DISABILITA E VIOLENZA

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violenza sui disabili e disabili violenti

Messaggio  Rusciano Marianna il Sab Nov 29, 2008 1:09 am

Care ragazze, come già accennato in aula oggi, vorrei aprire un nuovo forum di discussione che penso possa interessare, visto che il nostro titolo di studio ci abiliterà ad insegnare nelle scuole e che, come forse qualcuna ricorderà, proprio le scuole sono state teatro di violenza nei confronti dei disabili. Dal basso della mia esperienza come docente vi posso dire che tante volte ho visto, dietro un apparente senso di comprensione misto a pietismo, nascondersi tutta una serie di pregiudizi e di riserve sulla presenza dei diversabili nelle classi: o meglio, se il diversabile si trova nella classe che non è quella del proprio figlio va tutto bene altrimenti diventa il " peso morto", quello che rallenta il lavoro della classe, che disturba e da cui scanzarsi per evitare che possa farci male! Ricordo con grande dispiacere la volta in cui ho dovuto ascoltare (senza poter rispondere come avrei desiderato, purtroppo) una madre che mi chiedeva di non tenere più il proprio figlio seduto accanto a Michele, un bambino con ritardo mentale che avevo in classe, perchè il proprio figlio non sopportava la sua presenza...visto che riteneva più proficuo confrontarsi con i più intelligenti. E questo è niente! Quante volte abbiamo sentito espressioni di disgusto per le manifestazioni più eclatanti delle patologie che caratterizzano la diversabilità o abbiamo visto il sorriso sulle labbra dei presenti al commento cretino del bullo di turno. E questo è niente. Ancora bisogna ricordare che tante volte i diversabili sono il bersaglio di sistematici attacchi che talvolta sfociano nella vera e propria violenza. Così come il fatto di essere disabile espone le donne in queste condizioni all'attenzione di soggetti senza scrupoli.
A tutto questo vorrei aggiungere anche una nota sulle violenze a cui i disabili espongono chi sta loro accanto quasi come per far pagare anche agli altri una condizione che loro non ritengono di meritare e in cui ingiustamente sono venuti a trovarsi. Mi riferisco ai casi in cui la disabilità è una condizione in cui ci si è trovati a seguito di incidenti invalidanti. Spesso i soggetti non si accettano e questo loro disagio si esprime con la violenza. E' certo che non tutti sono come Pistorius, e non tutti hanno la stessa forza di volontà.
Spero di avere presto qualche vostro contributo anche perchè su questo tema vorrei sviluppare la mia tesina.
Bacioni a tutte

Rusciano Marianna

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bene

Messaggio  Antonella Rivellino il Sab Nov 29, 2008 2:06 am

Hai fatto bene ad avviare questo tema di discussione,anche perchè la violenza nei confronti dei soggetti disabili può assumere diverse forme,
dal bullismo ( di cui parlavi) alla violenza anche sessuale nei confronti di disabilità mentale (ci sono diversi casi cui facevo riferimento nella sezione della sessualità),
fino alla violenza dello stesso disabile nei confronti della famiglia.
Tu giustamente hai parlato di quella che si scatena per quelli che sperimentano la disabilità dopo un incidente,ma sono anche tanti i casi in cui alcuni soggetti nati con un deficit,sono violenti nelle loro famiglie.Questa violenza non sempre si manifesta fisicamente,spesso è il rapporto con la madre a diventare problematico,perchè inconsciamente la si ritiene "responsabile" della propria condizione o perchè le attenzioni quotidiane che questa dedica al proprio figlio esteriorizzano ( a volte in modo insopportabile per chi non è autosufficiente anche nei gesti quotidiani come lavarsi,andare in bagno etc...) la propria frustrazione.
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violenza sui disabili

Messaggio  orefice.veronica il Sab Nov 29, 2008 4:14 pm

Una tragedia immane e quotidiana, che non interroga solo il presente ma si riverbera anche sul futuro: le conseguenze delle violenze subite infatti, per quanto varino considerevolmente in base alla natura e alla gravità della violenza inflitta, causano rilevanti ripercussioni a medio e lungo termine: le potenzialità di sviluppo, la salute, le stesse capacità di apprendimento dei bambini ne risultano compromesse.
La violenza sui bambini può e deve essere prevenuta, questo è il messaggio chiave del Rapporto delle Nazioni Unite sulla violenza nei confronti dei minori, messaggio che il segretario generale Kofi Annan indirizza a tutti i paesi del mondo dopo aver evidenziato la sconcertante ampiezza del fenomeno: mai la violenza sui bambini può essere giustificata e tutti gli stati e i settori della società devono agire attivamente per ottemperare al loro obbligo di proteggere i bambini.
La violenza nei confronti dei minori , in grande percentuale anche su quelli disabili non conosce confini: avviene in ogni paese e si incammina lungo una via trasversale che comprende tutti i gruppi sociali, culturali, religiosi ed etnici. Nessuno ne è immune. La gran parte di queste violenze avvengono ad opera di familiari o conoscenti, persone delle quali i bambini dovrebbero potersi fidare. E’ per questo che spesso restano nascoste e quasi mai vengono denunciate. Non è solo una violenza fisica: discriminazioni e umiliazioni lasciano ugualmente un segno profondo nell’animo dei minori, contribuendo a renderli più vulnerabili e a metterne in repentaglio le stesse potenzialità. Non intervenire sul versante della violenza significa allora privare l’intera società del suo potenziale di sviluppo, ostacolando i progressi verso gli Obiettivi di Sviluppo del millennio solennemente assunti a livello mondiale.
Sono in pieno accordo con le mie colleghe bisogna parlare e riflettere su tale argomento!!!!!!!!!!!!!!!

orefice.veronica

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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  rita_anvg il Sab Nov 29, 2008 4:39 pm

Mi congratulo con la scelta dell'argomento, veramente interessante Wink
Io credo nel presupposto che, purtroppo, la violenza, anche se non fisica, è dettata da una malsana educazione e, soprattutto, dalla perdita del rispetto per le persone, siano esse abili, disabili, diversamente abili o quant'altro (conseguenza di ignoranza ed arroganza).
la società di oggi non conosce la disabilità, né tanto meno le potenzialità che questa può offrire.
La totale disinformazione sulle capacità che possono essere messe a disposizione della società stessa delle persone disabili le fa apparire come persone inferiori; da qui il non rispetto, la non considerazione.
Conseguenza di tutto questo è che gli abusi trovano forza nella non piena capacità di difesa dei soggetti, in questo caso, deboli.
Oggigiorno si parla tanto di integrazione sociale, inclusione, pari opportunità uguaglianza, ma finché ci sarà disinformazione, finché il rispetto e la considerazione per le persone disabili non verranno rese possibili, tutto questo sarà ben difficile da raggiungere.
Purtroppo la cattiveria umana non ha limiti, e finchè non si inizierà ad intervenire anche in campo giuridico, con severi provvedimenti (specialmente nel caso del bullismo, indice di una socità futura malata ed insana) non si completerà mai la giustizia di cui tanto parliamo Exclamation
Saluti
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rita_anvg

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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  angela cecere il Sab Nov 29, 2008 4:52 pm

Io ritengo che la peggiore forma di violenza che si può assumere nei confronti di una persona diversabile sia innanzitutto di tipo "morale".Il fatto ke una persona con diversa abilità, per condizione di nascita o meno debba essere continuamente al centro di riso, scherzi ,burle da parte di qualcuno che semplicemente CREDE di essere più intelligente è assolutamente riprovevole. E' ovvio che persone che sfoderano un atteggiamento di superirità nei confronti di un diversabile sottolineandone il deficit rendendolo oggetto di scherno sono persone assolutamente stupide , perchè al contrario cercherebbero quanto meno di capirne la problematica favorendo quel processo di inclusione nella realtà sociale di riferimento Mi viene da aggiungere che si tratta probabilmente di persone anche prive di contenuti che per dimostare la propria valenza hanno bisogno di ricorrere a tali mezzucci.

angela cecere

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abusi sessuali verso donne con disabilità

Messaggio  simona.asciolla il Sab Nov 29, 2008 5:06 pm

Uno studio inglese documenta il doppio svantaggio delle donne con disabilità, esposte ad abusi sessuali molto spesso da parte dei partner e degli assistenti. Asessuate, invisibili e dimenticate dalle istituzioni, anche in Italia.

E’ riferito alla realtà inglese, ma il quadro inquietante che descrive è sicuramente simile a quello che apparirebbe in altri paesi.
Making the links: disabled women and domestic violence è il primo studio di dimensione nazionale sui bisogni delle donne con disabilità che subiscono violenza.
La ricerca è stata condotta tra settembre 2005 e marzo 2008, da due equipes delle Università di Bristol e di Warwick, coordinati dall'organizzazione non profit Women's Aid. Lo studio non si è focalizzato solo sull'esistenza della violenza domestica nei confronti delle donne con disabilità fisica o sensoriale, ma ha anche indagato i bisogni di chi ha subito abusi, verificando la qualità delle risposte normative e sociali già esistenti. Nella seconda parte, poi, vengono messi a fuoco alcuni esempi di buone prassi ed esposte delle raccomandazioni per lo sviluppo di politiche e di servizi sociali in grado di affrontare la complessità del problema.

Le donne disabili vivono un doppio svantaggio, perché alla loro condizione di persone con limitazioni fisiche si aggiunge anche un'esposizione maggiore alla violenza, ai maltrattamenti, e in particolare agli abusi sessuali.
La condizione di disabilità viene spesso utilizzata da chi commette abusi per rafforzare il proprio "potere" e per accentuare lo stato di vulnerabilità e di isolamento della donna, e gli abusi vengono spesso ripetuti in modo continuativo, anche perché nella maggior parte dei casi sono commessi dai loro partner o di altri familiari, oppure da parte degli assistenti personali, da coloro cioè che hanno l'incarico di prendersi cura di loro. E spesso si accompagnano a sfruttamento economico o raggiri finanziari.
Le violenze provocano altre conseguenze gravi: la maggior parte delle intervistate lamenta stati di depressione, perdita di autostima, disturbi del sonno e dell'alimentazione, e ha sviluppatoun'incapacità di fidarsi degli altri, tutte componenti di ulteriore emarginazione.
Le denunce da parte delle vittime sono molto rare, e anche la stessa descrizione delle violenze nelle interviste tende a minimizzarne la portata. Le interessate esprimono mancanza di fiducia nelle istituzioni, ma anche il terrore di venire sradicate dalle proprie case, allontanate dai figli o abbandonate a se stesse.

Anche i pochi studi precedenti avevano evidenziato una frequenza maggiore delle violenze sulle portatrici di handicap rispetto alla media delle donne. Uno studio di Sobsey del 1994, sosteneva che dal 39 al 68% delle ragazze e dal 16 al 30% dei ragazzi con ritardo nello sviluppo mentale subiscono abusi sessuali prima del diciottesimo anno di età. In Italia non esistono dati attendibili sul fenomeno.

Emilia Napolitano, psicologa e presidente del DPI Italia (Disabled People International), ha osservato in una recente intervista: "Esseri asessuati, le donne con disabilità sono esposte molto al rischio di violenze sessuali. Esse, ad esempio, non ricevono quasi mai nessuna informazione sul sesso ed il controllo delle nascite e subiscono abusi e violenze molto di più delle altre donne”. Alla domanda su come può avvenire tutto questo, “la risposta è semplice e crudele allo stesso tempo: l’abuso e la violenza sessuale hanno più a che fare con l’esercitazione del potere oppressivo che con la libido ed il piacere” - aggiunge - “Il fenomeno della violenza, non è neanche percepito come tale dalla maggioranza delle donne con disabilità, che non riescono a sentire il proprio essere donna”.

D’altra parte non esiste nessun riferimento alle donne con disabilità in nessuna legge emanata a favore delle donne in Italia. Semplicemente sono invisibili, come le violenze che tante di loro subiscono.

RAGAZZE CREDO SIA DAVVERO INTERESSANTE CIò KE HO TROVATO...voi cosa ne pensate?


*Simona*

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Le donne disabili:le donne invisibili

Messaggio  giuliana di girolamo il Sab Nov 29, 2008 5:42 pm

Le donne disabili non sono escluse
dalla tremenda gamma delle forme di violenza che colpisce tutto il genere femminile. Sono e
restano vittime completamente invisibili di soprusi che si consumano quotidianamente e nemmeno
raramente. Dalle mura domestiche a tutti gli altri contesti sociali.
Quante volte se ne sente parlare? Certo è un tema molto delicato. Un fenomeno tanto complesso
quanto taciuto. Nemmeno in occasione della giornata nazionale contro la violenza sulle donne.
Le statistiche riportate dai media ogni anno in occasione del sopra citato evento, sono statistiche che
si basano su dati concreti. Su avvenimenti che vengono denunciati alle forze dell'ordine o
“raccontati” agli operatori dei centri anti-violenza. Ma quante vittime di abusi o violenze hanno il
coraggio di denunciare? Di “raccontare” una tale esperienza? Secondo l'Istat poco meno del 10 per
cento delle vittime.
Spesso si preferisce restare in silenzio,ma a mio parere la violenza, ci riguarda tutti e in prima persona,
visto che è innata in ognuno di noi. Tutti noi, dunque, possiamo combatterla. Ogni giorno,
semplicemente con il nostro esempio. Educando ad un atteggiamento di ascolto, confronto

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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  catia.dellomo il Sab Nov 29, 2008 5:56 pm

Per quanto riguarda il fatto di "Come rilevare il maltrattamento infantile" bisogna notare che e' difficile riconoscere i segni e i sintomi del maltrattamento infantile, in particolare nel caso dei bambini con disabilità. Spesso essi sono incapaci di esprimere verbalmente l’abuso subito oppure non hanno gli strumenti cognitivi per comprendere che ciò che gli è successo è sbagliato e dannoso. Nei bambini con disabilità i sintomi segnale del maltrattamento sono spesso fraintesi, confusi oppure ignorati .
Diagnosticare il maltrattamento richiede un’elevata certezza ed un certo numero di segnali determinati, quali:
• indicatori fisici del bambino che si riferiscono a lesioni, condizioni igieniche, modalità di alimentazione ed aspetto fisico;
• indicatori comportamentali del bambino che si riferiscono ad atteggiamenti e a tratti della personalità del bambino;
• indicatori dei genitori rispetto a comportamento, linguaggio, atteggiamento verso il proprio bambino
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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  angela rivieccio il Sab Nov 29, 2008 6:50 pm

Purtroppo le donne disabili non sono escluse dalla tremenda gamma delle forme di violenza che colpisce tutto il genere femminile.Sono e restano vittime completamente invisibili di soprusi che si consumano quotidianamente,dalle mura domestiche a tutti gli altri contesti sociali.Per non parlare del bullismo nelle scuole in particolare verso ragazzi disabili,che è in forte aumento.Ancora più squallido è fare abusi su bambini autistici che non relazionano,non parlano e quindi inermi dal difendersi e dal denunciare tali abusi.E'inaccettabile tutto ciò e spero tanto che qualcosa possa cambiare.
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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  alessia verre il Sab Nov 29, 2008 7:21 pm

Ciao marianna,hai messo in luce un argomento molto interessante,che come hai detto tu davvero nn ci sono parole,io penso che questi fenomeni siano davvero inconcepibili,e la scuola che è proprio una delle agenzie educative più importanti deve cercare in tutti i modi che tutto ciò non deve accadere ma anzi deve trovare e creare le condizioni per favorire l'inserimento del disabile,anzi è molto importante che un disabile sia seduto in aula vicino un compagno normodotato perchè se se ciò non accadesse si sentirebbe escluso e quindi emarginato e sempre diverso dagli altri...baci alessia

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bersagli facili

Messaggio  Rusciano Marianna il Sab Nov 29, 2008 9:52 pm

ciao ragazze, grazie a tutte per aver condiviso con me questo argomento. Come sottolineato da tutte, quotidianamente nella nostra società si perpetuano violenze contro i più deboli e i disabili sono uno dei bersagli più facili perchè spesso non hanno i mezzi per reagire ed opporsi. Oggi si parla tanto di integrazione e nelle scuole si elaborano tanti progetti che hanno questa finalità ma tante volte le buone intenzioni sono tradite da una pratica che è ben diversa. Io propongo di mettere un po' da parte le belle parole ( a cui sono collegate dei vantaggi economici perchè, per chi non lo sapesse, ogni progetto nelle scuole prevede una retribuzione extra per le docenti che lo attuano!) e di concentrarci un po' in più sulle buone pratiche.
Un ringraziamento speciale ad Antonella per aver adeguatamente messo in luce un aspetto che non avevo particolarmente sottolineato ma che ritenevo comunque importante per la mia ricerca. Bacioni a tutte

Rusciano Marianna

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DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  adriana di costanzo il Dom Nov 30, 2008 1:51 am

Dire che una donna con disabilità vive "la violenza nel quotidiano" può sembrare un'espressione molto forte, forse esagerata. Invece non lo è!
Le violenze o violazioni che una donna con disabilità subisce quotidianamente sono molteplici ed è possibile individuare un duplice livello di analisi.
Un primo livello è quello della visibilità.
Essere visibili vuol dire essere riconosciuti nella propria persona, nel diritto all'espressione di sé nei vari contesti di vita: da quello familiare, a quello scolastico, a quello professionale, a quello sociale.
Molto spesso nelle nostre società questo non avviene e la donna disabile viene violata nella sua dimensione più intima e profonda, propria di ogni persona, di identità fisica, emotiva, di pensiero: in ciò che fa sì che l'esistenza in mezzo agli altri assuma i caratteri di una relazione di reciprocità. La violenza consiste, quindi, nel non riconoscere la presenza delle donne con disabilità in una determinata situazione, nella possibilità ridotta o inesistente di comunicare.
Nella vita quotidiana la donna con disabilità deve affrontare gli atteggiamenti e gli sguardi di coloro i quali reagiscono al suo cospetto con risposte come la paura, la compassione, la pietà e talvolta anche la violenza. Questi atteggiamenti nascono degli schemi culturali che vedono l'immagine femminile condizionata da canoni astratti di bellezza e di fascino che fanno di lei (la donna disabili), nella percezione sociale, una sorta di "donna mancata".
Nell'opinione comune, infatti, la donna disabile ha un corpo asessuato e privo di femminilità. Questo corpo, proprio perché non desiderabile e impersonale, è spesso oggetto di abuso.
Un esempio di violenza quotidiana, inoltre, è quella subita dalla donna in carrozzina che, per la presenza di barriere architettoniche nei luoghi dove vive, è esclusa dagli spazi condivisi da tutti.
È ormai inammissibile che architetti, ingegneri, tecnici, nel progettare uno spazio, non garantiscano l'accessibilità a tutti, producendo ancora una volta discriminazione.
L'altro livello di analisi da considerare è quello relativo alle pari opportunità delle donne disabili sia rispetto alle altre donne, sia rispetto alla categoria degli uomini disabili. In sostanza le donne con disabilità vivono una doppia discriminazione. Un primo livello di discriminazione è quello vissuto rispetto alle donne: in ogni legge emanata per favorire le donne e in ogni servizio realizzato per migliorare la qualità della loro vita quasi mai c'è un riferimento particolare alle donne con disabilità, è come se non esistessero. Un secondo livello di discriminazione è quello vissuto rispetto agli uomini con disabilità: la società e anche alcuni degli stessi uomini disabili le ostacolano impedendo loro di raggiungere posti e ruoli di responsabilità, ma soprattutto non garantendo loro la possibilità di realizzarsi come donne, madri e compagne.
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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  Rosaria Kaiser il Dom Nov 30, 2008 1:30 pm

Ciao Adriana anche io penso che :Sostenere e rinforzare le politiche di equità di opportunità tra i generi significa rimuovere gli ostacoli che si frappongono al pieno sviluppo delle capacità personali ed offrire alle donne con disabilità le stesse opportunità degli uomini in ogni sfera d’azione sociale.Ciao sunny sunny

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Donne disabili vittime di violenza

Messaggio  adriana di costanzo il Gio Dic 04, 2008 12:28 am

Donne disabili vittime di violenza
Un corso di autodifesa e una rappresentazione teatrale a Verona. “L’esigenza di essere più sicure e autonome è cresciuta negli ultimi tempi, per metterci al riparo dai pericoli concreti”
occhio di donnaVERONA - Un corso di autodifesa rivolto alle donne disabili su sedia a ruote: è l’iniziativa promossa dal gruppo donne del Galm (Gruppo Gruppo animazione lesionati midollari) e in corso presso la palestra Centro Don Calabria di via San Marco. Un’iniziativa fortemente voluta dalla leader del gruppo, Gabriella Fermanti, intervistata da Danilo Castellarin per il quotidiano L’Arena. “L’esigenza di essere più sicure e autonome è cresciuta negli ultimi tempi, per metterci al riparo dai pericoli concreti”, spiega la Fermanti, riferendo che non sono mancati casi di “pesanti attenzioni” nei confronti di donne costrette sulla sedia a ruote. “E’ doloroso affrontare argomenti così delicati - spiega ancora la Fermanti - perché in una società civile tutto porterebbe a pensare che certi episodi non dovrebbero essere neppure immaginati”.
Ma i casi di violenza contro donne disabili sembrano in aumento e “l’accentuarsi di questo atteggiamento violento e aggressivo corrisponde alla maggior conquista di autonomia e indipendenza”, come riferiscono alcune donne del Galm, che proprio per questo hanno voluto dar vita a questa e ad altre iniziative, come la rappresentazione teatrale in programma per il prossimo 6 dicembre alla Gran Guardia. Protagoniste le stesse donne in sedia a ruote, che racconteranno alcuni dei casi più tristi della loro vita quotidiana. confused
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disabilità e violenza

Messaggio  MADDALENA MACARI il Sab Dic 13, 2008 1:27 am

Educatrice morde ragazzo disabile

Carrara, la reazione durante una lite

Un ragazzino disabile di 11 anni è stato morsicato al braccio dall'educatrice che lo aveva in cura in un centro estivo di Marina di Carrara. La donna ha precisato che il morso "aveva scopo di difesa visto che il bambino le stava stringendo le mani in torno al collo" ma Apuafarma, l'azienda comunale che ha in appalto la struttura ricreativa, ha sospeso il progetto sul bambino e ha espulso l'operatrice.

Nella relazione che la referente del centro estivo ha presentato alla commissione dei Servizi socio-educativi e sociali del Comune di massa Carrara, si legge che "a un iniziale screzio a parole sia seguita una vera e propria lotta fra il minore e l'operatrice, impegnata con vigore in atteggiamento di contenimento fisico repressivo. Il bimbo tendeva a liberarsi e ad allontanarsi" fino a che non è stato morso.

I servizi sociali del Comune hanno confermato la sospensione degli incarichi in corso per l'operatrice. La notizia è stata riportata dal quotidiano toscano La Nazione

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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  rita_anvg il Sab Dic 13, 2008 2:36 pm

Shocked Oddio questa vicenda ha veramente dell'icredibile.
Ritengo che assolutamente il morso dell'educatrice sia stato senza alcun dubbio un atto per nulla professionale e degno del provvedimento conseguente.
Ma non mi sento di giudicarla perchè magari in una situazione di panico ha reagito d'istinto, ci tengo a precisare che razionalmente però non la giustifico.
Vorrei però farvi una domanda, in una situazione simile, dove rischiereste quasi di "essere affogate", mosse dall'impotenza (perchè sui minori atti di violenza non sono concessi, e in realtà non lo sono nemmeno tra adulti, solo che c'è anche la legittima difesa) COSA AVRESTE FATTO VOI? Come pensate che vi sareste comportate?
Ci sono bambini disabili che hanno una forza al di sopra della "norma", in questi casi cosa fareste per bloccare una "violenza" da parte sua?
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secondo me per gli insegnanti in generale è necessario un percorso di tipo...

Messaggio  mariarosaria tarallo il Sab Dic 13, 2008 5:34 pm

Premesso che quando non si è coinvolti direttamente in una vicenda si sa sempre quello che sarebbe stato giusto o non giusto fare, e, in attesa di eventuali indagini da parte di quanti sono altrettanto eventualmente preposti a farle, credo che si dovrebbe ri-partire da quell'iniziale screzio di parole riportato dalla collega in notizia, per cercare di capire come si è innescato tutto il resto.


Non mi piace parlare sottoporre a valutazioni di alcun tipo nessun caso particolare, ma, prescindendo assolutamente da questo citato, rifletto in generale su quanto segue:
la difesa è legittima laddove una persona è in pericolo, quindi non c'è molto da dire in merito, poi tutto dipende dalle valutazioni del momento, dal sangue freddo, dalle scelte personali.


Ma come si arriva alla necessità della difesa?


Risalendo il filo (di fragilissima consistenza, sia chiaro!) di questo tipo di ragionamento, si può allora sconfinare nel discorso sulle competenze, ma, senza arrivare a tanto, si può passare attraverso la riflessione sul rischio dell'errore di valutazione di particolari situazioni, rischio al quale chiunque, anche il più esperto professionista, può essere esposto. Pertanto, a volte, non cogliendo dei segnali, non comprendendo il limite di tolleranza allo stress, ad esempio, di un'altra persona, può sfuggire la situazione dalle mani, e si possono innescare dinamiche sfocianti in episodi spiacevoli.
Non so se questo rientra nella formazione degli operatori, ma credo che tutti (cosa che a noi, ad esempio, manca) dovrebbero ricevere opportune informazioni e avvalersi di laboratori simulativo-esperienziali anche in merito al rischio di particolare stress; ciò, a mio parere, dovrebbe valere anche nel caso sia del docente specializzato che degli alunni, sia di entrambi, con i quali e tra i quali fosse particolarmente difficile (perché succede) avviare una relazione educativa costruttiva. Non che certe cose si possano prevedere nei particolari, sia chiaro, perchè poi il momento è sempre unico, ma, quanto meno, senza nulla togliere all'esperienza didattica nel tempo, che è maestra più di ogni teoria e laboratorio, si darebbero dei buoni input a cui fare ricorso a tempo debito.
Discutibile, lo so. Ma è solo un'idea e soprattutto non riferita, sia altrettanto chiaro, al caso particolare che non conosco e che non spetta a me valutare in alcun senso. Posso solo dire che certe cose dispiacciono molto.
Anzi, completamente esulando da QUESTO caso, vorrei esprimere un'altra mia opinione, discutibile, ne sono consapevole, ma che, tuttavia vorrei proporre, questa sì, alla vostra gentile valutazione. Pertanto ve la propongo, con conseguente domanda...


PROPOSTA CHE GLI INSEGNANTI FACCIANO UN PERCORSO DI TIPO...


Io sono convinta di una cosa: secondo me all'insegnante di sostegno e, in generale, a tutti coloro che "agiscono" la propria professionalità in un campo così delicato come quello didattico-educativo, fatto di relazioni a più livelli, con i colleghi, con altri operatori e, soprattutto, cosa ancor più delicata, con degli individui in crescita e in formazione, alcuni dei quali con particolari problematiche, si dovrebbe chiedere, e non solo a livello "prescrittivo-formale", non soltanto di fare corsi di aggiornamento su questo e su quello, ma, soprattutto, di accompagnare il proprio percorso professionale con un cammino (non bannatemi eh ; )) di introspezione e verifica di ordine, per farla breve, di tipo psicologico
.

[color=darkblue]Voi che cosa ne pensate di questa mia idea, già definita da un paio di colleghi in privato, in altri contesti, inaccettabile?[/color] ; )

Exclamation Exclamation Exclamation (Attenzione...Mi sono permessa di proporre questa domanda, sapendo di trovarmi tra persone che, per la natura stessa dei nostri studi, non sono soggetti a fraintendimenti, equivoci e, in definitiva, pre-giudizi nei confronti dell'espressione "cammino/percorso di tipo psicologico" Exclamation ) Invito a leggere anche gli articoli seguenti:

"BABBO NATALE NON ESISTE": Maestra perde il posto
Cronaca"A mali estremi estremi rimedi"Lega e imbavaglia un alunno: maestra condannata

_________________
"Non condivido la tua idea, ma darei la vita perchè tu potessi esprimerla"

I miei Amici sono i benvenuti sul mio BLOG: http://sinestesie.ilbello.com

"L’immaginazione e la poesia infantili non sono né credulità, né puerilità, ma intelligenza in un’altra dimensione." (François Dolto)
GrAzIe François!!!!
"...e ricorda a questo cuore mio che Caino sono pure io!" (M.Marrocchi)
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Il caso di NISCEMI

Messaggio  simona.asciolla il Mer Dic 17, 2008 8:28 pm

Mentre vedevo la tv a rai uno,ecco la notizia di "Niscemi",un disabile che vive in sicilia e che è stato picchiato da due persone che hanno cercato di rapinarlo...non è stato detto se i due ragazzi sono stati presi dai carabinieri o meno...spero che se questo non è ancora avvenuto,che avvenga il prima possibile!!!
Nell'intervista fatta a Niscemi, lui ha spiegato con poche parole quello che era successo e ha detto che i due ragazzi,senza alcuna pietà l'hanno picchiato,e che sono stati ancora più violenti quando nel suo portafoglio c'erano pochi soldi. QUESTO è DAVVERO SQUALLIDO!
Da quello che è stato detto Niscemi era abbastanza conosciuto, frequentava sempre gli stessi posti, e si presume che questi ragazzi sapevano la sua situazione,e quindi che aveva una disibilità, e che l'abbiamo colpito proprio per questa sua debolezza.
TUTTO CIò è DAVVERO BRUTTO...COLPIRE I PIù DEBOLI E SENZA PIETà


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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  Rosaria Kaiser il Mer Dic 17, 2008 11:49 pm

Vittime completamente invisibili

«La maggior parte delle persone quando si trova di fronte a una donna disabile vede solo la sua disabilità e più quest’ultima è evidente, più il suo "essere femminile" sembra scomparire. "Non è contemplato" che una donna disabile possa piacere, suscitare desiderio e avere rapporti sessuali, relazioni sentimentali, essere madre. Siamo perciò convinte che nell’immaginario collettivo non esista nemmeno il binomio "donna disabile-violenza": sarebbe un paradosso che, esseri considerati privi di interesse sessuale, potessero subire abusi in tal senso. Invece accade».
«Le donne con disabilità non solo non sono escluse dalle forme di violenza che colpiscono il genere femminile, ma restano vittime completamente invisibili dei soprusi che si consumano tutti i giorni tra le mura domestiche e in ogni contesto sociale». Like a Star @ heaven

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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  Marianna A. Russo il Gio Dic 18, 2008 12:08 am

simona.asciolla ha scritto:Nell'intervista fatta a Niscemi, lui ha spiegato con poche parole quello che era successo e ha detto che i due ragazzi,senza alcuna pietà l'hanno picchiato,e che sono stati ancora più violenti quando nel suo portafoglio c'erano pochi soldi. QUESTO è DAVVERO SQUALLIDO!
Resto davvero allibita dalle cose che succedono...è davvero squallido prendersela soprattutto con le persone più deboli,indifese e che hanno poca forza per reagire...ORRENDO!!!
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Re: Disabilità e violenza

Messaggio  Antonella Lucibello il Gio Dic 18, 2008 1:38 am

Grazie Marianna per aver avviato questa discussione. I disabili hanno da sempre subito discriminazioni e abusi enormi, basti pensare alle condizioni in cui vivevano all’interno delle grandi istituzioni asilari o negli ospedali psichiatrici. Sono sempre esistite poi sottili violenze legate alla non inclusione, all’atteggiamento di falsa, ipocrita accettazione “condizionata”.
Ma qual è la radice di tali comportamenti?
Penso sicuramente ad un voler negare “ciò e chi” non si adegua alla norma, ma accanto a questo, i soggetti disabili ben si prestano all’esercizio del potere da parte di chi non ha altri poteri, di chi si trova finalmente nella condizione di “stare sopra” con loro ( più deboli), mentre altrimenti “starebbe sotto” con altri (più forti). Ma spesso la genesi di questi maltrattamenti, non sta in una cattiva disposizione d’animo da parte di chi si rapporta più da vicino con le persone disabili, ma nella carenza di formazione e di acculturazione sulle problematiche della disabilità. Le persone che si rapportano con i soggetti disabili a volte hanno difficoltà a comprendere i loro meccanismi di funzionamento, a comprendere le loro modalità di relazione, a riconoscerne il linguaggio.
Quindi molte volte la violenza, il maltrattamento, l'abuso nasce da una cattiva gestione della professione, cioè dal dare per scontato che le professioni che portano ad un più stretto contatto con le persone disabili, siano professioni che possono essere svolte in modo quasi automatico, senza confronti o supervisioni. Al contrario sono professioni che impongono un forte impegno emotivo e fisico.
Questa riflessione riguardo all'atteggiamento della società "normale" non deve essere disgiunta da quella relativa ad altre forme di violenza, che avvengono di solito nelle famiglie: iperprotezione e blocco del progetto esistenziale e di vita dei disabili. Voglio dire: pensare al proprio figlio disabile che attraversa la strada e prende il pullman, che va a lavorare, che si innamora e vuole avere una vita sessuale, è molto spesso un argomento che neppure viene preso in considerazione all'interno di determinati contesti familiari. Troppo forte è l'angoscia che questo determina, troppo forte il senso di paura, troppo forti i meccanismi di possesso che tutto questo suscita, e così molte volte assistiamo ad un dolorosissimo gioco di potere che si recita tra la famiglia e il soggetto disabile e anche questa è violenza, se pur a fin di bene. Per quel che riguarda i disabili violenti, penso che sia un grosso problema: per loro stessi, perché possono veramente farsi del male, ma anche per chi gli è vicino ( familiari, insegnanti, amici). A tal proposito penso che l’Università dovrebbe prevedere un minimo di formazione per noi, future insegnanti, per affrontare eventuali situazioni violente. Voi che ne pensate?

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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  Marianna A. Russo il Gio Dic 18, 2008 2:51 pm

Antonella hai perfettamente ragione,l'università dovrebbe formarci non solo dal punto di visto teorico,ma soprattutto (come diciamo sempre) dal punto di vista pratico.Vi parlo di me,sinceramente non saprei trovare un modo giusto per intervenire su queste violenze...
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Re: DISABILITA E VIOLENZA

Messaggio  aiello maria il Gio Dic 18, 2008 8:55 pm

Il termine violenza è di significato ampio, include diversi tipi di atti e pensieri sia verbali
sia non verbali. La prospettiva giusta dalla quale comprendere il fenomeno è quella che
considera la violenza soprattutto una negazione dei diritti dell’infanzia.
La Convenzione ONU dei diritti del bambino, entrata in vigore nel 1990, dichiara nell’articolo
19 che “gli Stati parti adotteranno ogni misura appropriata di natura legislativa,
amministrativa, sociale ed educativa per proteggere il fanciullo contro qualsiasi forma
di violenza, danno o brutalità fisica o mentale, abbandono o negligenza, maltrattamento
o sfruttamento, inclusa la violenza sessuale, mentre è sotto la tutela dei suoi
genitori, o di uno di essi, del tutore o dei tutori o di chiunque altro se ne prenda cura.

Mi ha molto colpito questo articolo legato al discorso che stiamo portando avanti.
Lo riporto qui di seguito:
Campobasso: la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'appello che accusava di violenza sessuale un tassista settantottenne. Vittima dell'abuso una minorenne con disabilità, che l'uomo avrebbe violentato nel novembre 2007 mentre la accompagnava a scuola.
CAMPOBASSO - Il fatto è "di lieve entità": questo il parer dei giudici, evidentemente condiviso dalla Corte di Cassazione, che nei giorni scorsi ha annullato la sentenza della Corte d'appello di Campobasso contro un tassista settantottenne di Campomarino. L'uomo era accusato di violenza sessuale ai danni di una minorenne disabile. Erano stati i genitori della giovane a denunciare il caso, riferendo che la figlia era stata violentata nel novembre del 2007 dal tassista incaricato di accompagnarla a scuola. Ora il giudice dovrà uniformarsi all'indirizzo dato dalla Suprema Corte e non potrà far altro che assolvere l'imputato il quale, dopo essere stato condannato dalla Corte d'appello a due anni di reclusione, aveva ottenuto la sospensione della pena dai giudici, che avevano valutato il fatto "di lieve entità.
ritengo che sia un fatto assurdo e che tali concezioni derivino dalle concezioni sbagliate che circolano sulle persone disabili.
Grazie per la riflessione
A presto bom sunny

aiello maria

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investimenti...

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Dic 23, 2008 7:53 pm

che tristezza la miseria umana! I casi di infanzia negata sono infiniti in questo mondo, io sono tra quelli convinti che, nonostante questa società si dichiari ufficialmente a favore della tutela dell'infanzia, sia tra le società, nella storia, meno capaci, nei fatti, di realizzare tale tutela.
Dire che è una vergogna non servirebbe a nulla. Piuttosto è una gran miseria nostra, e questa cosa non deve continuare.
L'educazione traccia nuovi percorsi interiori, secondo me.
E da essa, come sempre dico,e lo dirò sempre, può venire una costellazione di luci per superare tutte le miserie umane.
Ci spero. Ci conto. Ci voglio investire la vita, e lo vorrei fare con tanti di voi, che so fiduciosi in questo, e decisi, quanto me.
Grazie di esistere, anche per questo ; ) ciao.

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A COSA SERVE LA GUERRA?

Messaggio  mariarosaria tarallo il Mar Gen 06, 2009 12:24 am

come alcuni sanno, non amo le percentuali, comunque è facile trovare in rete dati numerici sulle disabilità, mutilazioni, malattie varie, conseguenti alle innumerevoli guerre della storia umana. Come tutti sappiamo in questi giorni l'Umanità ha iniziato a vivere questo nuovo incubo di violenza i Medio Oriente.
Un video con il quale riflettere e coltivare preghiere o pensieri positivi, in ogni caso un video per sperare che quanto in esso si dice in musica possa crescere nel cuore di ogni uomo.

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