zoccoli il Gio Nov 27, 2008 12:04 am

Volevo dirti che quest intervento è risultato molto interessante.Non ero a conoscenza di questo argomento, di questo binomio particolare "cinema/disabilità".E' davvero bello poter constatare come il concetto di "diverso" stia impregnando ogni campo della vita: sociale, culturale e addirittura il cinema.Il DIVERSO, deve essere visto sempre come una persona che può dare tantissimo a tutti...come completamento di noi stessi,rendendo il mondo e le persone meno banali e più coscienti che la vita e le persone possono avere mille sfumature, e quindi essere "diversi"(nel carattere,nell'aspetto,nel modo di pensare).Il cinema, rappresentando la realtà, o parti di essa, ha dato la possibilità a tutti di poter notare coi propri occhi come il diverso,in qualsiasi modo lo si voglia intendere, possa essere una vera "ricchezza".
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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  mody d'ambra il Gio Nov 27, 2008 5:48 pm

Circolare Numero: 32

Oggetto: Film "Rosso come il Cielo" - uscita 9 marzo 2007

Data: 31/01/2007

Il film narra la storia, vera, di Mirco Mencacci, non vedente, che e' diventato uno dei piu' apprezzati tecnici del suono del cinema italiano.
Il film ha ottenuto premi ed apprezzamenti anche internazionali.
Si ritiene che il film, significativo per la causa delle pari opportunita', meriti di essere tenuto in considerazione e sostenuto presso il pubblico.
Si unisce scheda descrittiva del film.

La storia del film "Rosso come il cielo" parte da una vicenda reale, quella di Mirco Mencacci che da non vedente e' diventato oggi uno dei piu' importanti montatori del suono del cinema italiano.

Il film racconta la sfida di Mirco, un bambino toscano di dieci anni che, dopo aver perso la vista, lotta tenacemente contro i pregiudizi affinche' i propri sogni si realizzino.
Siamo negli anni settanta e la legge vieta ai bambini ciechi di frequentare le normali scuole pubbliche. Il bambino e' quindi costretto a proseguire gli studi in un istituto per ciechi a Genova, dove vige un sistema educativo arretrato che lo destina a lavori marginali e alla rinuncia della propria personalita'.
Ma il protagonista non si arrende e quando un giorno trova un registratore e scopre che puo' raccontare delle storie fatte di suoni e rumori, capisce di aver trovato la sua strada.
Anche se osteggiato dall'istituto, Mirco coltiva la sua passione e, con l'appoggio degli altri bambini e di don Giulio, mettera' in scena una "favola sonora", dando a tutti un'opportunita' per esprimere se stessi e la proprio fantasia.

La storia di "Rosso come il cielo" e' soprattutto questo: un esempio di determinazione e di coraggio, anche quando ci si trova in una situazione di svantaggio. Anche la realizzazione del film nasce da una scelta audace. Il regista, Cristiano Bortone, ha voluto rendere protagonisti proprio alcuni bambini non vedenti, facendoli recitare accanto ai bambini normovedenti. L'atmosfera di grande complicita' che si e' creata tra questi piccoli attori ha arricchito tantissimo il film e ha fatto si' che si riuscisse a descrivere il mondo dei bambini in modo semplice e diretto.

Il film e' stato presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione dedicata ai film per ragazzi Alice nella Citta'. La storia di Mirco ha conquistato il pubblico e la stampa, non solo in Italia ma anche all'estero dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Cinekid Festival di Amsterdam, uno dei piu' importanti festival internazionali dedicati alle produzioni cinematografiche per i ragazzi, e il Premio del Pubblico come miglior Film Straniero al Festival di San Paolo.

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cinema e disabili

Messaggio  adriana di costanzo il Ven Nov 28, 2008 1:56 am

L’ultimo film di Kenneth Branagh, “Sleuth - Gli insospettabili”, con Michael Caine e Jude Law, sarà accessibile anche alle persone cieche e sorde. In occasione dell’uscita del film nelle sale, in programma domani, per la prima volta la Sony Pictures Releasing Italia in collaborazione con Piero Clemente (Raggio Verde s.r.l.) e Marco Stefani (E.V.M. Service), grazie alle tecnologie digitali fornite dalla DTS, saranno effettuate proiezioni speciali del film (la prima delle quali a Roma) in sale appositamente attrezzate. In questi cinema saranno messe a disposizione degli spettatori cuffie a raggi infrarossi per le persone non vedenti (che “ascolteranno” il film arricchito dal commento audio che descrive, senza coprire i dialoghi e i rumori importanti, azioni, stati d’animo, colori e paesaggi) mentre, per le persone non udenti, appariranno sullo schermo i sottotitoli dei dialoghi (completati con indicazioni sui rumori e sulla musica). “Ci auguriamo – ha spiegato il direttore generale di Sony Pictures Releasing Italia Paulo Simoes - che queste proiezioni speciali possano contribuire a integrare le varie iniziative svolte a favore dei diversamente abili”.

Fonte: AGI 08 / 11 / 2007
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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  lidiamauro il Ven Nov 28, 2008 1:39 pm

Per una volta ho deciso di non segnalarvi un film che potete vedere sul grande schermo di un multisala e che non arriverà tra i dvd della vostra videoteca. Per una volta ho deciso di parlarvi di un film che sarà abbastanza difficile riuscire a vedere, ma che sarebbe molto bello se tutti i ragazzi e i bambini più grandi lo vedessero.
Ho deciso di parlarvi di Crisalidi, un film-documentario di 45 minuti del giovane regista Mirko Locatelli. Un documentario sull'adolescenza, sulla vita quotidiana dei ragazzi, una vita in continua trasformazione, che può essere a volte anche molto difficile, soprattutto se affrontata con un handicap. Crisalidi nasce come un casting realizzato ad alcuni ragazzi per realizzare il documentario stesso, senza che loro sappiano che il provino farà parte del film. Tra questi vengono intervistati anche alcuni ragazzi disabili. Le domande riguardano per tutti la vita quotidiana, la scuola, l'amore, il futuro... Tutti provano le stesse paure, gli stessi turbamenti e le stesse emozioni. Eppure per alcuni tutto può sembrare molto diverso e più difficile.
Ma cosa significa essere un adolescente disabile? Che differenza c'è nel vivere la propria vita su una sedia a rotelle?
Questo documentario ha vinto numerosi premi, segnaliamo il Premio Paesaggi Umani al Filmaker Festival 2005, il primo premio Miglior Documentario in Concorso e del Premio Cinemavvenire al Roma DocFest 2006 e il primo premio al Concorso Nazionale, sezione Documentari al Genova Film Festival.

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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  francesca.pezone il Lun Dic 08, 2008 6:15 pm

Negli ultimi quindici,venti anni,il cinema si è interessato tantissimo alla disabilità,dal 1923 con il grande regista Wallace Worsley con il film IL GOBBO DI NOTRE DAME,il deforme campanaro Quasimodo che si sacrifica per salvarela bella Esmeralda,una gitana che l’arcidiacono vuole uccidere (DA VEDERE!!!!),sempre un film Usa del 1939 con il regista Lewis Milestone ,in OF MICE AN MEN,parla di un bracciante che tenta di proteggere il cugino ritardato mentale.Il cinema non è stato e non è altro che un raccontastorie,storie vere o inventate,dove interessa relativamente se si parla di un personaggio “sano” o diversamente abile,quello che interessa è che la storia interessi,anche la Gran Bretagna ha attinto da questo genere,ricordiamo nel 1956 THOGETER dalla regia di Lorenza Mazzetti,brava scrittrice e regista,in questo film si parla della grande amicizia, solidarietà e aiuto reciproco di due sordomuti.Ma anche L’Italia non è mai stata insensibile a questo genere,nel 1952 con LA CIECA DI SORRENTO dalla regia di Giacomo Gentiluomo,un film drammatico dove c’è molta suspance,una donna che perde la vista durante l’assassinio della madre.Nel 1962 sempre l’Italia con un gran film di Vito Pandolfi,GLI ULTIMI,la storia di un ragazzo cieco che viene deriso e umiliato,in questo film,gli attori erano quasi tutti non professionisti.Fino ai giorni nostri ,1994,con attori del calibro di Carlo Verdone in PERDIAMOCI DI VISTA( l'ho visto e ve lo consiglio),una commedia esilarante,ma con gusto,un conduttore televisivo senza scrupoli si innamora di una giovane donna paraplegica,al grande film Americano firmato dal grande regista Robert Zemeckis,che sempre nel 1994 uscì con FORREST GUMP,dove il grande Tom Hanks interpretava la parte di un giovane ritardato.Insomma il cinema ha parlato tantissimo di disabilità con centinaia e centinaia di fim dai tempi del muto ai giorni nostri,vi voglio parlare della LEDHA che è la migliore cineteca Europea sulla disabilità,dove si fa raccolta e prestito di materiale audiovisivo del genere disabilità.Chiunque fosse interessato a dare o a predere in prestito materiale,può contattare mediateca@informahandicap.it oppuere il Direttore artistico mirko.locatelli@informahandicap.it tutto ciò sempre con la grade intenzione di crescita e sviluppo di persone diversamente abili.
Razz Razz
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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  francesca.pezone il Lun Dic 08, 2008 6:23 pm

..."Emozionarsi e sentire il cinema insieme", questo è Cinema senza Barriere.

Al via martedì 4 novembre 2008, allo Spazio Oberdan di Milano, la 4^ edizione della rassegna dedicata a chiunque sia appassionato di cinema. Non un cinema per disabili o per normodotati, ma un’esperienza umana e artistica da condividere con chiunque ami la settima arte.

Cinema senza barriere-progetto ideato da AIACE Milano, con il sostegno degli Assessorati alla Cultura, al Lavoro e alle Politiche Sociali della Provincia di Milano, ha realizzato in questi anni un servizio culturale continuativo per le persone con disabilità della vista e dell’udito, cui è stato facilitato l’accesso al cinema, intervenendo con audiocommento e sottotitolatura su film di normale distribuzione in sala.
vi segnalo il link per saperne di più!
http://www.provincia.milano.it/cultura/manifestazioni/oberdan/cinema_senza_barriere09/index.html
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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  francesca.pezone il Lun Dic 08, 2008 6:27 pm

..vi parlo un pò del progetto Cinema Senza Barriere:
La fruizione di opere cinematografiche nei cinema è stata fino ad oggi quasi del tutto preclusa alle persone con problemi di udito e di vista. Mentre nei supporti DVD distribuiti per l’Home-video è spesso presente la sottotitolazione per non udenti e in qualche sporadico caso anche il commento audio per i non vedenti, il circuito delle sale cinematografiche non è ad oggi intervenuto pressoché in alcun modo per colmare questa lacuna.
In Italia si è intrapreso questo percorso nell’autunno 2005 con il progetto Cinema senza barriere, prima a Milano (Spazio Oberdan) e successivamente anche a Roma (Cinema Farnese) e Bari (Multicinema Galleria). Grazie all’impiego di nuove tecnologie digitali e ad un accurato lavoro di audiodescrizione e sottotitolazione si è iniziata ad eliminare una vera e propria discriminazione sociale nei confronti delle persone con disabilità della vista e dell’ udito.
Dal punto di vista tecnico, il sistema messo a punto da DTS, uno dei principali produttori mondiali di impianti audio, prevede l’accoppiamento di un Hardware e di un software che gestiscono i dati supplementari con la pellicola di proiezione dotata di timecode. I file contenenti i sottotitoli e la descrizione audio supplementare vengono così sincronizzati alla proiezione della pellicola e, grazie ad un videoproiettore per i sottotitoli e ad un sistema di cuffie senza filo per il commento audio, messi a disposizione del pubblico.
La normale proiezione viene solo implementata con dati aggiuntivi e resta comunque perfettamente fruibile anche dalle persone senza problemi di vista e di udito. Sullo schermo infatti appaiono dei sottotitoli contenenti i dialoghi e alcune indicazioni aggiuntive sui rumori o sulla musica, del tutto trascurabili da parte dei normodotati, ma indispensabili per chi abbia disabilità uditive; allo stesso tempo, chi ha disabilità della vista può ascoltare in cuffia il commento audio che descrive colori, stati d’animo, situazioni, paesaggi e quant’altro sia indispensabile alla fruizione del film, ma sempre senza che questo incida minimamente sulla visione della pellicola da parte dei normodotati. Nei Paesi che hanno già adottato questi sistemi esiste una programmazione settimanale di spettacoli con sottotitoli e commento audio; sempre più pellicole vengono predisposte per il servizio, con costi relativamente contenuti sia per i distributori sia per gli esercenti. Per i primi, si tratta di aggiungere ai normali costi di edizione una sottotitolazione specifica e un commento audio (peraltro utilizzabili successivamente per l’uscita Home-video), mentre per gli esercenti si tratta di dotare del sistema una o più sale, a seconda delle esigenze, affrontando solo una spesa iniziale e nessun costo aggiuntivo in seguito.
I benefici di tale innovazione, al di là dell’obbiettiva valenza sociale, possono essere anche strettamente economici in quanto il numero di persone con problemi di udito e di vista è molto più elevato di quanto comunemente si immagini e rappresenta un bacino di possibile utenza di tutto rispetto.
..sarabbe veramente bello che iniziative del genero si clonassero un pò dovunque e non solo nelle grandi città!
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Per capire meglio la disabilità ci può venire incontro anche il cinema

Messaggio  Rosaria Kaiser il Lun Dic 08, 2008 7:26 pm

La storia del film "Rosso come il cielo" parte da una vicenda reale, quella di Mirco Mencacci che da non vedente e' diventato oggi uno dei piu' importanti montatori del suono del cinema italiano.

Il film racconta la sfida di Mirco, un bambino toscano di dieci anni che, dopo aver perso la vista, lotta tenacemente contro i pregiudizi affinche' i propri sogni si realizzino.
Siamo negli anni settanta e la legge vieta ai bambini ciechi di frequentare le normali scuole pubbliche. Il bambino e' quindi costretto a proseguire gli studi in un istituto per ciechi a Genova, dove vige un sistema educativo arretrato che lo destina a lavori marginali e alla rinuncia della propria personalita'.
Ma il protagonista non si arrende e quando un giorno trova un registratore e scopre che puo' raccontare delle storie fatte di suoni e rumori, capisce di aver trovato la sua strada.
Anche se osteggiato dall'istituto, Mirco coltiva la sua passione e, con l'appoggio degli altri bambini e di don Giulio, mettera' in scena una "favola sonora", dando a tutti un'opportunita' per esprimere se stessi e la proprio fantasia.

La storia di "Rosso come il cielo" e' soprattutto questo: un esempio di determinazione e di coraggio, anche quando ci si trova in una situazione di svantaggio. sunny

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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  Angela Riv. il Mer Dic 17, 2008 10:56 am

E' vero,il cinema è uno dei luoghi di rappresentazione della disabilità.I film aiutano a non dimenticare,a far conoscere il mondo dei disabili con le loro difficoltà quotidiane.Vivere una vita da disabile è davvero difficile,sotto tutti i punti di vista.Trasmettere film che raccontano dei disabili fa si' che la gente si immedesimi(per quanto è posssibile,perchè non si può mai capire fino in fondo se non lo si prova)in questi soggetti che subiscono pregudizi e discriminazioni anche gravi da arrivare ai maltrattamenti.
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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  lidiamauro il Gio Dic 18, 2008 3:48 pm

ECCO COME UNIRE AL CINEMA LE NUOVE TECNOLOGIE......SONO CONTENTA CHE L'ARGOMENTO DELLA NOSTRA TESINA SIA ANCORA ACCESSIBILE!!!
Cinema e disabili: film di Branagh accessibile a ciechi e sordi
L’ultimo film di Kenneth Branagh, “Sleuth - Gli insospettabili”, con Michael Caine e Jude Law, sarà accessibile anche alle persone cieche e sorde. In occasione dell’uscita del film nelle sale, in programma domani, per la prima volta la Sony Pictures Releasing Italia in collaborazione con Piero Clemente (Raggio Verde s.r.l.) e Marco Stefani (E.V.M. Service), grazie alle tecnologie digitali fornite dalla DTS, saranno effettuate proiezioni speciali del film (la prima delle quali a Roma) in sale appositamente attrezzate. In questi cinema saranno messe a disposizione degli spettatori cuffie a raggi infrarossi per le persone non vedenti (che “ascolteranno” il film arricchito dal commento audio che descrive, senza coprire i dialoghi e i rumori importanti, azioni, stati d’animo, colori e paesaggi) mentre, per le persone non udenti, appariranno sullo schermo i sottotitoli dei dialoghi (completati con indicazioni sui rumori e sulla musica). “Ci auguriamo – ha spiegato il direttore generale di Sony Pictures Releasing Italia Paulo Simoes - che queste proiezioni speciali possano contribuire a integrare le varie iniziative svolte a favore dei diversamente abili”. Fonte: AGI 08 / 11 / 2007[b]

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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

Messaggio  lidiamauro il Gio Dic 18, 2008 3:57 pm

ANCHE SE SPESSO NON RIESCO A MANTENERE IL FILO ROSSO CHE UNISCE DIVERSI ARGOMENTI QUESTO MI è SUBITO SEMBRATO FAMILIARE.
LA SESSUALITà NELLA DISABILITà è STATO UN ARGOMENTO SICURAMENTE TRATTATO IN ALTRE PARTI DEL FORUM, ANZI FORSE UNA TESINA SI OCCUPA DI QUESTO......IN OGNI CASO IL CINEMA EVIDENZIA BENE IL CONNUBBIO COME SI LEGGE DI SEGUITO

Il sesso e la disabilità

di Antonio Tripodi

Sesso e disabilità fanno coppia sul grande schermo più spesso di quanto si pensi. E sono anche gli argomenti trattati in una recente discussa pubblicazione.

Sesso e disabilità: due tematiche diverse che però sono spesso sottoposte a un approccio analogo.

Di sesso si parla molto, ma spesso in maniera distorta e riservando l’attenzione al mero aspetto di soddisfazione fisica. Fa parte, però, di quei temi che è preferibile evitare come argomento di discussione negli ambienti “buoni”. Un tema, insomma, di dubbio gusto e parecchio imbarazzante, su cui le regole del moderno galateo impongono che venga calata la cortina del silenzio.
Meglio non parlarne…

Lo stesso meccanismo si ripete con la disabilità. Per quanto la tematica assuma, ovviamente, contenuti molto diversi, allo stesso modo, però, crea imbarazzo e fastidio. In entrambe prevale l’aspetto “vergognoso” che è meglio ignorare e ipocritamente nascondere. Figuriamoci allora quando si vuole parlare di sesso collegato ai problemi della disabilità!

Per quanto da tanti anni si lotti nel modificare la percezione negativa che la società ha del disabile e della disabilità, c’è da dire che pregiudizi incancrenitisi nei secoli sono difficili da sradicare. La società continua ancora a identificare la disabilità con la malattia, il disabile come persona “non sana”.

L’idea di persone “malate” che si dedichino ad attività riservate ai “sani” crea fastidio e imbarazzo. La società consumistica, da parte sua, impone come immagine standardizzata i corpi di giovani atletici che si uniscono in un rapporto sessuale soddisfacente e spettacolare.

La disabilità è distante da questo immaginario. L’immagine di una persona costretta in carrozzina che ha un rapporto sessuale magari con un altro disabile è quanto di più lontano ci possa essere da tali stereotipi di perfezione e salute.

È forse per questo che nei convegni illuminati relatori urlano: “Anche i disabili hanno diritto alla loro sessualità!”. Con questa magica frase ritengono di avere spalancato delle porte. Pensano di avere autorizzato attività altrimenti impraticabili. Ma le persone con disabilità non hanno bisogno di questa illuminata autorizzazione.
Accesso al sesso

È quello che ci racconta Bruno Tescari nel suo libro (Accesso al sesso – Il kamasabile, Tivoli 2007) in 230 pagine, tramite 23 interviste a disabili fisici e a genitori di disabili psichici.

È bene dire che in questo libro non si parla di sessualità come ampia sfera che coinvolge anche l’emotività e gli affetti, ma semplicemente di sesso realmente praticato. Questo è il limite, ma anche la provocazione di questo libro. Il sesso come piacere ma pure come problema pratico da risolvere, esigenza fisica da soddisfare.

La prima parte del libro, in particolare, è un kamasutra riferito alle persone disabili. Si potrebbe definire “come lo fanno i disabili”. Ad accreditare questa affermazione concorrono le 23 illustrazioni di Anna Benedetti che dipingono un piccolo kamasutra della disabilità.

Nella seconda parte, in cui sono riportate le interviste ai genitori di disabili psichici, emergono gli aspetti più drammatici e inquietanti: padri che offrono prostitute ai figli per soddisfarne le esigenze, ma anche madri pronte a pagare uomini disposti a fare sesso con la figlia e addirittura madri che hanno rapporti sessuali con i propri figli, dal momento che non trovano neppure le prostitute disponibili a farlo.
Profumo di donna

Tali tematiche, il sesso e l’amore vissuti e sofferti da persone con gravi disabilità fisiche o psichiche, sono state affrontate in parecchie rappresentazioni cinematografiche. Sicuramente Profumo di donna (Italia 1974, di Dino Risi, con Vittorio Gassman) è l’opera ancora oggi più conosciuta nell’ambito del cinema italiano. Un film divertente e malinconico che affronta temi impegnativi con la scanzonata lievità della commedia all’italiana. Il film parla del disperato viaggio da Torino a Napoli di Fausto, capitano dell’esercito, cieco, e del suo cadetto (soprannominato da Fausto “Ciccio”). Ma soprattutto si sofferma sulla crudele storia d’amore del capitano con la bella e giovane Sara.

Il film ha anche un remake con Scent of a Woman (USA 1992, di Martin Brest, con Al Pacino). Un film interessante, con una interpretazione forse eccessiva di Al Pacino, ma che commette il grave errore di dimenticarsi del tutto del tema che aveva dato significato e valore all’opera di Risi: la storia tra il capitano Fausto e Sara.
Le altre pellicole

Figli di un Dio minore (Children of a Lesser God, USA 1986, di Randa Haines, con William Hurt e Marlee Matlin) invece è l’opera più conosciuta a livello internazionale che tratti di queste tematiche. Esemplificativa è la ripresa del lungo amplesso tra i due protagonisti, la sorda Sarah Norman e il professore James Leeds. Un risvolto, quello della sessualità al femminile tutt’altro che sondato e approfondito ogniqualvolta si affrontino questi temi.

Anche L’ottavo giorno (Le huitième jour, Belgio-Francia 1996, di Jaco Van Dormael, con Daniel Auteuil e Pascal Duquenne) affronta il tema della difficoltà del protagonista down di avere un rapporto affettivo e sessuale “normale” con una ragazza. Purtroppo affronta l’argomento con il sentimentalismo e la gravità emotiva che è una costante di tutto il film.

Molto meglio invece Piovono mucche (Italia 2003, di Luca Vendruscolo) che parla di come un gruppo di volontari che lavora con persone disabili si preoccupi di assecondare anche le loro esigenze sessuali.

Per quanto riguarda invece la disabilità psichica è di grande interesse l’episodio “Il miracolo” – su soggetto di Federico Fellini e con Fellini stesso protagonista – del film L’amore (Italia 1948, di Roberto Rossellini). La protagonista (Anna Magnani), una disabile psichica, fa l’amore con un vagabondo (Federico Fellini) che scambia per San Giuseppe. Quando rimarrà incinta riterrà di avere in grembo il nuovo Salvatore. L’opera, di struggente bellezza, mette a fuoco la sofferenza e il disagio di una umanità marginale ed emarginata, utilizzando tocchi che vanno dal neorealismo, alla commedia, al misticismo laico pasoliniano.

Da citare infine La ragazza di Trieste (Italia 1982, di Pasquale Festa Campanile, con Ornella Muti e Ben Gazzara) che tenta di spiegare, con riferimenti al lavoro di Basaglia, il tormentato amore fra una ragazza con problemi psichiatrici e un disegnatore di fumetti.[b]

lidiamauro

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Disabilità e Cinema

Messaggio  alessia verre il Ven Dic 19, 2008 12:03 am

Argomento molto interesaante e a parer mio molto ma molto educativo infatti ho trovato un artcolo che espone un progetto molto formativo secondo me:

Disabilita' e cinema. Una mostra fotografica a Terranuova Bracciolini (Ar)

Dal 15 al 28 marzo 2008, presso la Sala Consiliare del Comune di Terranuova B.ni verrà allestita una mostra fotografica con l’esposizione delle foto del calendario 2009 realizzato all’interno del progetto “Una foto, una storia, una locandina” dalla Cooperativa Sociale Trebaobab. Si tratta di un progetto di educazione all'immagine e di socializzazione promosso da Mediateca Regionale Toscana Film Commission. La Mediateca Regionale Toscana ha colto fin da subito le potenzialità formative e di socializzazione del progetto "Una foto, una storia, una locandina", ideato e condotto dalla Cooperativa Sociale Tre Baobab. La Mediateca si occupa infatti da oltre vent'anni di promozione dei linguaggi audiovisivi in diversi contesti - formativi, culturali, produttivi - credendo fermamente nelle loro potenzialità espressive, artistiche ed educative. Non a caso infatti, attraverso un proprio settore specifico, porta avanti in contesti di disagio e marginalità corsi di educazione audiovisiva che si sono rivelati negli anni un ottimo strumento di socializzazione e reinserimento. Seguiti da un fotografo professionista, Sergio Piccioli, e da tre operatori i ragazzi hanno potuto fare un’esperienza divertente ed educativa. Esperienza che ha portato i giovani nel mondo del cinema attraverso la ri-elaborazione e re-interpretazione delle locandine di alcuni film più celebri della storia. Il progetto Una foto, una storia, una locandina, nello specifico, ha dato modo ai partecipanti di sperimentare ruoli diversi, dalla scelta delle locandine, alla sceneggiatura, alla loro interpretazione e messa in opera, permettendo ai ragazzi di acquisire nozioni tecniche della fotografia analogica e digitale e, attraverso tali nozioni, arrivare ad una rappresentazione di sé e del proprio contesto sociale, punto di partenza per una maggiore consapevolezza e crescita, sia individuale che nel gruppo di lavoro. L'obiettivo del corso, durato 4 mesi, è stato infatti aiutare i ragazzi a conoscere e verificare la propria rappresentazione personale e sociale coinvolgendoli in attività di tipo educativo e formativo affinché, se ben strutturate, queste possano produrre cambiamenti significativi relativamente all’essere, al saper essere e al saper fare. Al progetto, patrocinato dal Comune di Terranuova, hanno partecipato l’Associazione Italiana Persone Down di Arezzo, L’Istituzione Le Fornaci del Comune di Terranuova e la Fondazione Mediateca Toscana Firenze, ha consentito la creazione di un laboratorio fotografico rivolto a 10 ragazzi diversamente abili. Attraverso l’acquisizione delle tecniche specifiche è stato realizzato un calendario che avesse come tema la storia del cinema attraverso la rielaborazione e la reinterpretazione delle locandine di alcuni dei film più celebri del cinema. La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni ,fino al 27 marzo, dalle 16,00 alle 19,00. La domenica dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 19,00.

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alessia verre

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disabilità e cinema

Messaggio  tesone andreana il Ven Dic 19, 2008 12:41 pm

In Italia esistono alcune buone prassi, che si rapportano ai disabili come risorse straordinarie, capacità e culture da valorizzare: Cinema senza barriere, progetto al suo terzo anno di vita e insignito nel 2006 del "Premio speciale del Presidente della Repubblica", lo dimostra.
Cinema senza barriere è il cinema per tutti, una realtà in cui persone che non vedono o che non sentono, grazie alla tecnologia DTS, condividono il prodotto cinema con i normodati.
Pistorius che corre e vince con arti artificiali non è "il solo" testimonial delle possibilità concrete dei disabili: in una tv brasiliana "va in video" una giornalista con la sindrome di Down; a breve la televisione pubblica inglese trasmetterà una campagna pubblicitaria per la quale Nick Park, l'inventore di Wallace & Gromit, ha creato personaggi di plastilina che, seppure con handicap fisici "pretendono" di fare tutto, addirittura il bungee jumping; in Europa circolano rassegne cinematografiche di qualità che hanno come tema la comprensione delle difficoltà di relazione derivanti dal disagio psichico e fisico.
I Merry Makers, protagonisti del film The music in me, sono 70 ballerini di età compresa tra i 6 e i 56 anni affetti da disabilità fisiche e mentali che -partendo dall'Australia- affrontano tournée mondiali sotto la guida della direttrice artistica Lucinda Bryant.

La ricchezza della differenza, nell'ambito di Cinema senza barriere, si propone come momento di formazione e spazio di approfondimento in cui docenti universitari, operatori sociali, professionisti dei media, offrono conoscenze e spunti di lavoro a chi è interessato al mondo della disabilità fisica e mentale.

tesone andreana

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cinema e disabilita'

Messaggio  tesone andreana il Ven Dic 19, 2008 12:43 pm

Il cinema non è solo un riflesso : ha il potere di trasformare il nostro sguardo e Cinema senza barriere è il cinema per tutti. Una proposta che nasce per condividere cultura, per promuovere la parità nell'uso di un genere di intrattenimento abitualmente destinato esclusivamente alla parte abile della popolazione, per consolidare una nuova cultura del rispetto e dell'integrazione tra due mondi che sicuramente si conoscono, ma che vicendevolmente si praticano poco.

Cinema senza barriere vuole essere una sfida per i "normali" a riconsiderare le produzioni dell'immaginario anche alla luce delle diverse abilità, abbandonando quella posizione che vede il disabile "estraneo", "tagliato fuori" dalle forme di comunicazione ed arte abituali. Persone abili e disabili potranno andare al cinema assieme, nella stessa sala, per godere dello stesso film.

tesone andreana

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Re: Il rapporto tra disabilità e cinema

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