INTEGRAZIONE

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INTEGRAZIONE

Messaggio  Diana Maria Teresa il Sab Nov 29, 2008 7:53 pm

Salve a tutte !
L'integrazione dei bambini con bisogni educativi speciali è uno degli obiettivi prioritari della scuola, che cerca di garantire a ciascun bambino attraverso un canale privilegiato per comunicare ed esprimersi,il processo di integrazione può essere realizzato grazie alla compartecipazione di vari fattori quali le risorse umane le docenti,gli spazi,i materiali, e strutture messe a disposizione dal territorio.Ritengo che a favorire il processo d'integrazione sia utile la didattica laboratoriale: una modalità di partecipazione utile per sviluppare la "personalizzazione" dei processi di apprendimento,con una diversa articolazione dell'attività formativa.

Diana Maria Teresa

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integrazione

Messaggio  rita moscatelli il Dom Nov 30, 2008 7:06 pm

Sono d'accordo con te: la didattica laboratoriale è una potente opportunità apprenditiva, in quanto favorisce il confronto tra gli allievi, valorizzando, nel contempo, le singolarità, nel rispetto del concetto di individualizzazione dell'apprendimento che deve sempre tener conto dei diversi livelli degli allievi. Ritengo che la consegna del lavoro di gruppo possa essere direttiva, cioè definita dall'insegnante, o partecipata, cioè scaturita in fase di strutturazione del gruppo.
Poichè è facile che in questa fase emergano le personalità più forti, e restino invece in ombra gli allievi più timidi o diversamente abili, è compito dell'insegnante riuscire a coinvolgere tutti gli allievi, attraverso opportuni stimoli ed interventi.
Rita Moscatelli

rita moscatelli

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Migliorare l'accesso alle risorse

Messaggio  stefanialufino il Lun Dic 01, 2008 9:30 pm

Per via elettronica io posso accedere ad una quantità di contatti, sia di tipo personale-relazionale, sia intesi come documenti archiviati nella rete, che non ha paragone con nessuna biblioteca.
Indubbiamente io posso accedere non solo a STRUMENTI DI INFORMAZIONE DEI QUALI NON POSSO DISPORRE IN UNA SITUAZIONE DI APPRENDIMENTO IN PRESENZA, MA ANCHE A STRUMENTI PER COSTRUIRE LA CONOSCENZA E A MONDI DI APPLICAZIONI CHE MI CONSENTONO DI DIVENTARE IO STESSO AUTORE ED ELABORATORE DI CONOSCENZA.
NORMALMENTE IN UNA SCUOLA, IN UN AMBIENTE TRADIZIONALE, QUESTE OPPORTUNITà NON SONO FORNITE O SONO FORNITE IN MISURA MOLTO MINORE.

stefanialufino

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Caratteristiche dell'integrazione

Messaggio  Rossella Accardo il Gio Dic 04, 2008 3:29 pm

Le caratteristiche generali dell'integrazione sono:
-L'aspetto sostemico,inteso come la dimensione complessiva in cui vengono situati i singoli individui e le loro relazioni;
- la complessità,direttamente connessa al precedente,come espressione di adesione alla realtà,come coscienza del suo essere composta da elementi che possono assumere una diversa rilevanza,positiva o negativa,a seconda delle diverse circostanze-interazioni
- dinamismo,in quanto si evolve constantemente facendo riferimento all'aspetto diacronico del processo;
-flessibilità ovvero l'attenzione alle esigenze della persona e la disponibilità ad apportare modifiche,anche rilevanti,in funzione delle esigenze personali e contestuali che si manifestano nel processo educativo;
-trasversalità in riferimento a differenti competenze e professionalità,linguaggi e strumenti comunicativi,conoscenze;
-coerenza,come esigenza di trovare adeguate corrispondenze fra i contenuti delle affermazioni verbali e la comunicazione che passa attraverso l'organizzazione,gli spazi,gli oggetti e le espressioni non verbali.
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Rossella Accardo

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L'integrazione

Messaggio  stefanialufino il Dom Dic 07, 2008 11:35 pm

Questo intervento tenta di intrecciare alcuni elementi di storia della costruzione di un modello italiano per l'integrazione e utilizza per questo alcune pagine, utilizzando in parte un metodo che potrebbe definirsi anche antologico. Riprendiamo citazioni di autori che hanno contribuito in maniera determinante a elaborare un modello, quello che stiamo vivendo riproponendolo e, in qualche misura, difendendolo e valorizzandolo.
Abbiamo con questo la possibilità di riprendere tracce di un passato recente, che a volte vengono cancellate o perché vi sono altri passaggi che si sovrappongono o perché vengono dimenticate, e non si vanno più a vedere.
Negli anni che sono compresi fra il 1960 e il 1970, in Italia vi è un fenomeno di emigrazione interna imponente. Le ragioni economiche dello sviluppo industriale fanno nascere vere e proprie città satellite, e gli spostamenti dalle campagne alle città, dal sud al nord, trasformano la vita di intere comunità.
Inevitabilmente, la scuola entra in questo scenario di trasformazioni, dovendo affrontare situazioni che la investono di nuove responsabilità. In un primo tempo, di fronte alle conseguenze che si traducono in difficoltà di apprendimento è l'Italia dei dialetti, e un bambino o una bambina calabrese, o del Veneto, trapiantato a Torino, ha difficoltà notevoli, la risposta è costituita da percorsi differenziati, ovvero classi differenziali e scuole speciali.
L'alto numero di queste soluzioni crea una reazione: accogliere tutti i bambini e tutte le bambine, quale che sia la loro condizione, nelle classi ordinarie. Nasce la prospettiva dell'integrazione.
In alcune pagine di Aldo Zelioli, pubblicate nel 1977, troviamo le analisi dei dati che riguardano le classi e il numero dei posti nelle classi speciali. Parliamo dell'anno scolastico 1963-1964. Annota Zelioli: "anno dal quale incominciano a sentirsi gli effetti delle leggi di bilancio sul finanziamento delle équipes psico-sociopedagogiche e dell'assistenza igienico sanitaria e didattica agli alunni handicappati, [i posti nelle classi speciali] erano 2247". E leggiamo - sempre da Zelioli - che questi posti "registrano un costante incremento negli anni successivi passando a n. 3394 nel 1965-66, a n. 4743 nel 1968-69, a n. 5876 nel 1970-71, fino a giungere nel 1973-74 a n. 6790, che è la punta massima di incremento, per passare nel 1974-75 a n. 6692. I dati non ufficiali del 1975-76 segnano una leggera flessione che però, come vedremo, non prospetta la realtà di quanto è effettivamente avvenuto".
Continuando a citare Aldo Zelioli, che scrive: "Esaminiamo ora alcuni dati relativi alle classi differenziali, sempre nelle scuole elementari: nell'anno scolastico 1963-64 i posti erano n. 1133, l'incremento negli anni successivi in questo settore è imponente: si passa a n. 1831 posti nel 1965-66, a n. 5106 nel 1968-69 e a n. 6199 nel 1970-71, superando in quell'anno il numero delle classi speciali che era sempre stato maggiore. Si verifica poi un forte calo: infatti nel 1974-75 si registrano n. 3376 posti, ma in realtà sono ancora meno per effetto della graduale trasformazione delle classi differenziali in classi comuni poi in sezioni in cui si operano interventi settoriali a tempo parziale su alunni che presentano deficit particolari, o per effetto dell'utilizzo degli insegnanti in azioni di recupero o di sostegno per i soggetti in difficoltà. Dall'esame dei dati sopra citati si può affermare che fin verso l'anno scolastico 1970-71 essi ci danno un quadro abbastanza fedele della situazione di fatto esistente nel settore dell'insegnamento speciale e differenziale nell'area della scuola elementare. Da allora in poi il quadro che si rivela è falso, mancando la coincidenza fra i dati ufficiali e la realtà, anzi, i dati statistici ci fanno deviare da un giudizio esatto sulla situazione. Perché il quadro è falso? Perché è in atto un processo non programmato di smantellamento delle scuole speciali e di inserimento indiscriminato di alunni handicappati nelle scuole comuni che gli organi ufficiali non riescono a seguire. Aggiungasi una certa riluttanza dei provveditori agli studi a ridurre gli organici delle scuole speciali e a disperdere cosi gli insegnanti specialisti di cui, d'altro canto, si sente grandissimo bisogno. Aggiungasi la resistenza sindacale inevitabilmente presente quando si tratti di dimensionare, magari soltanto spostandoli, i posti di insegnante. Aggiungasi, infine, una estrema incertezza normativa che da adito ai più disparati modi di comportamento in un campo già di per sé tanto difficile da inquadrare in ambiti ben precisi. Le azioni conseguenti alla contestazione delle istituzioni speciali e al movimento per l'integrazione degli alunni nelle strutture scolastiche comuni sono tutti fatti che, per il loro carattere extralegale, sfuggono alla registrazione statistica. Ed anche quando sono registrati, non sono comparabili perché derivano non da azioni amministrative programmate, ma da moti spontanei di reazione di assestamento che solo in tempi successivi potranno essere studiati, razionalizzati e misurati con criteri obiettivi. Per ora, se vogliamo conoscere qualcosa, dobbiamo tralasciare la statistica scendendo sul terreno per verificare quanto avviene nelle singole zone e nelle diverse istituzioni.
L'ondata della contestazione nei confronti delle scuole speciali, definite discriminanti e segreganti, all'inizio degli anni '70, ha investito più o meno tutte le province del nostro paese con effetti diversi a seconda delle diverse condizioni socio-culturali e delle diverse strutture scolastiche esistenti. Le punte polemiche più acute fra i fautori dell'integrazione degli alunni "diversi" nelle scuole comuni e i sostenitori della necessità della permanenza nella scuola almeno per i soggetti più gravi, polemiche spesso enfatizzate dalla stampa con prese di posizione politica di assai dubbia opportunità, sembrano un poco sopite ovunque. Permane tuttavia uno stato di disinformazione sui reali problemi dell'educazione speciale che non facilita certamente la loro soluzione.
Il dilemma 'integrazione o 'segregazione' ha portato, in modo invero assai semplicistico, ad un altro dilemma: abolizione o mantenimento delle scuole speciali? Questo è un falso dilemma perché tutte le ragioni, e sono molte, che oggi fanno propendere per l'integrazione più ampia possibile dei soggetti handicappati nelle scuole comuni non portano necessariamente allo smantellamento delle scuole speciali e nel passato hanno sperimentato positivamente l'affinamento di quelle tecniche di trattamento individualizzato che bisognerebbe portare anche nelle odierne scuole aperta alla integrazione"

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Integrazione

Messaggio  aldo il Gio Dic 25, 2008 8:42 pm

L'integrazione e l'inclusione nella scuola dei bambini diversamente abili richiede l'apporto e la collaborazione sinergica di tutto il personale che opera nella scuola:docenti,non docenti,dirigente,delle famiglie e degli Enti locali.Solo così è possibile realizzare un processo di vera integrazione del soggetto in difficoltà.
Aldo.

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Re: INTEGRAZIONE

Messaggio  catia.dellomo il Ven Dic 26, 2008 5:17 pm

La pedagogia speciale dell’integrazione dice che c’è una profonda e radicale differenza
fra inserimento e integrazione dei disabili nel processo scolastico. Mentre infatti l’inserimento può essere ridotto alla sola presenza fisica, in una scuola, di un allievo disabile, senza che ciò impegni a cambiare qualcosa, l’integrazione implica invece un progetto e un processo di adattamento reciproco e dunque di cambiamento. Ma integrare gli alunni in situazione di disabilitànelle classi scolastiche ha senso solose si parte dal presupposto che ogni insegnante è impegnato a predisporre un piano di insegnamento basato su un apprendimento
commisurato alle condizioni dei soggetti. Questo principio didattico vale sia per gli allievi
normali – che così sono messi nella condizione di essere considerati soggetti attivi al centro del processo didattico –, che per quelli con disabilità, che possono in questo modo usufruire di uguali possibilità, sia pure nella situazione di un apprendimento condizionato dai limiti posti dal proprio handicap.
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Integrazione sociale allargata

Messaggio  catia.dellomo il Ven Dic 26, 2008 5:29 pm

L'integrazione sociale allargata e' di fondamentale importanza in quanto permette di dare al disabile l'opportunità di vivere in ambienti che glioffrono una varietà di esperienze necessarie all'acquisizione della sua maturità
ed autonomia anche attraverso opportunità(educative) che stimolano il sé(frequenza ad attività laboratoriali per scoprire se stessi e conoscersi). In pratica i capisaldi di una nuova politica educativa inclusiva vanno ricercati
proprio in a modularità di sostegni, di attività collaborative o cooperative(progetti sport e teatro, turismo guidato, etc.) che certo non si basano suinsegnamenti bombardanti ma su una multifattorialità di esperienze che
valorizzano la curiosità e la ricerca per capire.
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L' integrazione

Messaggio  Angela Lucia D'Agostino il Mar Dic 30, 2008 2:43 am

Se integrare significa assicurare a ciascun individuo,qualunque siano le sue condizioni personali e sociali,l' effettiva partecipazione alla vita della propria comunita',rimuovendo gli ostacoli che impedisconolo lo sviluppo delle proprie potenzialita',affidare alla scuola il trattamento psicopedagogico e didattico del bambino disabie significa avere le competenze necessarie per porre il bambino nelle migliori condizioni fisiche,psichiche e relazionali per accedere ai codici culturali della propria comunita'.Nell' attuale fase di integrazione l' insegnante di sostegno deve attivare una serie conseguente e coerente di azioni e strategie per aiutare l'alunno diversamente abile a raggiungere degli obiettivi,ad aquisire le abilita' e le competenze necessarie,nonche' a generalizzarle,mantenerle attive e applicarle autonomamente nelle varie attivita' quotidiane. Wink

Angela Lucia D'Agostino

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lo spazio dell'integrazione

Messaggio  Roberta Romano il Mar Dic 30, 2008 12:52 pm

quando penso all'integrazione penso alla costruzione di uno spazio (sia fisico che mentale), di un luogo, dove l'altro abbia la possibilità di esprimersi, dove ognuno, attraverso il dialogo, abbia la possibilità di costrure il suo sè, la sua identità, avvicinandosi all'alterità senza invaderla, rispettando le differenze e valorizzandole.

Roberta Romano

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L'integrazione lavorativa

Messaggio  maria di nardo il Mar Dic 30, 2008 5:10 pm

Ho trovato interessante tale articolo sull'integrazione sul lavoro dei disabili in quanto sono persone e per questo non bisogna discriminare sulla loro potenzialità.

L’integrazione sociale e lavorativa dei disabili non è affatto una kimera. L’esempio più tangibile giunge da Guglionesi dove Pietro Ciarciaglino e sua sorella, ambedue diversamente abili dalla nascita, il 3 luglio del 2000 hanno dato vita alla Cooperativa Colle di Nisi che gestisce un frantoio specializzato in produzione di olio biologico ed olio extravergine. Il prodotto è talmente elevato, per qualità e proprietà organolettiche, che ha subito conquistato i palati fini non solo degli italiani ma anche quelli di diverse nazioni europee quali la Francia, la Germania e l’Inghilterra. Una azienda in perfetta salute che è diventata il vanto del’intera comunità di Guglionesi. L’obiettivo della Cooperativa, che porta l’antico nome di Guglionesi risalente al XVII secolo, è quello di allargare il proprio bacino di clienti e di dar vita ad un olio di qualità superiore incentrato sulla produzione di olive autoctone. Volere e potere e quando si hanno le idee chiare nessun traguardo è precluso. E’ questa, in sintesi, la filosofia di vita del presidente Ciarciaglino che da sempre si è battuto per la tutela dei diritti dei portatori di handicap. «Basta ricorrere all’assistenzialismo, basta chiedere l’elemosina. Bisogna rimboccarsi le maniche ed uscire dal tunnel della disabilità. Io e mia sorella ci siamo riusciti ed il nostro esempio dovrebbe fungere da sprono a tutti coloro che vivono la nostra stessa situazione. Basta considerarci "figli di un Dio minore" - ha ribadito Ciarciaglino -. Anche noi dobbiamo conquistare il nostro e meritato posto all’interno del tessuto connettivo, sociale ed imprenditoriale della società moderna». Oltre al frantoio Pietro Ciarciarglino ha in serbo altri progetti rivolti esclusivamente all’inserimento lavorativo dei disabili e all’assistenza, sia medica che lavorativa, con un occhio al futuro, vale a dire dopo la dipartita dei genitori e dei parenti delle persone con handicap.

maria di nardo

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