Le parole per dire disabilità

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Le parole per dire disabilità

Messaggio  Rossella Accardo il Dom Nov 30, 2008 3:37 pm

Perchè non usare la consueta parola handicappati? La risposta è semplice:perchè le parole sono importanti,usarle male vuol dire pensare male e pensare male porta a comportarsi al peggio. Il termine "handicap" è formato dalle parole "hand" (mano) e "cap" (berretto),nasce in Gran Bretagna,nel mondo dell'equitazione. Uno strano senso dello sport,o meglio,della sportività,aveva prodotto una regola per la quale il fantino più abile e veloce doveva dare agli altri concorrenti la possibilità di vincere la gara e per fare ciò gli si rendeva la corsa più difficile costringendolo,mentre cavalcava,a tenere una mano sulla testa,sul berretto. Questo è il significato che esattamente la parola ha ed è anche il senso che a quella parola,oggi,si vuole dare:non carenza o difficoltà insite nella persona,bensì imposizione di carenzre e di difficoltà da parte di altri,da parte della società nel suo insieme,quando essa nega alle persone con disabilità la possibilità di competere alla pari,di vivere alla pari.
Ecco quindi perchè usarlo è considerato un errore:non significa quello che normalmente si intende;a nessuno viene in mente che la parola non è uin aggettivo o un sostantivo,bensì un participio passato. In questo Paese,nella mentalità corrente,il termine "handicappato" è diventato sinonimo di meno bello,meno intelligente,meno abile,meno produttivo,meno competitivo,meno capace,sempre e solo riferito a qualcosa di "ridotto" da evitare o da ignorare,al più da assistere e accudire.
Spesso viene usato come termine offensivo,nei confronti di qualcuno che non ce la fa.
avatar
Rossella Accardo

Messaggi : 102
Data d'iscrizione : 18.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Il modello ICF

Messaggio  Rossella Accardo il Dom Nov 30, 2008 3:46 pm

Il modello ICF,il documento pubblicato dall'OmS per classificare salute e disabilità,sancisce il passaggio da handicappato a persona con disabilità:persona con i suoi valori,la sua dignità,i propri diritti. Il deficit come punto di partenza per un progetto di vita indipendente.
Difatti l'espressione portatore di handicap al di là delle buoone intenzioni,è sbagliata;l'individuo non porta handicap,può invece trovarne. Può quindi accadere che alla disabilità,al deficit,si aggiungano handicap rappresentati da incomprensioni,ostacoli fisici e culturali.
E' negli Stati Uniti che nasce il termine persona con disabilità;il Movimento per la Vita Indipendente lo ha adottato da molti anni,perchè si è ritenuto quel termine più preciso e potenzialmente più forte perchè aperto a diverse interpretazioni positive,qiundi con un carico semantico migliore,utilizzabile meglio a vantaggio delle iniziative politiche che il movimento attuava;oggi i documenti ufficiali usano regolarmente questo termine.
Nella lingua italiana la parola disabilità è uguale sia al singolare che al plurale;questo dovrebbe far riflettere sul fatto che il termine in sè non determina la condizione della persona:occorre approfondire,conoscere,e questo non può che far bene. Dunque una persona con disabilità è una persona che,a causa di una conformazione fisica o di una menomazione di una certa gravità,trova difficile o impossibile svolgere un'azione,un atto,una mansione con la stessa capacità,forza o velocità di una persona media e quindi mediamente senza disabilità.
avatar
Rossella Accardo

Messaggi : 102
Data d'iscrizione : 18.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Le persone con disabilità

Messaggio  Rossella Accardo il Dom Nov 30, 2008 3:53 pm

Le persone con disabilità sono molte più di quanto normalmente si immagini:persona con disabilità è un bambino,è un anziano,è una donna in attesa di un figlio,è un obeso,è chiunque non possieda una o più delle caratteristiche riconosciute come indispensabili per formare quell'insieme di qualità potenziali che identificano la persona media.
Il fatto di essere in tanti con comporta necessariamente un vantaggio;tuttavia far comprendere ai politici,ai tecnici,ai progettisti,ai commercianti,che c'è un'enorme potenzialità sia in termini di puro mercato che di forza sociale dovrebbe aiutare tutti a prendere le decisioni migliori.
Ne deriva che il termine disabilità è meno negativo di invalidità,poichè il suffisso dis a differenza del suffisso in,non indica necessariamente una mancanza,ma anche una forma diversa,alternativa rispetto alla norma. Inoltre il termine invalidità parla espressamente di mancanza di validità e quindi mancanza di valore,mentre il termine disabilità può intendersi come altre abilità e le persone cosiddette normodotate spesso non immaginano neppure quante e quanto ricche possano essere le abilità nei cosiddetti handicappati.
avatar
Rossella Accardo

Messaggi : 102
Data d'iscrizione : 18.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Claudio Imprudente

Messaggio  Rossella Accardo il Dom Nov 30, 2008 3:56 pm

Claudio Imprudente,ideatore del progetto Calamaio e affetto da grave deficit motorio,propone una riflessione sui termini disabile / diversabile sottolineando come il termine disabilità obbedisca alla logica della staticità,dela immutabilità,della fotografia,mentre l'altro valorizzi una visione positiva della persona con deficit ed enfatizzi la fiducia nel suo sviluppo e nella crescita delle sue potenzialità. Tante volte,questa fiducia è una profezia che si auto avvera e che produce essa stessa cambiamento e nuove abilità.
avatar
Rossella Accardo

Messaggi : 102
Data d'iscrizione : 18.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

il termine diversabile

Messaggio  francesca.pezone il Dom Nov 30, 2008 5:01 pm

..conosco bene Claudio Imprudente, che è un instancabile protagonista di tante battaglie culturali e iniziative di sensibilizzazione nella scuola, egli infatti ama definirsi "diversabile", ritiene il termine disabile un biglietto da visita che significa: Buongiorno.Sono una persona non abile. Il nuovo termine, secondo Imprudente è proposto per sottolineare le abilità e non le disabilità.
Diversabile è un termine propositivo, che ci suona bene perchè mette in evidenza l'essere diversamente abili di molte persone con deficit. ..quindi iniziare ad usare questo termine può aiutare a vedere le persone con deficit in una prospettiva nuova, meno immediata nella costatazione del deficit, meno medica e più attenta ad una storia, a un camino acquisitivo di abilità. Dunque il termine diversabile si pone in una prospettiva di cambiamento culturale improntato all'ottimismo nell'interpretazione della disabilità, alla fiducia nelle potenzialità di una persona che è diversa tanto quanto lo è ogni essere umano.
avatar
francesca.pezone

Messaggi : 53
Data d'iscrizione : 17.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Disabilità

Messaggio  Rosaria Kaiser il Dom Nov 30, 2008 8:02 pm

L'aria di cambiamento epocale che già si registra pienamente con l'elezione alla Presidenza degli Stati Uniti del primo afroamericano di colore nella storia del Paese, come il quarantasettenne Barack Obama, si avverte tutta anche in ambito di disabilità, così come l'aveva avvertita il mondo dell'associazionismo statunitense. Giusto quindi attendere con fiducia l'insediamento nel gennaio del 2009 della nuova Amministrazione, che sarà certamente attesa da sfide fondamentali, all'interno e al di fuori del proprio Paese, ma che non potrà non tenere conto del suo dettagliato e innovativo programma per la disabilità, a partire dall'impegno per una rapida sottoscrizione e successiva ratifica della Convenzione ONU

Il 44° presidente degli Stati Uniti Barack ObamaÈ piaciuto, nel primo discorso da presidente degli Stati Uniti di Barack Obama, tenuto a Chicago, il riferimento diretto alle persone con disabilità. E del resto che gli attivisti per i diritti delle persone con disabilità avessero ben notato un interesse senza precedenti per le persone con disabilità, sia nella campagna democratica che in quella repubblicana, lo si era già visto nei mesi scorsi. Per la prima volta, infatti, entrambi i candidati avevano dei membri del loro staff dedicati a "coltivare" il voto delle persone con disabilità e dei loro familiari e ambedue avevano promesso di designare un loro esperto alla Casa Bianca sulle politiche riguardanti la disabilità.

Speriamo che tutto ciò non siano solo parole......ciao rossella Very Happy santa

Rosaria Kaiser

Messaggi : 90
Data d'iscrizione : 17.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

LA DIVERSABILITA'

Messaggio  Antonella Rivellino il Mer Dic 03, 2008 7:39 pm

Molto spesso,quando si cercano nuovi termini ( e soprattutto si cerca di scoraggiare l'uso di certi altri) per definire la disabilità, accade che qualcuno fraintenda o creda che la faccenda sia solo una questione di vocaboli.

Come invece sostenevano Rosaria e Rossella,le parole sono importanti perchè generano ( spesso inconsapevolmente)il tessuto ideologico sul quale costruire la propria pratica.

Non è solo una questione di rispetto nei confronti del soggetto di cui parliamo ( anche se questo è assolutamente un concetto da non trascurare),il modo in cui ci esprimiamo indica chiaramente l'idea che abbiamo sul lavoro che è possibile fare, il nostro modo di approcciarci a queste tematiche.

Ecco che il termine diversabilità acquisisce un nuovo senso;non mira a diventare una sorta di inganno culturale ( che nega la disabilità),ma rappresenta la possibilità di operare sulle risorse presenti nel soggetto che l'handicap che sono poco visibili o che ( per pregiudizio) si ritengono inesistenti.
Come il disabile non lo è mai totalmente ( ma solo in relazioni a determinate funzioni),così il diversamente abile non è un "totalmente abile",ma una persona a cui si può offrire una strategia diversa per sfruttare al meglio le abilità presenti ed incrementare quelle potenzialmente utili nel suo contesto di vita.
avatar
Antonella Rivellino

Messaggi : 203
Data d'iscrizione : 15.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

una poesia...

Messaggio  stef scaccianemici il Ven Dic 05, 2008 12:31 am

Chiamatemi per nome

Non voglio più essere conosciuta

per ciò che non ho

ma per quello che sono:

una persona come tante altre.

Chiamatemi per nome.

Anch’io ho un volto, un sorriso, un pianto,

una gioia da condividere.

Anch’io ho pensieri, fantasia, voglia di volare.

Chiamatemi per nome.

Non più:

portatrice di handicap, disabile,

non vedente, non udente, cerebrolesa, tetraplegica.

Forse usate chiamare gli altri:

“portatore di occhi castani” oppure “inabile a cantare”?

o ancora: “miope” oppure “presbite”?

Per favore abbiate il coraggio della novità.

Abbiate occhi nuovi per scoprire che,

prima di tutto,

io “sono”.

Chiamatemi per nome.

stef scaccianemici

Messaggi : 24
Data d'iscrizione : 25.11.08
Età : 41
Località : Telese Terme (BN)

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  stef scaccianemici il Ven Dic 05, 2008 12:33 am

leggendola in un sito internet sulla disabilità mi ha colpito tantissimo perchè sottolinea come la propria identità si costruisce anche e forse soprattutto con gli occhi e le parole di quelli che ci circondano!

stef scaccianemici

Messaggi : 24
Data d'iscrizione : 25.11.08
Età : 41
Località : Telese Terme (BN)

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

sul post di Stefania S.

Messaggio  mariarosaria tarallo il Sab Dic 13, 2008 10:57 pm

stef scaccianemici ha scritto:leggendola in un sito internet sulla disabilità mi ha colpito tantissimo perchè sottolinea come la propria identità si costruisce anche e forse soprattutto con gli occhi e le parole di quelli che ci circondano!

ha colpito molto anche me, che sono tornata a quest'angolo stasera, e mi sta a cuore "quotare", in segno di piena condivisione, quanto affermi, perché la parte che occhi e parole altrui hanno nella costruzione delle nostre identità non è irrilevante, e su questo ci sarebbe tanto su cui confrontarsi. Grazie, Stefi, con la tua felicissima sintesi hai al solito centrato il cuore di una questione, offrendo ulteriori spunti di riflessione. Cordialità, ciao.

_________________
"Non condivido la tua idea, ma darei la vita perchè tu potessi esprimerla"

I miei Amici sono i benvenuti sul mio BLOG: http://sinestesie.ilbello.com

"L’immaginazione e la poesia infantili non sono né credulità, né puerilità, ma intelligenza in un’altra dimensione." (François Dolto)
GrAzIe François!!!!
"...e ricorda a questo cuore mio che Caino sono pure io!" (M.Marrocchi)
avatar
mariarosaria tarallo

Messaggi : 318
Data d'iscrizione : 16.11.08
Località : NApoli provincia

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

UN NUOVO SIGNIFICATO

Messaggio  Antonella Rivellino il Lun Dic 15, 2008 1:24 am

disabile: è DISABILE COLUI CHE POSSIEDE IL DONO DI "DISABILITARE" I NOSTRI PENSIERI E FARCI ENTRARE NELL'ESPERIENZA VERA DELLA VITA DOVE OGNI ESSERE E' UN DONO SPECIALE.

P.S. Questo pensiero non è mio,l'ho letto,mi ha colpito e lo propongo anche a voi.
avatar
Antonella Rivellino

Messaggi : 203
Data d'iscrizione : 15.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  Angela Riv. il Mar Dic 16, 2008 11:45 pm

La terminologia relativa ale persone dsabili ha un suo valore in quanto è giusto definirli con i termini appropriati e non discriminatori.Il termine diversamente abile è il più adatto e completo poichè si valorizza la persona e le sue le potenzialità. Con il termine disabile, invece,si nascondono le capacità dei disabii.Inoltre la conoscenza di una persona,abile o meno abile,deve partire da ciò che ha e non da ciò che non ha.
Angela Rivieccio 2
avatar
Angela Riv.

Messaggi : 53
Data d'iscrizione : 22.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Le parole per dire disabilità

Messaggio  napolitano emilia il Ven Dic 19, 2008 2:07 pm

Sono d’accordo con Rossella Accardo che afferma che “il termine "handicappato" è diventato sinonimo di meno bello, meno intelligente, meno abile, meno produttivo, meno competitivo, meno capace, sempre e solo riferito a qualcosa di "ridotto" da evitare o da ignorare, al più da assistere e accudire”

Però anche il termine “diversamente abile”,che oggigiorno si utilizza spesso per indicare queste persone che “sfortunamente” sono nate con qualche deficit rispetto alle persone che tra virgolette riteniamo “normali” o che durante la loro vita hanno subito una riduzione delle proprie funzioni (ad esempio persone che a causa di un incidente si trovano a vivere su una sedia a rotelle) è un termine offensivo , forse serve solo ad evitare di usare una parola molto pesante come handicappato.

Quindi secondo me bisogna evitare di coniare nuovi termini, perché ciò serve solamente ad evidenziare sempre di più la diversità tra le persone, ma basta utilizzare il termini più semplice: “PERSONE” senza aggettivi o sostantivi perché siamo tutti uguali, perché ognuno di noi ha le sue abilità e le sue disabilità visibili o meno.

Ovviamente per far sì che tutti siamo uguali la cosa più importante da fare è rimuovere gli ostacoli che queste persone incontrano ogni giorno nella nostra società cioè le cosiddette barriere architettoniche, forse solo quando vengono del tutto eliminate allora non si parlerà più di Handicappati o diversamente abili ma semplicemente di PERSONE.

napolitano emilia

Messaggi : 4
Data d'iscrizione : 16.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  rita_anvg il Dom Dic 21, 2008 2:03 pm

Antonella Rivellino ha scritto:disabile: è DISABILE COLUI CHE POSSIEDE IL DONO DI "DISABILITARE" I NOSTRI PENSIERI E FARCI ENTRARE NELL'ESPERIENZA VERA DELLA VITA DOVE OGNI ESSERE E' UN DONO SPECIALE.

P.S. Questo pensiero non è mio,l'ho letto,mi ha colpito e lo propongo anche a voi.


Antonella grazie per averla condivisa con noi.
E' una delle "definizioni" più giuste per definire un disabile.
Grazie.
Buona giornata santa
avatar
rita_anvg

Messaggi : 76
Data d'iscrizione : 25.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  francesca.pezone il Dom Dic 21, 2008 2:58 pm

..anche io sono d'accordo con voi, sopratutto quando affermate che bisognerebbe parlare semplicemente di "persona"; però ritengo, che rispetto al termine handicappato, quello del diversabile sia migliore: perchè
.è un termine propositivo e positivo, non solo medico
.evidenzia l'essere diversamente abile di molte persone con disabilità
. coinvolge tutti, tutti siamo diversamente abili
. cambia la percazione della diversità
. aiuta la comunità a sentirsi corresponsabile.
avatar
francesca.pezone

Messaggi : 53
Data d'iscrizione : 17.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

QUANDO DICONO "MONGOLOIDE"

Messaggio  Antonella Rivellino il Mar Dic 23, 2008 4:23 am

Riporto un altro frammento di lettera scritta da una sorella di una ragazza con sindrome di Down,
l'ho trovata in un forum molto significativo,che tratta molti degli argomenti di cui ci stiamo occupando.

La pubblico perchè credo che sia importante evitare di utilizzare termini inappropriati anche quando non intendiamo offendere chi viene discriminato con queste accezioni,molto spesso si tratta di "infelici intercalari" che però,persone che hanno scelto questa strada,non dovrebbero proprio lasciarsi scappare...


"Mamma mia sei proprio un mongoloide!"ci riproponiamo tutti di zittire, intervenendo, quanti utiizzano questa "espressione"?

Mia sorella," la mongolide", è anche una comica,
una cuoca, un'esperta di rimedi "della nonna",un'attrice, una teologa, una sensitiva, una pranoterapeuta,una sognatrice.
Mia sorella è come dovremmo essere tutti affinche' il mondo fosse piu' umano..lei che per taluni umana non è!

Mia sorella sa' anche essere "pesante" quando ripete per milioni di volte la stessa cosa, ma , quando glielo si fa' notare, si scusa sempre..un milione di volte!
Mia sorella è educatissima!Mia sorella usa il congiuntivo, legge Shakespeare e lo cita in modo appropriato , sa' anche qualche parolina di inglese e spagnolo, è un'esperta di film e ne conosce trama , regista, attori, personaggi.

Mia sorella è molto ferrata sulla religione e , a questo proposito, si pone e pone domande degne del piu' illustre teologo.Questo per sottolineare come la sua conoscenza non si limiti ad una ripetizione di quanto memorizzato, ma vada oltre: non è un pappagallo! è INTELLIGENTE!!!certo, ci sono cose, poche per la verita', che non riesce a fare, ma chi di noi riesce in tutto, in tutto bene?!

E poi mi tocca sentire utilizzare come sinonimo di imbranato, di goffo, le espressioni "sei un down" o "sei un mongoloide".
E cosa sei tu che le usi? sei un essere umano? sei degno di rispetto , tu che rispetto non dai? meriti premure tu che non comprendi quando piu' costanza, impegno e intelligenza ci vogliano per fare quello che fai tu con un cromosoma in piu'?

Io mi sono ribellata a queste espressioni! quando sento qualcuno usarle, gli vado vicino e gli dico che mia sorella è down e non è "una poverina", ne' una cretina, ne' una imbranata, ne' un'incapace: MIA SORELLA INSEGNA, INSEGNA LA VITA ! sono io a provare ad imparare...
avatar
Antonella Rivellino

Messaggi : 203
Data d'iscrizione : 15.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

la diversità

Messaggio  lidiamauro il Mar Dic 23, 2008 3:29 pm

[b]in occasione della giornata mondiale della tolleranza, il min degli affari sociali italiano nel 1994 ha pubblicato un decalogo antirazzistadove si legge:
LA DIVERSITà NON è MAI ASSOLUTA, è RELATIVA.SIAMO TUTTI DIVERSI RISPETTO A QLC
OGNI DIVERSO è ANCHE UN SIMILE
NON TUTTO CIò CHE è DIVERSO è DI PER SE STRESSO BUONO, Nè TUTTO CIò CHE è DIVERSO è DI PER SE STESSO CATTIVO

lidiamauro

Messaggi : 14
Data d'iscrizione : 21.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  mariarosaria tarallo il Ven Dic 26, 2008 3:10 am

Ciao, condivido pienamente il contenuto della lettera-testimonianza proposta da Antonella Rivellino.
Ci dovrebbe essere molto più impegno per ri-costruire dalle fondamenta una cultura che si liberi definitivamente di termini e categorie fuori luogo.
"Mongoloide"
"Sei un ebreo"
"Si nu rabbino"
"Frocio"
"Checca"
sono soltanto alcuni degli odiosissimi termini da eliminare dalla nostra cultura, essi sono la negazione della civiltà, professioni pubbliche di ignoranza, perchè categorizzare ciò che non si conosce è persino grottesco. Eppure lo facciamo in tanti.
Si fa sempre allusione alla necessità dei fatti.
Io, come già ho detto, non sono d'accordo con questa priorità.
Dedicarsi ai fatti nell'oggi è importante. Consente di arginare i problemi...
Ma ri-partire dal linguaggio, che fa cultura e buone pratiche, secondo me è parimenti urgente, con la differenza che può, a lungo termine, ridurre sensibilmente molte delle urgenze attuali!


Ultima modifica di mariarosaria tarallo il Ven Dic 26, 2008 5:43 pm, modificato 1 volta

_________________
"Non condivido la tua idea, ma darei la vita perchè tu potessi esprimerla"

I miei Amici sono i benvenuti sul mio BLOG: http://sinestesie.ilbello.com

"L’immaginazione e la poesia infantili non sono né credulità, né puerilità, ma intelligenza in un’altra dimensione." (François Dolto)
GrAzIe François!!!!
"...e ricorda a questo cuore mio che Caino sono pure io!" (M.Marrocchi)
avatar
mariarosaria tarallo

Messaggi : 318
Data d'iscrizione : 16.11.08
Località : NApoli provincia

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

una riflessione

Messaggio  Roberta Romano il Ven Dic 26, 2008 3:17 pm

le parole sono importanti strumenti di comunicazione, hanno un senso, racchiudono significati culturalmente definiti. le parole sono pietre su cui si definiscono discorsi ... pertanto è di sostanziale importanza saperle scegliere bene, perchè ogni parola racchiude un modello culturale di riferimento... usare una parola pittosto che un'altra, talvolta significa, contribuire ad una rivoluzione: culturale, di senso, di significato, di stile di pensiero....!

Roberta Romano

Messaggi : 40
Data d'iscrizione : 28.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  Roberta Romano il Lun Dic 29, 2008 1:24 am

... il termine diversamente abile ha una connotazione positiva, descrive ciò che l'individuo può fare, non sottolinea le sue limitazioni ma le sue potenzialità.
valorizza le differenze considerandole una ricchezza!!!

Roberta Romano

Messaggi : 40
Data d'iscrizione : 28.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Le parole per dire disabilità

Messaggio  Rossella Accardo il Lun Dic 29, 2008 1:41 pm

E’ difficile oggi avere le idee chiare sul nome da dare a delle persone con delle differenze, e questo per ragioni che sono anche, o soprattutto, valide, interessanti, positive. Ogni nome può ampliare la distanza, e con un nome invece si può valorizzare l’appartenenza e quindi la vicinanza. Qualcuno ha creduto che l’autore di queste riflessioni sia uno di quelli che sostiene la nuova parola per le persone disabili e cioè il termine diversabilità. Probabilmente, avendo firmato insieme a Dario Ianes un libro delle Edizioni Erickson per l’anno europeo dedicato al tema delle disabilità e avendo questo libretto un titolo – Diversabilità – è nato questo equivoco. Il titolo ha, però, un completamento, o sottotitolo: Storie e dialoghi nell’anno europeo delle persone disabili. Inviterei a leggerlo completo – titolo e sottotitolo – e a domandarsi se gli autori del libro sono in contraddizione perché usano entrambe le dizioni: diversabilità e disabilità.
Personalmente ritengo il termine disabilità un progetto e una sfida, una provocazione, e penso che chi lo ha proposto – in particolare penso a Claudio Imprudente – lo consideri in questo senso e non lo voglia proporre in termini assoluti. Questa è la mia interpretazione ed è anche ciò che penso: è una sfida e non può essere un regalo, non posso permettermi di attribuire una diversa abilità a tutti, perché per qualcuno potrebbe essere anche una presa in giro. Un amico e collega – José Chade – ha proposto una riflessione che sembra anche una battuta scherzosa: a volte parlare di diversabilità è come dire che i poveri sono diversamente ricchi.
C’è del vero in questa riflessione/battuta scherzosa. Noi riteniamo importante dare dignità alla povertà, come riteniamo importante dare dignità alla disabilità. E’ anche però importante capire il pericolo che può nascondersi, al di là delle migliori intenzioni, in una proposta che inevitabilmente contiene un atteggiamento di graziosa concessione: attribuire, quale che sia la reale possibilità, una diversa abilità a tutti ed a priori. Esistono disabilità nelle quali la sofferenza di non scoprire la propria abilità è forte. E’ una sofferenza che non può essere annullata per decreto – si potrebbe dire – o per nominalismo. Va rispettata condividendola nella ricerca di una diversa abilità, ma senza la certezza che tale ricerca arrivi al risultato.
E’ un po’ come per il linguaggio. Stabilire che tutto è linguaggio è un atteggiamento generoso o frettoloso. E’ generoso, perché esprime un desiderio bello e giusto, ma da conquistare. Ma può essere nello stesso tempo frettoloso e liquidatorio. Aver stabilito una volta per tutte che la sola presenza è linguaggio – si parla con disinvoltura di”linguaggio del corpo” -, può ridurre l’altro all’oggetto di una nostra generosità volontaristica e pietosa. E’ laconfusione fra comunicazione e linguaggio.
Chi scrive queste note ha avuto sempre una quasi ossessiva attenzione a non utilizzare l’espressione ‘portatore di handicap’ ritenuta confusiva circa il fatto che gli handicap sono svantaggi da ridurre, e quindi non potevano e non possono essere incollati, saldati all’individuo che ne soffre. Abbiamo notato che nei documenti ufficiali si riprende questa espressione con una evidente sottovalutazione dell’espressione linguistica e del suo significato, e anche con una altrettanto evidente contraddizione perché è il nostro paese ha sottoscritto la nuova classificazione proposta dall’OMS che riguarda il funzionamento, la salute e la disabilità. Questa nuova classificazione – ricordata dagli addetti ai lavori con la sigla ICF, acronimo dalla sua dizione anglofoba – si propone un chiarimento anche linguistico, ma non esclusivamente linguistico, perché l’intento più importante è quello operativo, legato a una possibilità di sviluppare una logica che noi in passato abbiamo attribuito alla diagnosi funzionale. Non è casuale che vi siano questi due termini – funzionale e funzionamento, classificazione del funzionamento – che hanno una grande rilevanza nelle due espressioni, sia nell’ICF che in quella che abbiamo chiamato diagnosi funzionale.
Sottoscrivere documenti e poi non capirne la portata sembra essere, però, un atteggiamento consueto, vagamente schizofrenico sul piano politico-culturale e soprattutto molto leggero per le conseguenze che questo comporta. Di documenti, quindi, se ne possono sottoscrivere molti senza nessuna preoccupazione di renderne poi merito e di averne quindi un riscontro nelle buone pratiche. Anche il termine ‘buone pratiche’ ha avuto un successo non collegato alla comprensione di ciò che si intende: non riguarda le buone azioni, non gli esempi più belli, ma le buone organizzazioni che possono essere estese senza emarginare. In sintesi è questa l’espressione che ha significato, e le altre sono incomprensioni, superficialità e leggerezza.
Si spendono le parole con molta leggerezza e si arriva, come si è sentito più volte dire negli ultimi tempi, ad un attribuire agli studiosi, agli addetti ai lavori, un eccesso di pignoleria o di stravaganza umorale. Per cui si dice: “Bhè, coloro che… non sappiamo più come chiamarli, chiamateli come volete”. Se l’estensore di queste riflessioni è considerato tra quelli che “possono chiamare come si vuole”, io rinvio al mittente questa responsabilità perché non credo che sia un problema né nominalistico, né di decisione di un piccolo gruppo, ma fa parte di una possibilità che le parole rispettino una prospettiva. E la prospettiva è quella della vicinanza, dell’essere insieme, dell’avere delle responsabilità condivise, del potere essere compagni di strada di persone che hanno delle disabilità e che quindi sono da considerare dei disabili, che non portano un handicap ma combattono per ridurlo, per annullarlo, che hanno però dei dati irreversibili, e tra questi – a differenza delle persone che non hanno disabilità – vi è il deficit: un dato irreversibile la cui accettazione è importante quanto difficile.
E perché una persona possa accettare il deficit, in cui è anche la sua vita, ha bisogno di essere insieme agli altri, con le modalità con cui gli esseri umani stanno insieme ma anche utilizzando le parole. Queste non sono un elemento di decorazione superflua, non possono essere lasciate a: ‘chi vuole dica quello che vuole’. Devono rappresentare un impegno: nelle parole c’è un impegno ed è in questo impegno che riconosciamo l’importanza della possibilità di dire o non dire, e non di dire qualsiasi cosa o di non dire qualsiasi cosa.

E allora, per concludere questa breve riflessione, disabilità è la parola che al momento useremo, e considereremo diversabilità come una sfida importante ma non una parola sostitutiva. Questo va detto anche per tranquillizzare coloro che hanno giustamente visto in questa nostra utilizzazione del termine diversabilità una adesione troppo rapida, un po’ disinvolta, a cambiamenti improvvisi. Accettiamo le sfide, sono importanti, e nello stesso tempo conserviamo il senso della realtà, proprio per accettarne la sfida. Insieme.
avatar
Rossella Accardo

Messaggi : 102
Data d'iscrizione : 18.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  catia.dellomo il Mar Dic 30, 2008 1:14 am

Leggendo il post di Antonella ho riflettutto su quanto sia sbagliato l'utilizzo senza ragione, senza cognizione, senza la minima immedesimazione nei panni di chi vive determinate situazioni dalle quali si possa minimamente dedurre questo termine..Purtoppo pero' lo si sente spesso, e questo fa davvero male al cuore..Ma penso che gia' sia un passo in avanti il fatto che molte di noi riescano a percepire questo..E' bello sapere che ci sono persone cosi'...
avatar
catia.dellomo

Messaggi : 59
Data d'iscrizione : 21.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  incoglia antonio il Ven Gen 02, 2009 5:07 pm

Antonella Rivellino ha scritto:Riporto un altro frammento di lettera scritta da una sorella di una ragazza con sindrome di Down,
l'ho trovata in un forum molto significativo,che tratta molti degli argomenti di cui ci stiamo occupando.

La pubblico perchè credo che sia importante evitare di utilizzare termini inappropriati anche quando non intendiamo offendere chi viene discriminato con queste accezioni,molto spesso si tratta di "infelici intercalari" che però,persone che hanno scelto questa strada,non dovrebbero proprio lasciarsi scappare...


"Mamma mia sei proprio un mongoloide!"ci riproponiamo tutti di zittire, intervenendo, quanti utiizzano questa "espressione"?

Mia sorella," la mongolide", è anche una comica,
una cuoca, un'esperta di rimedi "della nonna",un'attrice, una teologa, una sensitiva, una pranoterapeuta,una sognatrice.
Mia sorella è come dovremmo essere tutti affinche' il mondo fosse piu' umano..lei che per taluni umana non è!

Mia sorella sa' anche essere "pesante" quando ripete per milioni di volte la stessa cosa, ma , quando glielo si fa' notare, si scusa sempre..un milione di volte!
Mia sorella è educatissima!Mia sorella usa il congiuntivo, legge Shakespeare e lo cita in modo appropriato , sa' anche qualche parolina di inglese e spagnolo, è un'esperta di film e ne conosce trama , regista, attori, personaggi.

Mia sorella è molto ferrata sulla religione e , a questo proposito, si pone e pone domande degne del piu' illustre teologo.Questo per sottolineare come la sua conoscenza non si limiti ad una ripetizione di quanto memorizzato, ma vada oltre: non è un pappagallo! è INTELLIGENTE!!!certo, ci sono cose, poche per la verita', che non riesce a fare, ma chi di noi riesce in tutto, in tutto bene?!

E poi mi tocca sentire utilizzare come sinonimo di imbranato, di goffo, le espressioni "sei un down" o "sei un mongoloide".
E cosa sei tu che le usi? sei un essere umano? sei degno di rispetto , tu che rispetto non dai? meriti premure tu che non comprendi quando piu' costanza, impegno e intelligenza ci vogliano per fare quello che fai tu con un cromosoma in piu'?

Io mi sono ribellata a queste espressioni! quando sento qualcuno usarle, gli vado vicino e gli dico che mia sorella è down e non è "una poverina", ne' una cretina, ne' una imbranata, ne' un'incapace: MIA SORELLA INSEGNA, INSEGNA LA VITA ! sono io a provare ad imparare...



Questo intervnento di antonella è secondo me uno dei più significativi e toccanti del forum,anche io quando ero più piccolo utilizzavo questo termine usato stupidamente dal sottoscritto in modo offensivo verso alcuni miei coetanei,fino a quando la mia prof della scuola media mi fece notare con grandissima intelligenza quanto offensivo e inappropriato fosse quel termine e da allora ho sempre evitato di dirlo e provo un senso di fastidio quando lo sento pronunciare pari a quello di una bestemmia...

incoglia antonio

Messaggi : 12
Data d'iscrizione : 30.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  orefice.veronica il Ven Gen 02, 2009 6:25 pm

Spesso si corre il rischio di usare impropiamente termini quali handicappato, deficiente e disabile....il rischio nasce nel momento stesso che sdi tengono conto solo delle limitazioni di questi soggetti e non delle loro capacita'.....A mio parere è opportuno riflettere su tali concezioni e mai dimenticare chre sono riferiti a dei soggetti-persona è come tali rispettati e trattati con uguale opportunità....Anchio conmcordo con le colleghe che hanno fatto riferimento a Claudio Imprudente...che conia il termine diversabile....per me è necessario partire dalle abilità del soggetto...perchè queste creano un punto di forza e crescita....i soggetti che presentano delle difficoltà vanno integrati col gruppo classe e non solo inseriti all'interno di esso.
Inoltre sappiamo benissimo, che inserimento ed integrazione non sono affatto sinonimi, è perciò oportuno non limitarsi ad osservare il bambino disabile nel settore scolastico, ma partire dallesue competenze per ideare un processo di integrazione....

orefice.veronica

Messaggi : 101
Data d'iscrizione : 21.11.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Le parole per dire disabilità

Messaggio  Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum