l'invisibilità delle parole LA COMUNICAZIONE NON VERBALE...(C A A )

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l'invisibilità delle parole LA COMUNICAZIONE NON VERBALE...(C A A )

Messaggio  mariantonietta.palmentier il Gio Nov 27, 2008 3:43 pm

CIAO A TUTTI.. ringrazio colomba per il suo prezioso aiuto
Mi sono chiesta in diverse occasioni quanto effettivamente sappiamo della comunicazione non verbale.
Essa in effetti è quel complesso di atteggiamenti, posture, espressioni che ci permettono di comunicare anche non utilizzando la parola. Ma esiste anche un'altro tipo di comunicazione che permette di mettere in contatto soggetti diversabili con il mondo esterno.
E' IL CASO DELLA COMUNICAZIONE AUMENTATIVA ALTERNATIVA
Come dice la parola stessa è un insieme di metodi e strategie che servono per potenziare le capacità residue del soggetto di comunicare e offre anche un metodo alternativo al linguaggio dove esso sia assente e molto improbabile da verificarsi.
L'uso di simboli, fotografie, gesti, apparecchi informatici serve a fare in modo che il bambino sperimenti un modo di comunicare comprensibile a tutti, così da non essere sempre dipendente dai genitori e familiari che ogni volta devono tradurre per altre persone i suoi desideri o i suoi pensieri.
Usare simboli o fotografie non preclude la comparsa o il rafforzamento del linguaggio, infatti i bambini che sperimentano quanto può essere utile ed efficace dire qualcosa a qualcuno cercheranno di aumentare la loro capacità comunicativa il più possibile.
Può essere giusto ricorrere alla CAA quando un bambino non riesce a sviluppare il linguaggio verbale o quando esso non sia sufficiente a permettergli la comunicazione con gli altri, sia perchè povero di vocaboli, sia perchè incomprensibile per chi non lo frequenta abitualmente.
molti genitori credono a volte di poter interpretare sempre correttamente i pensieri dei propri figli, spesso però li precedono nelle loro scelte e danno un'interpretazione non necessariamente giusta. Funggono da canale comunicativo fra il bambino e il resto del mondo precludendogli la possibilità di essere una persona a sè capace di una identità propria staccata da essi stessi.
Specialmente nella socialità con i coetanei la comunicazione diventa uno strumento insostituibile, se esso è assente il bambino non potrà entrare in relazione con gli altri bambini e quindi crescere all'interno dell'ambiente sociale. Un bambino che non parla viene molte volte giudicato come un bambino che non capisce, mentre ciò non è assolutamente vero.
Cominciare fin da quando il bambino è piccolo a usare metodi alternativi è utile per evitare che vengano usati per troppo tempo mezzi di comunicazione propri della primissima infanzia: Piangere per richiamare l'attenzione; urlare o fare i capricci per ottenere qualcosa ecc. Spesso i bambini che non hanno la possibilità di parlare sfruttano questi metodi infantili anche da grandi perchè sono gli unici che hanno a disposizione; questo naturalmente non li aiuta a crescere emotivamente e anche agli occhi degli altri restano sempre come bambini piccoli.

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Linguaggio del corpo

Messaggio  gemma.ranieri il Gio Nov 27, 2008 4:06 pm

E' molto interessante questo argomento maria antonietta, infatti noi più volte ne abbiamo parlato. Infatti ho lett che: La visione comune tende a considerare questo tipo di comunicazione come universalmente comprensibile, al punto da poter trascendere le barriere linguistiche. In effetti i meccanismi dai quali scaturisce la comunicazione non verbale sono assai simili in tutte le culture, ma ogni cultura tende a rielaborare in maniera differente i messaggi non verbali. Ciò vuol dire che forme di comunicazione non verbale perfettamente comprensibili per le persone appartenenti ad una determinata cultura, possono invece essere, per chi ha un altro retaggio culturale, assolutamente incomprensibili o addirittura avere un significato opposto a quello che si intendeva trasmettere.

Uno studio condotto nel 1956 da Albert Mehrabian ha mostrato che ciò che viene percepito in un messaggio vocale può essere così suddiviso:

Movimenti del corpo (soprattutto espressioni facciali) 55%
Aspetto vocale (Volume, tono, ritmo) 38%
Aspetto verbale (parole) 7%
L’efficacia di un messaggio dipende quindi solamente in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto, e il modo in cui questo messaggio viene percepito è influenzato pesantemente dai fattori di comunicazione non verbale.

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per gemma

Messaggio  mariantonietta.palmentier il Gio Nov 27, 2008 4:14 pm

infatti gemma per questo l'ho intitolato l'invisibilità delle parole.....
non esistono solo barriere architettoniche ma anche di linguaggio pure se non verbale.

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l'importanza della via non verbale

Messaggio  francesca.pezone il Gio Nov 27, 2008 4:32 pm

La maggior parte delle volte comunichiamo più efficacemente col nostro corpo, con la gestualità, con le espressioni del viso, con il tono della voce, che con le parole e, in generale, una buona comunicazione dovrebbe avvenire tenendo conto di tutte le vie di comunicazione. Se chiediamo a nostro figlio “per favore” con tono di sfida, mettendo le mani sui fianchi come un vigile e arcuando le sopracciglia, il “per favore” scompare, anzi diventa un elemento negativo che anche nelle comunicazioni successive verrà inevitabilmente sminuito.
Se invece utilizziamo tutti i canali a nostra disposizione per comunicare, in modo che vadano nella stessa direzione e siano perfettamente integrati, avremo ottime possibilità che la comunicazione vada a buon fine.
Per esempio: chiedere al vostro bambino “per favore” con gentilezza, mentre lo guardate negli occhi sorridendo e lo abbracciate è una modalità di comunicazione sia corporea sia verbale efficace.
Il contatto fisico è uno strumento di comunicazione potentissimo, perché con esso non comunichiamo soltanto concetti, ma trasmettiamo il nostro “sentire“, il nostro “essere“, la nostra vita.
Ai bambini della nostra società viene regolarmente negato il minimo sindacale di contatto fisico fin dai primi momenti della loro vita: quando nascono, al posto che starsene beati tra le braccia della mamma e poppare quando più piace a loro devono essere lavati, puliti e stirati il prima possibile, non parliamo del caso in cui nascano sottopeso: avrebbero un bisogno ancora maggiore di stare con la mamma, ma vengono messi da soli in incubatrice quasi tutto il giorno.
Quando sono a casa devono imparare a stare la maggior parte del giorno nella carrozzina o nella culla, soprattutto la notte, perché se no sono bambini “viziati“.
Alla scuola materna, se non stanno fermi un attimo, sono bambini incontenibili.
Alla scuola elementare (quanto di peggio si possa augurare al corretto e sano sviluppo del bambino) al bambino che non sa stare fermo al suo posto per 8 ore al giorno viene prescritto il Ritalin, perché ha qualcosa che non va.
Qualcosa che non va invece ce l’abbiamo noi adulti, che dovremmo garantire al bambino il massimo possibile di contatto fisico e di movimento!
Quando nasce dovremmo sempre portarlo con noi, allattarlo a richiesta e tenerlo nella fascia o nel marsupio per la maggior parte del giorno. Quando comincia a crescere dovremmo lasciarlo andare nella misura in cui lo chiede e riprenderlo tra le braccia tutte le volte che torna da noi. Un bambino non è mai abbastanza grande per stare “giù dalle braccia“.
Mamma e bimbo condividono lo stesso “campo energetico” fino almeno ai primi 3 anni di vita del bambino, età dal quale comincia a differenziarzi (comincia, non finisce). Qualsiasi elemento turbi la madre, turba anche il figlio. Qualsiasi eccesso di energia del bambino (che non è ancora in grado di scaricarsi da solo) passa attraverso il corpo della madre. Se al bambino non è possibile “scaricare” questa energia in più cominciano i problemi: piange senza motivo, è “capriccioso“, è “iperattivo“, non riposa bene.
Basterebbe abbracciarlo, “contenerlo” (cioè stringerlo tra le braccia fino a che non si calmi), massaggiarlo, per ripristinare in lui il giusto equilibrio.
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il potere del linguaggio del corpo

Messaggio  francesca.pezone il Gio Nov 27, 2008 4:44 pm

La comunicazione non verbale non è solo uno strumento per “leggere negli altri” oltre le parole ma anche un potente mezzo di interazione per creare empatia .Ognuno di noi comunica in modi differenti, con la voce, in silenzio, muovendo le mani, gli occhi, la testa, le labbra ecc… Queste attitudini, reazioni o azioni sviluppano delle relazioni con altri individui che possono assumere diversi significati in contesti sociali differenti....questo è esplicitato benissimo da Danie Goleman con la sua scoperta dell' Intelligenza emotiva.
Quello che facciamo con il nostro corpo ha molta più influenza di quanto possiamo immaginare. Ad esempio, la gestione degli spazi (Prossemica) è fondamentale per evitare di mandare in tensione il nostro interlocutore. Alcuni individui hanno una modalità comunicativa un po’ invasiva: tendono ad avvicinarsi troppo e a toccare chi hanno di fronte (Digitale). Se il suo interlocutore esprime segnali di rifiuto (ad esempio, indietreggia leggermente o esprime scarichi tensionali), è importante ripristinare la “zona neutra” (generalmente di un metro e mezzo circa). Infatti, tendiamo ad annullare le distanze con persone che sono in rapporto intimo e/o confidenziale con noi. Quindi, come è possibile superare questa distanza con una persona appena conosciuta? In alcuni corsi di vendita spesso insegnano che con il cliente (appena conosciuto) bisogna rafforzare la stretta di mano toccando con l’altra l’avambraccio dell’interlocutore. Non posso condividere fino in fondo questo insegnamento: il canale della Digitale (ovvero toccare se stessi o gli altri) è una delle vie più potenti in quanto coinvolge la sfera affettiva. Quando tocchiamo qualcuno tendiamo ad esercitare un ruolo con implicazioni affettive e questo non sempre è possibile farlo, soprattutto con sconosciuti. È importante tarare il proprio comportamento in base al feedback: se chi ho di fronte vuole mantenere una distanza di un metro / un metro e mezzo, come posso pensare di poterlo toccare (anche solo con una pacca sulla spalla)? È pur vero che ci sono individui che hanno una modalità comunicativa cenestesica: questo atteggiamento può essere letto positivamente (quando non è costruito) in quanto vorrebbero entrare in empatia con noi.
Bisogna sempre tenere a mente che noi siamo responsabili al 100% dell’esito della comunicazione, sia positivamente che negativamente. Quindi, una gestione consapevole della gestualità, della prossemica e di alcuni segnali, può permetterci di migliorare (o peggiorare) la qualità della relazione. Ad esempio, comunicare tenendo le braccia conserte potrebbe provocare due effetti negativi:

1. esprimiamo chiusura a livello non verbale
2. limitiamo l’efficacia della nostra comunicazione

Il primo punto è semplice da comprendere in quanto le braccia conserte sono un segnale di rifiuto espresso quando viene trattato un argomento che desideriamo non toccare..

Il secondo punto (limitare l’efficacia della nostra comunicazione) si riferisce alla duplice via che la comunicazione segue: parola (logica) e gestualità/tono e ritmo di voce (parte emotiva). Quando interagiamo con gli altri non solo parliamo ma gesticoliamo, andiamo avanti e indietro rendendo molto più incisiva la comunicazione. Ad esempio, una cosa è dire :”Tavolo” tenendo le braccia ferme o conserte: un’altra è dire “Tavolo” raffigurando la superficie piana con il movimento delle mani. In questo ultimo caso il messaggio è molto più incisivo in quanto segue la duplice via.
Quindi, i segnali di rifiuto e chiusura hanno il potere di limitare la nostra efficacia come comunicatori. Ma è vero anche il contrario: i segnali di gradimento ed empatia tendono ad influenzare positivamente chi abbiamo di fronte: la sua parte emotiva li legge aprendosi nei nostri confronti riconoscendoci come persone “empatiche”. Quindi segnali di apertura e disponibilità espressi volutamente possono predisporre positivamente chi abbiamo di fronte. Concludendo, non dobbiamo lamentarci degli scarsi esiti se durante un’interazione esprimiamo segnali di scarico tensionale, chiusura o rifiuto (ad esempio, tamburellare con le dita sulla scrivania, braccia conserte, battere nervosamente il piede per terra ecc.). Paradossalmente siamo molti più efficaci quando siamo sciolti e spontanei.
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Re: l'invisibilità delle parole LA COMUNICAZIONE NON VERBALE...(C A A )

Messaggio  mariarosaria tarallo il Gio Nov 27, 2008 11:11 pm

ciao a tutti i partecipanti alla discussione, e grazie, Mariantonietta, per aver condiviso con noi questo tuo contributo, richiamando dei concetti secondo me importanti. Tra l'altro sono convinta che le immagini, ad esempio, dovrebbero essere parte integrante della comunicazione anche dei cosiddetti "normodotati", credo che la comunicazione solo verbale, anche quando è "al meglio di se stessa", non sia sicuramente esaustiva, tutto un potenziale rimane inespresso; mi rassicura molto il progresso delle tecnologie, in questo senso, affinché si possa aiutare la comunicazione anche di coloro che hanno difficoltà secondo i canali cosiddetti naturali. Secondo me ci sono cose che possono essere assunte come naturali anch'esse, se prodotte dall'uomo per giusti scopi, per migliorare (ma effettivamente) la qualità della vita, anche se tutto ciò deve essere accompagnato sempre da una riflessione (vigile), volta a non far slittare l'attenzione (e lo scopo) dal benessere di Tutti a quello di una sola parte di persone, fino a sacrificare le persone alle idee e agli scopi, tipo come quando si producevano le valvole difettose per il cuore, se ricordo bene. E questo non è tanto carino! Ti abbraccio, e a rileggerti, mari, ciao ciao ; )
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LE PAROLE NON BASTANO -

Messaggio  Angela La Mura il Ven Nov 28, 2008 2:03 am

Le semplici parole dicono ben poco, esse portano solo il 7% del significato dei messaggi con i quali comunichiamo con il mondo esterno; il 93% del restante è affidato al corpo attraverso un codice molto complesso, solo recentemente esplorato, composto da espressioni del viso, squardi, gesti delle mani, toccamenti, andature,posture, gestioni degli spazzi e infine delle qualità dei suoni che emettiamo nel parlare. Questo codice è stato definito "comunicazione non verbale", "CNV" o linguaggio del corpo. Diversamente dalle parole la cui funzione primaria è quella di scambiare informazioni e solo secondariamente emozioni, il linquaggio non verbale serve specificamente a minifestare i nostri stati d'animo.

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La comunicazione non verbale

Messaggio  aldo il Gio Gen 01, 2009 9:05 pm

Noi siamo abituati a considerare importante la comunicazione verbale,proprio perchè la nostra cultura privilegia la parola,ma esiste il linguaggio gestuale che è estremamente importante ed è molto più espressivo della parola. Il bravo docente dovrebbe imparare a leggere e ad interpretare questo tipo di comunicazione al fine di poter rispondere in modo giusto ai bisogni che il bambino esprime con questo linguaggio.Aldo.

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Re: l'invisibilità delle parole LA COMUNICAZIONE NON VERBALE...(C A A )

Messaggio  mariarosaria tarallo il Ven Gen 02, 2009 2:14 pm

concordo ovviamente con i dati forniti da Angela, non sono però d'accordo (e mi interessano i pareri in merito per un confronto) sul fatto che il linguaggio verbale sia destinato in modo primario alla condivisione di informazioni, in realtà, secondo me, come ho detto già altrove, dovrebbe essere riscoperto anche il legame tra parola ed emozioni, purtroppo nella nostra società, quella della comunicazione per eccellenza, questo aspetto rimane comunque in secondo piano; tuttavia c'è anche da dire che, nonostante ciò, i fatti poi dicono il contrario, perchè nella realtà in determinati spazi dell'esistenza umana quel legame è "vissuto", compresa la rete, così come nel mondo dell'arte (testi musicali, poesia, ecc.), solo che si dovrebbe fare di più per promuovere e consentirne la fruizione da parte di tutti.

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LINGUAGGI ALTERNATIVI

Messaggio  Sorrentino Lucia il Lun Gen 05, 2009 10:47 pm

Ciao a tutti e buone feste fatte,

La discussione sul linguaggio non verbale mi ha fatto pensare ad alcune tecniche nella didattica per come superare l'incapacità nel percepire e nel produrre il linguaggio verbale attraverso i linguaggi alternativi .
Ovviamente ci riferiamo a soggetti che possono presentare ritardi o arresti di linguaggio, esprimersi con la sola parola-frase oppure dimostrano scarsa capacità nella percezione delle parole sia in senso fonetico che grafico, effetti questi di insufficiente sviluppo della motricità, della percezione uditiva, visiva, tattile, della rappresentazione mentale o della memorizzazione. Disordini, insufficienza , difficoltà che influenzano l'evoluzione del pensiero e dell'intelligenza i quali altresì richiedono abilità psico-senso-percettive e neuro-motorie.
In tali casi gli insegnanti sono chiamati a"far lettura" dei tanti e differenti segnali di comunicazione che il soggetto offre nelle situazioni educative e di gioco (suono, segni, mimo, emozioni, tonalità)e allo stesso tempo favorire le sue esigenze o necessità di espressione non verbale, nei vari momenti didattici, sfruttando tutti i canali, siano essi tratti da esperienze ritmo-musicali, spazio-temporali, mimico-gestuali, grafico-pittoriche, percettivo-motorie, manipolative che socio-affettive e ludiche.
Esistono diverse strategie attraverso dei linguaggi chiamati così erroneamente alternativi: uno è il linguaggio gestuale.
Nel corpo che si muove il bambino riesce ad esprimere bisogni non espressi con le parole; il suono, il rumore, la voce,le parole riescono a penetrare il silenzio con una magia di gesti, a trovare una radice corporea. Per stimolare questo bisogno di esprimere e di comunicare si può improntare un mimo che prenda spunto da azioni quotidiane con la tecnica dell'improvvisazione e del commento libero degli " spettatori".
Per esempio si può disegnare per terra con il gesso un grande orologio. Passando sulle ore segnate, il bambino descrive con il mimo una sua giornata tipo, suggerendogli di aggiungere se vuole una parola o una frase che esprima i suoi sentimenti circa l'azione che sta mimando. In caso di difficoltà di lettura delle ore si può affiancare a questi simboli (figurine, disegni) che connotino i vari momenti.
Il processo di simbolizzazione di cui si avvale la drammatizzazione permette di manifestare sia la realtà interiore che la vita esterna: animali, cose, situazioni.
Un'altro linguaggio alternativo è quello delle mani. Acquisire un linguaggio plastico è tradurre in esperienza ciò che si sente , si intuisce, si ha bisogno di esprimere. L'esercizio plastico è un'occasione per guidare un bambino con problemi alla conquista di altri moduli espressivo-comunicativi nei quali realizzare e soddisfare esigenze sensoriali. Il successo di questo esercizio è legato ad una adeguata ginnastica delle mani che toccano e manipolano oggetti e materiali scoprendo tutte le possibilità che essi offrono di essere conosciuti, organizzati, trasformati, ridotti. Mani che operano oltre ad essere ovviamente un mezzo e un modo per dire e per esprimersi.
L'assemblaggio di forme e oggetti ad esempio una catenella spezzata potrebbe attraverso questa attività- gioco dare la possibilità ai bambini di rompere gli schemi di sperimentare le immaginazioni, di creare originalità e forme nuove, di trovare soluzioni personali, di agire sui dati della loro esperienza.
Come pure far osservare forme fatte con le mani invitando il bambino a imitare i movimenti e le posizioni in una seconda fase . Uno sviluppo di questa attività può essere la rappresentazione grafica dei sentimenti con i colori a dita utilizzando tutta la mano, far interagire le proprie mani comunicando agli altri gli stati d'animo come collera, tenerezza, affetto, timidezza, imbarazzo. etc
Queste sono alcune delle tecniche che conosco di come superare l'incapacità nel produrre il linguaggio verbale .

Lucia
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Re: l'invisibilità delle parole LA COMUNICAZIONE NON VERBALE...(C A A )

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Gen 06, 2009 12:45 am

grazie, Lucy, per questi tuoi suggerimenti direttamente dalla tua esperienza didattica di insegnante, ne faremo tesoro.
Buon anno, te lo scrivo qui, e grazie per tutto quanto hai saputo trasmettere anche tu, come tutti, in questo forum.
A presto, ciao ; )

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Re: l'invisibilità delle parole LA COMUNICAZIONE NON VERBALE...(C A A )

Messaggio  colomba.persico il Gio Gen 08, 2009 3:11 am

LA COMUNICAZIONE NN VERBALE è IMPORTANTISSIMA, ANCHE PER I NORMODOTATI, SE SI PENSI A COME SIA IMPORTANTE LA GESTUALITà DURANTE UNA CONVERSAZIONE, CI AIUTA A CAPIRE IL SENSO COMPLETO... A MIO AVVISO IMPOSSIBILE FARNE A MENO... Wink
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Re: l'invisibilità delle parole LA COMUNICAZIONE NON VERBALE...(C A A )

Messaggio  orefice.veronica il Gio Gen 08, 2009 3:06 pm

Cos’è la Comunicazione Aumentativa e Alternativa?
NEL NOSTRO FUTURO LAVORO, QUESTA è UNA PARTE FORMATIVA, SICURAMENTE IDONEA PER IL LAVORO CHE ANDREMMO A SVOLGERE............
E’ possibile definire Comunicazione Aumentativa/Alternativa (CAA) ogni forma di comunicazione che sostituisce, integra, aumenta il linguaggio verbale orale. Non è corretto parlare di comunicazione alternativa soltanto, perché la CAA è multimodale; ne consegue che se esistono emissioni verbali, queste vanno mantenute e potenziate.

La CAA è dunque un settore della pratica clinica che si pone come obiettivo la compensazione di una disabilità (temporanea o permanente) del linguaggio espressivo; vengono infatti create le condizioni affinché il disabile abbia l’opportunità di comunicare in modo efficace, ovvero di tradurre il proprio pensiero in una serie di segni intelligibili per l’interlocutore.

Grazie a tecniche e strumenti di CAA molte persone disabili sono ora in grado di utilizzare un codice efficace che dà loro la possibilità di usufruire di nuove opportunità educative e sociali.

E’ importante sottolineare che gli interventi di CAA sono percorsi che non sempre arrivano a raggiungere gli obiettivi prefissati nel breve periodo. Specialmente nel caso di soggetti che soffrono di patologie congenite, il potenziamento o lo sviluppo delle competenze comunicative, compresa la motivazione a comunicare, divengono obiettivi irrinunciabili. Il percorso che viene creato parte dunque dai bisogni comunicativi della persona; gli strumenti che vengono forniti devono essere adattati alle sue esigenze attuali, ma al tempo stesso devono essere flessibili ed evolversi nel tempo parallelamente all’evoluzione della persona in tutti i suoi aspetti (cognitivi, emotivi, sociali, etc.).

Un altro aspetto di fondamentale importanza è il coinvolgimento dell’ambiente, ovvero delle figure significative appartenenti ai diversi contesti di vita del disabile. Un percorso di CAA che inizia e finisce in un ambulatorio specialistico difficilmente raggiungerà i propri obiettivi, ovvero fornire la possibilità di comunicare, interagire con le altre persone in situazioni e luoghi diversi

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Re: l'invisibilità delle parole LA COMUNICAZIONE NON VERBALE...(C A A )

Messaggio  Angela La Mura il Gio Gen 08, 2009 3:10 pm

Veronica grazie per le tue ulteriori precisacioni sulla comunicazione.
Dato che ho fatto la tesina proprio sulla comunicazione, mi mermetti ulteriori integrazioni, magari al momento della discussione.
Complimenti e grazie ancora.

Angela La Mura

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