Donne e disabilità: quando la discriminazione è doppia

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....La violenza

Messaggio  chiara.cicione1 il Dom Nov 30, 2008 1:03 pm

Esseri asessuati, le donne con disabilità sono esposte molto al rischio di violenze sessuali. Esse, adesempio, non ricevono quasi mai nessuna informazione sul sesso ed il controllo delle nascite esubiscono abusi e violenze molto di più delle altre donne. Violenze ed abusi sessuali vengono agiticontro di loro in tutti i contesti di vita, ma per quelle che vivono in istituto il rischio è molto piùgrande. Eppure nell’immaginario collettivo sono considerate prive d’interesse sessuale.Ci chiediamo come può avvenire tutto questo?La risposta è semplice e crudele allo stesso tempo: l’abuso e la violenza sessuale hanno più a chefare con l’esercitazione del potere oppressivo che con la libido ed il piacere. Il potere oppressivoviene esercitato soprattutto sugli individui vulnerabili e la vulnerabilità aumenta se le personevivono condizioni di emarginazione, esclusione, segregazione, dipendenza. E le donne condisabilità, più vulnerabili tra i vulnerabili, sono facile preda di violentatori ed aguzzini.

chiara.cicione1

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Re: Donne e disabilità: quando la discriminazione è doppia

Messaggio  manuela calenzo il Dom Nov 30, 2008 1:23 pm

Un altro campo in cui le donne, e in particolare quelle disabili, sono ancora vittime di abusi e discriminazioni è quello lavorativo. Il tasso di disoccupazione è molto elevato soprattutto nei paesi in via di sviluppo, proprio perchè le donne non possono avere determinate prospettive, sono sottopagate, hanno dei ruoli marginali e in alcuni casi sono senza protezione sociale. Sul posto di lavoro la discriminazione può assumere forme diverse: comportamento aggressivo da parte dei colleghi o di pietismo, mancanza di rispetto e poca sensibilità nei loro confronti, indifferenza e scarsa considerazione, sfruttamento lavorativo e sessuale.
Una parità di trattamento senza discriminazione di sesso, razza, religione e condizioni fisiche dovrebbe essere assicurata a queste persone negli ambienti lavorativi....non solo parole, ma anche fatti

manuela calenzo

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Grazie Angela

Messaggio  colomba.persico il Dom Nov 30, 2008 7:54 pm

interessantissimo questo argomento, credo anchio come molte d voi hanno scritto, che purtroppo queste donne sono vittime di discriminazioni sia in campo lavorativo che in qualsiasi ambito, già quando si tratta di donne normodotate, vi è una sottile discriminazione, pensate un pò per queste donne, che hanno anche il problema dell'integrazione in generis... No GRAZIE ANGELA X IL TUO INTERVENTO Wink
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colomba.persico

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Re: Donne e disabilità: quando la discriminazione è doppia

Messaggio  Rosaria Kaiser il Dom Nov 30, 2008 8:09 pm

Angela è un bellissimo argomento e condivido con tutte che deve essere discusso è affrontato ogni volta che ci si presenta l'occasione...ciao

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donne e disabilità

Messaggio  rita moscatelli il Dom Nov 30, 2008 8:23 pm

Una personalità d'eccezione, cui mi sembra doveroso fare cenno in questa pagina dedicata alle donne disabili, è quella di Simona Atzori,. Grazie alla sua forza di volontà ed alla sua passione per l'arte, si è infatti conquistata un posto di rilievo nell'ambito della danza e della pittura, diventando il simbolo della creatività e dell'amore per la vita. Simona è nata a Milano il 18 giugno 1974 e risiede a Gerenzano, dove svolge la sua attività di pittrice. Infatti, pur non avendo le braccia, è in grado di realizzare splendidi quadri servendosi del piede. Si è avvicinata alla pittura all'età di quattro anni, coma autodidatta, mentre all'età di sei anni ha iniziato a seguire corsi di danza classica. Nel tempo, ai successi conseguiti nel campo della pittura, si sono così aggiunti quelli nel campo della danza, tanto che Simona ha ricoperto il ruolo di ambasciatrice dell'Arte nel grande Giubileo del 2000, portando per la prima volta nella storia, la danza in Chiesa, con la coreografia "Amen". Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il "premio Michelangelo" per l'Arte.
Rita Moscatelli

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Re: Donne e disabilità: quando la discriminazione è doppia

Messaggio  Aldieri AnnaLisa il Lun Dic 01, 2008 2:05 pm

…La vita indipendente è stata definita come una filosofia di persone con disabilità che si propongono pari opportunità, rispetto di se stesse e autodeterminazione…
La donna è stata vista nella cultura antica, e purtroppo ancora adesso,nonostante i cambiamenti e le evoluzioni sociali - come "l'angelo del focolare" o comunque come la persona che per la maggior parte della giornata e della vita si occupa della casa, dei figli, della gestione in genere de ménage familiare.
In questo senso la donna disabile è doppiamente svantaggiata nel tentare di costruire una propria vita o un rapporto affettivo di coppia, per tutte le implicazioni che tale condizione porta con sé.
Quindi la donna disabile dovrà farsi carico di tutta questa situazione "anomala" e pesante causata, anche se non volutamente, da lei stessa e si addosserà tali sensi di colpa da preferire forse di rimanere sola. E questo è un rischio presente anche di fronte ad un legame forte e fondato su un vero sentimento di amore, stima reciproca, rispetto.
Spesso nemmeno la famiglia della ragazza vede di buon occhio un eventuale rapporto affettivo della figlia disabile, proprio perché è la stessa famiglia a non credere fondamentalmente alla possibilità di una relazione sincera e disinteressata tra la propria ragazza, portatrice di handicap, e il suo uomo.
La donna disabile che lavora ha infatti la possibilità di sentirsi realmente più emancipata, soprattutto perché autonoma dal punto di vista economico..
Quando poi svolge un lavoro di responsabilità o in un posto pubblico - dei cui sevizi la gente ha bisogno - questo può diventare un modo per allargare la cerchia dei rapporti sociali e, perché no, per sentirsi anche importanti.
E potrebbe essere utile per lo stesso rapporto di coppia, perché con una propria indipendenza economica la donna potrebbe pagarsi un aiuto domestico per risolvere le proprie difficoltà di gestione pratica della casa (spazzare, spolverare, lavare la biancheria, stirare, cucinare e così via).
La nuova famiglia dovrebbe quindi accettare senza problemi un aiuto, perché questo potrebbe liberarla da quei pesi logistici, organizzativi e psicologici che influiscono sulla stessa qualità del rapporto. E si dovrebbe anche cercare di instaurare una buona comunicazione e sintonia, con chi "aiuta", per evitare conflittualità e migliorare la stessa armonia del proprio rapporto di coppia, la quale non deve in nessun caso essere limitata nella sua intimità.

Questo articolo che ho trovato su internet mi ha colpito particolarmente......
In ogni caso penso che la donna disabile - in quanto donna, e come ogni altra donna - debba fare la propria scelta di vita, nel senso che solo lei potrà decidere o meno di avere un rapporto affettivo, una famiglia, un lavoro senza che qualcun altro abbia già scelto prima il suo destino.

Aldieri AnnaLisa

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Donne disabili, la Denuncia del Cons.Nazion.sulla Disabilità

Messaggio  mariarosaria tarallo il Ven Dic 05, 2008 3:01 am

Aggiungo, in questa discussione che tratta un tema importantissimo, la segnalazione di questo nuovo articolo che segue integralmente:

Donne disabili? La denuncia del Cnd: "Ancora tante le discriminazioni''
Luisella Fazzi, presidente del Consiglio nazionale sulla disabilità, interviene a Genova al convegno della Consulta femminile: "Le donne con disabilità non sono considerate come donne: non si tiene conto né del genere né della loro specificità; ancor più discriminate sono le donne con disabilità intellettive"

GENOVA - "La società e la persona disabile - Giustizia e partecipazione" è il titolo del convegno che si è tenuto nel capoluogo ligure, in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, organizzato dalla Consulta femminile di Genova. Ad affollare la sala di rappresentanza di Palazzo Tursi, sede del municipio, c'erano un centinaio di persone tra operatori del settore, persone con disabilità e loro famigliari. L'intervento di Adele De Leo Casale, presidente della Consulta femminile, ha aperto i lavori: "L'iniziativa odierna - ha sottolineato - vuole contribuire a creare una nuova cultura della disabilità e un approccio diverso, più completo: vorremmo arrivare alla piena legittimazione socio-economica delle persone con disabilità".

Dopo i saluti dell'assessore alle Politiche socio-sanitarie del comune di Genova Roberta Papi - la quale si augura che l'amministrazione civica si ponga come obiettivo politiche inclusive capaci di aiutare e sostenere le persone disabili - è stata la volta dell'intervento di Luisella Fazzi, presidente del Consiglio nazionale sulla disabilità che ha parlato in particolare della condizione della donna disabile. "Le donne con disabilità - spiega Fazzi - non sono considerate come donne: non si tiene conto né del genere né della loro specificità; ancor più discriminate sono le donne con disabilità intellettive. Le donne disabili sono escluse dal lavoro e dalla formazione professionale. In pratica non c'è un'attenzione specifica all'essere donne". A sottolineare la condizione complessa del disabile lavoratore è stato Giorgio Pescetto, responsabile dell'Unità di progetto per il Piano regolatore sociale della città ligure: "Nonostante le leggi di riforma, c'è una diffusa precarietà del lavoro tra le fasce deboli e in particolare tra i disabili. L'Università di Genova - ha concluso Pescetto - si sta occupando di questa difficile situazione con un lavoro apprezzabile".

L'Azienda sanitaria locale 3 Genovese, rappresentata da Daniela Dall'Agata, nella sua relazione ha affiancato all'approccio sanitario, una visione globale della persona disabile: "i medici non parlano più unicamente di malattie bensì si relazionano al soggetto disabile nella sua ricca complessità" ha precisato Dall'Agata. L'attenzione è stata poi posta al mondo della scuola e della formazione: Maria Teresa Vaccarello del Servizio integrazione scolastica dell'Ufficio scolastico provinciale di Genova, ha spiegato come, attraverso l'integrazione scolastica e l'impegno a risolvere i problemi degli studenti disabili, sia possibile trasformare la diversità in risorsa. In tutti gli interventi si è sentita forte l'esigenza di rappresentare e tutelare le persone disabili nell'attuale frammentarietà del quadro sociale; a tale proposito la Consulta ligure dell'handicap - interlocutore privilegiato delle istituzioni e delle organizzazioni non governative e del terzo settore che agiscono sul territorio - denuncia la difficoltà di armonizzare le istanze di tutti i soggetti che la compongono: "E' necessario lavorare in rete e ritrovarsi all'interno di progetti comuni - spiega Cinzia De Lucchi - solo così è possibile individuare gli obiettivi e convogliare le risorse". (Anselmo Roveda e Monica Zecchino)

(4 dicembre 2008)FONTE
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PROPOSTA DI COLLEGAMENTO

Messaggio  Antonella Rivellino il Ven Dic 05, 2008 6:17 pm

Alcune tematiche che abbiamo trattato nel forum possono ampliare il tema di questo topic,vi lascio qui i collegamenti:

CASO DI PROSTITUZIONE DI DONNA DISABILE: http://psicpedagogia.6forum.info/il-tuo-primo-forum-f1/caso-di-prostituzione-di-donna-disabile-t145.htm

DONNA CON META' CORPO: http://psicpedagogia.6forum.info/il-tuo-primo-forum-f1/donna-con-meta-corpo-t39.htm?highlight=donna
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Donna e disabilità

Messaggio  aldo il Gio Gen 01, 2009 10:13 pm

Una cultura maschilista,con radici molto profonde,quindi difficile da sradicare ha impedito alle donne di poter usufruire delle stesse opportunità degli uomini.Questa stessa cultura ha ostacolato la realizzazione su ogni piano delle donne con una disabilità.A proposito segnalo un testo di Elisabeth Auerbacher,una ragazza disabile francese che svolge la professione di avvocato,"Babette.Handicappata cattiva.Bologna,1991,Ediz. Dehoniane."
In questo testo l'autrice descrive la sua vita di emarginata,nonostante la sua affermazione sul piano culturale.
Aldo.

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Re: Donne e disabilità: quando la discriminazione è doppia

Messaggio  mariarosaria tarallo il Ven Gen 02, 2009 12:27 am

Sono pienamente d'accordo con quanto ha affermato Aldo.
Sono inoltre convinta che ci sia ancora molto da fare per una affermazione concreta del principio delle pari opportunità in quanto alle identità di genere.
Credo in questo principio, tuttavia ho a cuore questioni delicate come le difficoltà nel conciliare determinati lavori a tempo pieno con il ruolo di madre.
La doppia discriminazione nei confronti delle donne con disabilità è un fatto, come abbiamo già visto. Questa società ne ha di cammino da fare!

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Re: Donne e disabilità: quando la discriminazione è doppia

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