INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

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SECONDO TE,LA SCUOLA PRIVATA DA' MAGGIORI GARANZIE SULLA POSSIBILITA' DI UNA PROGRAMMAZIONE SPECIALE ?

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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  miriam.montella il Mar Dic 02, 2008 3:22 pm

anch'io sono d'accordo con voi,è fondamentale l'integrazione e l'inclusione del soggetto disabile non solo nella scuola ma anche nella società,coinvolgerlo nelle varie attività per non farlo sentire escluso ed emarginato.rapportarlo con i propri coetanei normodotati.la frequenza scolastica e i rapporti interpersonali xmetteranno di alleviare le proprie difficoltà... cat

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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  Alessia.Zoccoli il Mar Dic 02, 2008 3:51 pm

Sono perfettamente d'accordo col tuo post.Però sai, molto spesso l'integrazione avviene solo "a chiacchiere", senza far nulla di concreto.Ci deve essere un vero interesse da parte dei docenti tutti, ma anche della famiglia e della comunità di appartenenza, che deve favorire l'inclusione e l'integrazione affinchè chiunque possa sentirsi libero di esprimersi, vivere rapporti d'amicizia e coltivare anche degli interessi.Quindi, un 'integrazione non solo scolastica, ma "sociale".

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INTEGRAZIONE: RIPARTIRE DALLA LEGGE 517/1977

Messaggio  rosaianniello il Mar Dic 02, 2008 8:10 pm

Nel 1967 i ragazzi della scuola di Barbiana scrivono la famosa "Lettera ad una professoressa" nella quale denunciano una scuola che premia solo chi già è stato premiato dalla vita, che lo ha fatto nascere e crescere in famiglie dove c'è il pane quotidiano, la cultura. La scuola è fatta a misura del figlio del dottore, non del figlio del bracciante, che ne viene espulso. I ragazzi di Barbiana pongono il problema dell'eguaglianza, che manca e che invece va garantita e il soggetto più indicato a questo scopo è proprio la scuola. Dieci anni dopo, la legge 517 offre la risposta istituzionale adeguata alla richiesta di cambiamento e di ronnovamento. Tale legge oltre a proporre interventi per gli alunni disabili propone una nuova identità della scuola stessa che deve essere intesa come una comunità, in cui operano persone responsabili e competenti in materia di disabilità. Spetta alla comunità professionale, quindi, assumersi la responsabilità di fare della propria scuola un ambiente pienamente inclusivo, dove gli alunni disabili non siano emarginati ma possono manifestare e condividere le proprie condizioni in un clima favorevole affinchè diventi un'esperienza di valorizzazione che accresce l'autostima e favorisce l'integrazione.
Dobbiamo, quindi, ripartire da questa legge e andare oltre, vedere lontano affinche' le persone ,tutte diverse tra loro,non si irrigidiscono o si chiudono nella difensiva ma agiscono come membri di un gruppo collaborativo per dare una buona occasione di inclusione per molti alunni con particolari bisogni e con rilevanti difficoltà di apprendimento. In questo modo il gruppo stesso funge da sostegno e offre la possibilità di partecipare con il proprio particolare modo di essere. Bisogna prendersi cura di coloro che vivono situazioni di disabilità e di deprivazione socioculturale e operare per una scuola e una società sempre più accoglienti e inclusive.

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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  Roberta Leggiadro il Mer Dic 03, 2008 12:48 am

Rosa siccome hai ricordato la legge 517/77 sull' integrazione scolastica di alunni portatori di handicap , volevo portare l' attenzione anche su alcune importanti norme successive:

La Corte Costituzionale, con una sentenza del 1987, ha introdotto un nuovo concetto di continuità educativa che ha agevolato e ha permesso di sostenere l'accesso alla scuola secondaria superiore ai disabili più gravi: ciò ha consentito anche maggiori opportunità educative per coloro che avrebbero conseguito il diploma e quindi la possibilità di proseguire negli studi universitari.
Esistono delle direttive specifiche rivolte agli Atenei italiani in merito alle attività da realizzare in favore degli studenti disabili.

Legge 5 febbraio 1992, n.104: Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.
La " Legge quadro sull’ handicap " segna uno sforzo decisivo e il punto fermo della giurisdizione italiana sulla materia. Essa imposta in modo sistematico le garanzie di tutela dei diritti dei portatori di handicap offrendo basi e condizioni per una piena e reale integrazione sociale delle persone portatrici di handicap. Gli interventi normativi successivi e la regolamentazione in materia attuata dalle singole Regioni hanno integrato e ampliato lo scenario dei diritti.

Legge 28 gennaio 1999, n.17: Integrazione e modifica della legge-quadro 5 febbraio 1992, n.104, per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.
Le principali novita' previste dal nuovo testo legislativo sono:
la possibilita', per le Universita', di stipulare convenzioni con centri specializzati, per l'acquisto di sussidi particolari e per l'addestramento all'uso degli stessi;
la presenza di un tutor, che aiuti lo studente in situazione di handicap, dove occorra anche nell'impostazione di piani di studio del tutto personalizzati;
la possibilita', come avviene nelle scuole medie di primo e di secondo grado, di effettuare prove equipollenti;
la presenza, presso ogni Universita', di un docente responsabile del coordinamento, del monitoraggio e del supporto di tutte le iniziative a favore degli studenti in situazione di handicap;
una somma di 10 miliardi, destinata a finanziare tali servizi.




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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  Antonella Rivellino il Mer Dic 03, 2008 8:12 pm

rosaianniello ha scritto:La responsabilità dell'integrazione è della scuola, prima che del singolo insegnante, sia pure dell'insegnante specializzato! La scuola deve trasformarsi in una comunità di cura, di apprendimento, professionale, collegiale inclusiva e di ricerca, cioè deve garantire non solo il successo scolastico degli studenti che la frequentano ma assicurare anche la specifica funzione del sostegno a chi si trova in situazione di handicap che non deve risolversi nella soluzione della delega, né all'insegnante specializzato né ad altri operatori, ma promuovere una responsabilità collegiale competente e sensibile affinchè il disabile possa rientrare in una situazione di "normalità". Didattica speciale e didattica generale devono perciò dialogare e influenzarsi reciprocamente in modo positivo perchè solo così possiamo parlare di didattiche integrate, strumenti di una scuola che intende essere inclusiva.

Cara Rosa,
ovviamente la tua idea è giustissima; non ha molto senso se è solo l'insegnante di sostegno ( o un qualsiasi altro insegnante) a lavorare con un bambino,anche perchè,come sappiamo,la finalità del nostro lavoro non è creare "l'alunno migliore",ma aiutare un individuo in difficoltà a potenziare e sfruttare tutte le risorse possibili perchè sia migliorata la sua qualità di vita nel SUO contesto di appartenenza.

Però aggiungerei - ovviamente non nel tuo caso o in quello delle persone che scrivendo qui mostrano di aver interiorizzato le responsabilità a cui saremo chiamati!- che se si ragiona solo in questi termini,si potrebbe finire in un circolo vizioso che non aiuta ne' il bambino, ne' l'insegnante,ne' la scuola che li accoglie e ovviamente non è in grado di realizzare l'integrazione!

Mi spiego meglio: è ovvio che un insegnante da solo non può far tutto e che,se si trova in una struttura "non accogliente" il potenziale del suo intervento sarà drasticamente ridotto per cause di forza maggiore,ma è anche vero che è proprio l'insegnante ( che su queste tematiche si è formato,che più degli altri ha contatto col bambino,e che - se ha scelto questa specializzazione con responsabilità- ha quel minimo di sensibilità in più sull'argomento) che PUO' E DEVE creare ( anche dal nulla!) la rete di sostegno,operando da sensibilizzatore,facendo presenti le necessità dell'allievo agli organi competenti,mostrando anche entusiasmo per quello che fa,anche se non si tratta di "una passeggiata".

Molto spesso sento dire che nel sostegno si può lavorare solo per un certo numero di anni e poi è meglio cambiare perchè se ne esce sfiniti...Io non parlo per esperienza ( al di là del tirocinio e del fatto che in famiglia ho due persone carissime con tetraparesi spastica,non ho mai ufficialmente lavorato in questo campo),ma spero proprio che non sia così per tutti...

Al di là della fatica,dei problemi reali nei quali ci si imbatte quotidianamente,delle naturali fasi di scoraggiamento,spero che una motivazione più grande possa sostenere chi vuole davvero lavorare in questo campo,evitando quella sorta di barriera estranea e anche un po' cinica che in qualche caso noto negli operatori e che ( mi dicono) sia una sorta di difesa dalla pesantezza della situazione.

Non voglio annoiarvi con i miei discorsi,ma per avvalorare la mia speranza e magari per rinfocolare la vostra [b] Wink vi dirò che ho anche conosciuto persone che dopo 20 anni di questo lavoro a contatto con casi davvero "gravi" hanno ancora passione per quello che fanno,
lavorano con amore e competenza ( anche in situazioni non strutturate) e le persone che seguono,percependo questa loro reale apertura," rendono" molto di più.

Partono da cose semplici,senza prefiggersi il risultato canonico,assecondando i ritmi della persona e rispettandola come tale,ebbene,in qualche caso i risultati sono di gran lunga superiori alle aspettative.

Ma anche quando questo non accade,a mio parere non è possibile ritenere ( se si è lavorato davvero) che nessun campo sia migliorato,
un cambiamento ,anche se piccolissimo, è un successo ed è proprio questo che spinge a continuare questo particolare lavoro senza sentirsi frustrati o "insegnanti di serie b".

Auguro a me e a tutte voi,se lavoreremo in questo campo,che questa speranza e "la voglia di fare " che ora è "fresca" resti intatta.
Scusate se mi sono dilungata tanto! Wink la prossima volta sarò più breve!
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integrazione del disabile

Messaggio  valentina il Mer Dic 03, 2008 8:25 pm

Anch'io sono d'accordo con voi che deve essere soprattutto la scuola che deve impegnarsi sia nell'inclusione ed anche dell'intregrazione del diversamente abile, perchè la scuola è un istituzione altamente formativa che ha una forte responsabilità nel formare menti non a livello culturale, ma bensì a livello sociale.
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"L'integrazione è soprattutto la costruzione di una rete di relazioni che consentano l'inserimento o l'ingresso di un individuo in un gruppo o in una comunità" (Gallino 1988)

Messaggio  Antonella Rivellino il Mer Dic 03, 2008 10:54 pm

Parlare di integrazione rimanda inevitabilmente alla necessità di riferirsi ad un dato contesto o ambito entro il quale realizzarla.

E ancora una volta mi rifaccio all'etimologia,anche arrivando a conclusioni diverse rispetto a quello che spesso è scritto sui testi:

Spesso si intende "integrazione" come sinonimo di "inclusione",
in realtà le due parole rimandano a gradi diversi di significato che è importante sottolineare;
*integrare: rendere integro,intero
*includere:inserire o chiudere dentro

Da questa precisazione dovrebbe risultare chiaro quanto l'integrazione sia una fase propedeutica ed imprenscindibile per la realizzazione di una significativa inclusione ( in quanto sto intendendo il termine inclusione non come semplice inserimento fisico,ma fattuale).

Ora,cosa vuol dire -nel nostro caso- rendere integra la nostra persona che presenta disabilità?
Vuol dire incrementare quelle abilità che gli consentano di rendere meno problematica la sua vita,migliorarne la qualità secondo diversi aspetti,AIUTARLO AD ACQUISIRE( PRIMA DI OGNI COSA )IL MASSIMO GRADO DI AUTONOMIA DI CUI PUO' ESSERE CAPACE!

Questo è l'aspetto fondamentale,senza il quale non ha senso parlare di integrazione!
A seconda del tipo di risorse a disposizione è quindi necessario che chi collabora con la persona in difficoltà la stimoli,prima di tutto verso l'acquisizione delle abilità semplici che richiede IL SUO AMBIENTE DI VITA (parlare,allacciarsi le scarpe,attraversare la strada,farsi il caffè etc....)

Ed è importante che in questa fase ci sia un'attenta valutazione dell'ambiente di vita del soggetto (oltre che naturalmente della persona in questione con le sue specifiche disabilità e abilità)per la corretta individuazione degli obiettivi meta,anche allo scopo di rimuovere da esso ogni sorta di ostacolo (fisico,psicologico,sociale o culturale)che si interponga tra il soggetto e la funzione che ci si è proposti di attivare(rimuovere quindi le barriere architettoniche)
ma anche i pregiudizi culturali o sociali,spesso insiti nello stesso soggetto disabile!
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La missione dell'insegnamento

Messaggio  Rossella Accardo il Gio Dic 04, 2008 12:34 am

La missione dell'insegnamento è
di trasmettere non del puro sapere,
mauna cultura che permetta di comprendere la
nostra condizione e di aiutarci a vivere;
essa è nello stesso tempo
una maniera di pensare in modo aperto e libero. drunken

E. Morin
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RE:INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  rosaianniello il Ven Dic 05, 2008 1:10 am

All'interno del processo di integrazione il ruolo piu' importante e' quello dell'insegnante che oltre ad essere professionalmente qualificato deve fare da mediatore tra i servizi socio-sanitari ed il bambino;deve instaurare un rapporto empatico con l'allievo,fondato sull'accettazione incondizionata della persona,con i suoi punti di forza e punti di debolezza;deve avere la capacita' di contenere le emozioni del bambino e capire di che cosa ha bisogno osservandolo.Questo rapporto con l'alunno si rafforza se i genitori danno fiducia e collaborazione al docente invece di porsi sulla difensiva,per cercare e attuare strategie utili ed efficaci alla piena integrazione del bambino.L'insegnante viene percepito come il "luogo" nel quale trasferire gli stati emotivi incontenibili che si scatenano soprattutto in situazioni nuove ed inesplorate.Nella formazione iniziale dell'insegnante di sostegno e' necessario,quindi,curare in particolare modo competenze di tipo relazionale per facilitare il rapporto e la comunicazione non solo con l'aunno ma anche con la sua famiglia.

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INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  Claudia De Pascale il Sab Dic 06, 2008 11:28 pm

L’inserimento dei bambini portatori di handicap è uno dei segni, forse il più forte, della qualità che la scuola italiana ha raggiunto per la spinta innovativa delle lotte sindacali, sociali, culturali e politiche degli anni ’70 del secolo scorso.
Lo è perché l’inserimento ha a che fare con i diritti, con l’idea di persona, con l’attenzione all’individuo, al singolo.
In questo senso l’integrazione è una garanzia per tutti, una sfida quotidiana al rispetto dell’identità ed al riconoscimento dell’uguaglianza.
Inserire questi bambini nella scuola di tutti vuol dire prima di tutto riconoscerli come persone, in qualche modo sfidare la malattia, accettare la sfida della malattia e rifiutare di costituire a priori una categoria di cittadini sbagliati, definiti esclusivamente come ammalati e descritti attraverso ciò che non sanno fare, misurati sulla “non abilità”.
Inserirli nella scuola ha voluto dire la sfida dell’educabilità, della stessa capacità del nostro sistema educativo non tanto e non solo di accogliere questi “bambini sfortunati”, ma di educarli, di condurli sulla strada del miglioramento delle loro capacità individuali, accettandone i limiti. Ma intanto imparando a leggere, imparando a cogliere quelle che erano le loro capacità, il loro saper fare, sia pur residuo, in una società tendenzialmente capace di coglierli solo come “giocattoli rotti”, da provare ad aggiustare o mantenere, a cui prestare cure (non sempre), dare assistenza (neanche troppa), ma non guardare dal punto di vista della potenzialità, dell’educabilità.Oltre la visione medica e la visione assistenziale, che tendenzialmente oggettivizzano la persona, la visione educativa afferma, dovrebbe affermare, l’esistenza stessa di un soggetto di capacità, di qualità, di valori, di diritti.

Claudia De Pascale

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RE:INTEGRAZIONE SCOLASTICA

Messaggio  rosaianniello il Dom Dic 07, 2008 8:43 pm

Sono un ragazzo.
Vengo a te,mio insegnante.
Ti porto un sussurro
riesci ad udirne la poesia?
Sono un ragazzo.
Vengo a te ,mio insegnante.
Mi dirai cosa pensare,
o mi mostrerai come farlo?
Mi insegnerai le risposte oppure la magia del porre domande?
Sono un ragazzo.
Vengo a te,mio insegnante.
Apprendere sara' solo fare le cose in modo giusto o fare cose giuste?
Una questione di piacere o di dovere?
Sono un ragazzo.
Vengo a te,mio insegnante.
Cosa contera' di piu' per te-la mia anima o i miei voti?
Sono un ragazzo.
Vengo ate,mio insegnante.
Puoi insegnarmi a tracciare il mio cammino personale
o mi indirizzerai su binari precostituiti?
Sono un ragazzo.
Vengo a te, mio insegnante.
Ti lascero' cavalcando i miei punti di forza
o dopo aver inciampato nei miei punti deboli?
Sono un ragazzo.
Vengo a te, mio insegnante.
Ti porto tutto cio' che sono.
Tutto cio' che posso diventare.
Ti rendi conto di quanta fiducia ripongo in te?

CAROL ANN TOMLINSON

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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  ivana.clemente il Dom Dic 07, 2008 8:55 pm

complimenti! questa lettera è veramente stupenda! mette in luce il vero compito della maestra (di base o specialistica non importa)!! grazie!
bacini! iv!
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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  Roberta Leggiadro il Lun Dic 08, 2008 12:05 am

Rosa la poesia che hai riportato è bellissima....sottolinea proprio l' importanza che ha l' insegnante di sostegno per questi bambini o ragazzi...
Che difficile compito avremo nei confronti di queste persone...spero tanto di esserne all'altezza...la volontà c'è tutta!
Dico questo perchè la poesia mi ha fatto pensare e riflettere molto. CIAO.

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" Un ' opportunità di crescita per tutti "

Messaggio  Roberta Leggiadro il Lun Dic 08, 2008 12:44 am

Gli allievi in situazione di handicap sono molto diversi tra loro.
E' importante tenere presente che la scuola non interviene sulla disabilità, ma sulla dimensione dell’handicap, con lo scopo di rimuovere le barriere fisiche, psicologiche e sociali che frenano la strutturazione dell’ identità nel bambino.
L’ integrazione non è ritenuta utile solo per il bambino, ma anche per chi si trova ad interagire con lui; la presenza di un soggetto in situazione di handicap nella scuola, comporta un’opportunità di crescita personale per tutti gli allievi. Essi, attraverso il contatto diretto con una realtà fisica, intellettiva ed emotiva diversa, possono acquisire una più ricca consapevolezza del problema della diversità.
Per quanto concerne la didattica, è produttivo che gli insegnanti propongano argomenti ampi, stimolanti e pluri-risolvibili (affrontabili con la lingua scritta, col linguaggio orale, col disegno..) favorendo quindi un insegnamento differenziato ma allo stesso tempo cooperativo.

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inclusione scolastica

Messaggio  Roberta Romano il Mar Dic 09, 2008 12:43 am

la mia esperienza di tirocionio è stata molto diversa.
il bambino diversamente abile era più che integrato, direi che si stava pienamente attuando un processo di inclusione. nell'ambiente di apprendimento sono stati inseriti numerosi facilitatori e l'equipe psicopedagogica lavorava relamente in gruppo... e' stata veramente una bella esperienza sia sul piano professionale che umano!

Roberta Romano

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RE:INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  rosaianniello il Mar Dic 09, 2008 12:56 am

Si ragazze,questa poesia e' proprio bella ,ha colpito molto anche me!Piu' che una poesia a me sembra una lettera che mette in risalto non solo il difficile e delicato compito dell'insegnante,che richiede professionalita', responsabilita,amore,ma anche la completa apertura e fiducia dell'alunno.Quindi un continuo crescere insieme,un'educazione positiva perche' educare e' credere nel futuro!

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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  mody d'ambra il Mar Dic 09, 2008 1:19 pm

L’integrazione scolastica degli alunni disabili sta entrando nella sua età adulta e la sua funzione
di stimolo e di arricchimento della qualità della scuola per tutti gli alunni si fa sentire ormai con
forza.Si vanno sempre più definendo nuclei di lavoro fondamentali che diventano
altrettante linee programmatiche per fondare e rifondare continuamente nuove prassi di
inclusione degli alunni disabili o con altre difficoltà.
Ormai è un dato acquisito che un’integrazione scolastica di Qualità deve coinvolgere tutta la
comunità degli insegnanti e degli alunni: non si può fare integrazione solo con gli interventi in
solitaria dell’insegnante di sostegno. Altrettanto, non si fa integrazione con la didattica frontale
standardizzata, indifferente all’eterogeneità e alle differenze individuali sempre più presenti
nelle nostre classi.
Si è sempre più consapevoli che l’integrazione scolastica non è un processo “verticale” ma, al
contrario, “orizzontale”, reticolare e diffuso, che cioè deve attivare e mettere in sinergia le
risorse di tanti altri attori significativi oltre all’insegnante di sostegno: gli altri docenti e il
personale della scuola, i compagni di classe, gli operatori dei servizi, la famiglia e la comunità.
Ma come realizzare questa dimensione orizzontale e reticolare innanzitutto nella classe?
Servono principalmente strategie didattiche nuove che, per la loro stessa essenza, siano di
cerniera tra l’alunno in situazione di handicap e la classe, rendendo così significativa la sua
presenza, e nel contempo siano di cerniera tra gli insegnanti curricolari e di sostegno.
Queste strategie didattiche devono essere utilizzabili con tutti gli alunni (non solo con quello
disabile), devono attivare direttamente le risorse informali di insegnamento presenti nel
gruppo classe (gli altri alunni) e valorizzare le differenze e attribuendo conseguentemente ruoli
distinti e complementari agli alunni, per dare concretezza all’“imparare insieme” nel piccolo
gruppo.
Vanno prendendo sempre più corpo e diffusione alcune modalità di lavoro che rispondono a questi criteri: l’apprendimento cooperativo e il tutoring;la costruzione di reti informali di amicizia e di aiuto tra alunni (per creare un tessuto di relazioni di accoglienza, conoscenza e
solidarietà).

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contributi

Messaggio  Admin il Mar Dic 09, 2008 2:14 pm

[quote="orefice.veronica"]L’integrazione scolastica dei bambini diversamente abili non è un problema solo dei docenti o dell’educatrice ma occorre tirare in campo la scuola , la famiglia e i servizi sociali per creare un dialogo costruttivo e positivo per il bambino.Deriva perciò un dialogo aperto tra la componente scolastica, l’èquipe sociopsicosanitaria e la famiglia. La scuola ha come fine l’inserimento e l’integrazione del bambino con handicap ma occorre ricordare che serve una cooperazione concreta effettiva e costante tra gli enti, i responsabili dei servizi creando un’azione educativa positiva e costruttiva e soprattutto per costruire le basi della personalità del bambino il quale, sentendosi sicuro, aiutato e stimolato, possa superare le difficoltà che incontrerà sia a scuola sia nel percorso della sua vita. E’ infatti necessario che i ragazzi disabili in età scolare siano messi in grado di interagire con i coetanei normodotati, i quali a loro volta impareranno a comunicare ed a porsi in relazione con i ragazzi con disabilità.!!!!!!!!!!!![/quote]
grazie per queste vostre riflessioni che danno molto al forum, al gruppo e sicuramente, come quello di veronica, ci lasciano ancora riflettere.

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la docente di psicopedagogia dei linguaggi
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integrazione scolastica del disabile

Messaggio  Miriam Smarrazzo il Gio Dic 11, 2008 3:54 pm

Ilsuccesso dell’integrazione scolastica è favorito dalla capacità di un Consiglio di Classe , e non di un singolo docente di progettare percorsi personalizzati che tengano conto sia dei bisogni educativi del soggetto in situazione di handicap che di quelli del resto della classe.

Obiettivi dell'integrazione:
sviluppo delle potenzialità dell'alunno in situazione di handicap nell'Apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione.

Un alunno in situazione di handicap è parte integrante della classe e partecipa a pieno titolo a tutte le proposte e iniziative previste dalla programmazione del Consiglio di Classe ".

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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  Claudia Cuccaro il Gio Dic 11, 2008 7:19 pm

Sono perfettamente daccordo con tutte, anche a mio avviso, è importante per l'integrazione del disabile la collegialità, la formazione del PEI con gli altri docenti che interagiscono nella classe.....è importante inoltre sottolineare ciò che affermano le Indicazioni per il curricolo,che non parlano solo di integrazione ma anche di inclusività,cioè il diversabile deve essere visto UGUALE agli altri bambini "normodotati" e sono daccordo con Francesca che il bambino disabile fa parte di una classe e come tale la sua programmazione individualizzata deve essere integrata con quella del restante gruppo classe. flower

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SCUOLA PRIVATA O PUBBLICA?

Messaggio  Antonella Rivellino il Gio Dic 11, 2008 7:26 pm

A partire da queste vostre considerazioni ( che per fortuna tutte condividiamo),come interpretate il fatto che molti bambini che presentano disabilità,
sono spesso iscritti in istituti privati?

Secondo voi come mai ,per alcuni genitori,la scuola privata è considerata maggiore garanzia della progettazione speciale?
E voi come la pensate a riguardo?
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pro scuola statale

Messaggio  rosa nobis il Gio Dic 11, 2008 7:44 pm

Penso che i genitori debbano dare fiducia alle istituzioni scolastiche dove ci sono docenti specializzati per l'integrazione del disabile e a fornire loro il diritto di partecipare alla vita sociale in modo naturale.Forse i genitori spesso si lasciano ingannare dall'idea che se un servizio lo si paga e' migliore,invece nelle scuole statali non vi sia professionalita'

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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

Messaggio  Antonella Rivellino il Gio Dic 11, 2008 8:15 pm

rosa nobis ha scritto:Penso che i genitori debbano dare fiducia alle istituzioni scolastiche dove ci sono docenti specializzati per l'integrazione del disabile e a fornire loro il diritto di partecipare alla vita sociale in modo naturale.Forse i genitori spesso si lasciano ingannare dall'idea che se un servizio lo si paga e' migliore,invece nelle scuole statali non vi sia professionalita'

Era proprio questo che volevo sottolineare,mi sembrava giusto sottoporlo anche agli altri e mi fa piacere che tu ti sia espressa in questo modo perchè anche io la penso come te e credo che l'argomento sia importante (proprio alla luce del concetto di integrazione) perchè non tutte le famigle in cui c'è un caso del genere,hanno la possibilità economica per "pagare" un servizio che dovrebbe essere garantito.
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integrazione scolastica del disabile

Messaggio  tesone andreana il Gio Dic 11, 2008 8:29 pm

sono pienamente d'accordo con tutte voi l' integrazione del soggetto disabile deve principalmente partire dalla scuola, sia dall'insegnante specializzato che da tutta l'equipe docenti

tesone andreana

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integrazione del disabile

Messaggio  manuela calenzo il Gio Dic 11, 2008 8:33 pm

L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo. La scuola italiana, infatti, vuole essere una comunità accogliente nella quale tutti gli alunni, a prescindere dalle loro diversità funzionali, possano realizzare esperienze di crescita individuale e sociale. La piena inclusione degli alunni con disabilità è un obiettivo che la scuola dell’autonomia persegue attraverso una intensa e articolata progettualità, valorizzando le professionalità interne e le risorse offerte dal territorio.

manuela calenzo

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Re: INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL DISABILE

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